Paul Eluard

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Sui miei quaderni di scolaro

Sui miei banchi e sugli

alberi

Sulla sabbia e sulla neve

Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole

Sui sudori dell’uragano

Sulla pioggia fitta e smorta

Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori

Sulle labbra intente

Al di sopra del silenzio

Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio

Su ogni mio crollato faro

Sui muri della mia noia

Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola

Io ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per nominarti LIBERTA’.

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Awake!!!

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Plick, plick, plick, plick, plick, plick…..

Il primo sole si affacciò alla finestra, luce riflessa, accecante, si trasforma in un modo magico le prime ore, cambia continuamente, lentamente, esplode silenzio.

Tic, tic, tic….

Floyd si mosse.

Tic, tic….

Floyd aprì gli occhi, il ticchettio sul vetro lo destò

Stropicciandosi gli occhi cercò di alzarsi, la prima non andò, con fatica, barcollando un po’ saltellò a chiudere il rubinetto.

Si guardò intorno come per riconoscere il posto.

Mpfff!” fu la prima parola che disse.

Tic, tic, tic, tic,

Bussano” la seconda.

Tic, tic…

Floyd guardò verso la porta a vetri, c’era qualcosa appoggiato al vetro.

Si avvicinò.

Opsss….

Marina ventosa, silenziosa e umida, scintillante mia primavera…”

Era la poesia….

Opss!” la sua poesia, la sera ad Arles.

Aprì con vigore la porta.

Frances con un sacco di borse e borsette e una torta in braccio lo guardò.

Questa l’ha fatta la zia”

Frances gli porse la torta.

Mercì” disse Floyd.

Prese la torta, la guardò, guardò Frances e si stropicciò i capelli.

Ciao Frances!” lei lo baciò.

Scusa, ma che giorno è?”

Frances fece schioccare le dita.

Bonjour, oggi è l’alba del quinto giorno, mi fermo per un po’, ti va ?”

Caspita !!! ” disse Floyd sorridendo.

 

Le canne in lontananza si mossero.

Il paguro inciampò, imprecò, guardò Pascal e gli chiese:

Ma cosa c’era nell’ampolla?”

Pascal guardò il paguro.

Ah ah ah, era vuota!”

Pascal così guardò Frances e sorrise, anche lei lo guardava sorridendo.

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Basilico, Pomodoro e Zizzania

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Siamo in tre, Io, Sichè e Martino, ma di Martino non sono proprio sicuro.

Con la macchina, l’erre 4 abbiamo scalato una salita, passato un paesino e lasciata poi fin dove si poteva.

C’è un posto per la macchina e la lasciamo lì, sulla strada.

Ci sono anche due ragazze, ma non so chi siano.

Si cammina, finisce l’asfalto, la carraia e poi un sentiero.

Lunghe liane, le ragazze si dondolano, anche Sichè con loro, Martino non lo vedo più.

Ora sono seduto, sto fumando, solo, in silenzio.

 

Il mio primo pesce l’ho pescato nel mio fiume, con la lenza e basta, cioè senza canna…

Passavo lunghe giornate lungo il fiume…il mio fiume.

Soprattutto in inverno, perché c’ero solo io.

Un giorno lo vidi, un pesce gigantesco, il più grande che avessi mai visto.

Tutti i giorni passavo i pomeriggi a gettargli il pane.

Anche pezzi grossi, e lui divorava tutto.

L’acqua mi attrae, mi quieta, il suo canto è dolce ma sempre diverso, come una musica.

La musica mi ha sempre attratto, anche sola, ma sola era troppo sola.

Decisi che era solo una parte di un equilibrio, e l’equilibrio me lo dava il fiume, quindi il fiume era l’equilibrio.

Sempre diverso da se, ma sempre eternamente uguale….equilibrio.

D’inverno camminando sul ghiaccio sottile cercavo il mio equilibrio, sempre diverso ma sempre uguale.

Camminare sul ghiaccio sottile non è divertente o solo un sottile piacere.

Un giorno decisi che l’avrei pescato presi la lenza e andai al fiume.

Una grande battaglia.

Il rocchetto lo infilai in un ramo, preparai il pane ed iniziai a gettarlo in acqua.

Arrivò.

Allora presi l’amo e misi il pane, lanciai e riposi poi il rocchetto lungo il ramo.

Quando mangiò il rocchetto iniziò a girare sempre più veloce che bruciò a fermarlo.

Era una trota gigantesca.

 

Non tenni mai più un pesce, del mio fiume, li ho sempre liberati.

Una volta spiegai non ricordo a chi che i pesci si divertivano ad essere pescati, bastava poi liberarli, era come fare surf per loro, ne sono convinto, i pesci non provano dolore ad essere allamati, anche i cavalli non provano male con il morso, si può essere fastidioso ma il dolore è diverso.

Quindi è chiaro no?

Bene non l’avessi mai detto mi ritrovai in un ginepraio.

Perdersi per ritrovarsi….già.

 

Non c’è più nessuno.

Sono solo.

Torno verso la macchina, lungo il sentiero c’è uno seduto.

Mi saluta, io lo saluto.

No, che cazzo è successo, corro verso la macchina, i finestrini sono tutti rotti e anche i fanali, i fanali, rimango incredulo.

Subito oltre il fanale disintegrato c’è un bar, sembra un bar.

Mi guardo intorno, vedo le ragazze lontano, Sichè non c’è più, Sichè e Martino non ci sono.

Salgo gli scalini e apro la porta del bar.

In fondo c’è il bancone, un tipo grasso vestito di rosso ride, mi guardo intorno, è una pizzeria sono tutti seduti con la pizza di fronte ma nessuno beve nulla.

Là in fondo ci sono anche Sichè e Martino, mangiano pizza.

Tutti mangiano pizza saranno un centinaio.

Li conosco, mi chiedo, no, non li conosco.

Guardo l’orologio, riguardo il grassone che ride sempre, l’orologio sopra di lui fa le “5”.

Le “5” penso, ma come è possibile, perché tutti pizza e alle “5”

Mi avvicino al bancone, chiedo una birra, ma il grassone mi dice no, a quest’ora solo pizza…

Mi volto e vedo un’altra sala, anch’essa piena di gente, mi avvio in mezzo a loro, tutti seduti a tavoli da quattro giocano ai dadi, mi fermo a guardare, ora guardo i dadi, le facce sono strane, mi avvicino guardo meglio.

Un vecchio barbuto e cappellone mi nota, cerco di capire che razza di dadi sono.

Me ne passa uno, invece che i classici pallini delle croci…

Mi invita a tirare, lo guardo e lo faccio, prendo il secondo dado e tiro.

Il dado si ferma in bilico…tre e quattro.

Ho vinto, tutti applaudono e mi invitano a sedere.

Tiro ancora, ma faccio tre, il vecchio mi guarda ed inizia ad imprecare non capisco in che lingua, stà impazzendo, mi chiedo.

Il grassone vestito di rosso mi è accanto, mi prende per un braccio e mi tira via, cado sotto ad un tavolo, mi alzo di scatto e tutto mi sembra immobile, il grassone è sempre sotto all’orologio che ora fa le sei.

Ma che sta succedendo!!!

Oltre vedo altri tavoli altra gente in piedi che balla ma io non sento nessuna musica, saltano sui tavoli, avanzo in mezzo a loro.

In fondo alla sala ci sono delle donne, mi avvicina lei, ha gli occhi verdi, mi invita a sedere, la seguo, puttane, froci, forse ho capito, questo è l’inferno.

Mi alzo e corro verso l’uscita.

Fuori, sono fuori, corro in mezzo al piazzale, lontano da tutti, mi fermo, non c’è nessuno..silenzio

sento di nuovo la filastrocca….

Camminare sul ghiaccio sottile non è divertente

Camminare sul ghiaccio è un sottile piacere

Sul ghiaccio si può cadere

Ma sul ghiaccio si può scivolare!”

Apro gli occhi, ora sono seduto in macchina, di fronte ho il fiume”.

 

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Aenigma

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

L’enigma del solitario ha una soluzione,

ma solo contro il mondo non mi annoio mai.

Una musica vuole una musa, il silenzio una musica

guardarti, ascoltarti…amarti.

Non senti anche tu a volte questo gelido vento che

potrebbe tutti rapirci…

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Niclaaah!!!

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Mia musa perché?

Voglio parlarti

dirti quello che non ho ancora…

E’ questo il lungo addio che so esistere?

Un orizzonte verde scuro, lasciarti non posso più

Sei il mio io che ho sempre cercato, il tuo velo ho respirato

Cercandoti e non trovarti lasciò uno strascico

sempre un lungo profumo

Perdersi per ritrovarsi

È così?

L’attesa è insopportabile ed io non riesco più, non

riesco più

Il dolore mi lacera il petto ed il mio sorriso è scomparso.

lento sale l’odore del mare!

 

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Il giullare

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Ohibò!!!”

Esclamò il giullare di corte.

Ohibò!!!”

Ripeterono tutti i cortigiani.

L’uovo cadde, correndo poi lentamente sulla preziosa stoffa del re.

Il giullare guardò il re ed egli fissò il giullare negli occhi.

Quante volte ti ho detto di non esagerare, quante volte” urlò alzandosi in piedi.

Mia Maestà è stata solo una distrazione, perdonatemi”

Il giullare si inginocchiò, baciandogli i piedi ma dove non c’era lasciva la preziosa sostanza e cercando di ripulire il resto.

Maledetto villano!” urlò il re.

Ma come ti permetti!!!” tuonò il re.

Portatemelo via, via, voglio sentire i suoi latrati questa notte, dalle segrete, e quando mi sarò deliziato di questo, voglio vederlo appeso alla più alta delle forche!”

Le guardie sollevavano il giullare che strillava come un maiale.

No! no!” urlava.

Maledetti, maledetti!!”

 

Il vorticoso scalone scendeva nel profondo del castello, nel profondo della sua anima.

Il giullare si divincolò, si liberò e riuscì a correre verso la luce.

Saltava i gradini come una lepre braccata, due, due, quattro, quattro, le guardie ora più terrorizzate di lui, gli correvano dietro.

La luce, la luce, ma si trovò la strada sbarrata.

Tirò la maniglia e si ritrovò sulla terrazza.

Cul de sac!” urlarono le guardie.

Dalla terrazza non si andava più da nessuna parte.

Semplicemente il giullare non aveva più parole, nè forze, solo in silenzio accettò la fine e si tuffò nel vuoto.

A sfidare la libertà facilmente si perde, camminando sul ghiaccio sottile sogno e realtà si confondono.

Semplicemente credo che tutti si abbia paura di ritrovarsi di fronte alla propria libertà, perché si è andati oltre ?

Allora più semplicemente la si deride, ma sempre e solo rivolgendosi a quella altrui, la si deride come una cosa banale, inutile, come un uovo che corre, cade e si rompe, è divertente ma fine a sé, tornando poi alla grigia realtà del potere

Non è chiaro il confine, ma deve esserlo?

No non è così importante che sia chiaro, camminare sul ghiaccio sottile non è divertente o è un sottile piacere.

Sogno e realtà si confondono mescolandosi tra loro, poche gocce salate in un mare d’acqua dolce, e poche dolci in un oceano immenso

 

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L’alba del quinto giorno

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Bonjour, come ti senti oggi?”

Ma in realtà non mi sento ancora, ho il risveglio un po’ lento”

Già, lo vedo….”

Perché non passi più tardi”

Ok!”

Floyd sbarrò gli occhi, non vide nulla, beh era ancora buio…buio.

Accese l’abat-jour ma nulla.

Si alzò, andò quindi in cucina, si versò un bicchiere di tea e guardò fuori.

La luna illuminava tutto.

L’alba era ancora lontana e Sichè era ancora lì che dormiva.

Tornò a letto.

Assaggi questo dolce?”

No, non amo i dolci”

Cosa preferisci?”

Qualcosa di amaro!”

Un caffè”

Si, un caffè”

Ma….”

Floyd aprì gli occhi.

Un sottile brividò lo sfiorò.

Guardò il soffitto, vedeva il disegno che aveva fatto Sichè.

L’alba illuminava tutto di azzurro.

Andò verso la cucina, Sichè non c’era più, era partito.

 

Sichè si svegliò di soprassalto prima dell’alba, i gabbiani urlavano, guardò fuori, si combattevano il cibo.

Si sciacquò la faccia in silenzio, prese la sua roba e uscì.

Fece qualche passo verso la spiaggia e rimase alcuni minuti immobile con lo sguardo all’orizzonte.

Quando salì sull’erre 4 i gabbiani erano scomparsi, era tornato il silenzio.

Grande Sichè” pensò Floyd.

 

Uscì, la veranda era umida e l’alba ancora lontana.

Si sedette sulla poltroncina in vimini della veranda e guardò l’orizzonte.

Solo…in silenzio respiro sul sottile ghiaccio ove cammino da solo e penso solo, agito il mio io…credo di amarti.

Non pensare, non ascoltare, non mi ricordare, non credere in me, ma…”

 

Il silenzio lo avvolse e il fresco dell’aria gli tenne compagnia, non era solo.

Le lunghe passeggiate sulla spiaggia di San Sebastian erano lontane, anche la Nicla era lontana, anche lei era lontana.

Possa il vento possa il vento…

I ricordi a che servono, delle cose passate viene sempre fuori solo la malinconia del bello che non c’è più e del brutto che invece inesorabile ti accompagna…..per sempre.

Nei sogni vivi ma poi difficilmente ricordi, appiattisci il ricordo in sogni e incubi, ricordi solo questa differenza, perdi tutte le sfumature, è così che deve essere ?

Un lontano orizzonte vedo lontano, gli correrò incontro, ma cosa sarà, che ci sarà laggiù, è come la fine dell’arcobaleno?

 

Dai dieci ai quindici anni facevo un sogno ricorrente di cui ricordo solo il finale.

Il sogno sarà stato anche bello o un incubo, o chissa che ma il finale era comunque tremendo.

Iniziavo a correre, correre, correre, fuggivo ma non ho mai visto da che.

Poi il vuoto, precipitavo verso l’abisso.

Non ne sono sicuro, né lo sarò mai, né nessuno me lo potrà mai raccontare, io però sono più o meno convinto di questo, che per la maggior parte il sogno si sviluppasse solo nella parte dell’incubo, cioè nella caduta, io me la ricordo interminabile, non finiva mai.

La fine, la fine, e mi svegliavo di soprassalto, un bagno di sudore, ogni volta, ehi faticosa stà discesa libera…

Poi un giorno non l’ho più fatto, mai più.

 

Lascio scorrere la lenza a cui io sono legato.

Lascia scorrere la lenza a cui tu sei legata.

Voglio vedere quanto è grande questo mare, vedere se ti ritroverò.

Ombre luminose, candido, assorto, bianco…

Vedo un colore, un colore tu sei.

Notte, fredda notte, atmosfera ovattata.

Un colore tu sei, un colore tu sei.

 

E’ ricorrente, come i sogni sono ricorrenti anche la vita…..è.

Le facce che incontri già hai conosciuto e ricordano sempre qualcosa, ma non sempre si riesce a focalizzare, è come ricordare dei sogni.

Tutte le diatribe legate alle questioni di pelle non sono altro che la trasposizione di questo.

Io so chi sei….non lo ricordo ma so!

Questo è vero, ma è nell’amore il meglio che possiamo essere, e questo esiste.

Esiste nel senso che tutti noi abbiamo una musa, che cerchiamo in questo mare immenso perché assomiglia a lei…..solo a lei.”

 

Si alzò e camminò per un po’.

Le canne suonavano al vento come un coro di fiati, questo era il miglior posto che esistesse, un silenzio che lentamente ti avvolge.

Si sedette e si accese una sigaretta, Floyd fumava raramente.

Passò tutta la giornata a pesca e il mare era stato generoso, anche un branzino aveva catturato.

Il sole era caldo e quindi aveva passato la giornata fra bagni e pesca.

 

Verso le cinque entrò in casa e si vestì, decise di fare una gita a Saint Marie de la mer.

Si incamminò verso il mare.

Arrivò alla spiaggia e si fermò un po’.

Proseguì verso levante e in mezz’ora vide le barche da pesca nel porto.

Saltò sul molo e si guardò tutte le barche.

Le barche da pesca sono più belle delle altre” disse ad alta voce.

Oui, je pense aussi!” gli rispose un vecchio affaccendato con le reti.

Parte ora?” chiese Floyd.

Preparo per stasera, sa bisogna essere pronti quando si va a pesca!”

Vero” disse Floyd.

Que va a buscar?”

Olà tu es espanol?”

Si, di San Sebastian”

Voilà, grande mare quello, altro che qui in queste paludi!”

Già ci sono ostriche e muscoli, qui non mi sembra”

il vecchio lo guardò con un occhio a mezz’asta, un po’ più gonfio dell’altro

Qui ci sono le vongole, la sabbia ne è piena, prova!”

Floyd annuì convinto e gli chiese.

Comme tu t’appel?”

Louis” rispose fiero.

“ Io pesco con le reti, all’alba queste reti saranno colme di pesce”

Te lo auguro Louis, adieu!”

Adieu!”

 

Floyd saltò sulla strada asfaltata.

Saint Marie ha le case basse e rade e il piccolo bar della piazza fa bella mostra di se, con tutte le sedie sparpagliate, ombrelloni ce ne sono pochi, un tavolo si e due o tre no.

Floyd scelse il tavolo su cui troneggiava un giornale, comandò una birra alla ragazza e sprofondò nella lettura.

Due ragazze litigavano e ad un certo punto iniziarono a menarsi, il tavolo volò in terra con l’ombrellone che precipitò sul caffè di due fidanzati.

Il garcon uscì correndo dal bar con la ragazza e la birra di Floyd dietro.

La ragazza appoggiò la birra davanti a Floyd, e corse dalle ragazze.

Il garcon le aveva divise e si erano calmate.

La ragazza disse loro qualcosa, si guardarono poi se ne andarono.

Il garcon si scusò con i fidanzati, guardò Floyd e rientrò nel bar.

Verso le sei Floyd si alzò e si avviò verso il negozio di alimentari.

Prese pane, due pomodori e qualche chilo di sale.

Passeggiò in circolo per la piazza, i marciapiedi in pietra erano consumati, dall’altra parte della piazza c’era la chiesa, una piccola chiesa romanica, dedicata alle tre Marie che erano sbarcate dalla Terrasanta.

Attraversò la strada e si avvicinò al porto.

Louis era ancora affaccendato, Floyd si fermò e il vecchio gli gridò.

Beve una birra?”

Merci beaucoup”

Il vecchio aprì un gavone e ne tirò fuori due birre ben ghiacciate.

Louis” disse Floyd dopo una lunga sorsata.

Volevo chiederti, la pesca a canna la fai?”

Certament, alla traina con la barca”

Bello!” esclamò Floyd.

Se vai al largo ci sono anche i tonnetti ma solo in primavera”

Oggi ho preso un branzino!”

Una spigola!” precisò Louis.

Una spigola” ripetè Floyd.

A che ora parti questa sera”

Ma….” guardò il mare.

Louis fece una lunga pausa, Floyd lo guardò.

Al tramonto quando il sole si tuffa nell’acqua”

E stanotte che si pesca?”

Speriamo bene, triglie, sogliole, mormore”

E beh, non male”

Già, non male” concluse Louis.

La barca di Louis era un grosso gozzo, colorato a celestino e bianco, pieno di reti, si chiamava “LOURDES”, dalla madonna di Lourdes spiegò.

Verso casa tua”

Floyd annuì.

E come esca con la canna che metti?”

I migliori sono i vermi della sabbia”

Louis si alzò e prese nuovamente la rete era quasi ora, disse.

Anche Floyd si alzò, lo ringraziò per la birra, e saltò sul molo.

Adieu!” disse Floyd.

Louis fece un cenno con la mano.

Floyd si incamminò sulla spiaggia verso casa, lento sale l’odore del mare…..

Il sole stava cadendo in mare, Louis stava partendo pensò, e si fermò.

Lo vide in lontananza che usciva dal porto.

Quando il sole scomparve all’orizzonte riprese il cammino.

Alle sette e mezza arrivò a casa ed era ormai buio.

Si sedette un po’ fuori, sotto al salice.

Improvvisamente, come sempre saltò fuori dal canneto Pascal.

Bonsoir, mon amì!”

Pascal!”

Ti ho portato questa”

Pascal posò la bottiglia sul tavolo.

Questa la assaggi poi dopo, da solo”

Allora offro io!”

Floyd prese il bordeaux che aveva in cucina sul tavolo.

Bevvero un po’, poi Floyd chiese.

Ascolta un po’ Pascal, ma prima della danza dell’ampolla ne hai bevuto un po’ ?”

Certo il segreto sta anche lì”

Verso le otto Pascal si alzò, lo salutò gli raccomandò ancora il vino

Mercì bien Pascal, merci bien, e a che brinderò ?”

All’alba del quinto giorno!!!” rispose Pascal.

All’alba del quinto giorno” ripetè e se ne andò scomparendo nel canneto.

Floyd rimase come incantato, come se fosse una apparizione da un sogno.

Entrò in casa e come prima cosa prese il cavatappi

All’alba del quinto giorno”

STOC!

Si versò un bicchiere, bevve e sussurrò.

All’alba del quinto giorno!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giovedì

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

La mattina seguente, Frances aiutò la zia a sistemare le cose lasciate indietro la sera prima, prese la cesta con le rose che Garigue aveva dimenticato e si propose di portargliele più tardi quando sarebbe uscita.

La giornata era limpidissima, il forte Mistral, il vento della Camargue, in autunno spazzava il cielo lasciandolo limpidissimo.

Frances, terminati i lavoretti prese la cesta e le rose e scese.

Disse alla zia che avrebbe fatto una lunga gita verso Port Camargue e non sarebbe rientrata prima di sera.

Salì sulla vecchia Citroen della zia che naturalmente partì al primo colpo, sistemò per bene la cesta delle rose e partì.

Percorse il boulevard piano piano fino all’antica porta, poi appena uscì accelerò un poco e in un baleno fu davanti a casa di Garigue.

Scese e bussò.

Garigue non rispose.

Frances allora fece il giro della casa, il recinto delle vacche era vuoto, Garigue era al pascolo con le vacche, così lasciò la cesta davanti all’uscio, salì in macchina e si diresse verso Port Camargue.

Se l’era presa comoda, fermandosi spesso lungo il tragitto, la strada dritta e deserta galleggiava sui marecage, tutto era come sospeso sull’acqua.

Rallentò e si fermò, scese dalla citroen e si sedette sull’orlo del canale, in mezzo alle canne che danzavano al vento.

Il Mistral aveva raffreddato l’aria, ma si stava comunque bene anche in maglietta, guardò a lungo lo scorrere dell’acqua in silenzio.

Si alzò e risalì in macchina.

Arrivò verso le undici.

Allegramente entrò nella cittadina e parcheggiò la Citroen quasi subito, lungo la foce del fiume che è anche il porto per le barche da pesca.

Si ricordò quel piccolo porto qualche anno prima, quando in inverno un pomeriggio la zia aveva esclamato.

Forza Francesca, ti porto a vedere il porto con la nebbia”

In inverno c’è spesso la nebbia e se c’è anche il Mistral che la muove continuamente i dipinti che ne escono sono ipnotizzanti.

Infatti le barche nel porto sembrarono quel giorno tanti vascelli fantasma, terrificante.

Passeggiò lungo il molo che si inoltra proprio in mezzo al mare, si voltò a guardare la cittadina da lontano, dal mare, poi si incantò verso un puntino all’orizzonte.

Lentamente il puntino si avvicinava, un peschereccio stava rientrando carico di prede e mille e mille gabbiani urlavano svolazzandogli sopra.

Lentamente si avviò al caffe dove sempre l’anno della nebbia la zia le raccontò della mostra di pittura a cui avrebbe partecipato, nella Chapelle du Capucins, la vecchia chiesa sconsacrata di Aigues Mortes.

Perché non vieni anche tu, basta che porti tre o quattro dipinti!” disse la zia.

Oh no, non me la sento” rispose Frances.

Entrò nel bar e prese un tea.

La sensazione del tea caldo le portò qualche brivido.

Si alzò dopo una mezz’oretta, pagò e uscì.

Adorava queste giornate di solitudine.

Lasciò il porto e si incamminò fra le dune di sabbia, alte e basse, increspate dal forte vento, camminò per un bel po’ fino a scorgere il vecchio faro.

Solitario nel bel mezzo della spiaggia sorvegliava tutta la costa.

Gli fece un giro attorno e trovato un angolo più riparato si sedette.

Davanti aveva la spiaggia dell’Espiguette…infinita.

Pensò alla sua vecchia casa di Parigi, l’avrebbe venduta e si sarebbe trasferita lì pensò, in quel magico posto in cui era potente più che in ogni altro dove il colore e l’odore della natura.

.lento sale l’odore del mare.

 

PPPFFFF…potevi aiutarmi prima!”

Il paguro esausto e tutto sudato uscì dalla sabbia.

Oh eccoti, credevo che ti avessero rapito per sempre”

Eh eh eh…” rise il paguro.

Frances aprì la mano e il paguro saltò sul palmo.

Io ti ho ho già vista, prima di incontrarti allo stagno” disse il paguro.

Si pare anche a me” aggiunse Frances.

Ma come hai fatto a fuggire?”

Eh eh, quando stavo atterrando fra le grinfie della ballerina più alta, presi bene la mira e le sputai in un occhio, lei non vide più nulla e mi lasciò cadere in acqua, mi nascosi ed eccomi qui, ma ora andiamo”

E dove?”

Laggiù verso quella duna”

Frances si alzò sempre con il paguro sul palmo della mano e iniziò a camminare sulla sabbia.

Arrivarono alla duna, Frances le girò intorno.

Ora fermati!” disse il paguro.

Frances lo guardò e lui saltò giù dal palmo della mano.

Fece un bel salto.

Appena toccò terra tutta la sabbia sembrò muoversi.

Frances si stropicciò gli occhi e guardò meglio.

Ma che c’è..” disse.

Si inginocchiò.

Ohibò!!!” eclamò.

La tavola era imbandita e il paguro la invitò ad accomodarsi, c’erano altri paguri più grandi e più piccoli, avevano delle piccole casacche numerate, anche il suo amico paguro ne prese una e gliela porse mentre lui se ne mise una con il numero due.

Ma non mi stà!” disse Frances.

Allora il paguro la riprese.

Va bè, per questa volta” disse e scrollò le spalle con tutto il suo guscio.

C’erano anche altri animaletti marini, gamberetti, muscoli, strani molluschi, tutti con la casacca numerata.

Oggi si festeggia” disse un gamberetto.

Domani ci sarà la finale” aggiunse un paguro.

La finale?” chiese Frances.

Sì!” disse il paguro suo amico.

Sì, noi contro i paguri!” disse il gamberetto di prima.

Naturalmente vinceremo noi” disse il paguro alzandosi con il bicchiere in mano.

Non è vero siamo noi i più forti” disse un gamberetto.

E’ vero sono loro i favoriti” disse un canolicchio.

No, siamo noi” disse il paguro.

Sì, sono i paguri i favoriti” aggiunse una cozza.

Una vongola si alzò in piedi barcollando per i troppi brindisi e urlò.

Abbasso i gamberetti!”

Abbasso, abbasso!” gridarono le cozze.

Il gamberetto più grosso si alzò e salì sulla tavola.

Prese una cozza per la casacca e la tirò sul tavolo.

I gamberetti si alzarono e saltarono sul tavolo, allora anche i paguri saltarono sul tavolo e anche i cannolicchi e tutto il resto della combriccola.

Ne nacque un parapiglia generale.

BASTA!!!”

Frances urlò e tutti si immobilizzarono, ma il suo amico paguro approfittando del momento di calma infilò un dito nell’occhio ad un gamberetto che si infuriò, lo scaraventò a terra, il paguro rimase a gambe all’aria e tutti i cannolicchi gli saltarono addosso.

ADESSO BASTA!!!”

Frances allora prese i gamberetti che le sgusciavano tra le mani, le vongole che le schizzavano via e pian pianonon senza fatica riuscì a dividerli tutti per specie e li minacciò di consegnarli a Jean Paul il pescatore.

Allora tutta la combriccola disciplinamente si riaccomodò a tavola.

A che gioco giocate, quando non vi menate?”

A PALLA PAGURO”

A CHEEE?” chiese Frances.

A PALLA PAGURO, si chiama così perché il torneo l’ abbiamo inventato noi paguri” le cozze fecero spallucce e le capesante risero.

Il gamberetto più grosso si alzò in piedi.

Ed ora a la santè!” disse.

All’alba del quinto giorno” disse il paguro.

All’alba del quinto giorno!” esclamarono tutti in coro.

 

Quando riaprì gli occhi la sabbia portata dal vento la accecò, e strofinandoseli si alzò.

Lasciò il faro da solo e tornò verso il porto e la cittadina.

Aveva dormito per qualche ora, cullata dal vento.

Quando arrivò al porto vide tutti i pescatori impegnati a preparare le imbarcazioni per la notte, tutti abbronzati e sorridenti.

Qualche battuta e qualche sorriso la accompagnarono fino alla macchina, aveva lasciato il finestrino aperto.

Poco male” pensò.

Infatti nessuno se ne era interessato.

La Citroen come sempre al primo colpo partì e dolcemente la accompagnò lungo la strada di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mercoledì

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Garigue era intento a sellare il cavallo quando Frances arrivò a metà mattinata.

Bonjour mademoiselle” esordì Garigue

Bonjour Garigue”

“ Ci siamo svegliate presto oggi”

Si, la zia era indaffarata con il giardino e mi ha detto che saresti uscito a cavallo come sempre, che potevo raggiungerti”

Si, ora andiamo, sello il cavallo anche per te”

Garigue finì di sellare il suo poi ne scelse tra i due che rimanevano uno per Frances.

Questo è quello per te”

Garigue indicò un bel cavallo bianco.

Garigue faceva il mandriano, per le sue poche vacche, e per quelle di monsieur Lafitte, un ricco signore che lo pagava bene, non c’era quasi mai, sempre in giro per la Francia a far quattrini.

Tornava raramente, per pagare a Garigue il lavoro e godersi la pace della Camargue.

Ora non c’era.

 

Quando i cavalli furono pronti si avviarono.

Le vacche di Garigue in tutto una decina erano libere nei campi a sud della cascina di monsieur Lafitte, talvolta Garigue passava la giornata a cercare la ribelle del gruppo che si allontanava un po’ troppo ma succedeva di rado, erano abbastanza disciplinate.

Le altre invece le radunava sempre nel recinto perché erano più numerose e comunque non voleva correre il rischio di perderle per non dover dare spiegazioni evitabili a monsieur Lafitte.

Così lasciò le sue vacche libere di scorazzare, mentre fece uscire dal recinto quelle di monsieur Lafitte.

Frances intanto si lasciava portare dolcemente a spasso dal cavallo seguendo a distanza Garigue impegnato a radunare le vacche.

Si diressero ad est.

Verso Saint Marie de la mer”, pensò Frances, ma la cascina di Floyd e Sichè era comunque molto lontana.

Garigue era di poche parole, lei lo sapeva, era un solitario, la zia Amelie diceva spesso che gli uomini solitari hanno visto il lontano orizzonte almeno una volta e danno poca importanza alle cose che non ne hanno.

Da bambina pensava che gli uomini silenziosi fossero cattivi, ma la zia Amelie diceva che Garigue era anche bello, diceva che gli uomini belli non possono essere cattivi.

Forse era così.

A pensarci bene, aveva il ricordo di poche persone che non aveva mai visto arrabbiate, tra cui c’era anche Garigue.

A pensarci bene, Garigue rideva raramente ma non sembrava mai triste, a volte improvvisamente non parlava più e guardava lontano…

Non lo vedeva come un simpatico, ma le persone a volte eliminano dal loro io certe sfumature.

Si fermò, lasciò il cavallo pascolare per un po’.

Garigue seguiva le vacche e si stava allontanando, si fermò e guardò Frances che invitò il suo cavallo a riprendere il passo e raggiungere Garigue.

Perché non ti sei mai sposato?” gli chiese.

Eh…” sospirò.

Una volta…ci pensai”

Garigue la guardò.

Frances riprese lentamente il passo.

Da giovane abitavo ad Arles, sulla sponda orientale del fiume, la finestra dava proprio sopra al fiume, quasi in fronte al ponte di Trinquetaille, il vecchio ponte della città, abitavo nelle case vecchie.

Un giorno scesi le scalette sottocasa per raggiungere il fiume e sì, mi innamorai, sai, colpo di fulmine.

Mentre pescando, in silenzio aspettavo, ebbi la sensazione di non essere solo.

Mi voltai a guardare in alto e in cima alla scaletta vidi seduta una ragazza.

Timidamente mi voltai alla canna e quando mi girai nuovamente non c’era più.

Alla sera salendo la scaletta per rientrare a casa notai un foglietto sotto un sasso, l’aveva dimenticato?

Era un disegno della mia via, con le case vecchie da una parte e il fiume dall’altra, lo girai a dall’altra faccia c’era il titolo, credo.

Un lontano orizzonte”

Prima di dirigermi a casa risalii la via, fino al punto da cui iniziava il disegno.

Si, era proprio lì che iniziava pensai, poco più in su del ponte e mi sedetti sul muretto.

Il disegno era a matita e non c’erano tutti quei colori che vedevo ora, il giallo potente del sole a occidente che rimbalzando sulle acque tinteggiava le mura delle case in pietra di innumerevoli sfumature di rosso arancio.

I giorni seguenti sperando sempre di incontrarla talvolta alzavo lo sguardo su per la scaletta, ma non la vidi più.

Ogni volta dopo la pesca tornavo a sedermi nel solito punto poco più su del ponte, per perdermi nel lontano orizzonte e quando le giornate si allungarono troppo cambiando i colori non ci andai più”

La guardò.

Un giorno verso l’autunno, dopo il pomeriggio passato lungo il fiume salii gli scalini, ma non andai subito a casa, risalii la via e quando arrivai al solito punto mi sedetti.

La luce era nuovamente come qualche mese prima, a fatica sfidando la luce del tramonto vidi un altro foglio sotto ad un sasso.

Era un disegno, l’arena d’Arles, allora alzai lo sguardo e senza pensarci su molto presi a correre su per i viottoli che salgono e raggiunsi l’arena.

 

Si chiamava Nicole, ed era bellissima di una luce eterea e ipnotizzante.

Passammo insieme tutti i giorni fino a natale…tutto l’autunno.

A Natale partì per raggiungere i genitori nel nord, sarebbe tornata a primavera e così andò.

Fu una primavera calda e assolata dopo un gran brutto inverno, e io pensai più di una volta che la felicità fosse così.

A maggio mi disse che sarebbe andata a trovare i genitori ma sarebbe tornata in autunno.

Io non le chiesi mai nulla di più di quello che voleva lei.

Si, ero felice, quando ero con lei e quando aspettavo il suo ritorno.

A settembre tornò, chiamandomi dalla scaletta sembrava un angelo su una nuvola rosso arancio.

Facemmo tante gite sui barconi su e giù per il fiume, lei osservava e poi disegnava ogni cosa vedesse, ma una cosa che mi restò impressa e che non le ho mai visto disegnare delle sagome, delle persone.

A Natale come l’anno prima ci salutammo, ma più tristemente delle altre volte, con la promessa di rivederci in primavera

La primavera arrivò e con lei l’estate, poi l’autunno.

Non la vidi mai più”

Frances non seppe che dire, con un filo di voce chiese.

Perché?”

lento sale l’odore del mare!

 

Arrivarono in una radura circondata da canneti e alberi alti.

Garigue fermò il cavallo, scese, prese per i lacci quello di Frances e la invitò a scendere, legò i cavalli ad un alberello.

Vieni!” le disse.

In fondo alla radura c’era una piccola fontana.

Garigue prese un bicchiere dalla sacca, lo riempì dell’acqua e lo offrì a Frances.

Lei bevve volentieri un lungo sorso, poi lo guardò.

Perché?”

chiese

 

Sandrine la vecchia giornalaia che sapeva tutto di tutti era l’unica che potesse conoscere Nicole, così Garigue chiese a lei dopo qualche giorno passato lungo il fiume in meditazione per farsi forza.

Sandrine mi scusi, lei conosce mademoiselle Nicole”

Quando Garigue glielo chiese Sandrine lo guardò orrendamente, come avesse visto uno spettro.

Mademoiselle Nicole mio caro veniva a trovare la cugina Julliette e tornava in Belgio a curarsi, non lo sapevi caro?”

Dove abita Juliette?”

Prendi su per rue du Bac caro, è una delle ultime case a sinistra con tutti i fiori che ciondolano dal poggiolo”.

 

Garigue ora si sedette e prese dalla sacca vino e formaggio.

Così andai a casa della cugina Juliette.

Mi raccontò di Nicole, che abitava a Lille con i genitori, dipingeva, e si curava periodicamente in una clinica in Belgio.

Erano anni che era malata e per rendergli più lieve questa tristezza da qualche anno in primavera e autunno veniva ad Arles a trovarla e a dipingere, morì un giorno di maggio al tramonto.

 

Uscii da casa di Juliette distrutto dentro, passai i mesi seguenti in silenzio evitando gli amici, evitando di parlare e ascoltare, credo di essere morto anch’io quel giorno”

Frances spezzò il pane.

Anch’io sono già morta una volta!” disse Frances, prese il coltello e lo fece girare tre volte, poi prese il formaggio e lo affettò.

Passai mesi in silenzio anch’io dopo l’incidente dei miei genitori”.

Ma vedi, demoiselle Francesca, io credo che in realtà sia morta la mia persona in quella dimensione, ogni distacco assomiglia un po’ alla morte, ma poi il tempo aiuta sempre, è triste ma è così”

Credo anch’io!” disse Frances.

Da allora ho vissuto con il ricordo di quest’angelo che avevo conosciuto, guardando i disegni e il lontano orizzonte ogni tanto, e il tempo è passato senza chiedermi nulla.

Un bel giorno decisi di lasciare Arles e venni qui, a volte ci torno, ma sempre più di rado”

Saltarono in groppa ai cavalli, si avviarono verso le vacche e le guidarono ora in su per il canale.

Anche Frances era a suo agio come mandriana.

Una barca risaliva il canale e suonò salutando Garigue.

Jean paul!”

Il tuo amico che ti aspettava ieri?”

Si, lui!”

Dove va?”

Va ad Arles, a prendere una rete nuova”

Caspita, pesca?”

Si, stamane gli è andata bene e così si fa un regalo, l’ho visto all’alba ed era carico di pesce”

Frances pensando a Nicole e ai dipinti della zia Amelie disse.

Anche io ho provato a dipingere, ma non riesco molto, non sono mai soddisfatta”

Eh, eh” rise Garigue.

Hai però una gran maestra”

Si, ma non riesco bene ad apprendere” rise.

 

Dopo una lunga cavalcata, si fermarono, erano di fronte al grande stagno du Carnier, i fenicotteri rosa erano lontani, non si facevano avvicinare più di tanto.

Le lunghe nasse appese ai pali nell’acqua sembravano tante danzatrici.

Il Paguro sbucò dalla sabbia e le fece l’occhiolino

Dici a me?” gli chiese Frances.

Il Paguro le fece due volte l’occhiolino e con fatica si avviò verso i fenicotteri, trascinandosi l’enorme casetta sulle spalle.

Povero!” esclamò Frances.

Dove vai?” gli urlò.

A danzare con le ballerine” rispose il Paguro.

Frances era in sella al cavallo e quindi alta come le ballerine, con loro poteva danzare.

Le ballerine in un vorticoso girotondo catturarono il Paguro ed iniziarono a palleggiarselo.

No cosa fate!” urlò Frances.

La ballerina più alta rideva, rideva forte, le altre urlavano, luce…luce accecante, la musica si zittì improvvisamente.

Frances non vide più nulla per un attimo.

 

Ora era tutto grigio, le nasse sembravano tanti impiccati ai pali nello stagno.

Garigue sceso da cavallo passeggiava nello stagno raccogliendo piccoli granchi, lo stagno ne era pieno.

Frances guardò i fenicotteri che si alzavano in volo.

Ora lo stagno era completamente deserto e le nasse più lontane con i cerchi colorati sembravano fiori…

 

Garigue salì a cavallo.

Forza demoiselle, ora riportiamo tutti a casa”

Yuuuh!!!”

Le vacche sparpagliate li fecero correre e fu divertente.

Quando un po’ d’ordine nella mandria si ristabilì, Frances prese la testa, mentre Garigue avanzava poco dietro.

Passarono vicino al mare, Frances si fece una galoppata sulla spiaggia, e si mise poi in coda alla carovana.

Gli vennero in mente le volte che la zia Amelie, da piccola la sgridava se si allontanava sola al galoppo.

 

Verso il tardo pomeriggio rientrarono alla cascina di monsieur Lafitte, radunarono le vacche e le fecero passare per il cancelletto del recinto che era posto a nord, più riparato dal sole nelle calde e lunghe giornate estive.

Forza demoiselle, non è ancora finita!”

Garigue si lanciò al galoppo verso le sue vacche che vedeva in lontananza, quasi all’orizzonte.

Frances lo seguì.

Galoppare su quel soffice terreno era un po’ come lieve dolce…

Le vacche di Garigue erano quindi una decina, poche rispetto a quelle di monsieur Lafitte ma erano sparpagliatissime, una qua, una là, erano delle solitarie.

Come Garigue” pensò.

Appena riconobbero Garigue come per un tacito accordo alzarono tutte lo sguardo, Garigue cavalcando girò intorno alle vacche compiendo un semicerchio, loro si raggrupparono e si diressero verso occidente, verso il tramonto, verso casa.

Arrivati a casa Garigue condusse le sue vacche dentro al piccolo recinto poco fuori le mura di Aigues Mortes.

La guardò e le chiese.

Bien?”

Tres bien!” rispose Frances.

Entrarono in casa, Garigue prese i granchietti dalla sacca e li mise nella rete insieme agli altri pesci, li sciacquo per bene e mise la rete in un secchiello.

Me li ha regalati Jean Paul questa mattina” disse guardando Frances.

Uscirono di casa, Garigue portava con soddisfazione il secchiello.

Garigue era felice” pensò Frances e lo era anche lei.

Ma come le capitava spesso ultimamente, a volte quando si sentiva pervasa dalla felicità, per un attimo le comparivano all’orizzonte dei pensieri sinistri fantasmi, fece una brutta smorfia, cancellò all’istante tutto e ormai convinta, per sempre.

Era felice e non voleva tornare per nulla al mondo indietro, la vita era la sua d’altronde, che diavolo volevano quelli come Pierre che l’annoiavano solamente.

 

Ho deciso Garigue, mi fermo qui per un bel po’!”

Buona idea, la zia Amelie sarà felicissima quando lo saprà!”

La zia Amelie abitava in boulevard interior du sud, proprio a ridosso delle mura, avrebbero attraversato tutta la cittadina alla luce del tramonto.

Prima però Garigue volle offrirle un aperitivo, lei accettò molto volentieri.

Arrivarono a casa della zia Amelie alle sette.

Com’è andata?” chiese la zia

Tres bien!”

Frances sorrise a Garigue.

Abbiamo fatta una lunga cavalcata”

Frances ammiccò a Garigue.

Oi, che abbiamo qui?” chiese la zia.

I pesci che ha pescato Jean Paul!”

E i granchietti che ha preso Garigue allo stagno du Carnier”

precisò Frances.

Iniziarono la pulizia del pesce, e la zia raccontò delle rose che ormai non sarebbero più fiorite fino al maggio prossimo, le aveva quindi recise tutte, e lasciate in una cesta.

Le prenderai poi dopo” disse la zia a Garigue, il quale le avrebbe poi sparpagliate nel terreno fuori dalle sua casa, ne sarebbero poi nate alcune in ordine sparso, così come piaceva a lui.

Mentre la zia e Garigue erano occupati a pulire e infarinare il pesce, Frances si era assorta a guardare fuori dalla finestra, il sole tramontare sulle saline.

E pensare che sono sempre stata convinta che Garigue fosse di poche parole” disse fra se e se.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Camminando sul ghiaccio sottile

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

La mattina seguente si alzarono presto.

Avevano concluso la serata a bere vino, e mangiar formaggio.

Lo aveva preso Frances, era piccante, buono insieme a quel vino.

Raccontarsi di come era stato comunque bello finire in quel posto allietò lo scorrere del tempo, ma come era andata in realtà.

 

Sichè era di Brest, in Bretagna, era partito con l’erre 4 luccicante.

Floyd in treno era partito molto prima per arrivare a Bordeaux un giorno prima di Sichè.

Lasciare San Sebastian dopo quella calda estate era quasi una liberazione” pensò Floyd.

La scuola per un po’ non lo avrebbe preoccupato, e Sichè si era laureato l’anno prima.

 

Si erano conosciuti perché Martino era amico di Etienne cugino di Sichè che abitava a Bordeaux dove era andato a studiare musica, anche Martino era lì per studiare musica.

Durante l’estate dell’anno prima avevano scelto i Paesi Baschi per la zingarata estiva.

Allora Etienne chiamò Sichè che ben felice di collaudare l’erre 4 nuova si precipitò a Bordeaux.

Il sette giugno del duemila e quattro dopo essersi ubriacati tutti e tre, partivano da Bordeaux per San Sebastian, la perla dei Paesi Baschi, Etienne, Sichè e Martino.

San Sebastian si adagia su una baia chiusa poco al largo da un’isoletta, con una spiaggia lunghissima.

Sopra questa lunga U corre la promenade di San Sebastian con la piazza e tutto il resto.

Oltre la piazza ci sono i vicoli e tutti locali, un caos veramente totale.

Oltre i vicoli la perla si distende lungo il fiume, ci sono un sacco di ponti, alcuni belli altri meno.

Baccalao a profusione, momenti di delirio godereccio.

Sotto la promenade vi è un lungo porticato che sembra non finire mai.

Sotto il porticato c’è sempre una festa.

Lì avevano conosciuto Floyd, intento a suonare insieme ad una ragazza.

Nicla!”si presentò lei, e sorrise a Floyd, era la sua ragazza.

La gente ballava e la festa durò fino all’alba.

Si svegliarono di soprassalto, giganteschi trattori stavano rastrellando la spiaggia, passando a pochi metri da loro.

Floyd e gli altri erano ancora tutti lì, facevano il bagno.

Passarono una bella estate godereccia e si lasciarono con la promessa di rivedersi.

Si incontrarono poi a Biarriz per il capodanno, Floyd, Nicla, Etienne, Valerie, Martino e Sichè.

C’erano proprio tutti, fu un capodanno memorabile.

Così poi, si accordarono per l’estate successiva, si sarebbero incontrati tutti a Bordeaux per andare a trovare Martino che sarebbe rientrato a casa.

 

Floyd aveva quindi lasciato volentieri tutto quel bailamme all’alba di quel giorno di luglio dell’anno successivo per raggiungere Sichè a Bordeaux.

Qualche mese prima la Nicla lo aveva lasciato, spiegandogli con calma, una sera sotto al lungo porticato sulla spiaggia, che era stanca di quella vita da Bohemienne, e sarebbe tornata a Siviglia.

Floyd rimase di sasso, fece l’alba poi passeggiando su e giù per la lunga spiaggia, ma questa volta era da solo, lei non c’era più.

Quando spuntò il sole il suo purgatorio era concluso, se ne era fatto una ragione e dato una spiegazione.

La Nicla aveva scelto di tornare dal suo ex, mediamente apatico, come l’aveva descritto lei la prima volta di cui ne aveva parlato.

Floyd si era seduto ora e si chiese.

Ma perché le ragazze alla fine preferiscono sempre quelli mediamente apatici?”

Non se lo era mai spiegato.

 

Sichè arrivò per ultimo a casa di Etienne.

Floyd gli aprì la porta.

Ola mon ami!!!” disse Floyd abbracciandolo.

Ma…”

Sichè rimase immobile.

Una furiosa lite tra Valerie ed Etienne lo accolse.

Floyd lo guardò e fece spallucce.

Vieni usciamo” gli disse.

Scesero al bar sotto casa.

OH!” disse Floyd.

Sono due giorni che vanno avanti a urlarsi tutto il giorno, io non ce la posso fare a sopportarli fino in Italia!”

Neppure io” disse Sichè.

Salirono quindi in casa, attesero un po’ ed approfittando del primo attimo di tregua dissero ad Etienne che loro sarebbero partiti.

Etienne guardò Valerie, Valerie guardò Etienne e ricominciarono ad urlare.

 

Da Bordeaux sarebbero poi scesi a Toulouse, Carcassone, Beziere e la Camargue, per raggiungere poi Martino in Italia.

La magia della Camargue li aveva però rallentati, distillando il tempo, Pascal aveva forse ragione ?

 

Lasciar scorrere il tempo, lasciar a lui decidere la velocità delle cose, la lentezza accarezza dolcemente questo posto e la mia anima!”

Floyd assorto assaporava il lento risveglio della Camargue.

Erano le sette e mezza, si stava ancora bene era fresco.

Pascal uscì dal canneto.

Bonjour!”

Oh Pascal!”

Floyd lo salutò.

Anche Sichè e si diresse verso il capanno.

Portò poi le zappette e una zappa, una cesta di vimine e delle forbici.

Avete anche dei legacci”

Vado a vedere”

Sichè tornò al capanno.

Non ho trovato di meglio” disse mostrando lo spago che trovò.

Iniziarono a strappare le erbacce prima a mano e poi con le zappette.

Pascal usava quella più grande e passava subito dietro loro, Sichè vedendo che in due si zappettava bene, lasciò la sua zappetta e raccolse le erbacce e i rami secchi che sbucavano dal terreno e li mise nella cesta di vimine.

Talvolta si fermavano tutti e tre.

Pascal si guardava un po’ in giro, anche loro due guardavano e poi riprendevano.

Alla fine del primo filare Floyd andò a prendere l’acqua.

Pascal e Sichè si fermarono.

Da quanto sei qui?” chiese Sichè.

Pascal si sedette e si accese una sigaretta.

Da tanto, dal 1983 mi pare, la mia povera moglie mi lasciò solo e venni qui.

Quell’estate fece un caldo infernale, rimpiansi il fresco della mia Champagne, ma decisi di rimanere, mi sarei abituato e così andò”

Floyd arrivò, aveva preso anche il vino.

Pascal staccò la testa alla sigaretta e se la mise in tasca.

Acqua e vino …” disse Pascal.

Iniziai a piantare le viti, e dopo tre anni feci il primo raccolto, il vino viene più buono ogni anno che passa, merito dell’ampolla”

Floyd guardò Pascal.

Possiamo iniziare da questo filare” disse.

No, prima, zappetteremo tutti i filari” gli disse Pascal scuotendo la testa.

Cavalca l’onda” sospirò Sichè.

Erano passate le otto quando iniziarono il secondo filare.

I gabbiani urlavano mentre passavano sopra le loro teste.

Pascal si fermò nuovamente.

Vedi Sichè anche loro ridono” disse Pascal.

Floyd pensava che davvero sembrava avessero un ghigno strafottente.

Già !” disse Sichè.

Pascal si asciugò il sudore in fronte.

Avete preso il battello che va ad Arles ?” chiese Pascal e riprese a zappare.

Passa ogni due giorni e anche al sabato”

No” rispose Floyd.

Impiega quasi due ore, e quando esce nel Rodano ci si diverte, perchè si incontrano le onde”

L’ho visto arrivare ad Arles l’altro giorno, arriva dal piccolo Rodano”

Già, il piccolo Rodano è il canale che passa qui vicino” disse Pascal.

Sichè si fermò.

Pascal riprese a zappare.

Arles mi piace molto” disse Floyd.

E’ piccola molto bella e ci sono tante belle cose”

Io preferisco qui però” concluse Pascal.

Rimasero in silenzio per un bel po’.

Andarono avanti nel lavoro.

Non si fermarono più.

Ora faceva caldo.

In silenzio continuarono fino ad arrivare a metà dell’ultimo filare, Sichè si fermò.

Si avviò al tavolo e si versò un bicchiere d’acqua.

Pascal guardò Floyd e si fermò.

Pausa?”

Chiese.

Pausa !”

Rispose Floyd.

Si sedettero all’ombra del salice e finirono di bere.

Verso mezzogiorno ripresero il lavoro e poco dopo ebbero finito.

Pascal si fermò, si mise una mano in tasca pigliò l’ampolla, la guardò, le sorrise e l’aprì.

 

Camminare sul ghiaccio sottile non è divertente

Camminare sul ghiaccio è un sottile piacere

Sul ghiaccio si può cadere…

Ma sul ghiaccio si può scivolare!”

Pascal fisso i due completamente esausti e allucinatamente ipnotizzati e iniziò a saltellare tra i filari canticchiando la filastrocca e danzando con l’ampolla come un pazzo.

All’una avevano finito.

Sichè entrò in casa.

Tornò con formaggio e pane

Beaujolais, buono”

Floyd prese il vino.

Pascal verso le tre si alzò e guardò la vigna.

Ora la si lascia riposare per un mese, a fine novembre controlleremo”

Perfetto!” disse Sichè.

Così possiamo andare da Martino”

Floyd lo guardò, poi si voltò verso Pascal.

Io resterò qua” disse Floyd.

Allora non vieni veramente?” chiese Sichè.

Mi voglio assaporare il silenzio e il freddo che lentamente arriva”

D’accordo, come vuoi, io domani mattina parto e per la fine di novembre sarò di ritorno”

Allora ci si vede tutti per fine novembre” disse Pascal.

Al ritorno porta anche Martino” concluse Floyd.

Si!” disse Sichè.

Adieu!!”

Pascal li salutò e in silenzio scomparve tra le canne.

Faceva caldo.

Floyd prese le canne da pesca e si avviarono al molo.

Qualche bagno e qualche lancio, ma pesci pochi.

La sera arrivò velocemente e loro veramente a pezzi affondarono in casa e poi a dormire.

 

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Un’ampolla di vetro

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

E quello chi è?”

Non ne ho idea” rispose Sichè.

Floyd guardò Sichè, fermò l’erre 4 e scesero.

I solito parcheggi alla speriamo che cada in acqua” disse Sichè.

Salut, je suis Pascal, il vostro vicino”

Il nostro vicino?” dissero in coro.

Cosa abbiamo combinato?” chiese Sichè a Floyd.

Da non credersi” esclamò Floyd.

Salve vicino io sono Sichè”

Floyd”

Pascal diede la mano cordialmente prima a Siche e poi a Floyd.

Molto piacere disse”

Pascal si sistemò il copricapo e riprese.

Vi piace la Camargue?” chiese.

Sichè guardò il canale.

Floyd fece invece una panoramica sulla vigna.

Si!” risposero.

Ho visto che avete vendemmiato, bravi, io ho qualche filare oltre il canale, mi faccio un po’ di vino per me e quello in più vado al mercato a Beziere a venderlo”

Pascal si voltò verso la vigna, anche loro si voltarono.

A chi l’avete portata l’uva?”

L’uva l’ho portata ad un certo Messianè, dopo Arles, verso Tarascon” rispose Floyd.

E quanto vi ha dato ?”

Circa deux-cents euro”

Mon dieu, un po’ poco!”

Sichè si voltò verso Floyd con un espressione come dire, soddisfatta.

Conviene farselo si guadagna di più sulla vendita”

Eh, d’accordo ma non abbiamo l’attrezzatura, e sinceramente non sappiamo neppure come si fa”

D’accord”

Pascal, si mise una mano in tasca e ne estrasse una piccola ampolla di vetro.

Vedete questa”

I due annuirono.

Questa è la magia della camargue”

Sichè si grattò la testa mentre Floyd guardava distrattamente Pascal che indicò la vigna.

Bisogna dissodare prima tutto il terreno, pulirlo dalle erbacce, poi si passa ad ogni vite e si versa un bicchierino del liquido dell’ampolla, si lascia così riposare durante l’inverno fino a primavera quando escono i primi germogli”.

Lo guardavano come ipnotizzati.

Hei, avete capito ?”

Floyd diede una gomitata a Sichè.

Si, abbiamo capito” disse Sichè.

Floyd annuì.

Pascal si avviò verso la vigna.

Fece qualche giro fra i filari, poi tornò verso di loro.

Come supponevo, è parecchio che questa vigna vive di vita propria”

Floyd lo guardò.

Di vita propria ?” esclamò.

Si, di vita propria, nessuno l’ha più curata”

Pascal si incamminò nuovamente verso la vigna.

Floyd e Sichè si guardarono a bocca aperta.

Ma che diavolo sta facendo!” esclamò Sichè.

Pascal saltellava tra i filari.

La danza dell’ampolla” disse Floyd.

Poi Pascal tornò verso di loro.

Quindi quando spunteranno le prime gemme bisognerà ripetere l’operazione dell’ampolla, no?!”

esclamò esausto Pascal.

Come no” disse Sichè.

Volete quindi una vigna rigogliosa il prossimo anno?”

Si la vogliamo”

Che sia carica d’uva” precisò Sichè.

Bien allora domattina sveglia presto e tutti a preparare la vigna, d’accord ?”

D’accord!”

Ok, io proporrei un po’ de vin”

Mercì bien!” disse Pascal.

Sul tavolo all’ombra del salice c’era una bottiglia.

Sichè versò.

Hei pascal”

Che c’è”

Ah ah ah”

Floyd scoppiò a ridere a vedere la buffa faccia che fece Pascal.

In due mesi che si è qui, non ci si è mai incontrati” gli disse Sichè.

In questo posto le cose scorrono più lentamente” disse Pascal.

Forse ci siamo incrociati sul canale” disse Sichè

L’altro giorno mentre tornavo dalla pesca passeggiando arrivai alla vigna”

Pascal li guardò.

E la vigna non aveva più l’uva avete vendemmiato al momento giusto, bravi!”

Allora ho pensato che era il momento della magia.

Sono tornato a casa.

L’ampolla di vetro era pronta ma la si doveva rabboccare.

Anche la mia vigna era pronta, come la vostra!”

Pascal si chinò e prese un sasso.

Lo gettò verso il canneto.

Un gigantesco airone guardabuoi si alzò in volo.

Visto, le cose scorrono lentamente e tutto è più rilassato, lento”

in silenzio Pascal finì il suo bicchiere.

Posso?” chiese.

Sichè gli versò un altro bicchiere.

Quindi, presi l’ampolla, e mi diressi alla radura.

Segreta radura”

Chiaro!” disse Floyd.

Sichè mugolò finendo il suo vino.

Riempita l’ampolla sono tornato e ho fatto la magia alla mia vigna”

Pascal guardò la vigna in silenzio.

L’ampolla è sempre piena, vedete?”

Pascal sgranò gli occhi verso l’ampolla.

Vedi?” chiese a Sichè.

Già” disse Sichè e versò il vino anche a Floyd”

Già” esclamò Floyd.

Tutto scorre più lentamente” concluse Pascal.

A questo punto il vecchio si alzò.

Salutò sventolando il cappello.

Bien, allor d’accord, a domani”

Ok” disse Floyd.

A domani”

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17 agosto 1893

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Francesca che sorpresa mi hai fatto, tu non sai, sempre qui da sola”

Zia sono felice, ma sai il lavoro e tutto il resto, ma ora basta, per un po’ non ho impegni, solo per te”

Ti piace le Cassoulet vero Francesca, oh tuo padre era un vero malandrino, nel senso buono, lo sai vero, ma ti ha scelto un nome bellissimo”

Si” disse Frances.

Aspetta faccio io”

Frances prese il coltello per tagliare le verdure, ora si sentiva bene, positiva, a casa, la zia Amelie era un tesoro, un’artista…

Le Cassoulet è una gran “mazzata”, pensò Frances, ma è così buono.

E Garigue?”

Ma, a volte passa” le rispose la zia Amelie.

Le rose te le cura sempre?”

Oh si è tanto caro, ma ora viene senza preavviso, le pota, le bagna, poi se ne va, sai come sono gli uomini”

E si!” disse Frances.

Ma è passato tanto tempo che pensavo avesse rinunciato, invece mi lascia sempre piccoli regalini”

la zia Amelie le ammiccò.

Tu mi capisci eh!”

Si zia ti capisco, ma a volte sono talmente noiosi, che vorresti partire, che so, per marte una settimana”

Ah ah ah” la zia rise.

Frances la guardò malinconicamente.

Io Pierre non lo reggo più”

La zia le sorrise.

Frances si levò la maglia e la guardò.

E i dipinti?” le chiese

Si, vieni”

La zia Amelie si avviò nell’altra stanza.

Vieni!” le disse.

Salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l’atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.

Bello!”

Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.

Sai cos’è?” chiese.

Mmmmm, no” disse Frances.

L’apocalisse!”

La zia la guardò.

Aspetta c’è una data qui, 17 AGOSTO 1893” notò Frances.

Una gran brutta storia” disse la zia Amelie

Gli italiani alla fine dell’ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline”

Bene!” disse Frances.

Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell’era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere”

Frances la guardava.

Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais”

E’ subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina”osservò Frances.

Si, subito qua fuori”

Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra

E’ là, vedi!”

Frances si avvicinò e guardò fuori.

Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.

Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.

Allora l’ italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell’acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.

Oh non l’avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l’acqua potabile era preziosa, alchè l’italiano esausto gli si avvicinò.

Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo, me ne fotto di te e di tutta la tua razza”

La zia Amelie si azzittì un’attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.

L’episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva

I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la Francia, chiedesse a gran voce l’espulsione degli italiani”

Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate…

Dai zia vai avanti, e poi ?”

All’alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.

Iniziò una vera e propria caccia all’italiano”

Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?” chiese Frances indignata.

Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.

Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.

Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.

Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno”

La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.

STOC!

Aprì una boccia di vino.

Ne versò più a Frances che a lei.

Buono, dolce!“ disse Frances.

Li annegarono tutti nel rodano”

Caspita”

Frances rimase a bocca aperta.

Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto”

Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.

Ma dove finirono poi ?”

Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall’Alto Monferrato, alle pendici dell’Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l’Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.

Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.

La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l’Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall’ Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici”

Caspita!”

Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po’ di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l’Europa per tutto il XX secolo”

Che casino….”.

Sibilò Frances.

 

Bene, dopo tutta sta tristezza ci sono anche dipinti meno atroci, questa è la torre al tramonto, è uno dei miei preferiti”

E’ bello anche questo!” Frances indicò un altro dipinto.

Ma dimmi Francesca, i tuoi amici sono fuggiti così potevano fermarsi per cena”

Frances guardò la zia e sgranò gli occhi.

Uuh, che stronza non gli ho detto nulla, sono stati così gentili”

Eh quando vedi la tua zia….”

Ah ah ah, si zia è così, Floyd l’ho incontrato ad Arles”

Ma che ci sei andata a fare fino ad Arles ?”

In treno mi sono addormentata”

Mmmm, e l’hai vista l’arena ?” chiese la zia Amelie

Si, ma il giorno dopo, quando siamo andati a vendere l’uva che abbiamo raccolto.

Hanno una cascina vicino a Saint Marie de la mer”

Dovrai portargli una torta!”

Oh si grazie zia, ma ora mi fermo un po’ da te ho tante cose da raccontarti”

La zia Amelie la guardò.

E così con Pierre…”

Oh zia, non lo sopporto più, non si fa mai nulla di divertente, sempre cene di lavoro, lavoro suo perché alle mie non viene mai, un po’ di cinema e basta, ho iniziato ad odiare anche Parigi.”

Era quello che volevo sentirti dire Francesca, fermati qui, vicino c’è Montpellier, c’è Nimes, non dovrebbe essere un problema trovare lavoro per te, ricordi la gita che feci anni fa con le mie amiche a Beziere, mi innamorai subito di questo posto, da non lasciarlo più”

Ma, ci ho pensato sai, ma ora non voglio tanto pensare al futuro, mi godo la vacanza”

 

La campanella del giardino suonò.

Frances corse alla finestra.

E’ Garigue” disse girandosi verso la zia.

Scese di corsa saltando fuori dall’uscio.

Ma chi abbiamo qua, mademoiselle Francesca, benvenuta in Camargue”

Ciao Garigue!”

Frances lo abbracciò, Garigue aveva con se dell’uva che le porse.

La zia Amelie fece capolino dall’uscio.

Frances prese per mano Garigue.

Zia abbiamo ospiti a cena”

Ma veramente mi aspetta Jean Paul”

Jean Paul aspetterà, stiamo preparando le cassoulet”

Concluse Frances.

Beh, quand’è così”

Garigue accettò di buon grado, la zia Amelie sorrideva, sarebbe stata una bella serata.

 

Infatti la serata passò allegramente.

La zia Amelie dopo che Garigue e Frances sazi della cena, approfittarono forse un po’ in abbondanza dei dolcetti della zia e del dolce vino di Garigue, suo pegno d’amore alla zia pensò Frances, li portò tutti e due nell’atelier e scoprì un dipinto che teneva in un angolo coperto da un telo.

Rappresentava il mare all’alba, la luce era impressionantissima, si vedeva un canale sfociare in mare e delle minuscole figure in lontananza…pescatori.

Bello!”

Esclamò Frances.

Ci sono anche le persone!”

Già, di solito non le dipingo mai” disse la zia Amelie.

Questo è il mio preferito” osservò Garigue.

Quale?” chiesero in coro Frances e la zia.

Garigue si alzò prese quello sotto alla finestra.

Ma è ancora lì, non l’avevi preso?” chiese la zia Amelie.

E’ per te!” disse la zia a Garigue.

Eh no, mi spiaceva, portarlo via da qui”

Ah che sciocco!” disse la zia voltandosi verso Frances.

Ma è casa tua!” disse Frances a Garigue.

Si, è il mio preferito”

La casa era dipinta guardandola da nord, si vedevano le vacche nel recinto, l’orto, la casa in ombra ma con un angolo illuminato dal sole, i mucchi di sale oltre la casa e il mare all’orizzonte.

La zia Amelie era veramente brava, aveva un debole per i lunghi paesaggi e difficilmente ritraeva persone.

Chissa perché!”

Si chiese Frances.

La cena era stata buona e Garigue era esausto.

Io andrei verso casa” disse.

Ti accompagno” disse Frances.

Vieni zia?”

No, andate pure, ti lascio la porta aperta”

Garigue salutò la zia Amelie prese il dipinto che lei gli porse e uscirono.

La luna illuminava la sera, i vicoli silenziosi li osservavano incuriositi.

Ogni vicolo aveva un nome, naturalmente, ma i nomi erano curiosi.

Oltre a nomi importanti come rue Zolà, rue Hugo e Diderot, altri erano curiosi.

Ruelle du fer, ruelle des empester.

Strano stò nome vero Garigue”

I nomi delle vie raccontano storie lontane”

Garigue si fermò.

Guarda Francesca, il selciato quanto è consumato, è molto antico, dicono che l’abbia fatto costruire nell’anno 1250 Louis IX con tutto il borgo.

Fece costruire anche un porto profondo da cui partirono la settima e l’ottava crociata in Terrasanta, pensa un tempo qui c’era il mare, poi si ritirò e il porto morì insabbiato.

Caspita!” esclamò Frances.

Qui sono passati i romani” continuò Garigue.

Ovunque in Camargue si avverte il passato Romano.

Dagli acquedotti alle arene di Nimes ed Arles.

Cesare diceva spesso che Arles era la più bella città Romana, dopo Roma naturalmente.

Pensa che la cultura della vite la portarono loro, in pochi anni ricoprirono le paludi di vigneti, che crebbero velocemente, in quanto la vicinanza del mare e quindi l’alta presenza di sale nell’aria e nella terra, uccidevano le uova dei parassiti che in altri posti sterminavano i raccolti.

Ma i nomi delle vie sono Francesi”.

 

Frances continuò a passeggiare con lo sguardo rivolto in su.

Ruelle de l’amour parfait”

Questo nome la colpì, che si fermò.

Vicolo dell’amor perfetto” lesse Garigue.

Che bel nome!” disse Frances.

Tu sai che non mi sono mai sposato?”

No!”.

Rispose Frances.

Anch’io non mi sono mai sposata!” risero forte.

Che strano nome, bello però” disse Frances e guardando Garigue gli chiese.

Beviamo qualcosa?”.

Si sedettero al bar, ai tavolini all’esterno.

Garigue!”

Frances si avvicino facendo stridere la sedia in metallo sul selciato.

Tu conosci la storia degli italiani”…lo guardò.

Guardò Garigue.

Mmm, il secolo scorso?”

Si, il 17 agosto 1893”

Certo che la conosco, tutti qui la conoscono”

Garigue prese il bicchiere e bevve.

Ma le storie sono complicate in certi casi, è andata così, bien, voilà!”

Frances lo guardò, capì che a lui non faceva piacere parlarne.

Finiti i bicchieri si alzarono.

Camminarono in silenzio per alcuni minuti.

Frances guardò le targhe delle vie ma non le piacquero più, erano nomi così, normali, insipidi.

Percorsero boulevard Gambetta, che attraversa tutta la cittadina fino alle mura, arrivati all’altezza di rue Paul Bert Frances si fermò.

Ascolta Garigue facciamo due passi in su, voglio vedere la Chapelle de Penitent Gris”

Oui mademoiselle” rispose.

Fecero poi il giro sotto le mura e uscirono dalla città vecchia.

Garigue abitava oltre l’antica porta, poco fuori le mura, in un antica casa con tutto un grande giardino davanti.

La pianta di uva americana, arrampicata attorno alla porta, aveva cominciato a lasciar cadere i frutti che Garigue non raccoglieva.

Garigue si fermò e guardò Frances.

Eccomi arrivato”

Frances lo baciò.

Ci vedremo domani?” chiese a Garigue.

Naturalment, mademoiselle Francesca”

Bonne nuit!” gli augurò Frances.

Bonne nuit!”.

 

 

 

 

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Tourbillon

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Quanto costano?”

A occhio e croce come una scatola di fiammiferi!” rispose Floyd distrattamente.

Ma un accendino no?!”

No, mi piace respirare lo zolfo, cerco di abituarmi all’odore dell’inferno” sorrise luciferino.

Immagina una cascata di BENELOX che ti precipita nello stomaco, tu usi il BENELOX, lo sciroppo contro l’acidità di stomaco Sichè?”

Mmm, si a volte”

Bueno!”

Magari la mattina seguente ad una festa” precisò Sichè gesticolando come un pazzo.

Che diavolo fai?”

Beh, ricordando, mi agito, eh eh”

Bene, quindi gli omini bianchi che vivono nel BENELOX lance in resta attaccano quelli gialli….”

Floyd guardò Sichè.

Sichè guardò Floyd.

Perché gli omini che vivono nell’alcool sono gialli no?” aggiunse Floyd.

Perché gli omini dell’ alcool sono comunque gialli, birra, whisky, pastis…” insistette guardando lontano.

Sichè si alzò e si incamminò verso il mare.

Quelli del vino no!!” urlò Sichè.

Floyd si alzò.

Ma perché quelli del vino…”

Sichè era laggiù, quasi in acqua allora anche Floyd si incamminò.

E allora quelli bianchi attaccano i gialli aaaaaaah…”

Floyd spinse Sichè così forte che scomparve sotto l’onda.

Ah ah ah!!! segui l’onda”

Vaffanculo!”

“…e li affogano ah ah ah.”

Sichè usci dall’acqua urlando, Floyd scattò e cadde nella sabbia.

Prendo le canne”

Saltellò al capanno prese le canne e si diresse verso il moletto, guardò Sichè che si avvicinava lentamente, togliendosi la maglietta fradicia, faceva anche freddo.

Bello il mare all’alba” pensò Floyd.

Si sistemarono sul molo.

Era un piccolo molo appollaiato sul canale, poco prima che il canale si tuffasse in mare aperto.

Più in là, dove il mare si apriva, c’erano gli scogli, ma Floyd preferiva il moletto.

Il silenzio dell’alba era un momento bellissimo, quella luce azzurrina che sfuma poi verso il giallo e poi verso il bianco accecante, in Camargue la luce è la cosa più bella, cambia lentamente, l’alba è lunghissima, in nessun posto c’è una luce così.

Quindi,gli omini che stanno, nel vino…?”

Floyd provò a proseguire con la sua favola.

Sichè lo fissò, si alzò in piedi….e

IAAATTA’ !!!!”

Sichè fece un gran lancio.

Floyd invece si era impantanato nella montatura.

Olà, con un lancio così lo prendo, lo prendo”

Dunque gli omini che stanno nel vino….”

STACK!!!

Floyd stappò la lenza.

Maledizione ci siamo o no, al diavolo anche gli omini del vino!!!”

Floyd si innervosiva a volte e se si innervosiva addio pesca, ma il silenzio dell’alba poi lo calmava .

Sichè si sedette.

Il cielo si stava lentamente colorando giallo.

Il sole saltò fuori all’improvviso.

La canna di Sichè si piegò.

E vai”

Sichè si irrigidì.

Al terzo colpo tirò.

E vai!”

C’è c’è” urlò Floyd.

C’è c’è” urlò Sichè e iniziò a girare la manovella.

Alla fine il muggine si tuffò nel secchio.

Floyd riuscì a lanciare.

Uno a zero” pensò Floyd mentre fissava il cimino della canna.

Il cimino non si mosse per niente.

Floyd”

Floyd non rispose.

Floyd !!!”

Oi, eh, be quiet mi sembrava si fosse mosso, che c’è?”

rispose stizzito.

Tu che ne pensi di Frances?”

Che vuoi dire?”

Floyd si voltò un attimo, ma tornò alla canna.

Beh, che ne pensi, non ti sembra un po’, non so, un po’ strana”

Un po strana?”

Floyd lo fissò, lo squadrò.

Che cazzo dici Sichè, perché tu non sei strano per qualcuno, non pensi di esserlo, per qualcuno?”

Ma non so, se ne stà spesso da sola”

Beh se ne sta da sola, è in vacanza, va dalla zia, non ha fretta, e questo posto aiuta, il silenzio, nulla traffico, mi piace”

Frances ti piace?”

Qui mi piace, si, anche Frances mi piace, assapora il silenzio anche tu, rilassati”

Ma che rilassati, io vado in Italia a trovare Martino, sono due mesi che non vedo altro che mare, paludi…aironi, canneti, canne”

E che farai poi in Italia?”

Che ne so, Martino ha un bar a Dolceacqua, lo aiuto un po’, si va a pesca, poi le italiane sono belle, simpatiche, calienti…”

Calienti?”.

Sussurrò Floyd.

Ah, ho capito, il principe cerca moglie”.

Sichè rise.

No io mi fermo qui, oggi pomeriggio vado ad Arles a vendere l’uva, poi ti lascio la macchina”

Dai ok, io starò un po’ là poi ci sentiamo” disse Sichè.

Salutalo e portalo con te in Camargue, quando torni”

Si può fare” disse Sichè.

Verso le nove Floyd si alzò e fece su la canna.

Vado a preparare gli attrezzi”

Ok tra un po’ arrivo”

Dopo la colazione si alzarono e via vendemmia.

 

Alle due e diciannove Frances accese l’erre 4, avrebbe guidato lei.

Piaceva un sacco a tutt’e due quel paesaggio, fatto di tutte quelle cose che Sichè non reggeva più, la strada portava a Saint Marie de la mer, bel mare, birra…

Birra?”

Ok birra” rispose Floyd.

Frances fermò l’erre 4, non c’era nessuno in giro, data l’ora, tutti a casa, ad Arles, al lavoro, boh?

Frances fece il giro dei tavoli cercandone uno in particolare.

Lo trovò sotto la finestra ma fuori a lato del bar, c’erano tre tavolini un po’ appartati da cui si vedeva il mare.

Floyd tornò con due belle birre.

Bello eh, nulla lavori”

Floyd la guardò e rise.

Aaaah,”

Frances spaparanzata sulla sedia se la godeva.

Quanto ci daranno per l’uva?” chiese Frances.

Ma, spero sui deux-cents come mi disse ieri, un po di uva c’è, è anche bella”

Floyd si girò a guardare l’uva, si, era soddisfatto della raccolta fatta.

Era un bel lavoro quello, si, gli piaceva.

Messianè, il tizio che gli avrebbe comprato il vino aveva l’azienda poco dopo Arles, subito dopo, sulla strada per Tarascon.

Aveva girato un bel po’ ma poi l’aveva trovato.

Che bello, lì comunque tutti facevano il vino ora lo sapeva, la prossima vendemmia si sarebbe attrezzato meglio.

Vedrai, monsieur Messianè, sarà di parola”

 

Arrivarono ad Arles verso le tre e mezza, passati sotto la circonvallazione presero il viale con i platani e tutti i bar eleganti.

Frances poi svoltò a sinistra, piano piano percorsero la salita con le gioiellerie, sbucarono nella piazza della cattedrale, maestosa.

Floyd si era già perso.

Ma tu conosci Arles?”

Chiese Floyd stupito.

Certo!”

Frances era stata ad Arles con la zia Amelie già qualche volta, sbucò in una piazzetta, Floyd riconobbe il bar del famoso dipinto di Van Gogh.

Hei!” esclamò.

Frances gli sorrise.

Poi si diresse verso l’arena, le venne in mente la zia Amelie, perché a lei piaceva molto l’arena d’Arles.

Le girarono intorno e poi presero la discesa che porta al quartiere arabo, che Floyd già conosceva, a lui piaceva molto il quartiere arabo, c’erano anche alcuni kebab bar.

L’erre 4 sbucò in una piazza, saltellò su un tombino, bucò quasi una gomma sul marciapiede, Frances prese forte il volante, passarono sotto ad un arco e su per il Rodano presero la strada per Tarascon.

Lasciandosi pian piano alle spalle la vecchia romana, iniziarono a salire.

La strada correva in mezzo ai vigneti.

Arrivati quasi a Le Baux Frances fermò la macchina.

Scese.

Guarda, non è il lontano orizzonte, quello di cui si parlava nel blog che leggeva Sichè?”

Sotto di loro c’era tutta la Camargue.

Impressionante” disse Floyd.

Impressionante!?”

E’ semplicemente grandioso” esclamò Frances.

Un giorno sarà tutto tuo!”

Floyd la guardò e rise.

Frances risalì in macchina e ripartirono.

 

Maledetti pesci dove siete finiti?”

Sichè si era totalmente lasciato catturare dalla pesca.

Guardò il verme, gli sbarrò gli occhi…

Ora ti mangio, ora ti mangio”

Sichè si era trasformato in pesce assassino.

Olà, grande lancio, fa un po’ caldo ora però”

Sichè era esausto.

 

Bene, mentre Floyd inganna il tempo a scrivere poesie a mente per quanto possano durare, Sichè si trasforma in un monologo, ma si dà anche le risposte, quindi è un monologo perché parla solo lui, ma in realtà sono in due….quindi è o non è un monologo?

A volte c’è anche il terzo.

Però è interessante la storia degli omini, gialli, bianchi”

Sichè agrottò la fronte.

E quelli del vino, no, non possono essere gialli, mmm violetti, no, no,forse verdi o rossi”

 

Il sole era ancora caldo.

Secondo me sono verdi, ehi, cazz…” la canna si piegò.

Hei”

Sichè prese la canna e…

Due…

Tre!

SGUISH!!!

Sbagliato, bast…”

Lanciò nuovamente, apoggiò la canna, la incastrò tra il palo e il sacco delle esche e si diresse alla cascina.

Prese la bottiglia dell’acqua e ne bevve a lungo.

Dalla bottiglia è più dissetante!”

Posò l’acqua e tornò al molo.

Recuperò la lenza e lanciò.

Si riposizionò ma un po’ più comodo e si guardò l’orizzonte.

Sichè rimase così ipnotizzato dall’orizzonte per un bel po’.

 

Hei!”

Frances” esclamò Sichè.

Hei!”

Frances saltò giù dall’erre 4.

Grandi, la spesa”

Sichè mollo la canna e corse verso casa.

Alè alè!”

Entrarono quindi tutti in casa a guardare cosa c’era, pomodori, riso, pane, succo di frutta, vasetti….

E questa cos’e?”

Patè de foie gras” disse Floyd.

Sichè lo fisso.

Beh, che c’è” disse Floyd.

Quello delle oche che legano…”

Si quello”

Sichè gettò il vasetto verso il cestino.

Ma che cazz…”

Floyd con un balzo lo parò al volo e posò il vasetto sul tavolo.

Ma vaffanculo” gli disse Floyd.

Curry, buono”

Sichè prese un’altra scatola si fermò guardo Floyd, che lo fissò strabuzzando gli occhi.

Polpa di pinguino, aaaaaaaaaah!!!”

Floyd sbarrò gli occhi.

Sichè rise.

Continuò a pescare nel sacchetto.

Hei vino bordeaux grande l’hai trovata, questa costa cara”

Sichè la posò sul tavolo.

Quanto?” chiese Sichè.

Floyd prese la bottiglia e lesse l’etichetta.

Cinquante francs!”

Siche lo guardò.

E in euro?”

mmm otto euro”

E beh, eppoi?”

Cipolle, cipolle” urlò Frances.

Cipolle!?”

Sichè guardò perplesso Frances e Floyd.

Già, cipolle!”

Floyd lo fissò.

Zuppona di cipolle!” strillò Frances.

E vai” disse Sichè battendo i pugni sul tavolo.

E vai” ripetè Floyd.

Zuppona di cipolle”

Sichè guardò Floyd.

Toccati il naso”

Oh fate qualcosa anche voi o no?”

Frances si immobilizzò a guardarli poi passò il coltello a Sichè

Ma quanto vi ha dato dell’uva?” chiese Sichè sbucciando la prima di una serie infinita di cipolle.

Floyd alzò lo sguardo al soffitto.

Millequattrocento franchi”

E dai!”

Sichè sbuffò.

Frances guardò Floyd.

Duecento euro”

Ah lo sapevo”

Floyd”

Oi!” rispose a Frances.

Prepara il pane da abbrustolire”

Floyd prese la pagnotta dal sacchetto, Sichè invece fisso Frances.

Ma quante ce ne vogliono?” chiese

Vai, vai, ti dico io basta”

Uff, sbuccia, sbuccia e non si vede la fine” brontolò Sichè

Ok, pane affettato”

Bene, mettilo nella padella” disse Frances a Floyd

Sichè posò la cipolla e prese il bordeaux, guardò l’etichetta e lo posò, cercò il cavatappi.

Dove diavolo è il…”

Floyd glielo passò.

La zuppa di cipolle non era male.

Il bordeaux aggiustava tutto, ma la zuppa non era male.

 

La mattina dopo partirono presto, alle nove, nove e un po’, l’erre 4 sembrava impaziente di partire e loro anche.

La strada per Aigues Mortes era deserta, come sempre.

Attraversarono il Piccolo Rodano con un barcone che traghettava i viandanti.

Arrivarono dopo un’oretta.

Lasciata la macchina, fecero il giro a piedi sulle mura della cittadina.

Costruite sotto Filippo il Bello dai genovesi” spiegò loro Frances.

Le mura circondavano tutta la città, aperte da 10 porte di cui alcune sormontate da imponenti torri circolari.

Lento sale l’odore del mare a volte…

Il silenzio ti avvolge…la luce diventa accecante.

Dalle mura si vedeva tutta la costa, le saline all’orizzonte e mille e mille gabbiani.

Arrivarono al termine della cinta muraria ove si erge la torre di Costanza, possente torrione isolato all’angolo nord ovest, collegato alle mura da tre ponti e circondato da un fossato.

Frances volle concludere il tour entrando nella torre.

Le stanze spoglie e le sbarre alle finestre raccontavano del suo passato di prigione.

Scesero poi dalle mura e Frances volle offrire un caffè, si sedettero fuori all’ombra di un gigantesco platano, poi a piedi si avviarono verso casa della zia Amelie.

La zia Amelie non credeva ai suoi occhi.

Francesca, Francesca”

Continuava a ripetere la zia Amelie.

Frances gli aveva fatto la sorpresa e proprio una sorpresa era venuta.

Frances baciò tre, quattro, cinque volte la zia Amelie, anche Floyd e Sichè la salutarono, Sichè la baciò, Floyd no, le diede la mano.

Francesca ma non mi hai avvertita” disse la zia Amelie.

Altrimenti che sorpresa sarebbe stata!”

Noi ora andiamo” disse Sichè.

Siamo sempre là se vuoi venire a trovarci” disse Floyd e la baciò.

Frances annuì e sorrise.

Grazie di tutto” disse.

Anche Sichè bacio Frances e si salutarono.

 

 

 

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Frances Floyd e Sichè

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Floyd fermò l’erre 4 a lato del vialetto, spense il motore, c’era un silenzio irreale che non si ascoltava spesso, lei non se ne ricordava uno così.

Che posto…acqua e canne, irreale ma le piacque subito.

Floyd aprì la porta…

Merde, e apri questa dannata finestra!!!” urlò.

Hei ho trovato un blog in cui c’è la mappa di tutti velox di Francia!”

Frances fece un sobbalzo, Sichè appiccicato al computer non si vedeva quasi perso nella nebbia che c’era in sala.

Dov’è il vino?”chiese Floyd

Sichè, dov’è il vino???”

Ah, il vino, il vino è in cucina” rispose un Sichè ovattato.

E lei chi è?”

Non lo so!” rispose Floyd scivolando in cucina.

Frances”.

Lei gli porse la mano ma Sichè neppure se ne accorse e lei così se la mise in tasca facendo prima schioccare le dita.

Che fai qui?” chiese Sichè a Frances.

Vado ad Aigues Mortes a trovare la zia Amelie”

Ah!” muggì Sichè.

ILDEGRASS, distillazione del tempo, ma che è ? ” chiese Frances.

E’ un blog, ce ne sono tantissimi”

Un blog ?”

Sono come dei siti in cui scrivi quello che vuoi “

Frances lo guardò!!!

Ma tutto tutto?”

Beh, quasi tutto” rispose Sichè.

Avete un plaid?” chiese Frances.

Si, si, sono sopra, te lo prendo” Sichè saltello di sopra.

Sichè!!!” disse Floyd fissando il caminetto

Che cosa…” esclamò Floyd

Che cosa, cosa ?” disse Frances.

Sichè non è mai riuscito ad accendere il caminetto!”

Floyd era incantato dal fuoco.

Beh stavolta si, ma sembra di essere a Le Havre” osservò Frances, scoppiarono a ridere.

Non ho mai provato freddo e poi caldo e poi freddo e ancora caldo!”

Non sei mai fuggita”

Beh non so se sono proprio fuggita, vado dalla zia Amelie!”

Ah ah, intendevo dal bar”

Frances fece una buffa smorfia

No, no, così no” rise.

Pierre diceva sempre….”

Da cosa fuggi?” la interruppe Floyd

Pierre diceva sempre che la vita è come un grande albero, e ogni tanto incontri un ramo…”

Floyd la guardava, piano piano stava aprendo la bocca, tirando fuori la lingua come se stesse morendo.

Scemo” strillò Frances

See e poi se prendi quello sbagliato sei fregato…è da questo quindi che fuggi?”.

Floyd si ricompose.

No!” urlo quasi Frances

Tu devi prendere il ramo che incontri percorrerlo, perderti anche e continuare, il casino a volte è riuscire a tornare al tronco maestro per proseguire la scalata!” aggiunse.

Me lo ha detto talmente tante volte che mi ha convinta, ed ora eccomi qua sul mio ramo che porta alla Camargue”

Divertente” disse Floyd

Il teorema dell’albero, mmmh, non sempre è divertente ma per ora si!”

Ecco il plaid!”

Sichè sempre saltellando posò la coperta sulle spalle di Frances.

Mercì” disse lei.

Sichè tornò al computer, Floyd versava il vino.

Le fughe non esistono” continuò Frances.

Da qualche parte devi pur andare” disse Floyd

Già, peccato che lui fosse sempre aggrappato al tronco”.

 

Bello qui”disse Frances

Vero?”

Aggiunse Floyd entusiasta.

Sono due mesi che l’abbiamo presa”

Poi rivolto al computer disse.

Abbiamo vinto l’affitto oggi”

Vinto l’affitto?”

Chiese Frances.

Sichè lo guardò ma non molto convinto.

Floyd annuì a Frances

Deux-cents”

Aggiunse Floyd, Sichè lo guardò nuovamente, sempre meno convinto, si voltò quindi verso il computer e iniziò a leggere a voce alta.

 

Nella chiesa, in alcuni giorni dell’anno, si possono osservare alcuni insoliti fenomeni.

Il 13 gennaio, giorno del battesimo del cristo, i primi raggi del sole colpiscono i piedi del cristo e poi si spostano su verso la statua.

Il 17 gennaio, festa di S.Antonio, un raggio di sole batte sulla sua statua e il 4 di aprile e per tutta la settimana, il sole attraversa la vetrata, dove è rappresentata la ressurrezione di Lazzaro, proietta l’immagine del Cristo sulla parete di fronte.

In inverno a mezzogiorno, il sole attraversando la vetrata posta a sud, proietta l’immagine di un melo, con tre mele blu.

Gli enigmi sono ancora tanti, c’è la scitta PAR CE SIGNE TU LE VAINCRAS che si trova sopra l’acquasantiera.

Qualcuno ha tratto delle conclusioni:

le lettere sono 22.

22 sono i denti del teschio posto sulla porta del cimitero, come 22 sono i gradini della torre Magdala

22 è la somma delle due rampe di scale di 11 gradini che porta alla terrazza.

Nella scritta originale Berengere Sauniere ha aggiunto le lettere L ed E, che sono poste come tredicesima e quattordicesima lettera, il 1314 è l’anno in cui fu giustiziato Jacques de Molay, la L nell’alfabeto è la dodicesima lettera mentre la E è la quinta quindi, 12+5=17 il numero ricorrente nel mistero di Rennes le chateau”.

Sichè fissò Frances e Floyd e si versò il vino.

Non c’è il ventidue, nella foto non c’è il ventidue, il teschio ha solo nove denti, non ventidue, hanno manipolato la foto, perché!!!” strillò Sichè.

Frances incantata dal computer, Floyd dal fuoco….

Questo è un blog ??” chiese Frances

Sichè la guardo contrariato.

Mmmh….”

Floyd guardò Sichè, poi guardò Frances quindi bevve il vino e continuò a fissare il fuoco.

No!” rispose Sichè e la guardò.

Questo è un sito, un sito fatto serio, ci sono anche un sacco di foto”

Sichè selezionò una foto.

La torre magdala” lesse il titolo.

Floyd mise la musica.

Strana sta storia” disse Frances.

Floyd scriveva, faceva i conti dell’uva.

Frances lo guardò.

Dunque” disse.

Se i filari sono quattro, lunghi trenta metri, ogni vite è piantata a un metro dall’altra…”

Floyd chiese a Sichè.

Un metro vero?”

Floyd guardò Sichè.

Un metro” si rispose.

Rennes le chateau, è sui pirenei, è vicino”

Floyd non era d’accordo.

OH, trecento chilometri è vicino” strillò sichè.

Si dai, così mi potete accompagnare ad Aigues Mortes”

Floyd guardò Sichè che ora cercava una mappa di Rennes le chateau.

Sichè tornò a ildegrass il blog di prima e da qui saltò in Spagna, a un sito di Cadaques, un piccolo paesino sul mare.

Beh ti possiamo accompagnare lo stesso, ma riusciremo a portare il vino a Martino?” chiese Sichè.

Prima che faccia una brutta fine!” aggiunse Floyd.

Martino dove sta?”chiese Frances.

Sulla riviera italiana, poco dopo Ventimiglia” le rispose Sichè.

Caspita!”

Frances spalancò gli occhi.

Comunque ti accompagnamo”

Floyd versò il vino per tutti.

Quindi” riprese.

A un metro una dall’altra fa…”

Centoventi!!!”

Disse Frances.

Esatto”

Osservò Floyd.

Ogni vite fa tre o quattro grappoli, facciamo quindi due chili d’uva a vite…”

Così poco”

Intervenne Sichè.

Non è poco, ho anche abbondato!”

Floyd guardò Frances.

Non saprei” disse lei.

Un euro al chilo, fa duecento euro, ce la paga quindi un euro al chilo”

Un euro al chilo ?”

Sichè si alzò e si versò il vino.

Cazzo non fai mai buoni affari senza di me”

Commentò Sichè senza distogliere gli occhi dal video.

Cazzo fa duecento euro a me sembra un buon affare.

Ci paghiamo l’affitto!” disse Floyd guardandolo un po’ male.

Frances si alzò.

Tanto guardo che vino fa, il prezzo delle altre uve”

Ma scusa non le hai guardate oggi ste cose”

Si ma domani con più calma, poi devo capire che tipo di uva è, i vari tipi di vite che ci sono, ooh sempre il solito, segui l’onda dai!”

Va beh seguo l’onda, ma almeno prendi una bottiglia di bordeaux”

Se c’è si, domani vendemmiamo, poi andiamo a vendere l’uva gita ad Aigues Mortes, e poi zia Amelie”

Vendemmiamo si, domattina dopo la pesca”

Bien, si alle undici, da morire!”

Sbottò Sichè.

Poi andiamo a venderla e poi Aigues Mortes”

Ok io ci stò” disse Frances.

 

Frances si alzò e si avvicinò alla finestra.

Scostò le tende e cercò l’uscita.

In silenzio si avviò verso la porta e uscì.

Fuori era bello, tutto un accavallarsi di ombre, si sentiva il mare ma non lo si vedeva, si addentrò in quella jungla di canne, e si incamminò verso il rumore.

Il mare è sempre bello anche di notte è più minaccioso ma bello.

Il fresco l’avvolse lentamente, il mare all’orizzonte si increspava sbruffone, appare all’ improvviso e ti ci ritrovi dentro.

In silenzio passeggiò un po’.

Le luci erano lontane, le sembrava come di essere in mare aperto lontano da tutto.

Sfiorando con le mani le canne assaporava il suono del vento, sembrava tutto più vero sfiorandole.

Lentamente tornò verso casa, piombò sulla veranda a piè pari e poi in casa, Sichè aveva lasciato il computer a se stesso e si era dedicato al vino.

Non c’è il ventidue!”

Come?!!”

No non c’è non serve”

Come non serve, ma che dici” chiese Sichè.

Non serve il ventidue in questo stupido gioco, tutte false cose inventate, è uno stupido gioco confondere gratuitamente le idee alla gente”

Frances strillò, si era agitata.

Siche si era alzato e caracollando uscì in veranda e si appoggiò allo steccato.

Anche Frances uscì gli si avvicinò e continuò.

E’ difficile essere sempre presenti, ma fantasticare troppo oltre che più difficile secondo me è anche da evitare, non so dire, ci sono cose che sono così e basta o no ?”

No, secondo me la cosa veramente difficile è vedere oltre, focalizzare il centro del lontano orizzonte che abbiamo di fronte, ci sono tante cose che ci fanno perdere tempo, ma tutto inutile?

Si forse per te Frances si, ma non sempre è così, a volte per me no.

Distillare il tempo è perdere tempo?

Perdere tempo è come distillare il tempo, no?”

Frances assaporava il silenzio dell’alba.

Cos’è per te la libertà Sichè?”

Frances di scatto si voltò verso Sichè.

Sichè rimase pietrificato, queste razzaccia di domande lo aveva sempre inebetito….semplicemente era una domanda troppo difficile, la guardò.

La libertà è individualismo, anche un po’ egoismo” disse Sichè.

Ma ha un lato oscuro, l’ultimo orizzonte di riferimento, è narcisismo”

Nessuno sa veramente cosa sia la libertà “ disse Frances

Lato oscuro !? Qual è il suo lato oscuro?” gli chiese.

Posso leggerti una cosa Sichè!”

Lui annuì.

Frances rovistò in tasca e tirò fuori un foglietto spiegazzato, lo aprì.

Marina ventosa, silenziosa e umida, scintillante mia primavera,

la libertà e forte in te come in me si libera…

come poter sentir cadere una foglia in inverno!

Possa il vento romper ogni barriera

già sento il vento.

Leggiadra libera dura e bella

Di te ogni cosa o più nulla di me.

Sei come un vento caldo che mi sfiora, circonda, soffoca come un colore intenso di una foglia in autunno posata sulla mia mano da te”.

Frances guardò l’orizzonte.

Me la sono trovata in tasca stamattina, ieri non l’avevo”

Frances fissò Sichè che si voltò verso lei.

Tu ne sai qualcosa?” chiese Frances

Sichè rise.

No, nulla,ma è il lato oscuro che ti sfugge, la gente in genere da importanza alle cose che in realtà non ne hanno.”

Frances fece una smorfia.

Facciamo un esempio, le cose buone secondo te come sono?”

Sono dolci!” strillò.

Sichè la guardò, poi guardò il canneto e la guardò di nuovo.

Ok! ok!” disse.

Le cose buone sono dolci, ok, ma non è una verità assoluta, non tutte le cose dolci sono buone, il caffè zuccherato ad esempio fa schifo, le persone troppo dolci a volte sono insopportabili, gli odori dolci fanno schifo”

Si, d’accord, ma mi sfugge il lato oscuro”.

Chiese Frances.

Eh già, il lato oscuro di solito non si vede subito, bisogna un po’ cercare ma di solito è sempre più bello”

Sichè si azzittì.

Frances lo guardò, ma fece finta di nulla.

La felicità, secondo la maggior parte della gente è l’orizzonte da inseguire, ma la tristezza e la malinconia a volte sono più belle!”

Sichè la fissò.

Frances sostenne lo sguardo per alcuni secondi.

Quanto è complicato questo!” pensò.

Poi guardò dentro casa, Floyd era sul divano svenuto e sognante.

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Frances e Floyd

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Binario 11, ore 19:14”.

Frances lesse l’orario del treno per Arles, acquistò un paio di piccoli libri tra gli economici nell’edicola della stazione e si incamminò verso l’undici.

Era quasi buio, non si sarebbe incantata e persa nella luce della meravigliosa campagna di Francia, quindi avrebbe letto.

Scelse l’unico scompartimento trovato vuoto, che lo rimase per poco.

Entrò un vecchio signore che si sedette lontano, frugò poi dentro alla sua borsa, piena zeppa di carte e ne tirò fuori una, poi un’altra, una terza, Frances si voltò a guardare fuori, una mamma sgridava la sua piccola che piangendo scaraventava in terra quello che aveva in un sacchetto giallo.

Un gatto guardava un clochard, che ubriaco cercava di accarezzare, ma era due o tre metri lontano dal gatto, Frances sorrise.

Si voltò nuovamente verso il signore che si era messo con la matita a spennellare i fogli, Frances lo guardò, un notaio, un ragioniere o un professore….boh!

 

La bambina con la mamma non c’era più.

Mi scusi signorina!” Frances si voltò

La infastidisco se fumo?”

No, non mi innervosisce, prego” rispose

Oh mi scusi, no, non mi infastidisce prego, prego”

Frances guardò di nuovo fuori.

La bambina stava porgendo un sacchetto al clochard che ne tirò fuori un panino, sorrise, anche la bambina sorrise, la mamma prese la piccola in braccio, salutò il clochard, che salutò la bambina, e si allontanarono.

Naturalmente il gatto si avvicinò…

A che ora arriverà il treno a Nimes?” chiese Frances al signore mentre lo osservava.

Alle dieci, credo”.

Alzò quasi solo un occhio dai fogli ma le sorrise.

Il treno partì lentamente.

Frances prese uno dei libri che aveva preso in stazione.

Il demone e la dea” era il titolo e iniziò a leggere.

Erano quasi le otto quando guardò fuori.

La citta di Parigi non finisce mai.

Ma improvvisamente, finalmente, cominciò la campagna.

L’ ultima luce, poi tutto scompare ed appaiono altri quadri illuminati dalle luci delle città in lontananza.

Il professore, Frances così l’aveva soprannominato, chiuse il finestrino.

Frances chiuse il libro e si incantò verso il buio.

 

Frances corre sulla spiaggia, fa freddo ma a lei piace sentire il freddo.

Ridendo si ferma e raccoglie conchiglie che una volta a casa dipingerà con draghi e tramonti come un pittore sulle tele.

Tra le conchiglie la sabbia si muove da cui sbuca un Paguro, la guarda…

Mi stai sorridendo?” chiede al Paguro

L’animaletto fa dietro front e si inabissa.

Frances rimane immobile.

Ora il Paguro la stà chiamando ma lei non lo vede.

Smuove la sabbia ma nulla.

Ora guarda un po’ più in là.

Un mucchio di conchiglie rotte…

 

Si svegliò ad Arles, accidenti si era svegliata troppo avanti, sarebbe dovuta scendere a Nimes, il vecchio signore non c’era più, pensò fosse sceso prima di Nimes.

Scese dal treno e si guardò intorno a panoramica.

La stazione di Arles era deserta a quell’ora.

Frances non si fece prendere dal panico e si avvicinò al bar.

Era chiuso, c’erano ponteggi dappertutto

Boh” pensò.

 

E’ come essere tra mille batuffoli di cotone è come essere con te.

Come appoggiarti una mano sulla pelle.

Vento, amo il vento, amo te.”

Floyd seduto assorto su di un muretto componeva mentalmente poesie, lo faceva spesso.

Scusa” urlò Frances.

Dov’è l’uscita, qua non si capisce nulla cos’è…esplosa una bomba?

No” rispose Floyd.

Qua ci sono sempre i lavori in corso, è una mania dei francesi, il bello della Camargue è che non ci sono strade e quindi non ci sono i lavori, li fanno solo nelle stazioni.

Praticamente eliminando le strade si eliminano anche i lavori….”

Frances rise.

Dov’è l’uscita messere?”

Là, verso la luce”

Grazie!”.

Uscì dalla stazione, vide un bar aperto e vi si avvicinò.

Dopo pochi passi si rese conto che era un baretto tipo quelli che si trovano nei porti, da una certa ora in poi.

Entrò e abbaiò!

Una caffè!” forse per darsi un tono.

Ebbene ottenne l’esatto effetto contrario, tutto il bar si voltò verso di lei.

No, Frances non tremare non adesso” pensò.

Charlotte!”

Un ragazzo con gli occhiali chiamò la barista e gesticolando, ammiccando ed ammeniccoli vari, sgranava gli occhi su Frances.

E non rompete ubriaconi” sbraitò Charlotte e poso il caffè sul banco.

Frances guardò dentro al bicchiere dall’alto,

Pfff non ci navigava nulla” si passò una mano sulla fronte.

un euro e 50 s’il vous plait !”

Frances era atterrita, sentiva tutti i rumori, ma proprio tutti.

I bicchieri mezzi pieni di quei bavosi portuali ringhiavano sui panni di vetro.

Frances diede a Charlotte che aveva uno sguardo assente di chi sta a pezzi, dieci euro, anzi gliene diede venti perché non aveva spiccioli.

La donna iniziò a frugare nel cassetto.

Un tizio si alzò dalla sedia e barcollando venne verso di lei, la situazione si stava complicando.

Charlotte arraffò il bottino e lo mise nel cassetto.

Merci beaucoup”

Frances era paralizzata.

Si povera Frances la capiamo voleva solo parlare con qualcuno, qualcuno che la ascoltasse, la sapesse ascoltare, qualcuno conosciuto.

 

Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti.

Era un tempo sufficiente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza sufficiente perché le cose cambiassero colore, con il rischio di trasformarsi, materializzarsi in uno degli otto peccati capitali, la noia!

Bene, quindi un paio di mezz’ore abbondanti passate appollaiato su di un muretto della stazione di Arles erano più che sufficienti.

Sichè era rimasto a casa.

Avevano, da due mesi, preso in affitto un cascinale nel bel mezzo de le marecage della Camargue, un posto magico un po’ umido ma comunque bello, silenzioso.

Sichè non aveva voglia di muoversi, mentre Floyd avrebbe fatto un bel giro e uscì da solo.

Dietro la cascina c’erano quattro lunghi filari di vite.

Ehi, quanta!” aveva esclamato Floyd

Ehi, qua ci esce una bella merenda” avrebbe esclamato Martino.

Bien!” disse solo Sichè

La vendiamo, la raccogliamo e la vendiamo”

concluse Floyd.

Quindi Floyd aveva nel pomeriggio preso l’erre 4 e si era incamminato verso Arles, cercando un’azienda, qualcuno che gli comprasse l’uva.

L’aveva trovato dopo Arles sulla strada per Tarascon, quella che corre lungo il rodano.

MESSIANE’ VIN A VENDRE”

Il cartello giallo non se lo era lasciato sfuggire.

Prese su per una piccola strada sterrata, arrivò in un grande piazzale circondato da vigneti.

 

E quanta ne hai?” chiese monsieur Messianè

Petit” disse Floyd

Quattro filari lunghi trenta metri”

Monsieur Messianè lo squadrò con l’occhio sinistro un po’ più chiuso dell’altro da un grossa borsa sotto di esso.

Deux-cents!”

Duecento euro?”

Oui, deux-cents”

Alè!”.

Esclamò Floyd appena risalì in macchina.

Ed ora un brindisi”.

Si fermò poco prima di entrare ad Arles, in un baretto proprio accanto al rodano.

Naturalmente vino rosso.

Vin rouge, s’il vous plait”

Comandò all’oste e si perse nel magico tramonto sul fiume.

Risalì in macchina che era già buio, dopo qualche minuto sull’erre 4 a volteggiare per le calde strade, con una lunga planata atterrò davanti alla stazione, poi verso un muretto, si guardo soddisfatto un po’ intorno, poi si sedette.

 

Carina!”.

Aveva esclamato mentre Frances si allontanava verso l’uscita.

Dopo aver preso in esame la bomba atomica, la religione e la fine del mondo, decise di mangiare qualcosa, piuttosto che continuare a camminare sul ghiaccio sottile.

Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente…sempre.

Non so se capite ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd.

Hot dog e biere, s’il vous plait!”

Birra come, piccola o media!“ disse Charlotte sbrigativa

Mmmmh, media!”

Floyd picchiò un pugno sul bancone.

Charlotte lo guardo un po’ storto e fece una buffa smorfia.

 

Quando vide atterrare una birra davanti a se ne bevve un sorso, lentamente la posò, poi istantaneamente la riprese e ne bevve un altro po’, vide l’ultima esplosione delle stelle e come per scacciare ogni pensiero triste che all’orizzonte vedeva avvicinarsi, si voltò di scatto.

Fu allora che la vide, era lei era nuovamente lei, la guardò e si accorse che era in cerca d’aiuto.

Anche Frances lo vide e rimase immobile con gli occhi dentro ai suoi.

La situazione si era ormai complicata.

Il tizio ubriaco accellerava il passo verso di lei, così le sembrava.

Floyd si alzò di scatto, afferrò Frances e corsero fuori.

Si guardarono e cominciarono a correre.

Erano ormai lontani quando Charlotte uscì dal bar urlando che non avevano pagato.

Ma io ho pagato è lei che non mi ha dato il resto!” urlò Frances.

Floyd si fermò di colpo, si voltò, vide Charlotte che inciampava nel marciapiede imprecando.

Sono io a non aver pagato!” le disse.

Prendendola sotto al braccio la tirò via gridando.

Correre, correre, correre…”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Frances

6 Gennaio 2018 Commenti chiusi

Parigi, è il tramonto.

Pierre ammira il panorama sulla citta, guarda l’orologio, domenica, ma la data…..

Il cinque…”

E’ sbagliata, pensò.

Frances quanti ne abbiamo?”

Pierre guardò fuori, poi si voltò verso la cucina.

Ma dove sei!” alla TV c’è la reclame.

Frances dove sei, quanti ne abbiamo oggi? ”…nulla si mosse.

Pierre allora fece per alzarsi quando Frances piombò in sala.

Oggi è il due, domenica due ottobre e io sono stufa.

Basta, basta, sono esasperata, mi sono stancata, non ho più voglia di marketing, abbonamenti vari di Parigi, cene di lavoro che non finiscono mai, della vicina con la fobia dei gatti piscianti ovunque, delle code, delle banche, della tua banca e anche di te, si di te !”

Pierre fissò Frances.

Amour qu’est-ce que!!”

J’ai dit que la vie est una merde, almeno questa!”

Dai, mon amour, stai tranquilla, siediti, sei stanca”

Pierre la guardò, Frances non si mosse di un millimetro.

Ahhh tutte le sere, ogni sera, che due palle, ma che hai, mi hai rotto”

Frances lo inquadrò sì sì, inquadrò, come il capitano, il veliero nemico e fece fuoco.

AHHH” urlando si scagliò verso di lui, Pierre riuscì a scansarsi precipitando sul divano.

Merde merde !!!” Frances si catapultò in camera.

Frances che diavolo fai?” urlò Pierre.

Frances che diavolo stai facendo?”.

Tornò in cucina rossa in volto come un drago che sputa fuoco.

Ma Frances” piagnucolò Pierre mentre affondava nel divano.

Me ne vado, vado ad Aigues Mortes, dalla zia Amelie”.

Urlando aprì la porta, si voltò verso Pierre ormai colato a picco…

Addio!”

SBLAM !

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I clienti dell’Oca Giuliva!!!

29 Dicembre 2017 Commenti chiusi

L’indomani mattina Zizzania si alzò molto presto e in silenzio non svegliò Belladonna e Mandragola, si avviò verso la credenza dai vetri colorati e l’aprì.

Prese il barattolo di vetro e l’aprì, prese un po’ della sua verde erba secca e si girò una delle sue sigarette.

Quando uscì si fermo a guardare il giardino e i pochi rimasti dormivano ancora tutti, tranne Fiorino che lo guardava in silenzio.

Vado a cercarli, ma tu non dire ancora nulla a nessuno quando si sveglieranno, va bene?”

Fiorino annuì in silenzio e si salutarono.

Cocccoccocococococo….PATATE, PATATE!!!”

L’Oca Giuliva lanciò una delle sue laceranti urla e Ramir si spaventò che la padella col suo risotto che stava preparando cadde sul a terra e il risotto finì dappertutto.

Ecco, ecco…!”, strillava l’Oca Giuliva.

Ramir non la guardò neppure e saltellò fino al forno, lo aprì e tirò fuori le patate.

Che succede?”, Rosso Pavone si affacciò al pass della cucina col suo solito bicchiere colmo in mano.

L’Oca Giuliva lo guardò, poi guardò Ramir ma nessuno disse nulla.

Apparvero al pass anche Carolina, la mucca bianca e nera originaria della repubblica delle Cecce, un luogo lontano e sconosciuto e Sciaquina, una piccola salamandra con gli occhiali spessi e il culo grosso, scappata una notte dal marito mentre dormiva, loro erano le cameriere dell’osteria.

Via, via!”, disse Rosso Pavone e tutti si volatilizzarono.

L’osteria dell’Oca Giuliva era lì da sempre e nessuno sapeva precisamente quanti anni avessero Rosso Pavone e l’Oca Giuliva, i padroni.

Ramir era lì da pochi giorni, aveva sostituito Antoine lo scoiattolo che improvvisamente se ne era andato da un giorno all’altro come tanti in passato.

La clientela dell’osteria dell’Oca Giuliva era molto variopinta, ma comunque si alternavano sempre gli stessi.

L’Osteria dell’Oca Giuliva era l’unica della valle.

I tavoli erano cinque e come vi ho detto i clienti erano pressochè sempre i soliti, così che ognuno avesse praticamente il suo solito tavolo da occupare come in una mensa aziendale.

Il tavolo in fondo a sinistra vicino all’unica finestra era quello di Bovio, un anziano orso spelacchiato e di sua moglie, una piccola donnola occhialuta dal naso lungo di cui non ho mai saputo il nome e che non parlava mai.

Infatti sembrava che parlasse sempre solo lui, forse lei non lo ascoltava neppure più, ma lui imperterrito continuava, si stava allenando per quando sarebbe rimasto da solo, boh, non lo so.

Comunque la cosa buffa, oltre al fatto che i clienti fossero sempre i soliti è che ognuno di loro prendeva sempre le stesse cose.

Bovio, per esempio era appassionato di marmellate e miele, beh che dire, naturalmente, daltronde era un orso, soprattutto aveva un debole per la marmellata di more, forse gli ricordava la sua infanzia, lei invecesi rosicchiava voracemente una lunga salsiccia, tutte le volte, tutte le volte era la stessa storia.

Ma anche gli altri non erano da meno.

Il tavolo in fondo sulla destra era quello di Gui il gatto e Jojo la volpe con le rispettive mogli, Siscstriscia la vipera e Ana l’istrice.

Siscstriscia non parlava mai, ma a volte iniziava a fissarti con quegli occhietti maligni che era meglio fare due passi indietro, che non si sa mai.

Come ogni contraltare che si rispetti invece Ana non stava zitta un attimo, più beveva e più parlava che anche Siscstriscia credo che a un certo punto non la sopportasse più che le avrebbe volentieri sparato, pardon volevo dire morso.

Naturalmente loro mangiavano solo carne di animali morti di dolore.

Il tavolo al centro della sala era quello del….

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L’osteria dell’oca giuliva

21 Dicembre 2017 Commenti chiusi

La prima volta che vidi nuovamente Zizzania dopo tanto tempo era mercoledì.

Se ne stava appollaiato sullo steccato fumando una di quelle sue sigarette strane, in silenzio mi fissava.

La giornata era molto calda, una di quelle afose giornate di fine settembre che precedono il raccolto nell’orto, l’orto dell’osteria dell’Oca Giuliva.

Per primi sarebbe toccato alle zucchine, poi le insalatine, le carote, le patate erano già state catturate ed infine a noi pomodori, si proprio così, catturate, perchè l’orto dell’Oca Giuliva era una prigione, la nostra prigione.

Più avanti sarebbe toccato a i miei amici del freddo, finocchi, cavoli, sedani e piano piano tutti gli altri.

Toccava a tutti prima o poi.

L’Oca Giuliva arrivava improvvisamente annunciata dalle urla con cui rimproverava continuamente Rosso Pavone e Ramir il ramarro il suo schiavetto.

Noi tutti la odiavamo.

Chi riusciva a scampare al rastrellamento di quella malvagia secondo l’andamento naturale del tempo e della propria vita si sarebbe lentamente addormentato per risvegliarsi la stagione successiva come accadeva ogni anno, quando noi abitavamo oltre la collina di là dal fiume, liberi nei campi curati da Mandragola.

Noi volevamo molto bene a Mandragola che ci curava un po’ uno, un po’ l’altro per tutta la stagione lasciando tutti noi fiorire e maturare rallegrando la sua vista con i nostri colori e noi eravamo tutti contenti e secondo il tempo ognuno di noi lentamente invecchiava per rinascere l’anno successivo.

Era sempre stato così da non so quanto tempo, ma un brutto giorno accadde una cosa tremenda.

Mentre Mandragola era assente per essere andato a curare gli ulivi sulla costa della collina di fronte, sentimmo un tremendo urlo e tutti ci girammo.

Fior di zucchino era stato brutalmente strappato alle sue radici e iniziò a piangere disperato e urlare aiuto.

Quei maledetti ci avevano attaccato improvvisamente nel nostro giardino mentre Mandragola non c’era.

L’Oca Giuliva, Ramir il ramarro e Rosso Pavone selvaggiamente depredarono tutto l’orto e ci rapirono tutti.

Ci portarono all’osteria dell’Oca Giuliva e ci rinchiusero nel loro orto.

Ogni giorno il sacrificio di qualcuno di noi era sicuro.

Miracolosamente io finora ero riuscito a salvarmi ma pochi di noi riuscivano a nascondersi per poi rinascere l’anno seguente.

Mandragola Mandragola vieni qui hanno rapito i nostri amici!!!”

Mandragola in lontananza dall’altra collina guardò verso casa e vide Belladonna la sua amica che lo aiutava che gesticolava furiosamente.

Mandragola si precipitò giù dalla collina verso casa correndo e arrivato nel giardino trovo Belladonna inginocchiata che piangeva disperata.

Hanno rapito i nostri amici perchè, chi èstato, perchè…”

Mandragola si inchinò di fronte a lei e l’abbracciò in silenzio.

Cazzo, cos’è successo..???

Improvvisamente apparve Zizzania di ritorno dal vigneto.

Guardò il giardino devastato e i superstiti che piangevano disperati.

Quei maledetti hanno rapito tutti”, piagnucolava Fiorino di zucchino.

Ma chi è stato Fiorino?”, chiese Zizzania.

Non lo so, non li ho mai visti erano in tre, un’oca grassa, un ramarro pieno di tatuaggi e un pavone che barcollava e continuava a ridere”

Li troveremo!”, disse Zizzania agli altri che lo guardavano terrorizzati.

Ottobre 2012

23 Gennaio 2016 Commenti chiusi

Ora che finalmente sono seduto sopra la rocca e un arcobaleno bellissimo corre sopra di me, da una curva all’altra che vedo del fiume, dalla rocca del lago “Tana” al guado delle “Caminate”, mi tornano in mente tante cose passate alcune belle altre meno.

Erano tanti anni che non tornavo al paese e credo che a questo punto mi fermerò qui per un bel po’.

Ora che sono vecchio fatico molto a viaggiare e per un po’ non tornerò in Spagna.

Alcuni giorni dopo la tragedia della diga, di Bombay e della Gigia, con la mamma partimmo per Cadice.

“E’ meglio così” disse solo.

Andammo ospiti da sua sorella, che viveva là da molti anni.

“Solo per qualche tempo” disse.

Ma poi venne il periodo della scuola e la mamma pensò di mandarmi in una scuola di là, vicino al Parco dei Genovesi di Cadice.

Il babbo ci raggiunse l’anno seguente e così non tornai pìù al paese per molti anni.

Solo quando raggiunsi il diciottesimo anno d’età, senza il babbo, che non c’era più da qualche tempo, insieme alla mamma e anche alla zia, un estate ci imbarcammo a Cadice su un battello diretto a Barcellona, da lì poi ne prendemmo un’altro e sbarcammo poi a Genova.

Genova vista arrivando dal mare è meravigliosa.

Anche quest’anno ho preso un battello da Cadice per Genova perchè l’aereo non mi piace, preferisco viaggiare più lentamente e dal mare Genova fa sempre la sua figura.

Dal terminal traghetti raggiunta facilmente la stazione di Principe, mi sono seduto sulla panchina ad aspettare il primo treno diretto ad Acqui Terme.

Arrivato in stazione e sceso dal treno, ho subito guardato verso la rocca del “Signorino” e il paese è ancora tutto là, arroccato su quell’altura.

Ho passeggiato lentamente verso la stazione che è chiusa con porte e finestre sbarrate, ora è tutto automatizzato, infatti la timbratrice per i biglietti non da segno di vita, la bacheca con gli orari ha il vetro in frantumi e si riescono a leggere chiaramente solo gli orari del mattino presto, forse è quella la fascia oraria consigliata.

Un brontolio esce dall’altoparlante annunciando qualcosa, parlerà da molto lontano penso, perche si sente poco e non si capisce nulla, forse addirittura da un paese straniero.

Uscendo dalla stazione guardo il muro coperto da graffiti e scritte.

Ce n’è una che dice:

“Sono scesa per sbaglio a Molare e devo dire che è proprio un posto di merda.”

Beh, come darle torto, il primo spettacolo che propone non è certo esaltante e il paese non si vede quasi se non sai da che parte guardare, sembra di scendere in una di quelle stazioni nel deserto dell’Arizona che si vedono nei film.

Ma anche nel deserto nascono i fiori, infatti poco più in basso ce n’è un’altra che ho letto più volte sorridendo, che dice, “Ciao Molare, ti abbiamo voluto bene!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

 

 

 

“IL DEMONE…”

20 Ottobre 2015 Commenti chiusi

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto e finalmente vedo fuori e tutto mi è improvvisamente chiaro…

Dopo aver dato una lezione ad Arci e alla loro capanna ce ne tornammo tutti a casa.

Il giorno seguente continuò a piovere forte, Io rimasi così a casa, in tarda mattinata sentii Bombay chiamarmi dalla strada, mi affacciai alla finestra.

“Oggi che fai?”.

“Nulla, stò a casa ad aiutar il babbo a lavar le bottiglie per il vino, tanto diluvia, ci si vede domattina alla capanna.”

“Daccordo, a domani, penso io ad avvertire gli altri.”

Ci salutammo e rientrai in casa.

Il babbo mi chiamava dalla cantina e così passai in cucina a prender la cassa di bottiglie e scesi.

Bombay fece il giro del paese e passò sotto casa ad avvertire tutti gli altri per l’indomani.

Il giorno seguente la pioggia aveva dato una leggera tregua, arrivai per ultimo alla capanna entrai nel bosco della dea ma non andai subito alla capanna, mi avventurai invece nel suo profondo alla ricerca del trono.

Dopo alcuni minuti come sempre lo vidi, mi ci avvicinai e mi sedetti.

 

“Ora guarda.”

 

Disse l’Abate sedendosi accanto a me.

 

“I cavalieri stanno arrivando e come puoi vedere sul carro non c’è più l’olmo, significa che l’hanno interrato qua in giro, e ora si avvicineranno al porto laggiù per imbarcarsi, vedi?”

 

Guardai dove indicava l’Abate, vidi il porto della città di Savona con la torretta e la croce disegnata, il porto era pieno di navi con la grande bandiera bianca e la croce rossa dei Cavalieri, tutt’intorno il mare immenso, una distesa immensa d’acqua che non avevo mai visto prima e rimasi a bocca aperta, mi voltai ma l’Abate non c’era più.

 

Mi destai dal sogno e mi alzai.

Avvicinandomi alla capanna sentii le voci degli altri ma non scesi subito, salii invece la rocca del “Cascinotto” e arrivato proprio sopra la capanna mi sedetti.

La leggera pioggerellina che scendeva in quella calda mattinata mi rinfrescava e piaceva, così rimasi sulla rocca tranquillamente e il mio sguardo corse lungo il corso del fiume fino alla curva che fa dal guado delle “Caminate” e si nasconde su per la valle.

Mentre osservavo mi colpì in pieno volto un forte e freddo vento che mi spaventò e dopo alcuni secondi all’orizzonte vidi comparire dalla curva il fiume come impazzito in piena e con onde altissime.

“Ragazzi correte su, presto, arriva la piena, il fiume è in piena e vi travolgerà, correte sopra la rocca”.

Bombay e Rentolo guardarono verso le “Caminate”, afferrarono la Gigia sotto le braccia e presero a correre verso la sommità della rocca.

Fecero appena in tempo a raggiungermi quando il Fiume impazzito arrivò sotto la rocca allagando parte del bosco della Dea e travolgendo la capanna.

“Al paese, dobbiamo avvisare tutti!” disse Bombay.

Non si poteva attraversare il bosco allagato e così scalammo la rocca che era pericolosamente scivolosa e arrivati in cima sbucammo dagli orti e iniziammo a correre velocissimi verso i due pozzi e il paese.

Arrivati dal borgo “San Giorgio” lo spettacolo fu impressionante, il ponte della strada era crollato in parte e di quello della ferrovia  non c’era più traccia.

“Dobbiamo fermare il treno!” disse Bombay.

Bombay ebbe una lucidità immediata sulla tragedia che sarebbe avvenuta se il treno per Genova arrivando non avesse più trovato il ponte gettandosi nelle fauci del fiume indemoniato.

Il sentiero del “Signorino” non si vedeva più, sommerso dall’acqua che arrivava a metà costa della rocca.

Così corremmo verso il castello per scendere alla ferrovia dalla “Fucina.”

In piazza sotto i portici del comune c’erano Arci e gli altri, Rentolo corse verso di loro urlando.

“Ragazzi tutti alla ferrovia, dobbiamo fermare il treno.”

Così Arci e gli altri senza pensarci un attimo ci corsero dietro giù per la “Fucina”.

Correndo a perdifiato giù per la discesa Rentolo e La Gigia inciamparono e caddero, Bombay e Riccardo ci stavano seminando mentre Io, Arci e Filippo stremati rallentammo la corsa.

“FIIIII!!!”

Il fischio del treno ci gelò il sangue nelle vene, Bombay e Riccardo saltarono sui binari, Riccardo inciampò e cadde.

“Bombay aspetta, come farai a fermarlo!”

Bombay si fermò e lo guardò.

“Questa ormai è la mia gente, questo è il mio paese io non sono più indiano, devo far qualcosa per loro.”

“NO ASPETTA!” urlò Riccardo.

Bombay allargò le braccia e continuò a correre sui binari incontro al treno.

 

“NOOO!!!”

 

La Gigia urlò fortissimo mentre Bombay veniva travolto, Io caddi in ginocchio e in quel momento la vidi che si mise a correre giù per la “Fucina” con gli occhi pieni di pianto.

Il treno urlando con i freni si fermò a pochi metri dal baratro, mi alzai e rincorrendo La Gigia piangendo gridai a Riccardo di fermarla, La Gigia raggiunti i binari guardò il corpo straziato di Bombay.

“MIO AMORE PERCHE’ MI HAI ABBANDONATA!”

La Gigia guardò prima me e poi Riccardo che le stavamo correndo incontro, si voltò verso il ponte ormai distrutto, in silenzio si mise a correre verso il demone, scomparendo tra le onde del fiume impazzito.

…da “Il demone e la dea”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“il demone e la dea”, l’intervista di Simonetta di kiwiki-radio-blog.

29 Aprile 2014 Commenti chiusi

-Sintesi impressionante, tre storie in 100 pagine

Quali sono queste storie?

-Il racconto principale narra di una leggenda di paese, accennata nel libro di Paolo Albertelli.

La seconda storia è la storia di Molare, una storia millenaria, mentre la terza racconta di un tesoro. Si tratta del mitico tesoro di Re Salomone, trafugato dai cavalieri Templari in Terrasanta e portato in Occidente. Ho solo accennato questi fatti, non volevo certo narrare del Graal… Esistono migliaia di libri sull’argomento, raccontati da signori molto preparati. Volevo solo dare una mia interpretazione, soprattutto per le coincidenze che ho trovato.

-Chi è l’abate Trismegisto?

-L’abate Trismegisto è il gran maestro degli alchimisti vissuto nel 3000 A.C. in Egitto, un personaggio leggendario che Cesco incontra nel bosco della Dea Cerere.

-Ah, queste storie mi piacciono, continua…

-L’incontro che Cesco fa nel bosco con l’abate Trismegisto che gli racconta della città del sole, era per enfatizzare quell’aura di magia che si crea nel bosco della Dea.

L’abate nei successivi incontri gli racconterà altre cose, fino alla rivelazione che farà su un tesoro, nientemeno che quello dei Templari. Prima di scomparire per l’ennesima volta gli dice “Ricorda Cesco il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!” come recita la tradizione templare.

-Parliamo di Alchimia…

-In un famoso libro di Paracelso si dice che il primo comandamento dell’Alchimista è non rivelare cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia riporta subito alla mente la pietra filosofale e cioè quella che tramuta il piombo in oro. E’ la trasformazione da uno stato basso, poco nobile, ad uno elevato e nobile che si applica ad ogni arte o disciplina. In poche parole l’Alchimia è questo: una trasformazione, un’elevazione. Il suo più alto insegnamento è l’elevazione personale durante la nostra vita terrena e soprattutto spirituale, infine il processo Alchemico porta all’incontro con Dio.

-Perché scrivere?

-Questa è la domanda a cui non c’è risposta, o meglio, le risposte sono infinite.

Una scrittrice in un film giallo alla domanda del detective sul perché scrivesse, lei rispondeva:

“Per imparare a mentire!”. Risposta interessante ma non è la mia preferita, d’altronde lei era un’assassina. Camilleri dice che gli piace raccontarsi storie, c’è chi lo fa perché ama la solitudine, De Andrè scriveva perché aveva paura di perdere il ricordo dei suoi personaggi o per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile…Naturalmente prima che uno scrittore io sono un lettore, ma un po’ atipico, nel senso che leggo tutto quello che vedo. Ad esempio se si va in pizzeria leggerò sicuramente tutte le etichette, dell’olio, acqua, birra, vino, grissini, la marca della tovaglia e tutta la lista delle pizze, ingredienti compresi, anche se poi prenderò una 4 stagioni come sempre. Tempo fa sul SecoloXIX, lessi un’intervista ad Antonio Tabucchi, una delle ultime poco prima della sua morte, e alla domanda del giornalista sul perché scrivesse lui rispose: “Bene, semplicemente perché non c’era più nulla da leggere!!!”. Ecco, questa è la mia preferita. Ovviamente la risposta era elusiva, ci sarà sempre qualcosa da leggere, vuoi mettere, con tutte le etichette che ci sono… ma nella fattispecie e cioè su Molare, le cose scritte sono veramente poche ed è un vero peccato, perché è un paese con una storia millenaria piena di eventi. Oltre a quelli sul fatto tragico del crollo della diga di Molare (tra l’altro anche il mio racconto ci ruota intorno) non esistono racconti diciamo di narrativa ambientati a Molare.

Quando ho trovato accennata nel libro fotografico “Gli anni lontani”, tra l’altro molto bello, la leggenda dei ragazzi che fermarono il treno, ho fatto qualche ricerca perché mi aveva molto impressionato. Non trovando nulla ho deciso che la leggenda me la sarei inventata io. Da lì nasce “Il demone e la dea”.

-Il tesoro è veramente sul monte Beigua?

-Questa serie di coincidenze sui nomi delle località del nostro territorio e quelle dei Catari nella linguadoca francese è curiosissima. Tanti anni fa, a Genova, passeggiavo in piazza Colombo dove ci sono le bancarelle dei libri usati, e ad un certo punto mi fermai a caso davanti a una bancarella. In bella vista c’era “Il santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln, un racconto straordinario di 500 pp che ripercorre tutta la storia dell’occidente dalla nascita di Gesù Cristo in avanti. Una storia di 2000 anni. Alcune cose le avevo già sentite ma rimasi incantato dal racconto e incuriosito. Anni dopo, e per due volte, mi recai in “pellegrinaggio” a Rennes le Chateau, dove si dice sia nascosto il tesoro dei Templari. Lì si erano insediati i Catari, loro eredi materiali e soprattutto spirituali.

Tanti luoghi della nostra meravigliosa valle Orba e zone circostanti richiamano più di un nome delle località intorno a Rennes le Chateau. Un’ altra coincidenza strana è che, ormai da decenni, sul Beigua, dentro la montagna, esiste veramente un gigantesco tesoro e cioè una miniera di titanio. Si dice,però, che debba rimanere così, “nascosta!”. Io ho fatto i miei calcoli e, secondo questi, il tesoro sarebbe nascosto sul monte Beigua, tra un olmo e una quercia, in un punto preciso che nel racconto descrivo durante una mia gita estiva . Ho immaginato, dopo esser rimasto in contemplazione seduto nella radura, di aver salutato tutti prima di andarmene, ma “TUTTI CHI?” se ero da solo…

Sai perché nella tradizione occidentale il giorno più funesto è il venerdì 13?

-No, perché?

-All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, furono sterminati tutti i templari della Francia per ordine di Filippo IV detto “il bello” in accordo con il papato che poi concluse la sua terribile opera comandando la famigerata crociata contro gli albigesi e sterminò tutti i Catari. Filippo il bello della dinastia dei Capetingi usurpò il potere ai Merovingi discendenti diretti di Gesù Cristo.

Da noi si dice che sia il venerdì 17, secondo me per volere del cattolicesimo, che lo ha deliberatamente cambiato per distogliere l’attenzione dal venerdì 13 in maniera che nessuno se ne chiedesse la ragione. Infatti il venerdì 17 non ha alcun significato e nessun collegamento storico. Ne hanno occultato il significato e la verità come solitamente hanno usato fare nei secoli, ma questa è un’altra storia.

-Un’ultima domanda, chi sono il demone e la dea?

-Semplicemente dal dualismo cataro che mette in contrapposizione gli opposti da cui tramite il processo alchemico si raggiunge la perfezione e si incontra Dio, posso dire che il demone e la dea sono la stessa cosa…il nostro amato fiume.

A proposito Simonetta, sai che giorno è oggi?

-Venerdì 13.

-Già!

“Tra l’olmo e la quercia!”

28 Dicembre 2013 Commenti chiusi

 

La primavera arrivò improvvisamente da un giorno all’altro, annunciata dal vento sempre più forte proveniente dal mare che scendeva impetuoso lungo la valle del nostro fiume.

Con l’inizio delle belle giornate e l’avvicinarsi della fine della scuola, i pomeriggi passati al fiume erano sempre più lunghi.

Quel giorno decidemmo di scendere verso il mulino e incamminarci lungo il sentiero del “Signorino”, che in inverno non facevamo mai perchè con il ghiaccio e la terra bagnata era molto pericoloso, con il rischio di fare un bel volo nel sottostante lago del “Signorino”.

Percorrendo tutto il sentiero sbucammo sotto il ponte della ferrovia, risalimmo il terrapieno e raggiunta la strada ferrata Ignazio prese una moneta e la depose sul binario.

Ora aspettiamo!”

In lontananza sentimmo il fischio del treno, vedemmo gli sbuffi della locomotiva avvicinarsi, scendemmo il terrapieno e al suo passaggio vedemmo la moneta saltare in aria e ricadere dall’altra parte dei binari.

Ci avvicinammo per cercarla.

Eccola!”

Rentolo sorridendo ci mostrò la moneta ora appiattita e leggermente oblunga, osservando la faccia impressa sul retro che ora sembrava ingrassata di molto.

Attenzione!” Bombay richiamò l’attenzione, sotto la ferrovia sulla strada sterrata si stavano avvicinando Arci e Cannatà, seguiti da Filippo e Riccardo che portavano delle assi di legno.

Seguiamoli” disse Bombay.

Scendemmo in silenzio dall’altro lato della ferrovia e ci acquattammo dietro i rovi, la strada per la “Coccolina” passava sul ponticello e poi si inerpicava ripida ma tutta dritta per un buon centinaio di metri e ci avrebbero visto.

Appena furono scomparsi dietro la curva saltammo fuori dai rovi e ci affrettammo lungo la salita.

C’è un sentiero, c’è un sentiero.”

Arrivati alla curva di loro non c’era più traccia ma Rentolo notò un sentierino che scendeva nella boscaglia sulla destra della strada e scendeva verso il fiume.

Pian pianino in fila indiana scendemmo il sentiero, arrivammo poi in una radura e vedemmo Arci e gli altri che avevano accatastato le assi e altro materiale, avevamo trovato la loro capanna.

Ci guardammo in faccia sorridendo e al cenno di Bombay ci incamminammo via lungo il sentiero.

Arrivati sulla strada ci fermammo.

Ok ragazzi, ora che sappiamo dov’è la loro capanna alla fine dell’armistizio gli faremo una bella festa!” disse Bombay.

Quanto manca alla fine dell’armistizio?”

Alla fine della scuola mancano quattro giorni, oggi è domenica e l’ultimo giorno sarà giovedì, poi usciranno i risultati e ci incontreremo tutti davanti a scuola e lì dichiareremo concluso l’armistizio” dissi Io.

Bombay annuì, Cestaio e Ignazio sorrisero e tutti correndo verso la piazza ce ne andammo verso casa.

Il lunedì seguente la maestra Martina con nostra immensa sorpresa e gratitudine annunciò che le lezioni sarebbero finite quel giorno stesso, che i quadri con i risultati sarebbero stati esposti il mercoledì e che dall’indomani sarebbero iniziate così le vacanze e lei avrebbe letto per noi ancora un passo del libro che narrava della storia del paese.

Così tutti più rilassati dopo vari brusii e commenti di sorpresa, ci accomodammo in ordine ai nostri banchi e la maestra Martina prese il famoso libro dalla borsa.

Con la morte di Isnardo III, ultimo dei Marchesi Malaspina di Genova avvenuta improvvisamente nel 1467, senza aver fatto alcun testamento e senza lasciar eredi, le terre del marchesato divennero ben presto preda dei vicini.

Alchè dopo lunghe consultazioni le più importanti personalità del paese decisero di recarsi a Casale per giurar fedeltà e ottenere così protezioni da Guglielmo, Marchese di Monferrato che avendo lui stesso investito del feudo il Marchese Isnardo III aveva ogni diritto di proprietà sul castello e sul borgo.

Con la dinastia dei Paleologi, il Marchesato del Monferrato ottenne grande potenza e prestigio, sia per il valore dei suoi Marchesi sia per la parentela con gli Imperatori di Costantinopoli, in quanto i Paleologi erano succeduti agli Aleramici nel Marchesato di Monferrato dopo la morte senza eredi del Marchese Giovanni con Teodoro, figlio di Andronico Imperatore di Costantinopoli, e di Irene, sorella del Marchese Giovanni…..”

Il racconto si faceva sempre più ingarbugliato e così il mio sguardo corse alla solita finestra perdendosi sognante nei lunghi pomeriggi al fiume che si sarebbero aperti improvvisamente con quasi una settimana di anticipo.

Bene, continueremo la lettura l’anno prossimo, con la venuta dei Gonzaga di Mantova, poi dei Savoia, dei Francesi fino ai tempi moderni. Ora però oltre ad alcune letture che vi consiglierò per l’estate avrete come tema un riassunto scritto su quanto avete imparato da questo racconto sulla storia del vostro paese.”

La campanella suonò e tutti noi naturalmente di corsa fuggimmo da quella che era stata la nostra prigione per quasi un anno.

All’uscita dalla classe Arci e gli altri si avvicinarono e Bombay prese la parola per noi tutti, Arci e gli altri compresi.

Mercoledì alle dieci ci incontreremo qui per vedere i quadri con i risultati e dichiareremo finito l’armistizio, tutti daccordo?”

E fummo tutti daccordo.

Verso le tre ci incontrammo alla capanna e mentre Rentolo e Cestaio si tolsero la camicia e si tuffarono nel fiume e visto che La Gigia e Bombay non si vedevano ancora decisi di addentrarmi nel bosco della Dea.

Camminai più del solito prima di trovare il trono della Dea e dopo averlo raggiunto mi ci sedetti.

Sentii un caldo improvviso assalirmi e caddi nuovamente in quella specie di sogno…

Vidi nuovamente gli strani personaggi con la croce rossa, alcuni scavavano ed altri ponevano nella buca la quercia di cui mi parlò l’Abate, ma non c’era più il tempio Greco con i ventiquattro sacerdoti e dell’Abate Trismegisto non vi era traccia.

Appena ebbero finito di sistemare la quercia salirono tutti a cavallo e si allontanarono lungo un antico ponte in pietra seguiti da un carro che trasportava un’altra pianta.

Quello è l’olmo!”

Improvvisamente comparve L’Abate Trismegisto.

Lo porteranno lontano e in un posto ai più sconosciuto lo porranno nel terreno, dopodichè solcheranno il mare e una volta raggiunto il tesoro lo porteranno indietro con loro e lo nasconderanno tra l’olmo e la quercia, come recita la tradizione.”

Seguii con lo sguardo l’Abate che correndo verso il ponte in fretta si allontanava.

Ricorda Cesco, il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!!!”

Alzai il braccio per salutarlo quando tutto scomparve nuovamente e mi ritrovai seduto sul trono e in fronte il fiume che scorreva silenzioso.

Rimasi seduto in attesa un’altro po’ poi mi alzai e raggiunsi la capanna.

Nel frattempo Bombay era arrivato e mi chiese dov’ero stato come sempre.

Ho fatto una passeggiata per il bosco tutto qua!” risposi.

Nel frattempo arrivarono Rentolo e Cestaio di ritorno dal bagno e Bombay allora si alzò in piedi.

Ragazzi, La Gigia mi ha detto che non può più venire con noi alla capanna, i suoi genitori non le permetteranno più di frequentarci e soprattutto perchè ci sono io, dicono che sono un selvaggio e casinista come il mio povero nonno che è per colpa mia se Arci ha colpito La Gigia con il sasso, Arci ha detto loro che il sasso era diretto a me, Arci ha detto ai genitori della Gigia che tutti voi dovreste schierarvi con lui perchè è inglese e non con me che ne vengo dall’India e che finchè voi sarete miei amici neppure voi frequenterà più.”

Ma tutto questo non ha senso, noi siamo ragazzi, siamo cresciuti insieme, io mi rifiuto di sentire discorsi simili, finito l’armistizio daremo una bella lezione a quel buffone di Arci”, e alzando le braccia al cielo giurammo che l’avrebbe pagata per tutti.

Il mercoledì seguente alle dieci ci trovammo tutti in piazza davanti ai quadri, tutti promossi tranne Cannatà che però non se ne curava più di tanto perchè uno si e uno no, ripeteva l’anno.

Bombay affrontò frontalmente Arci.

Tu Archibald sei uno sporco razzista e la pagherai per tutte le menzogne che vai a dir in giro, oggi finisce ufficialmente l’armistizio e inizia la battaglia più lunga, a presto!”

Tutti noi in piedi accanto a Bombay fissavamo negli occhi i nostri avversari.

Daccordo a presto!” rispose Arci.

Iniziammo la nostra battaglia silenziosa sfilando all’andata e al ritorno dalla capanna davanti al mulino della Gigia salutandola a grandi bracciate e salutando anche i suoi se li vedevamo, ma vidi che Bombay era sempre più tristemente convinto che quella tattica non portasse a nulla, infatti i genitori della Gigia ci urlavano di andarcene ogni volta che ci vedevano nei dintorni della loro casa e di lasciar perdere “l’indiano”, ora loro lo chiamavano solo “l’indiano”.

Così un pomeriggio dopo il bagno nel nostro fiume, Bombay ci radunò tutti all’interno della capanna per studiare l’attacco ad Arci e gli altri.

Ragazzi, ragazzi!”

Guardammo fuori della capanna e vedemmo che La Gigia, stremata e tutta sudata arrivava correndo lungo il sentiero nel bosco della Dea.

Sono scappata di casa per sempre, voglio stare con voi, mi nasconderò qui e farò la guardiana durante la notte.”

Siyaband e Khajeh.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Siyaband, siyaband, non parlare.

Chi avrebbe predetto una fine così triste?

E non dovrei piangere, non dovrei versar lacrime calde, di sangue?

Dormi, amor mio, dormi.

I tuoi lamenti tristi e profondi sono lamenti di morte.

Come resistere, come non piangere, se i tuoi sospiri per me arrivano dritti al mio cuore?

Cadono lacrime sul mio dolore.

Dormi, amor mio, dormi.

Perchè piangi, Siyaband, perchè piangi ancora?

Mi hai lasciato, sei corso lungo l’abisso, sapevi che senza di te non ho protezione, sostegno.

Come potrebbe la mia ferita guarire?

Dormi, amor mio, dormi.

Oh Sipan, oh rocce di Sipan! Non fermatemi!

Apritemi la via, portatemi da Siyaband!

Oh Sipan, apri un sentiero, un passaggio, fa che io passi, che vada, sarò di Siyaband la tomba, non solo la sposa. “

Siyaband e Khajeh.

Canto popolare del Kurdistan.

Agosto 1935 !

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Portate via i ragazzi, portateli via!”

Oh Mio Dio, chiamate i soccorsi, i carabinieri.”

Capo li porti qui, forza, sbrighiamoci.”

Forza ragazzi, seguite il Capo.”

Visto Cesco, ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo fermato, l’abbiamo fermato.”

Ma come abbiamo fatto Rentolo.”

Ci ha aiutato lei, la nostra Dea, è grazie a lei se ci siamo riusciti, aveva ragione Bombay, glielo ha detto Beppe il Toscano, gli ha dato la pozione magica e lui ce l’ha fatta, la pozione, la pozione magica ci ha aiutato a fermarlo, Bombay l’ha fermato, hai visto Cesco, ci siamo riusciti, ci siamo riusciti.”

Sorrisi a Rentolo esausto mentre i due carabinieri mi sollevavano per le braccia per adagiarmi sulla barella che portavano, Rentolo continuava ad urlare che ce l’avevamo fatta mentre alzavano anche lui, di Bombay e gli altri non c’era traccia, lo guardai ancora una volta e caddi in un sonno senza sogni…

La capanna della banda della “Fucina”.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

E fù così che tutti i pomeriggi dopo esser stati al fiume alla nostra capanna, in silenzio passavamo davanti al mulino della Gigia e percorrendo il “Sentiero del Signorino”, raggiungevamo la capanna della banda della “Fucina” e ben nascosti osservavamo i loro movimenti.

Capimmo dopo varie settimane di appostamenti, che Arci la domenica arrivava prima degli altri, perchè sua mamma lo lasciava solo a pranzo per andare col treno a Genova da una sua vecchia zia ed insieme recarsi alle funzioni della cattedrale Anglicana della città.

Così una domenica all’inizio di agosto entrammo in azione.

Io e Rentolo ci incontrammo nel piazzale del convento delle suore, subito dopo la messa delle undici e correndo infilammo il voltino che porta giù al “Casello” dove ci aspettavano Bombay e Ignazio, arrivati lungo il binario del treno lo percorremmo per un centinaio di metri verso il ponte della ferrovia e arrivati al voltino su cui correva la strada che porta alla “Coccolina” saltammo nella boscaglia per raggiungere la radura dove c’era la capanna della banda della “Fucina” .

Verso mezzogiorno Arci arrivò e tutti noi lo fronteggiammo uscendo nella radura.

Il suo sguardo meravigliato e terrorizzato a tempo stesso fece scoppiare Bombay in una risata forte e strana e gli si lanciò addosso.

Arci cercò di dimenarsi a più non posso ma Bombay era più forte e lo immobilizzò al terreno.

Forza ragazzi fuori le corde!”

Rentolo prese le corde dalla borsa e io e Ignazio prendendo Arci sotto le braccia mentre Bombay gli teneva strette le gambe, lo mettemmo contro un’albero e mentre Rentolo lo legava Bombay gli accese il fuoco sotto i piedi.

Vedi esser razzisti a cosa porta!?” gli urlò in faccia Bombay.

La disperazione dipinse lo sguardo di Arci con un espressione tremenda e terrorizzato iniziò ad urlare.

Aiuto!!!

Aiutatemi, dove siete amici miei?”

Il fumo circondava Arci ormai completamente e le fiamme iniziarono a divampare, Rentolo intanto aveva incendiato la capanna le cui fiamme erano già alte quando accadde una cosa che ci lasciò tutti a bocca aperta, in pochi minuti il cielo si rabbuiò e un acquazzone fortissimo cadde dal cielo salvando Arci dal rogo e in parte anche la capanna.

Nel frattempo arrivò Cestaio tutto trafelato dal suo posto di guardia.

Stanno arrivando, andiamo via!”

Iniziammo a correre velocissimi giù per il boschetto, verso il fiume, eravamo ormai lontani quando sentimmo Arci che urlava aiuto agli altri che imprecavano violentemente.

Attraversammo a nuoto il fiume sotto il ponte di ferro della ferrovia e arrivati all’altra sponda ci sedemmo tutti esausti, Rentolo ed io guardavamo il cielo scaricarsi dell’acqua e Bombay e Ignazio il fumo che lentamente stava scomparendo schiacciato dalla pioggia.

Era l’undici agosto e continuò a piovere per i quattro giorni successivi…

 

tratto da “Il demone e la dea”

 

 

“L’incontro con l’abate Trismegisto!”

21 Aprile 2013 Commenti chiusi

  1. Finalmente l’inverno stava volgendo al termine, si capiva dal vento che sempre più forte scendeva dai monti lungo la valle del fiume.

Le nostre giornate alla capanna, erano sempre più frequenti e più lunghe.

Attraversavamo il bosco della Dea con confidenza, non ci metteva più l’angoscia e la paura dei primi tempi, forse perché era ormai tutto verde e fiorito, il canto degli uccellini era a volte assordante e tutto intorno centinaia di Iris selvatici spuntavano ogni giorno sempre più numerosi.

Ricordo che la prima volta che ci avventurammo nella sua profondità era dicembre, non c’era neve, ma tutto era grigio nebbioso e silenzioso, Beppe il toscano non ci aveva ancora raccontato la storia della Dea Cerere e devo ammettere che una volta conosciutane la leggenda, la nostra voglia di trovare un posto tranquillo per la nuova capanna e il fascino di far parte di una banda dal nome così bello ci aiutò a vincere le paure iniziali.

Eravamo ormai convinti che la Dea ci avesse accettato e all’interno del suo bosco ci sentivamo quasi protetti e la nostra capanna al termine, alla rocca del “Cascinotto”, ci pareva sicura ed inespugnabile, protetta dal suo bosco e da lei.

Quasi ogni giorno mentre gli altri cuocevano patate, pescavano o erano in contemplazione del fiume, il nostro fiume, senza dire nulla mi allontanavo e mi addentravo nel bosco non più timoroso ma curioso.

Capitò dopo alcune volte una cosa sorprendente, vagando a caso in silenzio nel bosco vidi in lontananza una strana, come dire, una strana scultura, alcune pietre poste a dimora come una posa per sedersi come un trono pensai poi.

La prima volta che lo vidi, rimasi come incantato, ci girai attorno e poi mi sedetti.

Le successive volte che mi addentrai nel bosco non senza fatica ritrovavo quello strano trono di pietra nel suo profondo, ma non seguivo mai uno stesso tragitto, come se la sua posizione si spostasse ogni volta che lo cercavo.

Era come un trono, sì era forse il suo, delle nostra Dea Cerere?

Però lo ritrovai ogni volta, mi appariva laggiù, illuminato da un raggio di sole, sorridendo lo raggiunsi e come ogni volta mi sedetti, contemplando in silenzio il fiume che si intravedeva in fondo tra la fitta vegetazione.

Improvvisamente si oscurò tutto come per il passaggio di una grossa nuvola, non vedevo più bene il fiume e mi apparvero dinnanzi in lontananza delle mura, mura antiche.

Dall’ alto della collina vidi le sette cerchia di mura concentriche che difendevano un’antica città, le mura avevano impressi dipinti colorati e curiosi, così scesi la collina avvicinandomi alla porta d’ingresso.

Salut Messer Cesco, benvenuto alla nostra città, la città del sole, dell’uguaglianza e della giustizia, la santa città di ADOCENTYN.”

La sorpresa che mi portò il fatto che questo buffo personaggio con un cappello ornato da lunghe piume colorate conoscesse il mio nome fu forte.

Salut a te amico, ma tu chi sei?”

Io sono l’Abate Trismegisto e stò di guardia alla porta di accesso.

Ma tu Cesco sei il benvenuto e io ti condurrò in visita alla città sel sole.

Come avrai già notato osservando dalla collina, la città è circondata da sette mura concentriche su cui sono dipinte scene che raccontano dell’arte e delle scienze, il personaggio che ci guida è il navigatore Genovese che percorrendo le strade che si aprono un varco nelle mura e scendono verso il centro della città ci farà osservare le illustrazioni dei pianeti cosmici conosciuti, da Mercurio a Saturno, le stelle e il paradiso celeste tutto.

Ogni cosa conosciuta qui è rappresentata, ora alla tua destra vi sono tutte le terre e le città conosciute e abitate dagli uomini, passata le seconda porta puoi ora vedere, tutte le forme di minerali e pietre preziose.

Ora attraversiamo la terza porta e vediamo rappresentate tutte le forme vegetali della natura, oltre la quarta tutte le specie di animali che vivono sulla terra, proseguendo e oltrepassando la quinta vi sono dipinti gli antichi matematici e scienziati che ci hanno spiegato tutto quello che abbiamo visto finora e sono raccontate le immagini degli inventori delle cose meccaniche.

Oltre la sesta porta vi sono illustrate cose quasi magiche, come vascelli che navigano velocemente senza vento e senza marinai o come si possano cavalcare destrieri senza governarli sotto la stretta di mani e piedi.

Giunti oltre l’ultima porta si apre questa grande piazza e sui suoi muri laterali si distinguono chiaramente le figure dei grandi del passato, puoi vedere Mosè, Osiride, Zeus, Mercurio e Maometto.

Nell’ultima scena, il navigatore Genovese vediamo che incontra Gesù Cristo e i Dodici Apostoli.”

Rimasi incantato da tali meraviglie.

Perchè tutto questo?”

La ragione perchè esiste tutto ciò, la sua più potente energia è che tutto è raccontato per le strade e non rinchiuso in qualche libro nascosto e consultabile da pochi. che ogni essere vivente ogni ragazzo o ragazza, giovane o vecchio, mussulmano o cristiano, bianco, nero o giallo, accompagnato come io ho fatto con te lungo il sentiero corretto può vedere ed imparare tutto ciò che occorre sapere, tramite la forza evocativa delle immagini, perchè ogni cosa che esiste ha un suo perchè per esserci e deve essere conosciuta al pari delle altre.”

Al centro della piazza vi è un tempio con colonnati come nell’Antica Grecia e vi sono alcune persone che rivolte verso l’esterno della piazza alzano lo sguardo al cielo e parlano tra loro ed il brusio che creano si sente fin qua.

E quelli chi sono?”

Loro sono i ventiquattro saggi e osservano con scrupolo le indicazioni celesti per trasmettere a tutti gli uomini i momenti più propizi per la cura della terra e delle coltivazioni e la cura delle nuove generazioni.”

A lato del tempio alcuni uomini stanno scavando una profonda buca, ora altri si avvicinano portando un’alberello che mettono nella buca, tutti hanno tuniche bianche vergate da una croce rossa.

E loro che stanno facendo?”

Loro sono i prescelti per la posa in terra della quercia che segnerà il tragitto alle generazioni future, ma ora ti saluto, è tempo di tornare ognuno alle proprie cose, arrivederci Cesco!”

ma…”

Non finii neppur di salutare che una potente luce mi accecò la vista e appena mi ripresi non ero più nella piazza del tempio ma nuovamente ad osservare lo scorrere del fiume.

Dov’eri?”, mi chiese Bombay appena mi vide al mio ritorno alla capanna.

Ho fatto una passeggiata per il bosco, tutto qua!”

Bombay mi guardò per un po’, poi facendo spallucce si mise a ravvivare il fuoco.

Me lo chiese ogni volta che tornavo da questi miei giri solitari e stava diventando sospettoso, me ne accorgevo.

Però io non dissi nulla di più anche le volte seguenti.

Ho fatto una passeggiata per il bosco, tutto qua!”

Ogni volta rispondevo così, forse per tenere un segreto tra me e la Dea, forse sì, però un giorno mi accorsi che Bombay e Rentolo stavano confabulando qualcosa mentre mi allontanavo, li vidi con la coda dell’occhio e infatti mi seguirono.

Il mio giro seguiva al solito il suo percorso improvvisato ed ero sicuro che il trono improvvisamente a un certo punto mi sarebbe apparso.

Invece quel giorno non lo trovai e dopo un po’ mi nascosi dietro un cespuglio di Iris e attesi….

tratto da “IL DEMONE E LA DEA”

Il demone e la dea!!!

9 Dicembre 2012 Commenti chiusi

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto dal vetro appannato o dalla neve che gli si appiccica e di lì finalmente vedo fuori…

 

L’angolo in basso a destra è libero e inspiegabilmente sempre terso.

 

Si vede il nuovo ponte del treno che hanno costruito e mi viene da pensare che era più bello quando non c’erano ponti, neppure quello in mattoni, che secondo me, ci ha negato quel dolce isolamento che abbiamo difeso per secoli.

 

Noi, al paese siamo un po’ così, ma è la storia che ci ha fatto così, a noi non sarebbe importato difenderci dal mondo, ma per certi versi forse sarebbe stato meglio.

 

Davanti a me è seduto Cestaio, tira palline di carta alla Gigia, alcune arrivano fino a me, quelle che riesco a raccogliere le rispedisco verso Cenerentolo che si gira, Bombay lo guarda con il dito sollevato in una sorta di mulinello sfottente.

 

Il nonno di Cestaio vendeva cesti di vimine alla piazza del paese e così noi l’abbiamo chiamato da sempre, a lui non piace molto come nome ma a noi non importa.

 

Il nonno di Bombay è indiano, arrivato qui Dio solo sa come e i suoi genitori fanno da contadini e custodi del castello per i Conti, i quali danno comunque lavoro a tanti in paese.

 

Il nonno di Bombay ora che è vecchio ha lasciato il lavoro dai Conti ma noi lo incontriamo a volte quando andiamo al bosco seduto con Beppe il toscano che parlano gesticolando in modo strano e bevono da una brocca un liquido verdastro e dall’odore pungente.

 

Cenerentolo è il più piccolo di noi, e lo chiamiamo così per canzonarlo e se non fa’ come vogliamo son botte, però glielo abbiamo abbreviato perché ci sembrava un po’ troppo crudele e così ora è solo Rentolo.

 

La Gigia è Luigina, la figlia del mugnaio, il mulino è in fondo al paese, prima del lago del “Signorino”.

 

Il signorino era un nipote dei Conti che lì annegò e quindi così si chiama.

 

Poi c’è Ignazio, i suoi sono padroni di tutti i terreni della “Piana”, lui va in una scuola per ricchi a Genova, in inverno abita nella grande città e così non sempre viene con noi, ora infatti non c’è.

 

Io sono Cesco, e noi tutti insieme siamo la banda della Dea Cerere.

 

I fatti di Aigues mortes!

3 Novembre 2012 Commenti chiusi

 

…salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l’atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.

Bello!”

Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.

Sai cos’è?” chiese.

Mmmmm, no” disse Frances.

L’apocalisse!”

La zia la guardò.

Aspetta c’è una data qui, 17 AGOSTO 1893” notò Frances.

Una gran brutta storia” disse la zia Amelie

Gli italiani alla fine dell’ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline”

Bene!” disse Frances.

Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell’era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere”

Frances la guardava.

Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais”

E’ subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina”osservò Frances.

Si, subito qua fuori”

Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra

E’ là, vedi!”

Frances si avvicinò e guardò fuori.

Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.

Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.

Allora l’ italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell’acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.

Oh non l’avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l’acqua potabile era preziosa, alchè l’italiano esausto gli si avvicinò.

Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo, me ne fotto di te e di tutta la tua razza”

La zia Amelie si azzittì un’attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.

L’episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva

I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la Francia, chiedesse a gran voce l’espulsione degli italiani”

Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate…

Dai zia vai avanti, e poi ?”

All’alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.

Iniziò una vera e propria caccia all’italiano”

Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?” chiese Frances indignata.

Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.

Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.

Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.

Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno”

La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.

STOC!

Aprì una boccia di vino.

Ne versò più a Frances che a lei.

Buono, dolce!“ disse Frances.

Li annegarono tutti nel rodano”

Caspita”

Frances rimase a bocca aperta.

Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto”

Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.

Ma dove finirono poi ?”

Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall’Alto Monferrato, alle pendici dell’Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l’Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.

Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.

La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l’Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall’ Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici”

Caspita!”

Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po’ di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l’Europa per tutto il XX secolo”

Che casino….”.

Sibilò Frances.

 

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La diga sul fiume Orba! (2ND)

21 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

Ho aperto le mappe di internet, ho cercato la gigantesca Quercia sul ponte della Badia di Tiglieto e l’ho unita con una linea retta con la Punta dell’Olmo.

La linea retta misura circa 20 chilometri, ho calcolato la metà e ci ho piantato una bandierina.

La bandierina così ho visto che si trova in località “Prà Riundo”, che in ligure significa prato rotondo ed è in prossimità della vetta altimetrica del monte Beigua, vicinissimo vi è uno dei due alberghi che ci sono sul Beigua così ho spento il PC, ho legato le canne da pesca, ho acceso la moto e sono partito.

Per salire sul Beigua ci sono diverse strade, carrabili asfaltate o sterrate e miliardi di sentieri.

Ma partendo da Molare le principali sono due.

Una partendo da Molare porta al Santuario delle Rocche e sale verso Olbicella fiancheggiando tutto il corso dell’Orba.

Arrivati a Olbicella ci si avventura lungo un tratto sterrato che percorre molto in alto la costa rocciosa che sovrasta il torrente, qui cade il confine amministrativo tra la provincia di Genova e quella di Alessandria e quindi il confine regionale di Liguria e Piemonte ed è buffo perchè tra il cartello che indica la fine della provincia di allessandria e quello che indica l’ingresso in quella Genovese vi è un tratto lungo un paio di chilometri di strada sterrata come ad avvertire che si stà percorrendo un tratto di terra di nessuno.

Dicono che i lavori di asfaltatura e messa in sicurezza della strada siano sempre stati sabotati da ignoti, ma anche questa a parer mio è un’altra leggenda

Poco dopo l’ingresso in terra Ligure, vi è il tratto di torrente che più amo e che ho scelto come mia riserva personale di pesca, ovviamente può andarci chiunque ma in realtà non è molto frequentata da pescatori o campeggiatori, forse qualche cercatore di funghi.

Il tratto è lungo circa cinque chilometri e pescando in solitudine e silenzio me la spasso proprio e svoltata l’ultima curva che fa il fiume si vede in lontananza il ponte della Badia di Tiglieto dopo una passeggiata meravigliosa di cinque, sei ore, dipende dalla pesca come và.

Il ponte della Badia, quello della grande Quercia.

Ma tornando sulla strada, che è molto meglio curata che non quella in provincia di Alessandria, raggiunta la fine delle rocche il paesaggio si apre in una bella vallata e in lontananza si vede il campanile dell’ Abazzia di Tiglieto.

Si arriva infine sul ponte dell’Orba e guardando a sinistra si vede l’antico ponte Romano sul cui lato si erga la Quercia.

Siamo aTiglieto e qui si incontrano le due principali direttrici che portano ai 1287 metri del monte Beigua.

L’altra strada, che ultimamente io preferisco, parte da Molare e in direzione opposta alla prima si dirige verso Ovada..

Poco dopo la piana, si sale a destra sulla strada Requaglia, una valle ombrosa umida e silenziosa, si raggiunge quindi la costa di Ovada, ma si passa fuori dal paese e si imbocca la strada del Termo, da poco tempo asfaltata e che io preferivo quando non lo era.

Comunque qui il paesaggio è molto bello si passa in mezzo a strepitosi boschi di castagni e poi pini, raggiungendo quando la vegetazione si fà più rada il versante ligure del lago di Ortiglieto.

Da qui scendendo per un po’ ci si immette sulla strada che collega Rossiglione a Tiglieto e piano piano si raggiunge il ponte della badia ma dall’altro lato dell’Orba.

Come ho detto qui le due strade si incontrano e qui inizia la salita vera e propria alla montagna, salendo di fianco all’orba verso Martina e Urbe, ma le strade possibili ancora sono due.

Entriamo nella provincia di Savona.

Il torrente Orba è lungo circa 70 chilometri nasce sul monte faiallo in provincia di Savona, entra in provincia di Genova all’altezza di Martina e poi in provincia di Alessandria a valle del lago di Ortiglieto, in realta il lago per non far torto a nessuno e sulla sponda di destra ligure e su quella di sinistra piemontese.

Il torrente Orba conclude la sua corsa alle porte di Alessandria gettandosi nella Bormida.

 

Arrivati a Urbe dalla diga di Vara ci si allontana leggermente dal corso principale, salendo lungo quello dell’Orbarina, affluente di sinistra dell’Orba, la sinistra e destra dei fiumi, si valuta tenendo alle spalle la sorgente e percorrendolo idealmente seguendo la sua naturale discesa al mare.

La strada in salita è molto ripida e porta a Pianpaludo, punto in cui si incontrano nuovamente i due tragitti e diventano uno solo fino alla vetta.

Dal ponte della Badia però posso prendere la direttrice che porta a Tiglieto e poi verso Acquabianca, allontanandosi dal corso del torrente per poi incontrarlo nuovamente a Vara Inferiore.

Lungo il tragitto si arriva ad un ponticello dove mi fermo sempre un po’.

E’ quello sul Rio Baracca, affluente di destra dell’Orba, da qui vedo il sentiero che si allontana nel bosco lungo il Rio e che in una mezz’ora di cammino porta alla strepitosa cascata sul Rio Baracca.

Mi fermo quindi un po’ così in contemplazione, raggiungendo la cascata nei ricordi e poi proseguo.

Arrivo a Vara Superiore che è quasi mezzogiorno, così scendo a Vara Inferiore, parcheggio la moto ed entro al Ristorante Vara.

Subito mi compare davanti Benito, il simpatico anziano proprietario che conduce ancora il locale in compagnia delle figlie.

Ho conosciuto Benito qualche anno fa.

Un giorno che ho accompagnato Tex a consegnare il vino ai bar e ristoranti lungo la valle dell’Orba.

Ad un certo punto Tex mi dice.

Ora ti porto a mangiare i ravioli fatti in casa più buoni della provincia di Savona Genova e Alessandria messe insieme.”

Tex conosce Benito da diversi anni, la sua cucina è semplice ma eccezionale e alla fine arriva al tavolo, si accomoda con te e ti versa un bicchierino della sua grappa di prugne, ma solo uno, dice che poi dobbiamo guidare, ma secondo me è perchè è molto preziosa.

Oggi però prenderò linguine ai funghi o tagliatelle che siano, che sono ugualmente una libidine.

Così, dopo la grappa alle prugne di rito, i saluti e auguri vari, riprendo la mia scalata al monte Beigua.

Scendendo di fianco alla chiesa di Vara Inferiore raggiungo il ponticello che attraversa l’Orba che in questo punto è ormai proprio piccolo piccolo, come un torrentello, le sorgenti ormai distano poche centinaia di metri.

E’ curioso come l’Orba non abbia una sola fonte come si potrebbe pensare ma alla sua sommità, sul monte Faiallo, si perda in tre, quattro piccoli rivoli che magicamente scompaiono.

Così salgo all’ombra degli alberi alti di un bosco di castagni e raggiungo Pianpaludo, dove la strada divente unica.

Sale ripida e alla sua destra c’è una vecchia torbiera, una specie di aquitrino nerastro e odoroso per il carbon fossile che lì si forma.

Ci si accorge di esser ormai prossimi alla vetta perchè si entra in un grande bosco di faggi, i faggi in liguria nascono intorno ai mille metri, ma continuando a salire i faggi si fanno più piccoli, bassi e si allungano in orizzontale come ulivi, questo perchè ormai siamo in cima e il vento qui è violento.

Esco dal bosco e arrivo nel piazzale dell’albergo.

Passerò la notte qui.

 

L’indomani mattina di buon’ora mi sono alzato, ho sistemato le canne da pesca sulla moto ma prima di partire per Celle ligure, ho passeggiato per un po’ in questa radura che alle spalle dell’albergo per un chilometro circa come dai calcoli fatti sulle mappe, ho raggiunto una collina e mi sono seduto a contemplare il mare, sì, da qui si vede questa immensa distesa blu che non è la stessa cosa che guardare il mare dalla spiaggia, da qui sembra veramente infinito, quando l’atmosfera è tersa si vede addirittura la Corsica, ma oggi no, c’è un pochino di foschia che appanna l’infinito dell’orizzonte.

Sono rimasto così in silenzio a guardare il mare, con il vento a massaggiarmi le tempie per un bel po’, poi mi sono alzato, ho salutato tutti e me ne sono andato, diretto alla Punta dell’olmo, a pesca, da solo.

 

 

 

 

La diga sul fiume Orba! (1ST)

19 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

La triste vicenda qui narrata è ambientata tra i boschi dell’appennino ligure e mescola vicende di fantasia a tragici fatti realmente avvenuti, la zona è il vasto territorio di confine tra Liguria e Piemonte, più precisamente nelle zone tra le province di Genova, Savona e Alessandria.

 

Breve stralcio tratto da “Il demone e la dea” by Riccardo Lucchesi.

 

Il 13 agosto 1935 alle 13 e 15 la diga di Molare collassò sotto il peso delle acque, che in seguito alla precipitazione torrenziale che si abbattè sul torrente Orba a monte della diga dalle 6 della mattina riempì fino all’orlo l’invaso del lago di Ortiglieto.

Si scaricarono a valle 25.000.000 di metri cubi d’acqua che provocarono morte e distruzione.

In realtà non fù la diga a cedere ma la diga secondaria di Sella dello Zerbino, una sbarramento ideato durante la costruzione della diga principale per elevare la capacità di invaso di altri 14 metri e frettolosamente portato a termine.

La diga di Ortiglieto quindi è tutt’ora in piedi e si erge come una cattedrale nel deserto sbarrando un inesistente bacino, in quanto l’attuale lago e il corso del fiume sono oltre il bric dello zerbino, mentre ai suoi piedi scorre silenzioso “l’Arijan della Brigne” al tempo affluente del gigantesco lago insieme al Rio Meri.

Del disastro di Molare non se ne è mai parlato abbastanza e tanti non ne sono neppure a conoscienza.

Infatti nel tempo anche i nomi delle località sono cambiati e sostituiti da nomi banali, come se la norma odierna di rottamare le cose vecchie non risparmi proprio nulla.

Gli antichi nomi delle località sul fiume nei pressi di Molare, dai nomi a volte poetici come lago “Tana” o lago del “Signorino”, sono stati sostituiti da nomi insignificanti e a parer mio anche offensivi.

Il lago sotto al ponte ora è chiamato primo lago, la “Salve Regina”, poi “Teleferica” è il secondo lago, il mitico lago “Tana” è stato trasformato in uno sterile terzo lago, la “Pisa” è il quarto e la rocca del “Cascinotto” immagino che secondo l’attuale nomenclatura sia il quinto lago e così via, resiste ancora il Canyon che sicuramente negli anni diverrà il diciannovesimo o ventesimo lago, come il Signorino diventerà il lago “prima del primo lago” e di conseguenza per andar a trovare Bruno e l’Antonella, o Il Lilla e la Enza, non ci si recherà più in Marciazza ma tra il quarantanovesimo e il cinquantaquattresimo lago!!!

E il lago del ponte della Badia di Tiglieto…

Sarà il trecentoquindicesimo lago.

 

Che amarezza queste cose mi sfiancano mi lasciano esausto.

 

Al “Ponte vecchio”, poi “Diga bassa” e secondo la nuova nomenclatura credo sedicesimo lago, iniziai da bambino con il mi’ babbo ad andare a pesca.

Il mi’ babbo aveva la fissa di pescare con l’uva bianca che un giorno gli dissi.

Ma coll’uva babbo?”

Si capisce!” mi rispose.

Infatti non si prese mai nulla!

Poi continuai ad andare, ma da solo.

Ancora oggi preferisco andar da solo e come allora non prendo quasi mai nulla.

Ma ho deciso di risparmiare il mio amato fiume e così ultimamente vado solo al mare.

A volte però si fa squadra, con Ugo, il Lantè, Lucky, Aure, Ivan e Albert e io insisto sempre per andare a Celle Ligure, il mio posto preferito, a volte mi assecondano come si farebbe con bambino o un vecchio rincoglionito.

Le prime volte che dovevo spiegare dove si trovasse il posto, mi perdevo in descrizioni chilometriche.

Allora, esci a Celle Ligure, scendi tutta la discesa dall’autostrada fino all’Aurelia, in fondo c’è un baretto e lasci la macchina lì.

Attraversi la strada e lì puoi scegliere dove andare, o subito sugli scogli lì sotto o laggiù in fondo a sinistra là dal promontorio, lì lo chiamano “La Nave”, è un buon posto, ma il mio preferito è un’altro.

Attraversata l’Aurelia, prendi a destra e fai quattro passi verso Celle, percorri la curva, guardi giù ed è lì, gli scogli prima della spiaggia libera e dei bagni a pagamento.”

Ma poi mi sono chiesto, possibile che un posto così bello non abbia un suo nome come le località del mio amato fiume?

Allora ho fatto un po’ di ricerche, ho chiesto al baretto e così ho scoperto che quel posto si chiama “Punta dell’olmo.”

 

PUNTA DELL’OLMO!!!”

 

Sono volato a casa e ho acceso il PC……

 

 

…CONTINUA.

via rolando.

30 Settembre 2012 Commenti chiusi

ADDIO GRANDE MAESTRO!!!

1 Aprile 2012 Commenti chiusi

A volte mi chiedono quale sia la mia musica preferita e non so che rispondere, direi tutta, e quando mi si chiede quali siano le mie letture preferite é lo stesso, ma ci sono alcuni che ho letto e mi hanno insegnato e indirizzato, Tabucchi è uno di loro e ora se mi si chiede quale sia la mia musica preferita non so ancora rispondere, ma sulla letteratura non ho più dubbi,… sono i libri di viaggio, quei meravigliosi racconti che Tabucchi ha prodotto, che ho letto e riletto sempre con immenso stupore e piacere e che ora che tu non ci sei più non saprei dove trovare e sono disperato perché la mia attesa di un tuo nuovo racconto ora si interrompe e non mi rimarrà altro che ricercare tutti i tuoi scritti editi e inediti accontentandomi così, e continuare a scrivere con un motivo e una risposta in più, a chi mi chiederà d’ora in avanti “perché scrivi?” avrò di che rispondere….”perché non c’era più nulla da leggere!”….la filosofia si occupa della verità ma forse dice solo fantasie e la letteratura si occupa solo di fantasie ma forse dice la verità. A. Tabucchi.

SHIVA e PARVATI

9 Marzo 2012 Commenti chiusi

Ogni volta che accendo la TV dopo pochi minuti mi viene il nervoso, per le minchiate che sento.

Ora, c’è un altro casino in corso, per i due militari che hanno ucciso due pescatori, e loro dicono che erano pirati e per il governo indiano erano pescatori etc. etc, siamo alle solite.

L’unione europea ora intervenuta perché non potrebbe fare altrimenti non sa che pesci pigliare, perché siamo sempre noi italiani che non siamo coerenti e inevitabilmente creiamo casino.

L’incidente è avvenuto in acque internazionali?

1) quindi il problema non esiste perché non è sotto la giurisdizione indiana.

2) quindi la nave è italiana e quindi è territorio italiano e quindi non è sotto la giurisdizione indiana.

Perché il comandante ha permesso che i due marinai venissero letteralmente catturati dalle autorità indiane??

Ora il casino è creato e avanti….

 

Ma mi fanno incazzare quegli idioti di giornalisti o politici da 4 soldi che aprono bocca perché evidentemente non hanno di meglio da fare che vomitare fiumi di stronzate!

Ora si dice che è una strumentalizzazione politica, in quanto la candidata Sonia Gandhi, nata in italia, non piacerebbe a una buona parte del paese, pensando che la meschinità tutta italiana di arrampicarsi sui vetri o aggrapparsi ad ogni più inverosimile idiozia sia esportabile nel mondo.

Ma è l’idiota di turno che non mi metto neppure a chiamar per nome che mi fece sbroccare….

 

…testuale

 

“….un paese (l’India) che si proclama democratico, quando ancora si divide in “CASTE” stride notevolmente con i principi della democrazia..”

 

Le “CASTE” con la democrazia non c’entrano una beata fava!!!

 

Democrazia e il sistema per cui il popolo sovrano tramite libere elezioni decide da chi farsi governare!!

 

Le “CASTE” sono la divisione a gradini della varie classi sociali e sono fortemente legate alla filosofia religiosa INDUISTA della “SAMSARA” e cioè il ciclo delle rinascite, ogni induista durante la propria vita segue più che può il “DHARMA” insegnatogli, cioè una condotta morale comportamentale ma in realtà la sua vita sarà poi riassunta secondo il suo “KHARMA” cioè il reale andamento della sua vita nel bene e nel male.

 

Da questo ogni essere vivente sarà soggetto alla rinascita in un essere migliore o peggiore di quello che è stato nella vita precedente fino al raggiungimento della purezza alla fine dell’ultima rinascita e il conseguente incontro con DIO.

 

Quindi la divisione in caste è fortemente legata ai principi basici della religione induista che è la più antica del mondo e NON DEVE ASSOLUTAMENTE ESSER MESSA IN DUBBIO DA NESSUNO, tantomeno da ignoranti occidentali.

Ma ora è scoppiato l’ennesimo casino, l’inghilterra ha effettuato un blitz per liberare gli ingegneri in ostaggio in nigeria, l’intervento è andato male con l’uccisione degli ostaggi da parte dei sequestratori, il primo ministro si è infuriato perchè dice che l’italia è stata messa al corrente a blitz già in corso, gli inglesi ribattono che è perchè gli italiani di solito pagano il riscatto…..mi sorge spontaneo un dubbio, non è che ora lo stato indiano ci chiederà il riscatto per i due marinai imprigionati!!!

AHHH…VOGLIO ESSERE COME IL BELGIO!!!

19 Novembre 2011 Commenti chiusi

…silenziosamente rientrerò nel mondo dei miei “BLOG”, un posto più piacevole, in cui c’è meno chiasso, meno gente che strilla, dove mi trovo più a mio agio e ora che sono nuovamente qui cari blogger vi racconterò questa. Dopo aver completato il cablaggio CAT5 alla frigogenova (NDR) verso le 4 saluto tutti e me ne vado. Arrivato alla stazione vedo che il primo treno utile sarà alle 17 e 30.In fronte alla stazione di Bolzaneto c’è un bar “MAFFISSIMO” (ho un debole per i bar “MAFFISSIMI”), quindi entro.IL SECOLO XIX è già occupato, mannaggia, ma LA STAMPA è libera, prendo la mia CERES e sprofondo nella lettura. In prima c’è un incipt di Massimo Gramellini (GRANDISSIMO), che continua a pagina 16, naturalmente volo a pagina 16, trovo un bell’articolone di due pagine, do una bella GOLATA alla CERES e…”OK, MAX a noi due!” L’articolo parla del lungo addio di B.e simpaticamente io lo avrei intitolato “I MIEI PRIMI 40 ANNI, 20 DEI QUALI CON BERLUSCONI TRA I COGLIONI!!!” Quasi alla fine trovo un passaggio che ho riletto più volte perchè ogni volta “mi veniva in mente una cosa diversa”: “Durante un trasloco uno degli operai a un certo punto mi chiede”, racconta Gramellini. “A dotto’, lei pensa che il presidente venderà le sue TV?” “Me lo auguro, così assomiglieremo a un paese normale!” “Ahh io spero di no, sennò diventerà più povero e inizierà a rubare come gli altri” “Mi è venuta una tristezza infinita, a chi mi chiederà com’è l’italiano medio d’ora in avanti risponderò che l’italiano medio è un B. ma più povero!” Una goccia è caduta sulla pagina, credevo fosse una mia lacrima perchè anche a me è venuta una tristezza infinita ma era solo CERES. Quindi tra le tante che mi sono venute in mente, ricordo alcuni anni fa che gente che conosco anche bene, amici più o meno, non gli si poteva rivolgere commento su B. senza cadere in un ginepraio di stronzate tipo: “Ah l’Italia aveva bisogno di uno come lui, uno che ce l’ha fatta, uno che non ruberà perchè tanto ne ha, uno che piace a tutti, pieno di donne, di fascino etc etc”.e ora questi ne dicono peste e corna, ah quanta pazienza, la gente pensa che stare a destra faccia fico perchè è l’intraprendenza, la rettitudine, donne, potere etc. per PAR CONDICIO l’essere di sinistra fa da sempre fico perchè e la patria degli intellettuali, artisti etc etc.IO NON MI SCHIERO, LA MIA BANDIERA é UN’ALTRA DA SEMPRE e oramai che non c’è più destra e sinistra, la soluzione è un’altra…. Alla prima volta che verrà fuori il discorso sento già la frase madre, che recita più o meno così: “Solo i cretini non cambiano idea!”, già, ma secondo me è anche vero che: “Solo i cretini non la imbroccano mai alla prima!!!”.

“LA NOIA”

6 Novembre 2011 Commenti chiusi

“Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti, era un tempo sufficiente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza perché le cose cambiassero colore, con il rischio di trasformarsi, materializzarsi in uno degli otto peccati capitali, La NOIA”.

È UN ASTRATTO!!!

Poche righe più avanti dice: “Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non so se capite, ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd”.

“La NOIA” è l’ottavo peccato capitale , per lui è così, lui la pensa così e nessuno potrà mai farci nulla.

 Come tutti ben sanno (?), i peccati capitali sono sette e “La NOIA” in un certo qualmodo è già uno di questi.

DANTE nella commedia  parla di ACCIDIA, gli accidiosi, cioè coloro che vivono nell’inerzia, nella perenne condizione di indifferenza all’azione, ma l’accidia è l’azione di non compiere azioni, cioè è un attivo, mentre “La NOIA” è un passivo, cioè ti capita addosso e non te ne scrolli più.

 DANTE nei primi passi della commedia appena varcate le porte dell’INFERNO, quando VIRGILIO gli rivolge la celebre frase “NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA…” Si riferisce ai PUSILLANIMI, che si trovano tra le porte dell’INFERNO e l’ACHERONTE, il primo dei 3 fiumi infernali, costretti eternamente a correre dietro una BANDIERA, punti da vespe e mosconi, grondanti SANGUE e LAGRIME raccolte da schifosi vermi appena toccata terra. I PUSILLANIMI sono la FECCIA degli ACCIDIOSI, coloro che non si schierarono mai con nessuno, (infatti la loro pena è correre in eterno dietro una bandiera), i VILI, coloro che nulla lasciarono nel loro passaggio terreno, nell’oltremondo DIO non li degna nè della sua misericordia e neppure della sua giustizia, relegandoli ai margini dell’INFERNO.

 I “NOIOSI”, potremmo definirli per cui “La NOIA” è per Floyd…..e anche per me l’OTTAVO PECCATO CAPITALE. ….ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd ..see you!!!

 

+1

24 Luglio 2011 Commenti chiusi
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VoIP by ildegrass

4 Aprile 2011 Commenti chiusi

“MITICI……..DULL POSSESSION”

5 Marzo 2011 Commenti chiusi
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Capitolo XV “Basilico pomodoro e zizzania”

29 Settembre 2008 Commenti chiusi

 

"Siamo in tre, Io, Sichè e Martino, ma di Martino non sono proprio sicuro.

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You have it!

14 Luglio 2008 Commenti chiusi

Mission accomplished

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CAPITOLO XII………..”L’alba del quinto giorno”.

3 Luglio 2008 Commenti chiusi

 

                                L’ALBA DEL QUINTO GIORNO

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what is important!!!

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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io ho……..

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
Categorie:Argomenti vari Tag:

…tutta la critica è completamente inutile!!!

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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“giovedì”…………2 nd part

16 Febbraio 2008 Commenti chiusi

 

Lasciò il porto e si incamminò fra le dune di sabbia, alte e basse, increspate dal forte vento, camminò per un bel po’ fino a scorgere il vecchio faro.

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Capitolo XI……..”Giovedì”

8 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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…nessun avvenire!!!

30 Gennaio 2008 Commenti chiusi

 

La donna circuisce un piccolo uomo collerico

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“mercoledì”………..2ND part

17 Gennaio 2008 Commenti chiusi

 

Garrigues ora si sedette e prese dalla sacca vino e formaggio.

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buona befana e buon 2008!!!

6 Gennaio 2008 Commenti chiusi


 

Il mar del tempo ebbe cinque anni bassa marea, lunghe ore fecero la sabbia libera di strisciare avanti e indietro, da quando restai preso nella trama di tua bellezza, e rete fu la mano a cui il guanto toglievi.

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capitolo X…….”mercoledì”

25 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Garrigues era intento a sellare il cavallo quando Frances arrivò a metà mattinata.

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La leggenda di Aleramo

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi


La leggenda d’Aleramo si perde nella notte dei tempi narrata la prima volta da messer Jacopo da Acqui.

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“Camminando sul ghiaccio sottile”……2nd part

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

….Floyd lo salutò.

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girasoli

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Di sere estive ricordo i silenzi

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il fior d’aleramo

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Sono i fiori dell’ orto, in cucina un mazzo di "ARTICIOCCHE" sulla tavola rievoca sollievi ed emozioni ancestrali…

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Capitolo IX “Camminando sul ghiaccio sottile”…….

12 Ottobre 2007 Commenti chiusi

 

           

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Oh entelechìa, oh entelechìa…

12 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Sostiene Francesco Riccardo detto Lucio che poi sono io, come sostiene Vittorio Sgarbi che sostiene quello che sostiene Andy Warhol (quando dice che ognuno avrebbe diritto ai suoi minuti di celebrità), come sicuramente sostiene anche Zooey!?che l’Entelechia esiste, e cioè chi è stato famoso anche minimamente, anche per poco lo sarà in eterno…

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mare!

3 Giugno 2007 Commenti chiusi


Di sussurri immortali avvolge lidi desolati
E con ansito possente riempie mille caverne,
Sin che l’incanto d’Ecate non l’avverte
Di ritirarsi, e lasciarle all’ombra sempiterna
Colme di grida. Spesso è così felice
Che la sua calme per giorni e giorni non smuove
La conchiglia caduta, quando i venti del cielo
Liberi infuriano in tempesta cupa.
Oh tu che hai le pupille stanche e afflitte,
Nutrile dell’immensità del mare;
Tu che le orecchie hai stordite di volgare rumore
O troppo sazie di troppo ricche melodie,
Ascolta, sino a trasalire, ciò che dicono le vecchie [caverne:
Il coro, sembra, delle antiche ninfe del mare.

John Keats.

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"…lo sapevo che finiva così!!!"

19 Aprile 2007 Commenti chiusi


Eccoci qua, in quattro, l’abbiamo fatta, beh, questa è la foto ricordo, Enfry, Carlone, Davide e moi!
Week end di pasqua, zingarata sul PO, il grande fiume.
Si parte verso Cremona, ci aspetta Fabio, ci metterà lui in acqua.
Il gommone è pronto, motore da 25 cavalli, saremo delle schegge impazzite.
Ci si vede alle otto al “Porto belforte”, c’è sempre chi è in ritardo, io sono fra quelli, anche Carlone che avrà un risveglio alla trainspotting dirà lui.
Enfry non ci aspetta più, è partito ma lo fermiamo in tempo, prima di prendere l’autostrada.
Bene, ci siamo, prendiamo l’ autostrada.
Fabio è simpaticissimo, ci regala anche un salame gagliardo, l’acqua e una boccia di vino.
Si parte.
Da Cremona si risalirà il PO fino a Pavia, dove ci aspetta il Nando, amico di vecchia data, dei bei tempi.
Ha trasformato la sua tenuta in un agriturismo, gagliardo, nel bel mezzo della campagna pavese….il sogno, un silenzio…
Il PO è bellissimo, larghissimo, ci perdiamo in questo parallelo livello….silenzio.
Ok, grandiosi, la zingarata inizia, è tutto sospeso sull’acqua, mi sento in me.
Dopo un’oretta ci si ferma all’attracco di Regona per festeggiare un po’.
Si prosegue e più avanti ci fermiamo su una spiaggia a distillare il tempo.
Ripartiamo e sentiamo un bruttissimo rumore, Carlo dà molla al motore.
Boh!
“Abbiamo preso un sasso” dice Enfry.
Proseguiamo ma ci accorgiamo di aver rotto l’elica.
NAUFRAGIO!
Si, naufraghiaaamo su una spiaggia.
IO faccio un giro oltre l’argine per vedere che c’è.
“Siamo nel bel mezzo del nulla!” dico quando torno sulla spiaggia ma non mi caga nessuno, la masima preoccupazione è non bruciarsi con l’insolazione….
“Lo sapevo che sarebbe finita così, naufraghi nel bel mezzo del nulla…….

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Capitolo 8 " Un ampolla di vetro "

25 Marzo 2007 Commenti chiusi


?E quello chi è??
?Non ne ho idea? rispose Sichè.
Floyd guardò Sichè, fermò l?erre 4 e scesero.
?I solito parcheggi alla speriamo che cada in acqua? disse Sichè.
?Salut, je suis Pascal, il vostro vicino?
?Il nostro vicino?? dissero in coro.
?Cosa abbiamo combinato?? chiese Sichè a Floyd.
?Da non credersi? esclamò Floyd.
?Salve vicino io sono Sichè?
?Floyd?
Pascal diede la mano cordialmente prima a Siche e poi a Floyd.
?Molto piacere disse?
Pascal si sistemò il copricapo e riprese.
?Vi piace la Camargue?? chiese.
Sichè guardò il canale.
Floyd fece invece una panoramica sulla vigna.
?Si!? risposero.
?Ho visto che avete vendemmiato, bravi, io ho qualche filare oltre il canale, mi faccio un po? di vino per me e quello in più vado al mercato a Beziere a venderlo?
Pascal si voltò verso la vigna, anche loro si voltarono.
?A chi l?avete portata l?uva??
?L?uva l?ho portata ad un certo Messianè, dopo Arles, verso Tarascon? rispose Floyd.
?E quanto vi ha dato ??
?Circa deux-cents euro?
?Mon dieu, un po? poco!?
Sichè si voltò verso Floyd con un espressione come dire, soddisfatta.
?Conviene farselo si guadagna di più sulla vendita?
?Eh, d?accordo ma non abbiamo l?attrezzatura, e sinceramente non sappiamo neppure come si fa?
?D?accord?
Pascal, si mise una mano in tasca e ne estrasse una piccola ampolla di vetro.
?Vedete questa?
I due annuirono.
?Questa è la magia della camargue?
Sichè si grattò la testa mentre Floyd guardava distrattamente Pascal che indicò la vigna.
?Bisogna dissodare prima tutto il terreno, pulirlo dalle erbacce, poi si passa ad ogni vite e si versa un bicchierino del liquido dell?ampolla, si lascia così riposare durante l?inverno fino a primavera quando escono i primi germogli?.
Lo guardavano come ipnotizzati.
?Hei, avete capito ??
Floyd diede una gomitata a Sichè.
?Si, abbiamo capito? disse Sichè.
Floyd annuì.
Pascal si avviò verso la vigna.
Fece qualche giro fra i filari, poi tornò verso di loro.
?Come supponevo, è parecchio che questa vigna vive di vita propria?
Floyd lo guardò.
?Di vita propria ?? esclamò.
?Si, di vita propria, nessuno l?ha più curata?
Pascal si incamminò nuovamente verso la vigna.
Floyd e Sichè si guardarono a bocca aperta.
?Ma che diavolo sta facendo!? esclamò Sichè.
Pascal saltellava tra i filari.
?La danza dell?ampolla? disse Floyd.
Poi Pascal tornò verso di loro.
?Quindi quando spunteranno le prime gemme bisognerà ripetere l?operazione dell?ampolla, no?!?
esclamò esausto Pascal.
?Come no? disse Sichè.
?Volete quindi una vigna rigogliosa il prossimo anno??
?Si la vogliamo?
?Che sia carica d?uva? precisò Sichè.
?Bien allora domattina sveglia presto e tutti a preparare la vigna, d?accord ??
?D?accord!?
?Ok, io proporrei un po? de vin?
?Mercì bien!? disse Pascal.
Sul tavolo all?ombra del salice c?era una bottiglia.
Sichè versò.
?Hei pascal?
?Che c?è?
?Ah ah ah?
Floyd scoppiò a ridere a vedere la buffa faccia che fece Pascal.
?In due mesi che si è qui, non ci si è mai incontrati? gli disse Sichè.
? In questo posto le cose scorrono più lentamente? disse Pascal.
?Forse ci siamo incrociati sul canale?
?Forse?
Disse Sichè
?L?altro giorno mentre tornavo dalla pesca passeggiando arrivai alla vigna?
Pascal li guardò.
?E la vigna non aveva più l?uva avete vendemmiato al momento giusto, bravi!?
Allora ho pensato che era il momento della magia.
Sono tornato a casa.
L?ampolla di vetro era pronta ma la si doveva rabboccare.
Anche la mia vigna era pronta, come la vostra!?
Pascal si chinò e prese un sasso.
Lo gettò verso il canneto.
Un gigantesco airone guardabuoi si alzò in volo.
?Visto, le cose scorrono lentamente e tutto è più rilassato, lento?
in silenzio Pascal finì il suo bicchiere.
?Posso??
Chiese.
Sichè gli versò un altro bicchiere.
?Quindi, presi l?ampolla, e mi diressi alla radura.
Segreta radura?
?Chiaro!?.
Disse Floyd.
Sichè mugolò finendo il suo vino.
?Riempita l?ampolla sono tornato e ho fatto la magia alla mia vigna?
Pascal guardò la vigna in silenzio.
?L?ampolla è sempre piena, vedete??
Pascal sgranò gli occhi verso l?ampolla.
?Vedi?? chiese a Sichè.
?Già? disse Sichè e versò il vino anche a Floyd?
?Già? esclamò Floyd.
?Tutto scorre più lentamente? concluse Pascal.
A questo punto il vecchio si alzò.
Salutò sventolando il cappello.
?Bien, allor d?accord, a domani?
?Ok? disse Floyd.
?A domani?
?D?accord? ripeté Pascal scomparendo nel canneto.

…che allah ce la renda!!!

25 Marzo 2007 Commenti chiusi


?Che Allah ce la renda? era la formula rituale con la quale i geografi arabi del medioevo iniziavano la descrizione di una città passata (o tornata: questione di punti di vista) ai cristiani. Con l?Andalusia questa formula dovrebbe valere per l?intera regione, tanto è intrisa di spirito e di segni arabi, ma non solo: Fenici, Cartaginesi, Greci e Romani abitarono queste terre, e le dominarono segnandole con molte sanguinose guerre.
L?Andalusia rappresenta tutto il sud della Spagna, con la bellezza dei suoi paesaggi, la luce limpida e impetuosa che irradia gli ulivi secolari, le maestose città islamiche come Cordoba, Granada e Siviglia. Terra di flamenco, feste e tauromachia, di paesini costruiti in cima ai precipizi della Sierra infuocata e capolavori architettonici all?ombra di palme, cortili e fontane.

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il tempo!

17 Marzo 2007 Commenti chiusi


Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.

GIBRAN KALHIL

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The ancient mariner!!!!

16 Marzo 2007 Commenti chiusi


Ascolta la ballata del vecchio marinaio
guarda il suo occhio ne ferma uno su tre
mesmerizza uno degli invitati al matrimonio
fermati e ascolta l’incubo del mare
e la musica continua mentre la sposa arriva
affascinati dal suo racconto
e il Marinaio racconta la sua storia
spinto a sud verso la terra di ghiaccio e neve
un posto inesplorato
attraverso la tempesta di neve vola l’albatro
benvenuto nel nome di Dio
sperando che sia di buon auspicio
e la nave riparte verso il nord
attraverso la nebbia e il ghiaccio
e l’albatro li segue
il Marinaio uccide l’uccello di buon auspicio
i suoi compagni urlano che cosa hai fatto
ma quando la nebbia svaniscce lo giustificano
e si accollano l’onta del peccato
navigando su su verso il nord attraverso il mare
navigando su su verso il nord poi arriva la calma
l’albatro con sè porta una vendetta
una maledizione una terribile sete li colpisce
i suoi compagni lo incolpano per la sfortuna e
gli appendono al collo l’uccello morto
e la maledizione continua sul mare
e la maledizione continua per loro e per me
“Giorno dopo giorno, giorno dopo giorno.
immobili senza un soffio di vento o un movimento
immobili come una nave dipinta su un oceano dipinto
acqua acqua ovunque e tutte
le assi si ritirarono
acqua a perdita d’occhio ma non una goccia da bere”
S.T. Coleridge (1798-1834)
laggiù, urla il Marinaio
laggiù una nave all’orizzonte
ma come può muoversi senza che il vento
le riempa vele e senza la marea
guarda… viene verso di noi
si avvicina come se uscisse dal sole
guarda… non c’è equipaggio
non c’è vita a bordo ma, aspetta ci sono due
la Morte e la Morte in Vita
si giocano la ciurma a dadi
Lei vince e il Marinaio ora le appartiene
poi… uno a uno i marinai
cadono morti 200 uomini
Lei.. Lei la Morte in Vita
lo lascia vivere lui il prescelto
“Uno per uno alla luce della luna
troppo veloci per un sospiro o un gemito
uno a uno si voltarono con un dolore insopportabile
e con gli occhi maledirono
quattro volte cinquanta uomini
(e non li sentii nè sospirare nè gemere)
con un tonfo sordo, informi, senza vita
caddero, uno a uno”
S.T. Coldrige (1798-1834)
la maledizione dei loro occhi continua
il Marinaio avrebbe preferito essere morto
assieme ai serpenti marini
ma è sopravvisuto come loro
e alla luce della luna prega
che trovino bellezza non dannazione
li ha benedetti col cuore
anche loro figli di Dio
poi l’incantesimo inizia a scemare
l’albatro gli cade dal collo
affondo come piombo nel mare
poi a turno cade la pioggia
senti i gemiti dei marinaio morti
guarda si muovono e incominciano a risvegliarsi
corpi sollevati da spiriti benigni
nessuno di loro parla
e hanno gli occhi spenti
ma la vendetta non è finita la sofferenza ricomincia
cade in una trance e l’incubo continua
finalmente la maledizione cessa
e il Marinaio vede la sua terra
lo spirito abbandona i corpi da lungo morti
hanno una luce loro e il Marinaio rimane solo
poi una barca gli viene incontro
una gioia incontenibile
la barca del timoniere, suo figlio e l’eremita
la sofferenza dell’esistenza ricadrà su di lui
e la nave come piombo affonda nel mare
e l’eremita assolve il Marinaio dai peccati
il Marinaio è costretto a raccontare la sua storia
a raccontarla ovunque vada
per diffondere con il suo esempio la Parola
dobbiamo amare tutto ciò che Dio ha creato
e l’ospite è triste ma più saggio
e il racconto continua…

IRON MAIDEN

…by Samuel Taylor Coleridge.

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"Ampolla?"….no, no, sbagli…."SBAGLIO!!!"

16 Marzo 2007 Commenti chiusi


Grazia, Amore, Pace, e Pietà
Chi è negli affanni prega,
E ad esse virtù che liberano
Torna l?animo grato.

Grazia, Amore, Pace, e Pietà
E? Iddio, Padre caro,
Grazia, Amore, Pace e Pietà
E? l?uomo, Suo figliolo e Suo pensiero.

La Grazia ha cuore umano;
Volto umano, Pietà;
Umana forma divina, l?Amore,
E veste umana, Pace.

Ogni uomo, d?ogni clima,
Se prega negli affanni,
L?umana supplica forma divina,
Amore e Grazia e la Pietà e la Pace.

Da tutti amata sia l?umana forma,
In Turchi si mostri o in Ebrei;
Dove trovi Pietà, l?Amore e Grazia,
Iddio sta di casa.

WILLIAM BLAKE

l’ile de grass!!!

1 Marzo 2007 Commenti chiusi


Quando, a occhi chiusi, una calda sera d’autunno, respiro il profumo del tuo seno ardente, vedo scorrere rive felici che abbagliano i fuochi di un sole monotono;
una pigra isola in cui la natura esprime alberi bizzarri e frutti saporosi, uomini dal corpo snello e vigoroso e donne che meravigliano per la franchezza degli occhi.

Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano, vedo un porto pieno d’alberi e di vele ancora affaticati dall’onda marina,

mentre il profumo dei verdi tamarindi che circola nell’aria e mi gonfia le narici, si mescola nella mia anima al canto dei marinai.

CHARLES BAUDELAIRE

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LA FATa verde…….

1 Marzo 2007 Commenti chiusi


L?assenzio è un liquore verde molto forte che contiene l?erba amara chiamata assenzio maggiore, reso gradevole al palato bevendolo diluito con acqua ghiacciata e zucchero. L?assenzio è stato notato per i suoi potenti effetti e rimane una sostanza vietata in paesi come gli USA, ma è oggi disponibile in Italia ai sensi delle leggi dell?Unione Europea.*

L?assenzio venne alla ribalta nel XIX secolo come una bevanda culturale decantata nei caffè francesi, la scelta preferita di artisti e poeti famosi (Hemingway, Van Gogh, Picasso, Toulouse-Lautrec, Oscar Wilde) che la bevevano per trovarvi ispirazione ed era spesso usata anche come soggetto delle loro opere.

Per molti anni l?assenzio fu considerato una minaccia seria per il settore vinicolo in Francia!

Nel 1910 furono venduti in Francia trentasei milioni di litri di assenzio. Le cifre di vendita annuali salirono a duecentoventi milioni di litri nel 1912, ma entro il 1915 tale cifra crollò a zero, poiché l?assenzio divenne una sostanza proibita.

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…fantasia?

26 Febbraio 2007 Commenti chiusi


John Keats. 1795?1821

Fancy

EVER let the Fancy roam,
Pleasure never is at home:
At a touch sweet Pleasure melteth,
Like to bubbles when rain pelteth;
Then let wingèd Fancy wander 5
Through the thought still spread beyond her:
Open wide the mind’s cage-door,
She’ll dart forth, and cloudward soar.
O sweet Fancy! let her loose;
Summer’s joys are spoilt by use, 10
And the enjoying of the Spring
Fades as does its blossoming;
Autumn’s red-lipp’d fruitage too,
Blushing through the mist and dew,
Cloys with tasting: What do then? 15
Sit thee by the ingle, when
The sear faggot blazes bright,
Spirit of a winter’s night;
When the soundless earth is muffled,
And the cakèd snow is shuffled 20
From the ploughboy’s heavy shoon;
When the Night doth meet the Noon
In a dark conspiracy
To banish Even from her sky.
Sit thee there, and send abroad, 25
With a mind self-overawed,
Fancy, high-commission’d:?send her!
She has vassals to attend her:
She will bring, in spite of frost,
Beauties that the earth hath lost; 30
She will bring thee, all together,
All delights of summer weather;
All the buds and bells of May,
From dewy sward or thorny spray;
All the heapèd Autumn’s wealth, 35
With a still, mysterious stealth:
She will mix these pleasures up
Like three fit wines in a cup,
And thou shalt quaff it:?thou shalt hear
Distant harvest-carols clear; 40
Rustle of the reapèd corn;
Sweet birds antheming the morn:
And, in the same moment?hark!
‘Tis the early April lark,
Or the rooks, with busy caw, 45
Foraging for sticks and straw.
Thou shalt, at one glance, behold
The daisy and the marigold;
White-plumed lilies, and the first
Hedge-grown primrose that hath burst; 50
Shaded hyacinth, alway
Sapphire queen of the mid-May;
And every leaf, and every flower
Pearlèd with the self-same shower.
Thou shalt see the fieldmouse peep 55
Meagre from its cellèd sleep;
And the snake all winter-thin
Cast on sunny bank its skin;
Freckled nest-eggs thou shalt see
Hatching in the hawthorn-tree, 60
When the hen-bird’s wing doth rest
Quiet on her mossy nest;
Then the hurry and alarm
When the beehive casts its swarm;
Acorns ripe down-pattering 65
While the autumn breezes sing.

O sweet Fancy! let her loose;
Every thing is spoilt by use:
Where ‘s the cheek that doth not fade,
Too much gazed at? Where ‘s the maid 70
Whose lip mature is ever new?
Where ‘s the eye, however blue,
Doth not weary? Where ‘s the face
One would meet in every place?
Where ‘s the voice, however soft, 75
One would hear so very oft?
At a touch sweet Pleasure melteth
Like to bubbles when rain pelteth.
Let, then, wingèd Fancy find
Thee a mistress to thy mind: 80
Dulcet-eyed as Ceres’ daughter,
Ere the God of Torment taught her
How to frown and how to chide;
With a waist and with a side
White as Hebe’s, when her zone 85
Slipt its golden clasp, and down
Fell her kirtle to her feet,
While she held the goblet sweet,
And Jove grew languid.?Break the mesh
Of the Fancy’s silken leash; 90
Quickly break her prison-string,
And such joys as these she’ll bring.?
Let the wingèd Fancy roam,
Pleasure never is at home.

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libertà !! (2)

26 Febbraio 2007 Commenti chiusi


- Il mondo e` visto attraverso una pozione che fa sognare..

JOHN KEATS.

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la zia amelie!

14 Febbraio 2007 Commenti chiusi

?Francesca che sorpresa mi hai fatto, tu non sai, sempre qui da sola?
?Zia sono felice, ma sai il lavoro e tutto il resto, ma ora basta, per un po? non ho impegni, solo per te?
Eh, le zie sono la più bella cosa.
?Ti piace le Cassoulet vero Francesca, oh tuo padre era un vero malandrino, nel senso buono, lo sai vero, ma ti ha scelto un nome bellissimo?
?Si? disse Frances.
?Aspetta faccio io?
Frances prese il coltello per tagliare le verdure, ora si sentiva bene, positiva, a casa, la zia Amelie era un tesoro, un?artista?
Le Cassoulet è una gran ?mazzata?, pensò Frances, ma è così buono.
?E Garrigues??
?Ma, a volte passa? le rispose la zia Amelie.
?Le rose te le cura sempre??
?Oh si è tanto caro, ma ora viene senza preavviso, le pota, le bagna, poi se ne va, sai come sono gli uomini?
?E si? disse Frances.
?Ma è passato tanto tempo che pensavo avesse rinunciato, invece mi lascia sempre piccoli regalini?
la zia Amelie le ammiccò.
?Tu mi capisci eh!?
?Si zia ti capisco, ma a volte sono talmente noiosi, che vorresti partire, che so, per marte una settimana?
?Ah ah ah? la zia rise.
Frances la guardò malinconicamente.
?Io Pierre non lo reggo più?
La zia le sorrise.
Frances si levò la maglia e la guardò.
?E i dipinti?? le chiese
?Si, vieni?
La zia Amelie si avviò nell?altra stanza.
?Vieni!? le disse.
Salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l?atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.
?Bello!?
Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.
?Sai cos?è?? chiese.
?Mmmmm, no? disse Frances.
?L?apocalisse!?
La zia la guardò.
?Aspetta c?è una data qui, 17 AGOSTO 1893? notò Frances.
?Una gran brutta storia? disse la zia Amelie
?Gli italiani alla fine dell?ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline?
?Bene!? disse Frances.
?Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell?era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere?
Frances la guardava.
?Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais?
?E? subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina?osservò Frances.
?Si, subito qua fuori?
Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra
?E? là, vedi!?
Frances si avvicinò e guardò fuori.
Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.
?Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.
Allora l? italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell?acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.
Oh non l?avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l?acqua potabile era preziosa, alchè l?italiano esausto gli si avvicinò.
Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo me ne fotto di te e di tutta la tua razza?
La zia Amelie si azzittì un?attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.
?L?episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva
I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la francia, chiedesse a gran voce l?espulsione degli italiani?
Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate?
?Dai zia vai avanti, e poi ??
?All?alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.
Iniziò una vera e propria caccia all?italiano?
?Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?? chiese Frances indignata.
?Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.
Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.
Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.
Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno?
La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.
STOC!
Aprì una boccia di vino.
Ne versò più a Frances che a lei.
?Buono, dolce!? disse Frances.
?Li annegarono tutti nel rodano?
?Caspita?
Frances rimase a bocca aperta.
?Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto?
Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.
?Ma dove finirono poi ??
?Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall?Alto Monferrato, alle pendici dell?Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l?Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.
Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.
La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l?Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall? Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici?
?Caspita!?
?Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po? di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l?Europa per tutto il XX secolo?
?Che casino?.?.
Sibilò Frances.

?Bene, dopo tutta sta tristezza ci sono anche dipinti meno atroci, questa è la torre al tramonto, è uno dei miei preferiti?
?E? bello anche questo!? Frances indicò un altro dipinto.
?Ma dimmi Francesca, i tuoi amici sono fuggiti così potevano fermarsi per cena?
Frances guardò la zia e sgranò gli occhi.
?Uuh, che stronza non gli ho detto nulla, sono stati così gentili?
?Eh quando vedi la tua zia?.?
?Ah ah ah, si zia è così, Floyd l?ho incontrato ad Arles?
?Ma che ci sei andata a fare fino ad Arles ?? disse la zia Amelie
?In treno mi sono addormentata?
Frances la guardò.
?Mmmm, e l?hai vista l?arena ?? chiese la zia Amelie
?Si, ma il giorno dopo, quando siamo andati a vendere l?uva che abbiamo raccolto.
Hanno una cascina vicino a Saint Marie de la mer?
?Dovrai portargli una torta!?
?Oh si grazie zia, ma ora mi fermo un po? da te ho tante cose da raccontarti?
La zia Amelie la guardò.
?E così con Pierre??
?Oh zia, non lo sopporto più, non si fa mai nulla di divertente, sempre cene di lavoro, lavoro suo perché alle mie non viene mai, un po? di cinema e basta, ho iniziato ad odiare anche Parigi.?
?Era quello che volevo sentirti dire Francesca, fermati qui, vicino c?è Montpellier, c?è Nimes, non dovrebbe essere un problema trovare lavoro per te, ricordi la gita che feci anni fa con le mie amiche a Beziere, mi innamorai subito di questo posto, da non lasciarlo più?
?Ma, ci ho pensato sai, ma ora non voglio tanto pensare al futuro, mi godo la vacanza?

La campanella del giardino suonò.
Frances corse alla finestra.
?E? Garrigues?.
Disse girandosi verso la zia.
Scese di corsa saltando fuori dall?uscio.
?Ma chi abbiamo qua, mademoiselle Francesca, benvenuta in Camargue?
?Ciao Garrigues!?
Frances lo abbracciò, Garrigues aveva con se dell?uva che le porse.
La zia Amelie fece capolino dall?uscio.
Frances prese per mano Garrigues.
?Zia abbiamo ospiti a cena?
?Ma veramente mi aspetta Jean Paul?
?Jean Paul aspetterà, stiamo preparando le cassoulet?
Concluse Frances.
?Beh, quand?è così?
Garrigues accettò di buon grado, la zia Amelie sorrideva, sarebbe stata una bella serata.

Infatti la serata passò allegramente.
La zia Amelie dopo che Garrigues e Frances sazi della cena, approfittarono forse un po? in abbondanza dei dolcetti della zia e del dolce vino di Garrigues, suo pegno d?amore alla zia pensò Frances, li portò tutti e due nell?atelier e scoprì un dipinto che teneva in un angolo coperto da un telo.
Rappresentava il mare all?alba, la luce era impressionantissima, si vedeva un canale sfociare in mare e delle minuscole figure in lontananza?pescatori.
?Bello!?
Esclamò Frances.
?Ci sono anche le persone!?
?Già, di solito non le dipingo mai? disse la zia Amelie.
?Questo è il mio preferito? osservò Garrigues.
?Quale?? chiesero in coro Frances e la zia.
Garrigues si alzò prese quello sotto alla finestra.
?Ma è ancora lì, non l?avevi preso?? chiese la zia Amelie.
?E? per te!?
Disse la zia a Garrigues.
?Eh no, mi spiaceva, portarlo via da qui?
?Ah che sciocco!? disse la zia voltandosi verso Frances.
?Ma è casa tua!? disse Frances a Garrigues.
?Si, è il mio preferito?
La casa era dipinta guardandola da nord, si vedevano le vacche nel recinto, l?orto, la casa in ombra ma con un angolo illuminato dal sole, i mucchi di sale oltre la casa e il mare all?orizzonte.
La zia Amelie era veramente brava, aveva un debole per i lunghi paesaggi e difficilmente ritraeva persone.
?Chissa perché!?
Si chiese Frances.
La cena era stata buona e Garrigues era esausto.
?Io andrei verso casa? disse.
?Ti accompagno? disse Frances.
?Vieni zia??
?No, andate pure, ti lascio la porta aperta?
Garrigues salutò la zia Amelie prese il dipinto che lei gli porse e uscirono.
La luna illuminava la sera, i vicoli silenziosi li osservavano incuriositi.
Ogni vicolo aveva un nome, naturalmente, ma i nomi erano curiosi.
Oltre a nomi importanti come rue Zolà, rue Hugo e Diderot, altri erano curiosi.
Ruelle du fer, ruelle des empester.
?Strano stò nome vero Garrigues?
?I nomi delle vie raccontano storie lontane?
Garrigues si fermò.
?Guarda Francesca, il selciato quanto è consumato, è molto antico, dicono che l?abbia fatto costruire nell?anno 1250 Louis IX con tutto il borgo.
Fece costruire anche un porto profondo da cui partirono la settima e l?ottava crociata in Terrasanta, pensa un tempo qui c?era il mare, poi si ritirò e il porto morì insabbiato.
?Caspita!? esclamò Frances.
?Qui sono passati i romani? continuò Garrigues.
?Ovunque in Camargue si avverte il passato Romano.
Dagli acquedotti alle arene di Nimes ed Arles, Cesare diceva spesso che Arles era la più bella città Romana, dopo Roma naturalmente.
Pensa che la cultura della vite la portarono loro, in pochi anni ricoprirono le paludi di vigneti, che crebbero velocemente, in quanto la vicinanza del mare e quindi l?alta presenza di sale nell?aria e nella terra, uccidevano le uova dei parassiti che in altri posti sterminavano i raccolti.
Ma i nomi delle vie sono Francesi?
Frances continuò a passeggiare con lo sguardo rivolto in su.
?Ruelle de l?amour parfait?
Questo nome la colpì, che si fermò.
?Vicolo dell?amor perfetto? lesse Garrigues.
?Che bel nome!? disse Frances.
?Tu sai che non mi sono mai sposato??
?No!?.
Rispose Frances.
?Anch?io non mi sono mai sposata!? risero forte.
?Che strano nome, bello però? disse Frances e guardando Garrigues gli chiese.
?Beviamo qualcosa??.
Si sedettero al bar, ai tavolini all?esterno.
?Garrigues!?
Frances si avvicino facendo stridere la sedia in metallo sul selciato.
?Tu conosci la storia degli italiani?
Guardò Garrigues.
?Mmm, il secolo scorso??
?Si, il 17 agosto 1893?
?Certo che la conosco, tutti qui la conoscono?
Garrigues prese il bicchiere e bevve.
?Ma le storie sono complicate in certi casi, è andata così, bien, voilà!?
Frances lo guardò, capì che a lui non faceva piacere parlarne.
Finiti i bicchieri si alzarono.
Camminarono in silenzio per alcuni minuti.
Frances guardò le targhe delle vie ma non le piacquero più, erano nomi così, normali, insipidi.
Percorsero boulevard Gambetta, che attraversa tutta la cittadina fino alle mura, arrivati all?altezza di rue Paul Bert Frances si fermò.
?Ascolta Garrigues facciamo due passi in su, voglio vedere la Chapelle de Penitent Gris?
?Oui mademoiselle? rispose.
Fecero poi il giro sotto le mura e uscirono dalla città vecchia.
Garrigues abitava oltre l?antica porta, poco fuori le mura, in un antica casa con tutto un grande giardino davanti.
La pianta di uva americana, arrampicata attorno alla porta, aveva cominciato a lasciar cadere i frutti che Garrigues non raccoglieva.
Garrigues si fermò e guardò Frances.
?Eccomi arrivato?
Frances lo baciò.
?Ci vedremo domani?? chiese a Garrigues.
?Naturalment, mademoiselle Francesca?
?Bonne nuit!? gli augurò Frances.
?Bonne nuit!?.

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TOURBILLON!

22 Gennaio 2007 Commenti chiusi


?Quanto costano??
?A occhio e croce come una scatola di fiammiferi!? rispose Floyd distrattamente.
?Ma un accendino no?!?
?No mi piace respirare lo zolfo, cerco di abituarmi all?odore dell?inferno? sorrise luciferino.
?Immagina una cascata di BENELOX che ti precipita nello stomaco, tu usi il BENELOX, lo sciroppo contro l?acidità di stomaco Sichè??
?Mmm, si a volte?
?Bueno!?
?Magari la mattina seguente ad una festa? precisò Sichè gesticolando come un pazzo.
?Che diavolo fai??
?Beh, ricordando, mi agito, eh eh?
?Bene, quindi gli omini bianchi che vivono nel BENELOX lance in resta attaccano quelli gialli?.?
Floyd guardò Sichè.
Sichè guardò Floyd.
?Perché gli omini che vivono nell?alcool sono gialli no?? aggiunse Floyd.
?Perché gli omini dell? alcool sono comunque gialli, birra, whisky, pastis??
Insistette guardando lontano.
Sichè si alzò e si incamminò verso il mare.
?Quelli del vino no!!? urlò Sichè.
Floyd si alzò.
?Ma perché quelli del vino??
Sichè era laggiù, quasi in acqua allora anche Floyd si incamminò.
?E allora quelli bianchi attaccano i gialli aaaaaaah??
Floyd spinse Sichè così forte che scomparve sotto l?onda.
?Ah ah ah!!! segui l?onda?
?Vaffanculo!?
??e li affogano ah ah ah.?
Sichè usci dall?acqua urlando, Floyd scattò e cadde nella sabbia.
?Prendo le canne?
Saltellò al capanno prese le canne e si diresse verso il moletto, guardò Sichè che si avvicinava lentamente, togliendosi la maglietta fradicia, faceva anche freddo.
?Bello il mare all?alba? pensò Floyd.
Si sistemarono sul molo.
Era un piccolo molo appollaiato sul canale, poco prima che il canale si tuffasse in mare aperto.
Più in là, dove il mare si apriva, c?erano gli scogli, ma Floyd preferiva il moletto.
Il silenzio dell?alba era un momento bellissimo, quella luce azzurrina che sfuma poi verso il giallo e poi verso il bianco accecante, in Camargue la luce è la cosa più bella, cambia lentamente, l?alba è lunghissima, in nessun posto c?è una luce così.
?Quindi,gli omini che stanno, nel vino???
Floyd provò a proseguire con la sua favola.
Sichè lo fissò, si alzò in piedi?.e
?IAAATTA? !!!!?
Sichè fece un gran lancio.
Floyd invece si era impantanato nella montatura.
?Olà, con un lancio così lo prendo, lo prendo?
?Dunque gli omini che stanno nel vino?.?
STACK!!!
Floyd stappò la lenza.
?Maledizione ci siamo o no, al diavolo anche gli omini del vino!!!?
Floyd si innervosiva a volte e se si innervosiva addio pesca, ma il silenzio dell?alba poi lo calmava .
Sichè si sedette.
Il cielo si stava lentamente colorando giallo.
Il sole saltò fuori all?improvviso.
La canna di Sichè si piegò.
?E vai?
Sichè si irrigidì.
Al terzo colpo tirò.
?E vai!?
?C?è c?è? urlò Floyd.
?C?è c?è? urlò Sichè e iniziò a girare la manovella.
Alla fine il muggine si tuffò nel secchio.
Floyd riuscì a lanciare.
?Uno a zero? pensò Floyd.
Il cimino non si mosse per niente.
?Floyd?
Floyd non rispose.
?Floyd !!!?
?Oi, eh, be quiet mi sembrava si fosse mosso, che c?è??
rispose stizzito.
?Tu che ne pensi di Frances??
?Che vuoi dire??
Floyd si voltò un attimo, ma tornò alla canna.
?Beh, che ne pensi, non ti sembra un po?, non so, un po? strana?
?Un po strana??
Floyd lo fissò, lo squadrò.
?Che cazzo dici Sichè, perché tu non sei strano per qualcuno, non pensi di esserlo, per qualcuno??
?Ma non so, se ne stà spesso da sola?
?Beh se ne sta da sola, è in vacanza, va dalla zia, non ha fretta, e questo posto aiuta, il silenzio, nulla traffico, mi piace?
?Frances ti piace??
?Qui mi piace, si, anche Frances mi piace, assapora il silenzio anche tu, rilassati?
?Ma che rilassati, io vado in Italia a trovare Martino, sono due mesi che non vedo altro che mare, paludi?aironi, canneti, canne?
?E cosa farai poi in Italia??
?Che ne so, Martino ha un bar a Dolceacqua, lo aiuto un po?, si va a pesca, poi le italiane sono belle, simpatiche, calienti??
?Calienti??.
Sussurrò Floyd.
?Ah, ho capito, il principe cerca moglie?.
Sichè rise.
?No io mi fermo qui, oggi pomeriggio vado ad Arles a vendere l?uva, poi ti lascio la macchina?
?Dai ok, io starò un po? là poi ci sentiamo? disse Sichè.
?Salutalo e portalo con te in Camargue, quando torni?
?Si può fare? disse Sichè.
Verso le nove Floyd si alzò e fece su la canna.
?Vado a preparare gli attrezzi?
?Ok tra un po? arrivo?
Dopo la colazione si alzarono e via vendemmia.

Alle due e diciannove Frances accese l?erre 4, avrebbe guidato lei.
Piaceva un sacco a tutt?e due quel paesaggio, fatto di tutte quelle cose che Sichè non reggeva più, la strada portava a Saint Marie de la mer, bel mare, birra?
?Birra??
?Ok birra? rispose Floyd.
Frances fermò l?erre 4, non c?era nessuno in giro, data l?ora, tutti a casa, ad Arles, al lavoro, boh?
Frances fece il giro dei tavoli cercandone uno in particolare.
Lo trovò sotto la finestra a lato del bar, c?erano tre tavolini un po? appartati da cui si vedeva il mare.
Floyd tornò con due belle birre.
?Bello eh, nulla lavori?
Floyd la guardò e rise.
?Aaaah,?
Frances spaparanzata sulla sedia se la godeva.
?Quanto ci daranno per l?uva?? chiese Frances.
?Ma, spero sui deux-cents come mi disse ieri, un po di uva c?è, è anche bella?
Floyd si girò a guardare l?uva, si, era soddisfatto della raccolta fatta.
Era un bel lavoro quello, si gli piaceva.
Messianè, il tizio che gli avrebbe comprato il vino aveva l?azienda poco dopo Arles, subito dopo, sulla strada per Tarascon.
Aveva girato per un bel po? ma poi l?aveva trovato.
Che bello, lì comunque tutti facevano il vino ora lo sapeva, la prossima vendemmia si sarebbe attrezzato meglio.
?Vedrai, monsieur Messianè, sarà di parola?

Arrivarono ad Arles verso le tre e mezza, passati sotto la circonvallazione presero il viale con i platani e tutti i bar eleganti.
Frances poi svoltò a sinistra, piano piano percorsero la salita con le gioiellerie, sbucarono nella piazza della cattedrale, maestosa.
Floyd si era già perso.
?Ma tu conosci Arles??
Chiese Floyd stupito.
?Certo!?
Frances era stata ad Arles con la zia Amelie già qualche volta, sbucò in una piazzetta, Floyd riconobbe il bar del famoso dipinto di Van Gogh.
?Hei!? esclamò.
Frances gli sorrise.
Poi si diresse verso l?arena, le venne in mente la zia Amelie, perché a lei piaceva molto l?arena d?Arles.
Le girarono intorno e poi presero la discesa che porta al quartiere arabo, che Floyd già conosceva, a lui piaceva molto il quartiere arabo, c?erano anche alcuni kebab bar.
L?erre 4 sbucò in una piazza, saltellò su un tombino, bucò quasi una gomma sul marciapiede, Frances prese forte il volante, passarono sotto ad un arco e su per il Rodano presero la strada per Tarascon.
Lasciandosi pian piano alle spalle la vecchia romana, iniziarono a salire.
La strada correva in mezzo ai vigneti.
Arrivati quasi a Le Baux Frances fermò la macchina.
Scese.
?Guarda, non è il lontano orizzonte, quello di cui si parlava nel blog che leggeva Sichè??
Sotto di loro c?era tutta la Camargue.
?Impressionante? disse Floyd.
?Impressionante!??
?E? semplicemente grandioso? esclamò Frances.
?Un giorno sarà tutto tuo!?
Floyd la guardò e rise.
Frances risalì in macchina e ripartì.

?Maledetti pesci dove siete finiti??
Sichè si era totalmente lasciato catturare dalla pesca.
Guardò il verme, gli sbarrò gli occhi?
?Ora ti mangio, ora ti mangio?
Sichè si era trasformato in pesce assassino.
?Olà, grande lancio, fa un po? caldo ora però?
Sichè era esausto.

Bene, mentre Floyd inganna il tempo a scrivere poesie a mente per quanto possano durare, Sichè si trasforma in un monologo, ma si dà anche le risposte, quindi è un monologo perché parla solo lui, ma in realtà sono in due?.quindi è o non è un monologo?
A volte c?è anche il terzo.
?Però è interessante la storia degli omini, gialli, bianchi?
Sichè agrottò la fronte.
?E quelli del vino, no non possono essere gialli, mmm violetti, no, no,forse verdi o rossi?
Il sole era ancora caldo.
?Secondo me sono verdi, ehi, cazz?? la canna si piegò.
?Hei?
Sichè prese la canna e?
Due?
Tre!
SGUISH!!!
?Sbagliato, bast??
Lanciò nuovamente, apoggiò la canna, la incastrò tra il palo e il sacco delle esche e si diresse alla cascina.
Prese la bottiglia dell?acqua e ne bevve a lungo.
?Dalla bottiglia è più dissetante?.
Posò l?acqua e tornò al molo.
Recuperò la lenza e lanciò.
Si riposizionò ma un po? più comodo e si guardò l?orizzonte.
Sichè rimase così ipnotizzato dall?orizzonte per un bel po?.

?Hei!?
?Frances? esclamò Sichè.
?Hei!?
Frances saltò giù dall?erre 4.
?Grandi, la spesa?
Sichè mollo la canna e corse verso casa.
?Alè alè!?
Entrarono quindi tutti in casa a guardare cosa c?era, pomodori, riso, pane, succo di frutta, vasetti?.
?E questa cos?e??
?Patè de fois gras? gli disse Floyd.
Sichè lo fisso.
?Beh, che c?è? disse Floyd.
?Quello delle oche che legano??
?Si quello?
Sichè gettò il vasetto verso il cestino.
?Ma che cazz??
Floyd con un balzo lo parò al volo e posò il vasetto sul tavolo.
?Ma vaffanculo? gli disse Floyd.
?Curry, buono?
Sichè prese un?altra scatola si fermò guardo Floyd, che lo fissò strabuzzando gli occhi.
?Polpa di pinguino, aaaaaaaaaah!!!?
Floyd sbarrò gli occhi.
Sichè rise.
Continuò a pescare nel sacchetto.
?Hei vino bordeaux grande l?hai trovata, questa costa cara?
Sichè la posò sul tavolo.
?Quanto?? chiese Sichè.
Floyd prese la bottiglia e lesse l?etichetta.
?Cinquante francs!?
Siche lo guardò.
?E in euro??
?mmm otto euro?
?E beh, eppoi??
?Cipolle, cipolle? urlò Frances.
?Cipolle!??
Sichè guardò perplesso Frances e Floyd.
?Già, cipolle!?
Floyd lo fissò.
?Zuppona di cipolle!? strillò Frances.
?E vai?
Disse Sichè battendo i pugni sul tavolo.
?E vai? confermò Floyd.
?Zuppona di cipolle?
Sichè guardò Floyd.
?Toccati il naso?
?Oh fate qualcosa anche voi o no??
Frances si immobilizzò a guardarli e passo il coltello a Sichè
?Ma quanto vi ha dato dell?uva?? chiese Sichè sbucciando la prima di una serie infinita di cipolle.
Floyd alzò lo sguardo al soffitto.
?Millequattrocento franchi?
?E dai!?
Sichè sbuffò.
Frances guardò Floyd.
?Duecento euro?
?Ah lo sapevo?
?Floyd?
?Oi!? rispose a Frances.
?Prepara il pane da abbrustolire?
Floyd prese la pagnotta dal sacchetto, Sichè invece fisso Frances.
?Ma quante ce ne vogliono?? chiese
?Vai, vai, ti dico io basta?
?Uff, sbuccia, sbuccia e non si vede la fine? brontolò Sichè
?Ok, pane affettato?
?Bene, mettilo nella padella? disse Frances a Floyd
Sichè posò la cipolla e prese il bordeaux, guardò l?etichetta e lo posò, cercò il cavatappi.
?Dove diavolo è il??
Floyd glielo passò.
La zuppa di cipolle non era male.
Il bordeaux aggiustava tutto, ma la zuppa non era male.

La mattina dopo partirono presto, alle nove, nove e un po?, l?erre 4 sembrava impaziente di partire e loro anche.
La strada per Aigues Mortes era deserta, come sempre.
Attraversarono il Piccolo Rodano con un barcone che traghettava i viandanti.
Arrivarono dopo un?oretta.
Lasciata la macchina, fecero il giro a piedi sulle mura della cittadina.
?Costruite sotto Filippo il Bello dai genovesi? spiegò loro Frances.
Le mura circondavano tutta la città, aperte da 10 porte di cui alcune sormontate da imponenti torri circolari.
Lento sale l?odore del mare a volte?
Il silenzio ti avvolge?la luce divenne accecante.
Dalle mura si vedeva tutta la costa, le saline all?orizzonte e mille e mille gabbiani.
Arrivarono al termine della cinta muraria ove si erge la torre di Costanza, possente torrione isolato all?angolo nord ovest, collegato alle mura da tre ponti e circondato da un fossato.
Frances volle concludere il tour entrando nella torre.
Le stanze spoglie e le sbarre alle finestre raccontavano del suo passato di prigione.
Scesero poi dalle mura e Frances volle offrire un caffè, si sedettero fuori all?ombra di un gigantesco platano, poi a piedi si avviarono verso casa della zia Amelie.
La zia Amelie non credeva ai suoi occhi.
?Francesca, Francesca?
Continuava a ripetere la zia Amelie.
Frances gli aveva fatto la sorpresa e proprio una sorpresa era venuta.
Frances baciò tre, quattro, cinque volte la zia Amelie, anche Floyd e Sichè la salutarono, Sichè la baciò, Floyd no, le diede la mano.
?Francesca ma non mi hai avvertita? disse la zia Amelie.
?Altrimenti che sorpresa sarebbe stata?
?Noi ora andiamo? disse Sichè.
?Siamo sempre là se vuoi venire a trovarci? disse Floyd e la baciò.
Frances annuì e sorrise.
?Grazie di tutto? disse.
Anche Sichè bacio Frances e si salutarono.

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Soft.

18 Gennaio 2007 Commenti chiusi


…la musica interviene e continua il dovere della lingua parlata quando questa non riesce più ad esprimere ciò che deve essere espresso!!!

Paul Valery

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Camminando sul ghiaccio sottile!!!

14 Gennaio 2007 Commenti chiusi


…”Il disegno era a matita e non c?erano tutti quei colori che vedevo ora, il giallo potente del sole a occidente che rimbalzando sulle acque tinteggiava le mura delle case in pietra di innumerevoli sfumature di rosso arancio.
I giorni seguenti sperando sempre di incontrarla talvolta alzavo lo sguardo su per la scaletta, ma non la vidi più.
Ogni volta dopo la pesca tornavo a sedermi nel solito punto poco più su del ponte, per perdermi nel lontano orizzonte e quando le giornate si allungarono troppo cambiando i colori non ci andai più?

A tutta birra!!!

6 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Si narra che la nascita del popolo irlandese sia dovuto ai “FORMORIANI”, creature mostruose dal becco aguzzo con gambe umane che avevano il dono dell’immortalità e la potenza grazie al segreto della fabbricazione della birra.
Secondo la leggenda il paese conobba la libertà solamente quando l’eroe Mag Meld riuscì a strappare il segreto della birra ai perfidi mostri.

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L’alba!

3 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Giano, divinità romana delle porte.
Il prima mese si chiama in suo onore, Jenarius.
La leggenda voleva che avesse regnato in italie prima di saturno e di giove…..

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Un luogo!

6 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Un’aperta campagna,ondulata, sinuosa, prospera. Mi fermo per ammirare. Il silenzio è tale che ti asciuga gli occhi… Entri come in un quadro, solo lì la si ammira veramente, e dopo le prime due curve ti ci ritrovi dentro. L’odore dell’ignoto…mi fermo e ascolto. Lontani sospiri di vento la muovono, vorrei urlare e lo faccio. La mia voce corre su ogni collina, rimbalza, si ferma per poi tornare… Poi tutto si apre lasciandomi a bocca aperta, in silenzio procedo, ha un colore magico questo luogo. Lascio la strada e scivolo lentamente sull’erba. Sono nel bel mezzo del prato, lontano da tutto, odo voci lontane che si perdono per poi ritornare…….

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AENIGMA!!!

12 Novembre 2006 Commenti chiusi


L’enigma del solitario ha una soluzione,
ma solo contro il mondo non mi annoio mai…
Una musica vuole una musa, il silenzio una musica
guardarti, ascoltarti….amarti.
Non senti anche tu a volte questo gelido vento che
potrebbe tutti rapirci!

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Libertà!

10 Novembre 2006 Commenti chiusi


Sui miei quaderni di scolaro
sui miei banchi e sugli alberi
sulla sabbia e sulla neve
io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
sui sudori dell’uragano
sulla pioggia fitta e smorta
io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori
sulle labbra intente
al di sopra del silenzio
io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
su ogni mio crollato faro
sui muri della mia noia
io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
io ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per nominarti
Libertà!

Paul Eluard

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A un metro una dall’altra….

8 Novembre 2006 Commenti chiusi


Floyd scriveva, faceva i conti dell’uva.
Frances lo guardò.
“Dunque” disse.
“Se i filari sono quattro, lunghi trenta metri, ogni vite è piantata a un metro dall’altra….”
“Un metro vero?” chiese Floyd a Sichè.
Lo guardò.
“Un metro…” si rispose.
“Rennes le chateaux è sui Pirenei, è vicino” avevano girando sui blog trovato una storia strana che raccontava di Gesù, dei Re Merovingi e altre cose molto interessanti.
“Vicino, BOH!”
Floyd non era daccordo.
“Oh, trecento chilometri è vicino!” strillò Sichè.
“Si dai, così mi potete accompagnare ad Aigues Mortes” disse Frances.
Floyd guardò Sichè che ora cercava una mappa di Rennes le chateaux.
Sichè tornò a Ildegrass, il blog di prima, e da qui saltò in Spagna ad un sito di Cadaques, un piccolo paesino sul mare.
“Beh, ti possiamo accompagnare comunque, ma riusciremo a portare il vino a Martino?” chiese Sichè.
“Prima che faccia una brutta fine!” aggiunse Floyd.
“Martino dove sta’?” chiese Frances.
“Sulla riviera italiana, poco dopo Ventimiglia!” le rispose Sichè.
“CASPITA!!!”
Frances strabuzzo gli occhi.
“Comunque ti accompagnamo”
Floyd versò il vino per tutti.
“Quindi…” riprese.
“A un metro una dall’altra fa…”
“Centoventi!” disse Frances.
“Esatto!” osservò Floyd.
“Ogni vite fa tre o quattro grappoli, facciamo quindi due chili d’uva a vite…”
“Così poco!?” intervenne Sichè.
“Non è poco, ho anche abbondato!”
Floyd guardò Sichè e poi Frances.
“Non saprei” disse lei.
“Un euro al chilo fa Duecento euro, ce la paga quindi un euro al chilo”
Sichè si alzò e si versò il vino.
“Cazzo non fai mai buoni affari senza me!”
“Cazzo, fa duecento euro, a me sembra un buon affare, ci paghiamo l’affitto” disse Floyd guardandolo un po’ male.
Frances si alzò.
“Tanto guardo che vino fa, il prezzo delle altre uve”
“Scusa ma non le hai guardate oggi queste cose”
“Si, ma domani con calma…poi devo capire che tipo di uva abbiamo, i vari tipi di vite che ci sono in giro,ooh, sempre il solito, segui l’onda dai!”
“Va beh, seguirò l’onda ma almeno trova una bottiglia di Bourdeaux”
“Se c’è sì, domani vendemmiamo, poi andiamo a vendere l’uva, gita ad Aigues Mortes e zia Amelie”
“Vendemmiamo, sì, domattina dopo la pesca!”
“Bien, sì, alle undici, da morire…!” sbottò Sichè.
“Ok, io ci stò!” disse Frances.

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Frances, Floyd e Sichè.

29 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Floyd fermò l’erre 4 a lato del vialetto, spense il motore, c’era un silenzio irreale che non si ascoltava spesso, lei non se ne ricordava uno così.
Che posto, acqua, canne, irreale ma le piacque subito.
Floyd aprì la porta…
“Merde, e apri questa dannata finestra!!!” urlò.
“Hei ho trovato un blog in cui c’è la mappa di tutti i velox di Francia!”
Frances fece un sobbalzo, Sichè appiccicato al computer non si vedeva quasi, perso nella nebbia che c’era in sala.
“Dov’è il vino?” chiese Floyd.
“Sichè dov’è il vino???”.
“Ah il vino e sul tavolo in cucina” rispose un Sichè ovattato.
“E lei chi è?”
“Non lo so!” rispose Floyd scivolando in cucina.
“Frances”, lei gli porse la mano ma Sichè neppure se ne accorse e lei allora se la mise in tasca facendo prima schioccare le dita.
“Che fai qui?” chiese Sichè a Frances.
“Vado ad Aigues Mortes a trovare la zia Amelie”
“Ah!” muggì Sichè.
“ILDEGRASS, distillazione del tempo, ma che è?”
“E’ un blog, ce ne sono tantissimi!”
“Un blog?!”
“Sono come dei siti in cui scrivi quello che vuoi”
Frances lo guardò.
“Ma tutto tutto!”
“Beh, quasi tutto” rispose Sichè.
“Avete un plaid” chiese Frances.
“SI, si, sono sopra, te lo prendo”, Sichè saltellò di sopra.
“Sichè!!!” esclamò rimanendo a bocca aperta FLOYD fissando il caminetto.
“Che cosa…” disse Floyd
“Che cosa cosa?” ripetè Frances
“Sichè non è mai riuscito ad accendere il caminetto!” rimase incantato dal fuoco.
“Non sei mai fuggita?” chise Floyd a Frances.
“Non so se sono proprio fuggita, vado dalla zia Amelie!”
“Ah ah, intendevo dal bar”
Frances fece una buffa smorfia.
“No, no, così no” rise.
“Pierre diceva sempre che la vita è come un grande albero, e ogni tanto incontri un ramo…”
“See e poi se prendi quello sbagliato sei fregato…
“No!” urlò Frances.
“Tu devi prendere il ramo che incontri, percorrerlo, perderti anche e continuare, il casino a volte è riuscire a tornare al tronco maestro per proseguire nella scalata!” Frances si fermò e guardo Floyd
“Me lo ha detto talmente tante volte che mi ha convinta, ed ora eccomi qua sul mio ramo che porta alla Camargue”.
“Divertente!” disse Floyd
“Il teorema dell’albero, mmmpf, non sempre è divertente ma per ora sì.
“Ecco il plaid” Sichè posò il plaid sulle spalle di Frances.
“Mercì!”
Sichè tornò al computer, Floyd versava il vino.
“Le fughe non esistono” continuò Frances.
“da qualche parte devi pure andare” disse Floyd.
“Già, peccato che lui fosse sempre aggrappato al tronco!”……

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Padre bush che sei nei cieli!!!

21 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Ora lo sappiamo, lo spazio non è più immenso ed inesplorato, ma di diritto divino acquisito e di proprietà loro, l’ultimo baluardo dell’ignoto già ipotecato!
Anzi scusate è aperto ancora uno spiraglio di grande tolleranza, perchè gli states non negano a priori ma si riservano il diritto di negare a tutto il resto del mondo, extraterrestri compresi, l’accesso allo spazio a chiunque si riveli ostile agli interessi americani.
Anche se non esplicitamente affermato, bush sospetta veramente che Saddam e il suo compare Bin abbiano le tanto agognate armi di distruzione di massa in qualche anfratto della via lattea…
Quindi in futuro si prospetta un’esportazione della democrazia su Orione o sulla costellazione dell’Acquario!
Non ho altro da aggiungere, non ho proprio più nulla da aggiungere…forse è per questo che le sonde USA non riescono a portare a buon fine le missioni su Marte, SI, SI, HO CAPITO, il vecchio Bin da mercurio le bombarda prima che arrivino a destinazione….
Per concludere qui da noi forse riusciremo a mandare rete 4 sul satellite, Fede compreso e a questo punto spero in compagnia di qualcun’altro……..

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Frances scivola nell’imbuto

8 Ottobre 2006 Commenti chiusi


…..entrò e abbaiò!
“Un caffè!”per darsi un tono.
Ebbene ottenne l’esatto effetto contrario, tutto il bar si voltò verso di lei.
“No Frances, non tremare non adesso” si disse.
“Charlotte!”
Un ragazzo con gli occhiali chiamò la barista e gesticolando, ammiccando e ammeniccoli vari, sgranava gli occhi su Frances.
“E non rompete ubriaconi!” sbraitò Charlotte e posò ilò caffè sul banco.
Frances guardò dentro il bicchiere dall’ alto.
“PFFF, non ci navigava nulla” si passò una mano sulla fronte.
“Un euro e 50 s’il vous plait!”
Frances era atterrita, sentiva tutti i rumori, ma proprio tutti.
I bicchieri mezzi pieni di quei bavosi portuali ringhiavano sui panni di vetro.
Frances diede a Charlotte, che aveva uno sguardo assente di chi stà a pezzi dieci euro, anzi gliene diede venti, perchè non aveva spicci.
La donna iniziò a frugare nel cassetto.
Un tizio si alzò dalla sedia e barcollando venne verso di lei, la situazione si stava complicando.
Charlotte arraffò il bottino e lo mise nel cassetto.
“Mercì beaucoup!”
Frances era paralizzata.
Si, povera Frances, la capiamo., voleva solo parlare con qualcuno, qualcuno che la ascoltasse, la sapesse ascoltare, qualcuno conosciuto.

Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti.
Era un tempo sufficente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza sufficente perchè le cose cambiassero colore con il rischio di trasformarsi in uno degli otto peccati capitali, la noia!
Bene, quindi un paio di mezz’ore abbondanti passato su un muretto della stazione di Arles erano più che sufficenti.
Sichè era rimasto a casa.
Avevano preso da due mesi in affitto un cascinale nel bel mezzo de la marecage di Camargue, un posto magico, un po’ umido ma comunque bello, silenzioso.
Sichè non aveva voglia di muoversi, mentre Floyd avrebbe fatto un bel giro e uscì da solo.
Dietro la cascina c’erano quattro lunghi filari di vite.
“Ehi quanta!” aveva esclamato Floyd
“Ehi qua ci esce una bella merenda” avrebbe esclamato Martino
“BIEN!” disse solo Sichè.
“La vendiamo, la raccogliamo e la vendiamo” concluse Floyd.
Quindi Floyd aveva nel pomeriggio preso l’erre 4 e si era incamminato verso Arles.
“MESSIANE’ VIN A VENDRE”
Il cartello giallo non se lo era lasciato sfuggire.
Prese su per una piccola strada sterrata, arrivò in un grande piazzale circondato da vigneti.

“E quanta ne hai?” chiese monsieur Messianè
“Petit” disse Floyd
“Quattro filari lunghi trenta metri”
Monsieur Messianè lo squadrò con l’occhio sinistro un po’ più chiuso dell’altro da una grossa borsa sotto di esso.
“Deux-cents!”
“Duecento euro?”
“Ouì deux cents”
“Alè!”
“E ora un brindisi”
Si fermò poco prima di entrare ad Arles, in un baretto proprio accanto al Rodano.
Naturalmente vino rosso.
Comandò all’oste e si perse nel magico tramonto sul fiume.
Risalì in macchina che era già buio, dopo qualche minuto a volteggiare per le calde strade con una lunga planata atterrò davanti alla stazione, poi verso un muretto, si guardò intorno soddisfatto e si sedette.

“Carina!”
Aveva esclamato mentre Frances si allontanava verso l’uscita.
Dopo aver preso in esame la bomba atomica, la religione e la fine del mondo decise di mangiare qualcosa, invece che continuare a camminare sul ghiaccio sottile.
Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita, secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non sò se capite, ma daltronde in molti non hanno capito Floyd.

“Hot dog et biere s’il vous plait!”
“Birra come, piccola o grande!” disse Charlotte sbrigativa.
“Mmmmmh, grande”.

Quando vide atterrare la birra davanti a sè ne bevve un sorso,
lentamente la posò, poi istantaneamente la riprese, ne bevve un altro po’, vide l’ultima esplosione delle stelle e come per scacciare ogni pensiero triste che all’orizzonte vedeva avvicinarsi, si voltò.
Fu allora che la vide, era lei, nuovamente lei, la guardò e si accorse che era in cerca di aiuto.
Anche Frances lo vide e rimase immobile con gli occhi dentro ai suoi.
La situazione si era ormai complicata, Frances scivolava nell’imbuto che si era formato.
Il tizio ubriaco accellerava il pa sso verso lei.
Floyd con uno scatto si alzò, afferrò Frances per il braccio e corsero fuori.
Erano ormai lontani quando Charlotte uscì dal bar urlando che non avevano pagato.
“Ma io ho pagato, è lei che non mi ha dato il resto” urlò Frances.
Floyd si fermò di colpo, si voltò, vide Charlotte che inciampava nel marciapiede imprecando.
“Sono io a non aver pagato” le disse.
La prese sotto al braccio e la tirò via gridand.
“Correre, correre, correre….”

Frances e Floyd

7 Ottobre 2006 Commenti chiusi


“Binario 11, ore 19:14″
Frances lesse l’orario del treno per Arles, acquistò un paio di piccoli libri tra gli economici nell’edicola della stazione e si incamminò verso l’undici.
Era quasi buio, non si sarebbe incantata e persa nella luce della meravigliosa campagna di Francia, quindi avrebbe letto.
Scelse l’unico scompartimento trovato vuoto che lo rimase per poco.
Entrò un vecchio signore che si sedette lontano, frugò poi dentro alla sua borsa, piena zeppa di carte e ne tirò fuori una, poi un’altra, una terza, Frances si voltò a guardare fuori, una mamma sgridava la sua piccola che piangendo scaraventava in terra quello che aveva in un sacchetto giallo.
Un gatto guardava un clochard che ubriaco cercava di accarezzare, ma era a due o tre metri dal gatto, Frances sorrise.
Si voltò nuovamente verso il signore che con la matita si era messo a spennellare i fogli, Frances lo guardò, un notaio, un ragioniere o un professore…boh!
La bambina con la mamma non c’ers più.
“Mi scusi signorina!”
Frances si voltò
“La infastidisce se fumo”
“No non mi innervosisce, prego” rispose
“Oh mi scusi, no, non mi infastidisce, prego, prego”
Frances guardò fuori dal finestrino.
La bambina stava porgendo un sacchetto al clochard che ne tirò fuori un panino, sorrise, anche la bambina sorrise, la mamma prese la piccola in braccio, salutò il clochard che salutò la bambina e si allontanarono.
Naturalmente il gatto si avvicinò.
“A che ora arriverà il treno a Nimes?” chiese Frances al signore mantre lo osservava.
“Alle dieci credo”
Alzò quasi solo un occhio dai fogli ma le sorrise.
IL treno partì lentamente.
Frances prese uno dei libri che aveva preso in stazione.
“Poesie” lesse il titolo.
Erano quasi le otto quando guardò fuori.
La città di Parigi non finisce mai.
Ma improvvisamente, finalmente, cominciò la campagna.
L’ultima luce, poi tutto scompare ed appaiono altri quadri illuminati dalle luci delle città in lontananza.
Il professore, così Frances l’aveva soprannominato, chiuse il finestrino.
Frances chiuse il libro e si incantò verso il buio.

Frances corre sulla spiaggia, fa freddo ma a lei piace sentire il freddo.
Ridendo si ferma e raccoglie conchiglie che una volta a casa dipingerà con draghi e tramonti, come un pittore sulle tele.
Tra le conchiglie le sabbia si muove da cui sbuca un paguro, la guarda….
“Mi stai sorridendo?” chiede Frances al paguro.
L’animaletto fa dietro front e si inabissa.
Frances rimane immobile.
Ora il paguro la stà chiamando, ma lei non lo vede.
Smuove la sabbia ma nulla…
Ora guarda un po’ più in là.
Un mucchio di conchiglie rotte…

Si svegliò ad Arles, accidenti si era svegliata troppo avanti, sarebbe dovuta scendere a Nimes, il vecchio signore non c’era più, pensò fosse sceso prima di Nimes.
Scese dal treno e si guardò intorno a panoramica.
La stazione di Arles era deserta a quell’ora.
Frances non si fece prendere dal panico e si avvicinò al bar.
Era chiuso, c’erano ponteggi dappertutto.
“Boh!” pensò.
“E’ come essere tra mille batuffoli di cotone, è come essere con te.
Come appoggiarti una mano sulla pelle.
Vento, amo il vento, amo te…”

Floyd seduto assorto su di un muretto della stazione di Arles, componeva mentalmente poesie, lo faceva spesso.
“Scusa !” urlò Frances.
“Dov’è l’uscita, qua non si capisce nulla, cos’è, esplosa una bomba?”
“No!” rispose Floyd.
“Qua ci sono sempre i lavori in corso è una mania dei francesi, il bello della camargue è che non ci sono strade, i lavori li fanno solo nelle stazioni.
Praticamente eliminando le strade si eliminano anche i lavori…”
Frances rise.
“Dov’è l’uscita messere?”
“Là, verso la luce”
“Grazie!”
Uscì dalla stazione, vide un bar aperto e vi si avvicinò………………..

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Frances

10 Agosto 2006 Commenti chiusi


Parigi, è il tramonto.
Pierre ammira e si gusta il panorama sulla città, guarda l’orologio, domenica, ma la data…
“Il cinque…”
E’ sbagliata pensò.
“Frances quanti ne abbiamo?”
Pierre guardò fuori, poi si voltò verso la cucina.
“Ma dove sei?” alla TV c’è la reclame.
“Frances dove sei, quanti ne abbiamo oggi?”…nulla si mosse.
Pierre allora fece per alzarsi quando Frances piombò in sala.
“Oggi è il due, domenica due ottobre e io sono stufa.
Basta, basta, sono esasperata, mi sono stancata, non ho più voglia di marketing, abbonamenti vari di Parigi, cene di lavoro che non finiscono mai, della vicina con la fobia dei gatti piscianti ovunque, delle code, delle banche, della tua banca e anche di te, si di te!”
Pierre fissò Frances.
“Amour qu’est-ce que!”
“J’ai dit que la vie est una merde, almeno questa!”
“Dai mon amour, siediti, sei stanca”
Pierre la guardò, Frances non si mosse di un millimetro.
“Ahhh tutte le sere, ogni sera,che due palle, ma che hai, mi hai rotto!”
Frances lo inquadrò, si, si, inquadrò come il capitano il veliero nemico e fece fuoco.
“AHHH” urlando si scagliò verso di lui, Pierre riuscì a scansarsi precipitando sul divano.
“Merde, merde!!!”
Frances si catapultò in camera.
“Frances che diavolo fai?” urlò Pierre.
“Frances che diavolo stai facendo?”.
Tornò in cucina rossa in volto come un drago che sputa fuoco.
“Ma Frances” piagnucolò Pierre mentre affondava nel divano.
“Me ne vado, vado ad Aigues Mortes dalla zia Amelie”.
Urlando aprì la porta, si voltò verso Pierre ormai colato a picco…
“Addio!”
SBLAM!

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Sheik lla…

13 Luglio 2006 Commenti chiusi


Dolce mio amore
dolce amore
lascia scendere,
rimbalzare e credere
…credere.
Profondo abisso
lasciami scegliere…
insieme a una mantide tetra,
guardinga.
I corvi divorano gli occhi di tutta una notte e liberi urlano!!!

Sheik lla….

Sheik lla….

Sheik lla….

ILDEGRASS

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Abbandono!

13 Luglio 2006 Commenti chiusi


Sappi che la mente è la sede dello smarrimento,
sappi che la mente è l’uomo
sappi che la mente è la rete in cui si impiglia il mondo
…la mente è tutto!
Del tuo regno con tutto quel che contiene,
del tuo corpo con tutte le tue membra,
del tuo eremo con tutte le sue parti,
di tutto questo la mente è il seme.
Ed è solo abbandonando il seme di ogni cosa
che tu puoi veramente abbandonare ogni cosa.
Solo dall’assenza di ogni possibile forma di esistenza
può sorgere il vero abbandono di ogni cosa.
L’osservanza di tutti i doveri o la loro negligenza,
il governo del regno con tutto quel che comporta
e anche il ritiro in un eremo della foresta.
Tutto questo è fonte di ogni pena
per chi dipende dalla propria mente,
ma non intacca la gioia di chi della sua mente si è liberato!
Tutto questo non è altro che mente e gira senza posa,
proiettando intorno a sè l’apparenza del mondo,
con la sua rete di corpi e di forme,
non diversamente dal seme che proietta se stesso nell’apparenza dell’albero.
Come l’albero è scosso dal vento,
la montagna dal tremito della terra
e un otre da chi lo trasporta,
così il corpo è mosso dalla mente.
Sappi che la mente domina tutte le creature,
da quelle che godono i piaceri della vita
e da quelle che nascono solo per invecchiare e morire fino ai grandi veggenti silenziosi…

…..dal sanscrito dello YOGAVASISTHA.

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…a Granada fu il crimine!!!

9 Luglio 2006 Commenti chiusi


Lo si è veduto andare…
Alzate, amici,
di pietra e sogno nell’Alhambra
un tumulto al poeta,
Presso una fonte dove pianga l’acqua
ed in eterno dica:
fu a Granada, la sua Granada, il crimine!

Antonio Machado

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Libertà!

9 Luglio 2006 Commenti chiusi


Non so su quale via agitata dal vento di novembre che avvolgeva le piazze come corde di impiccato presso un muro con resti di manifesti umidi ero la notte della tua morte
Paul Eluard
e persino i giornali reazionari facevano la faccia di circostanza come quando all’improvviso crolla la Borsa
e io andavo solo non so su quale via avvolta nella nebbia di novembre e cancellai con il gesso il muro del mio tedio, come una lavagna di scuola e presi a ricominciare la mia vita per il potere di una parola scritta in silenzio…..Libertà!!!

Blas de Otero

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…a F!!!

6 Luglio 2006 Commenti chiusi


O mia amata, fra i dolenti affanni
così folti sul mio terrestre sentiero -
triste, ahimè! – dove mai non cresce un fiore, mai alcuna rosa solitaria -
trova sollievo almeno l’anima mia
in molti sogni di te: e conosce allora un Eden di blando riposo.
Così, dal ricordo di te si distilla in me un isola d’incanto, lontana, in mezzo ad un tumultuante mare -
fremente oceano e immenso, esposto ad ogni tempesta -
nel mentre che, i più sereni cieli, continuamente, solo sorridono su quell’isola fulgente!

Edgar Allan Poe.

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A proposito…

26 Giugno 2006 Commenti chiusi


Come dopo un esplosione il silenzio è diverso, così la guerra ci ha reso tutti sordi per diversi anni.
E ogni misera vita individuale era un urlare a squarciagola contro un muro di spesso silenzio di carta di giornale.
Quanto tempo perduto provando ad imparare a non esser sordo e nemmeno più solo di quanto è umano che gli uomini lo siano…!
Ma il silenzio è oggi assai diverso perchè è colmo.
E torna a frequentarci la fiducia, mentre ci figuriamo un paesaggio di carrelli all’imbocco delle miniere e di immobili gru come in un istantanea.

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Lacrime….

19 Giugno 2006 Commenti chiusi


Tolsero gli artigli al gatto
e volevano che graffiasse
tolsero la voce all’usignolo
e volevano che cantasse
tolsero l’argilla alla terra
e volevano che fiorisse….

ci hanno tolto le lacrime
e vogliono
che ridiamo!!!

ZUZANA BORISLAWSKA

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Cattivo ricordo…

19 Giugno 2006 Commenti chiusi


Quelli che odierò tutta la vita
l’anima mi hanno perquisito.
Per salvare la tenera verità
mi sono affidato alla menzogna.

Tutto è già finito allora?
No!
La pena ancora non si spegne.
Lo so!
Presto o tardi la menzogna esigerà la sua ricompensa…

RADOJ RALIN

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Olio e sangue!

19 Giugno 2006 Commenti chiusi


In tombe d’oro e di lapislazzuli.
Corpi di santi e di sante trasudano, olio miracoloso, profumo di viole.

Ma sotto gravi masse d’argilla calpestata, gonfi di sangue giacciono i corpi dei vampiri;
Con sudari di sangue e labbra umide… WILLIAM BUTLER YEATS

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E buona Pasqua!!!

15 Aprile 2006 Commenti chiusi


Sottile confine tra l’essere e l’apparire…ogni qualvolta ci viene chiesto, togliere, aggiungere, lasciar scomparire a poco a poco!
Riferimenti: currriosissimissimamente

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plick, plick, plick……..

9 Aprile 2006 Commenti chiusi


….distillo il tempo nell’attesa di un lunedì su cui splenderà finalmente il sole, sono nella rimessa, guardo la barchetta che ho preso con Nik, chissà se riusciremo a finirla per la stagione, quella di quest’anno intendo, sembriamo una sorta di gioco alla Penelope di Ulisse, io la vernicio, il martedì pomeriggio supponiamo, me ne vado tutto contento vedendo avvicinarsi la fine e il tanto sospirato varo dopo tutto l’inverno passato a ricostruirla a forza di fogli su fogli di vetroresina, fine, fine vedo la fine…. ma quando torno il mercoledì, supponiamo, rimango di sasso, Nik l’ha carteggiata tutta di nuovo, io lo guardo e lo insulto, “Ora la rivernici tu da solo”, dico furente!
Forse la sua è tutta una mossa studiata, ma sono sincero, per me incomprensibile!
Distillo il tempo nell’attesa di un lunedì su cui splenderà finalmente il sole, e forse riusciremo anche a finire la barca!

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…non siamo ombre rosse, ma guerrieri di un popolo che non vuole morire.

29 Marzo 2006 Commenti chiusi


“Quando siete giunti in questa terra avete trovato un popolo dalla pelle rossa.
Era in armonia con tutti gli esseri viventi.
ma voi non avete visto la sua bellezza.
Al contrario lo avete considerato un animale, un selvaggio primitivo.
Poichè avete perduto la sua bellezza sul cammino della vostra civiltà, guardate ora la disperazione che gli ha dato l’avervi conosciuto.
E in quella disperazione ammirate quella che ogni giorno date a voi stessi.”

Nuvola azzurra, Sioux Lakota.

Aqui no se rinde nadje, belin!!!

24 Marzo 2006 Commenti chiusi


Il premier ha incontrato Genova, ci ha provato ancora una volta e accolto come tutti si sapeva sarebbe andata a finire non ha avuto idea migliore che rivolgersi ad un ragazzo che ravanava a voce alta nel suo passato…”passato”? di affiliato alla mafia così:
“Io sono una persona onesta, tu solo un coglione!!!”
Ora io posso riuscire a riderne e fregarmene se l’avesse fatto in veste di presidente del milan, tutti sanno come la pensiamo noi a genova dei milanisti, che si sia genoani o doriani non c’è differenza, ma come presidente, presidente del mio paese non ci stò!
I milanisti son gente strana, gente che lo idolatra come presidente di calcio ma ne sparla quando ne analizza le vicissitudini politiche, ma sanno che è la stessa persona, chi tra loro è l’incoerente, Silviuccio o loro?
Ricordando il G8 di Genova con tutto quel caos, la popolazione che accoglieva in casa sconosciuti arrivati da chissa dove perchè inseguiti da cani inferociti travestiti da polizziotti, ho tirato due somme vedendo invece la popolazione milanese che tirava al linciaggio di manifestanti, forse un po’ agguerriti, ok!, ma il linciaggio…

Tutto è legato a filo doppio,pochi giorni dopo i fatti di Genova e tutto quel che si è detto il Genoa è stato nuovamente punito a distanza di sette mesi per una questione che a conoscerla un po’ sa sempre più di farsa, dopo sette mesi quindi, che strano!!!
Tutti i genovesi sono stati etichettati come coglioni quel giorno, Silviuccio che si rivolgeva alla folla suonava più o meno così:
“Io sono una persona rispettabile, voi solamente dei coglioni”.
Io ho immaginato presidenti rivolgersi in modo così arrogante verso il suo popolo solo in circostanze particolari, non in un paese moderno e democratico, ma ahimè la democrazia mi sembra così lontana ormai!
Il “nostro” Silviuccio ha dimostrato ancora una volta di essere lontano dalla gente….E Genova rimarrà sempre cocciuta e per fortuna bella come il suo mare, le sue verdi montagne, i suoi vicoli puzzoni e come i suoi vecchietti, politicamente informata e un pochino rossa, il che non guasta….”QUI NON CI SI ARRENDE A NULLA,BELIN!!!”

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Tales!

13 Marzo 2006 Commenti chiusi


Primo giorno di scuola in una scuola americana.
La maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato in USA da pochi giorni:Sakiro Suzuki(figlio di un alto dirigente della Sony).
Inizia la lezione e la maestra si rivolge alla classe:
-Facciamo subito una prova di cultura generale.
Vediamo se conoscete bene la storia americana.
Chi disse:”Datemi la libertà o datemi la morte”?
La classe tace, solo Suzuki alza la mano.
-Davvero lo sai Suzuki? Allora dillo tu ai tuoi compagni.
-Fu Patrick Henry nel 1775 a Philadelphia.
-Molto bene, bravo Suzuki! E chi disse “Il governo è il popolo, e il popolo non deve scomparire nel nulla”?
Di nuovo Suzuki in piedi:
-Abramo Lincoln nel 1863 a Washington.
La maestra stupita si rivolge alla classe:
-Ragazzi vergognatevi, Suzuki è giapponese, è appena arrivato nel nostro paese e conosce meglio la nostra storia di voi che ci siete nati!!!
Si sente una voce bassa bassa.
-Vaffanculo, stì bastardi giapponesi!
La maestra balza in piedi:
-Chi ha detto questo?
Suzuki alza la mano e senza indugio risponde:
-Il generale Mac Arthur nel 1942 presso il canale di Panama.
La classe ammutolisce e dal fondo si sente una voce mormorare:
-Mi viene da vomitare!
-Voglio sapere chi è stato a dire questo! Urla la maestra.
E Suzuki al volo:
-George Bush senior, rivolgendosi al primo ministro giapponese Tanaka, durante il pranzo in suo onore nella residenza imperiale di Tokyo, nel 1991.
Uno dei ragazzi si alza ed esclama scazzato:
-Succhiamelo!
-Adesso basta! Chi lo ha detto? Urla ancora la maestra.
E Suzuki prontissimo:
-Bill Clinton a Monica Lewinsky, nel 1997 a Washington nello studio ovale della casa bianca.
Un altro ragazzo si alza e urla:
-Suzuki del cazzo!!!
-Valentino Rossi rivolgendosi a Ryo in Sudafrica nel febbraio del 2002.
La classe esplode in urla di isteria.
La maestra sviene.
Si spalanca la porta ed entra il preside:
-Cazzo non ho mai visto un casino simile!
E Suzuki imperterrito:
-Silviuccio Berlusconi nell’ottobre 2005 nella sua villa di Arcore dopo aver visionato i conti di Tremonti!!!

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…et voilà!!!

12 Marzo 2006 Commenti chiusi


Hi hi hi, lo sapevo dai primi passi che sarebbe finita così.
La giornalista Annunziata ha talmente esasperato Silviuccio che ha finito l’intervista come meglio non si poteva, dandole poi la mano ha chiuso in bellezza “SI VERGOGNI!!!”……
Riferimenti: currrrriosissimissimamente!!!!!!!!!!!!

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Time is on my side!

4 Marzo 2006 Commenti chiusi


Il nostro “BENEAMATO” premier Silviuccio come sappiamo è a zingarare negli States a far visita al suo compagno di merende Giorgino!
Tra l’enormità di sparate che ha vomitato addosso al popolo americano ne ho mal digerito una in particolare, “Speriamo di diventare come l’America!”
E attenzione perchè il rischio è concreto.
Meno male che il nostro Giorgino (Panariello), si è un po’ ripreso nella conduzione del festival che i primi giorni non era per niente entusiasmante, io già vedevo all’orizzonte il fantasma di un qualsiasi conduttore Americano subappaltato alla Rai.
Quindi pericolo scampato, almeno per ora,ma riguardo al desiderio del premier vi propongo una cosa che lessi tempo fa non ricordo dove, ma alquanto inquietante.

“Quand’era giovane, Mick Jagger, pensava ai suoi 40 anni come un’età limite, oltre la quale sarebbe stato indecoroso salire su un palco per cantare “SATISFACTION”.
Oggi ne ha più di sessanta ed è ancora lì.
Come ancora lì, per analoghe ragioni sono i fans degli Stones, tutta gente in piena crisi di crescita, convinta che davvero “TIME IS ON MY SIDE”, il tempo è dalla nostra parte.
Quindi tutto bene, finchè non è arrivata la mazzata degli organizzatori del Super Bowl, l’avvenimento sportivo-musicale più seguito negli Stati Uniti, di vietare lìingresso ai concerti agli over 45, con la beffarda motivazione che si tratta di “EVENTI IMPEGNATIVI DAL PUNTO DI VISTA FISICO”.
Ma ci siete con la testa o no? mi sono chiesto, parole inaudite, roba da far venire l’infartone, da rimanerci stecchiti di colpo!!!
Ne è nata naturalmente una mezza sommossa conclusasi con la riammissione in extremis dei “nonnetti rock” al concerto dei loro beniamini sessantenni.
Conoscendoli si convinceranno che gli organizzatori del concerto volessero in realtà tenerli fuori per bieche ragioni di lucro e si vendicheranno esigendo di entrare d’ora in poi con biglietto a prezzo ridotto”.

….bello eh?

Quindi ci ho pensato un po’ su, poi considerato che ho ancora meno dei famigerati 45 e visto i tempi che corrono mi sono precipitato a prendere il biglietto per il concerto di Roger Waters che terrà in luglio a Lucca………daltronde time is on my side, bye!

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…tutta l’arte è completamente inutile!!!

25 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Celato sotto le mentite spoglie di lord Henry Wotton, protagonista insieme al pittore Basil Hallward e al giovane Dorian Gray di uno dei capolavori letterari del XIX secolo e aggiungerei anche del XX, Oscar Wilde da voce alla maggior parte dei suoi noti aforismi.
Tutti affilati e diretti da essere discutibili ma in verità interpretabili, come oserei dire per le centurie di Michel de Nostra-Dame, le quali apparentemente non hanno alcun senso.
L’unico modo per resistere ai vizi è cedervi….oltremodo conosciuta, apparentemente astratta, rivela invece nell’interpretazione il fatto che il vizio lasciato “APPESO” divora te, la tua anima e il tuo cuore annientandoti!
“Tutta l’arte è perfettamente inutile”, cela altresì un caos e una contraddizzione nell’arte, da renderla come è in realtà, indispensabile per l’esistenza dell’uomo!
“L’artista è il creatore di cose belle, rivelare l’arte senza rivelare l’artista è il fine dell’arte.Chi può incarnare in una forma nuova o in una diversa materia le proprie sensazioni di bellezza, è un critico!”
La suprema o l’infima critica sono in qualche modo un’autobiografia del critico, una rappresentazione del proprio io sfruttando l’arte, l’unica cosa a far parlare di se…
“E’ LA CRITICA ALL’ARTE AD ESSERE PERFETTAMENTE INUTILE”
…l’arte esiste da sempre.
Nei secoli passati c’era la censura, basata su morali esistenziali a volte discutibili, ma la critica serve solo a denigrare un’artista per un discutibile gusto soggettivo, l’arte è esternazione di quello che a volte è perfettamente inutile….
“L’arte suprema è quella del musicista, nasce e scompare continuamente, lasciando nulla di tangibile od osservabile, eterea”.
Alcuni giorni fa Renzo Arbore, il grande vecchio dello swing, ha visitato New Orleans, trovandola a pezzi e in grande difficoltà.
Mi sono messo a fissare la foto di Arbore che passeggiava zuffolando nel suo clarinetto per la vecchia città, e in silenzio pensavo, ma i grandi musicisti della terra per questo luogo così importante, perchè non fanno nulla, dove sono finiti i vari Geldof, Bono e compagnia?

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Il giullare.

20 Febbraio 2006 Commenti chiusi


“Ohibò!!!”
esclamò il giullare di corte.
“Ohibò!!!”
ripeterono tutti i cortigiani.
L’uovo cadde correndo poi lentamente sulla preziosa stoffa del Re.
Il giullare guardò il Re ed egli lo fisso negli occhi.
“Quante volte ti ho detto di non esagerare, quante volte!”, urlò alzandosi in piedi.
“Mia Maestà è stata solo una distrazione, perdonatemi”
Il giullare si inginocchiò, baciandogli i piedi ma dove non c’era lasciva la preziosa sostanza e cercando di ripulire il resto.
“Maledetto villano!”…urlò il Re.
“Ma come ti permetti!!!”…tuonò.
“Portatemelo via, via, voglio sentire i suoi latrati questa notte, dalle segrete e quando mi sarò deliziato di questo, voglio vederlo appeso alla più alta delle forche!”
Semplicemente il giullare non aveva più parole, solo e in silenzio accettò la fine, a sfidare la libertà facilmente si perde, camminando sul ghiaccio sottile sogno e realtà si confondono.
Semplicemente credo che tutti si abbia un po’ paura a ritrovarsi di fronte alla propria libertà, perchè si è andati troppo oltre?
Allora più semplicemente la si deride, ma sempre e solo rivolgendosi a quella altrui, la si deride come una cosa banale, inutile,come un uovo che corre e cade e si rompe, è divertente ma fine a se, tornando poi alla grigia realtà del potere….

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