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Archivio Ottobre 2006

Frances, Floyd e Sichè.

29 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Floyd fermò l’erre 4 a lato del vialetto, spense il motore, c’era un silenzio irreale che non si ascoltava spesso, lei non se ne ricordava uno così.
Che posto, acqua, canne, irreale ma le piacque subito.
Floyd aprì la porta…
“Merde, e apri questa dannata finestra!!!” urlò.
“Hei ho trovato un blog in cui c’è la mappa di tutti i velox di Francia!”
Frances fece un sobbalzo, Sichè appiccicato al computer non si vedeva quasi, perso nella nebbia che c’era in sala.
“Dov’è il vino?” chiese Floyd.
“Sichè dov’è il vino???”.
“Ah il vino e sul tavolo in cucina” rispose un Sichè ovattato.
“E lei chi è?”
“Non lo so!” rispose Floyd scivolando in cucina.
“Frances”, lei gli porse la mano ma Sichè neppure se ne accorse e lei allora se la mise in tasca facendo prima schioccare le dita.
“Che fai qui?” chiese Sichè a Frances.
“Vado ad Aigues Mortes a trovare la zia Amelie”
“Ah!” muggì Sichè.
“ILDEGRASS, distillazione del tempo, ma che è?”
“E’ un blog, ce ne sono tantissimi!”
“Un blog?!”
“Sono come dei siti in cui scrivi quello che vuoi”
Frances lo guardò.
“Ma tutto tutto!”
“Beh, quasi tutto” rispose Sichè.
“Avete un plaid” chiese Frances.
“SI, si, sono sopra, te lo prendo”, Sichè saltellò di sopra.
“Sichè!!!” esclamò rimanendo a bocca aperta FLOYD fissando il caminetto.
“Che cosa…” disse Floyd
“Che cosa cosa?” ripetè Frances
“Sichè non è mai riuscito ad accendere il caminetto!” rimase incantato dal fuoco.
“Non sei mai fuggita?” chise Floyd a Frances.
“Non so se sono proprio fuggita, vado dalla zia Amelie!”
“Ah ah, intendevo dal bar”
Frances fece una buffa smorfia.
“No, no, così no” rise.
“Pierre diceva sempre che la vita è come un grande albero, e ogni tanto incontri un ramo…”
“See e poi se prendi quello sbagliato sei fregato…
“No!” urlò Frances.
“Tu devi prendere il ramo che incontri, percorrerlo, perderti anche e continuare, il casino a volte è riuscire a tornare al tronco maestro per proseguire nella scalata!” Frances si fermò e guardo Floyd
“Me lo ha detto talmente tante volte che mi ha convinta, ed ora eccomi qua sul mio ramo che porta alla Camargue”.
“Divertente!” disse Floyd
“Il teorema dell’albero, mmmpf, non sempre è divertente ma per ora sì.
“Ecco il plaid” Sichè posò il plaid sulle spalle di Frances.
“Mercì!”
Sichè tornò al computer, Floyd versava il vino.
“Le fughe non esistono” continuò Frances.
“da qualche parte devi pure andare” disse Floyd.
“Già, peccato che lui fosse sempre aggrappato al tronco!”……

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Padre bush che sei nei cieli!!!

21 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Ora lo sappiamo, lo spazio non è più immenso ed inesplorato, ma di diritto divino acquisito e di proprietà loro, l’ultimo baluardo dell’ignoto già ipotecato!
Anzi scusate è aperto ancora uno spiraglio di grande tolleranza, perchè gli states non negano a priori ma si riservano il diritto di negare a tutto il resto del mondo, extraterrestri compresi, l’accesso allo spazio a chiunque si riveli ostile agli interessi americani.
Anche se non esplicitamente affermato, bush sospetta veramente che Saddam e il suo compare Bin abbiano le tanto agognate armi di distruzione di massa in qualche anfratto della via lattea…
Quindi in futuro si prospetta un’esportazione della democrazia su Orione o sulla costellazione dell’Acquario!
Non ho altro da aggiungere, non ho proprio più nulla da aggiungere…forse è per questo che le sonde USA non riescono a portare a buon fine le missioni su Marte, SI, SI, HO CAPITO, il vecchio Bin da mercurio le bombarda prima che arrivino a destinazione….
Per concludere qui da noi forse riusciremo a mandare rete 4 sul satellite, Fede compreso e a questo punto spero in compagnia di qualcun’altro……..

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Frances scivola nell’imbuto

8 Ottobre 2006 Commenti chiusi


…..entrò e abbaiò!
“Un caffè!”per darsi un tono.
Ebbene ottenne l’esatto effetto contrario, tutto il bar si voltò verso di lei.
“No Frances, non tremare non adesso” si disse.
“Charlotte!”
Un ragazzo con gli occhiali chiamò la barista e gesticolando, ammiccando e ammeniccoli vari, sgranava gli occhi su Frances.
“E non rompete ubriaconi!” sbraitò Charlotte e posò ilò caffè sul banco.
Frances guardò dentro il bicchiere dall’ alto.
“PFFF, non ci navigava nulla” si passò una mano sulla fronte.
“Un euro e 50 s’il vous plait!”
Frances era atterrita, sentiva tutti i rumori, ma proprio tutti.
I bicchieri mezzi pieni di quei bavosi portuali ringhiavano sui panni di vetro.
Frances diede a Charlotte, che aveva uno sguardo assente di chi stà a pezzi dieci euro, anzi gliene diede venti, perchè non aveva spicci.
La donna iniziò a frugare nel cassetto.
Un tizio si alzò dalla sedia e barcollando venne verso di lei, la situazione si stava complicando.
Charlotte arraffò il bottino e lo mise nel cassetto.
“Mercì beaucoup!”
Frances era paralizzata.
Si, povera Frances, la capiamo., voleva solo parlare con qualcuno, qualcuno che la ascoltasse, la sapesse ascoltare, qualcuno conosciuto.

Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti.
Era un tempo sufficente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza sufficente perchè le cose cambiassero colore con il rischio di trasformarsi in uno degli otto peccati capitali, la noia!
Bene, quindi un paio di mezz’ore abbondanti passato su un muretto della stazione di Arles erano più che sufficenti.
Sichè era rimasto a casa.
Avevano preso da due mesi in affitto un cascinale nel bel mezzo de la marecage di Camargue, un posto magico, un po’ umido ma comunque bello, silenzioso.
Sichè non aveva voglia di muoversi, mentre Floyd avrebbe fatto un bel giro e uscì da solo.
Dietro la cascina c’erano quattro lunghi filari di vite.
“Ehi quanta!” aveva esclamato Floyd
“Ehi qua ci esce una bella merenda” avrebbe esclamato Martino
“BIEN!” disse solo Sichè.
“La vendiamo, la raccogliamo e la vendiamo” concluse Floyd.
Quindi Floyd aveva nel pomeriggio preso l’erre 4 e si era incamminato verso Arles.
“MESSIANE’ VIN A VENDRE”
Il cartello giallo non se lo era lasciato sfuggire.
Prese su per una piccola strada sterrata, arrivò in un grande piazzale circondato da vigneti.

“E quanta ne hai?” chiese monsieur Messianè
“Petit” disse Floyd
“Quattro filari lunghi trenta metri”
Monsieur Messianè lo squadrò con l’occhio sinistro un po’ più chiuso dell’altro da una grossa borsa sotto di esso.
“Deux-cents!”
“Duecento euro?”
“Ouì deux cents”
“Alè!”
“E ora un brindisi”
Si fermò poco prima di entrare ad Arles, in un baretto proprio accanto al Rodano.
Naturalmente vino rosso.
Comandò all’oste e si perse nel magico tramonto sul fiume.
Risalì in macchina che era già buio, dopo qualche minuto a volteggiare per le calde strade con una lunga planata atterrò davanti alla stazione, poi verso un muretto, si guardò intorno soddisfatto e si sedette.

“Carina!”
Aveva esclamato mentre Frances si allontanava verso l’uscita.
Dopo aver preso in esame la bomba atomica, la religione e la fine del mondo decise di mangiare qualcosa, invece che continuare a camminare sul ghiaccio sottile.
Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita, secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non sò se capite, ma daltronde in molti non hanno capito Floyd.

“Hot dog et biere s’il vous plait!”
“Birra come, piccola o grande!” disse Charlotte sbrigativa.
“Mmmmmh, grande”.

Quando vide atterrare la birra davanti a sè ne bevve un sorso,
lentamente la posò, poi istantaneamente la riprese, ne bevve un altro po’, vide l’ultima esplosione delle stelle e come per scacciare ogni pensiero triste che all’orizzonte vedeva avvicinarsi, si voltò.
Fu allora che la vide, era lei, nuovamente lei, la guardò e si accorse che era in cerca di aiuto.
Anche Frances lo vide e rimase immobile con gli occhi dentro ai suoi.
La situazione si era ormai complicata, Frances scivolava nell’imbuto che si era formato.
Il tizio ubriaco accellerava il pa sso verso lei.
Floyd con uno scatto si alzò, afferrò Frances per il braccio e corsero fuori.
Erano ormai lontani quando Charlotte uscì dal bar urlando che non avevano pagato.
“Ma io ho pagato, è lei che non mi ha dato il resto” urlò Frances.
Floyd si fermò di colpo, si voltò, vide Charlotte che inciampava nel marciapiede imprecando.
“Sono io a non aver pagato” le disse.
La prese sotto al braccio e la tirò via gridand.
“Correre, correre, correre….”

Frances e Floyd

7 Ottobre 2006 Commenti chiusi


“Binario 11, ore 19:14″
Frances lesse l’orario del treno per Arles, acquistò un paio di piccoli libri tra gli economici nell’edicola della stazione e si incamminò verso l’undici.
Era quasi buio, non si sarebbe incantata e persa nella luce della meravigliosa campagna di Francia, quindi avrebbe letto.
Scelse l’unico scompartimento trovato vuoto che lo rimase per poco.
Entrò un vecchio signore che si sedette lontano, frugò poi dentro alla sua borsa, piena zeppa di carte e ne tirò fuori una, poi un’altra, una terza, Frances si voltò a guardare fuori, una mamma sgridava la sua piccola che piangendo scaraventava in terra quello che aveva in un sacchetto giallo.
Un gatto guardava un clochard che ubriaco cercava di accarezzare, ma era a due o tre metri dal gatto, Frances sorrise.
Si voltò nuovamente verso il signore che con la matita si era messo a spennellare i fogli, Frances lo guardò, un notaio, un ragioniere o un professore…boh!
La bambina con la mamma non c’ers più.
“Mi scusi signorina!”
Frances si voltò
“La infastidisce se fumo”
“No non mi innervosisce, prego” rispose
“Oh mi scusi, no, non mi infastidisce, prego, prego”
Frances guardò fuori dal finestrino.
La bambina stava porgendo un sacchetto al clochard che ne tirò fuori un panino, sorrise, anche la bambina sorrise, la mamma prese la piccola in braccio, salutò il clochard che salutò la bambina e si allontanarono.
Naturalmente il gatto si avvicinò.
“A che ora arriverà il treno a Nimes?” chiese Frances al signore mantre lo osservava.
“Alle dieci credo”
Alzò quasi solo un occhio dai fogli ma le sorrise.
IL treno partì lentamente.
Frances prese uno dei libri che aveva preso in stazione.
“Poesie” lesse il titolo.
Erano quasi le otto quando guardò fuori.
La città di Parigi non finisce mai.
Ma improvvisamente, finalmente, cominciò la campagna.
L’ultima luce, poi tutto scompare ed appaiono altri quadri illuminati dalle luci delle città in lontananza.
Il professore, così Frances l’aveva soprannominato, chiuse il finestrino.
Frances chiuse il libro e si incantò verso il buio.

Frances corre sulla spiaggia, fa freddo ma a lei piace sentire il freddo.
Ridendo si ferma e raccoglie conchiglie che una volta a casa dipingerà con draghi e tramonti, come un pittore sulle tele.
Tra le conchiglie le sabbia si muove da cui sbuca un paguro, la guarda….
“Mi stai sorridendo?” chiede Frances al paguro.
L’animaletto fa dietro front e si inabissa.
Frances rimane immobile.
Ora il paguro la stà chiamando, ma lei non lo vede.
Smuove la sabbia ma nulla…
Ora guarda un po’ più in là.
Un mucchio di conchiglie rotte…

Si svegliò ad Arles, accidenti si era svegliata troppo avanti, sarebbe dovuta scendere a Nimes, il vecchio signore non c’era più, pensò fosse sceso prima di Nimes.
Scese dal treno e si guardò intorno a panoramica.
La stazione di Arles era deserta a quell’ora.
Frances non si fece prendere dal panico e si avvicinò al bar.
Era chiuso, c’erano ponteggi dappertutto.
“Boh!” pensò.
“E’ come essere tra mille batuffoli di cotone, è come essere con te.
Come appoggiarti una mano sulla pelle.
Vento, amo il vento, amo te…”

Floyd seduto assorto su di un muretto della stazione di Arles, componeva mentalmente poesie, lo faceva spesso.
“Scusa !” urlò Frances.
“Dov’è l’uscita, qua non si capisce nulla, cos’è, esplosa una bomba?”
“No!” rispose Floyd.
“Qua ci sono sempre i lavori in corso è una mania dei francesi, il bello della camargue è che non ci sono strade, i lavori li fanno solo nelle stazioni.
Praticamente eliminando le strade si eliminano anche i lavori…”
Frances rise.
“Dov’è l’uscita messere?”
“Là, verso la luce”
“Grazie!”
Uscì dalla stazione, vide un bar aperto e vi si avvicinò………………..

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