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Archivio Febbraio 2007

…fantasia?

26 Febbraio 2007 Commenti chiusi


John Keats. 1795?1821

Fancy

EVER let the Fancy roam,
Pleasure never is at home:
At a touch sweet Pleasure melteth,
Like to bubbles when rain pelteth;
Then let wingèd Fancy wander 5
Through the thought still spread beyond her:
Open wide the mind’s cage-door,
She’ll dart forth, and cloudward soar.
O sweet Fancy! let her loose;
Summer’s joys are spoilt by use, 10
And the enjoying of the Spring
Fades as does its blossoming;
Autumn’s red-lipp’d fruitage too,
Blushing through the mist and dew,
Cloys with tasting: What do then? 15
Sit thee by the ingle, when
The sear faggot blazes bright,
Spirit of a winter’s night;
When the soundless earth is muffled,
And the cakèd snow is shuffled 20
From the ploughboy’s heavy shoon;
When the Night doth meet the Noon
In a dark conspiracy
To banish Even from her sky.
Sit thee there, and send abroad, 25
With a mind self-overawed,
Fancy, high-commission’d:?send her!
She has vassals to attend her:
She will bring, in spite of frost,
Beauties that the earth hath lost; 30
She will bring thee, all together,
All delights of summer weather;
All the buds and bells of May,
From dewy sward or thorny spray;
All the heapèd Autumn’s wealth, 35
With a still, mysterious stealth:
She will mix these pleasures up
Like three fit wines in a cup,
And thou shalt quaff it:?thou shalt hear
Distant harvest-carols clear; 40
Rustle of the reapèd corn;
Sweet birds antheming the morn:
And, in the same moment?hark!
‘Tis the early April lark,
Or the rooks, with busy caw, 45
Foraging for sticks and straw.
Thou shalt, at one glance, behold
The daisy and the marigold;
White-plumed lilies, and the first
Hedge-grown primrose that hath burst; 50
Shaded hyacinth, alway
Sapphire queen of the mid-May;
And every leaf, and every flower
Pearlèd with the self-same shower.
Thou shalt see the fieldmouse peep 55
Meagre from its cellèd sleep;
And the snake all winter-thin
Cast on sunny bank its skin;
Freckled nest-eggs thou shalt see
Hatching in the hawthorn-tree, 60
When the hen-bird’s wing doth rest
Quiet on her mossy nest;
Then the hurry and alarm
When the beehive casts its swarm;
Acorns ripe down-pattering 65
While the autumn breezes sing.

O sweet Fancy! let her loose;
Every thing is spoilt by use:
Where ‘s the cheek that doth not fade,
Too much gazed at? Where ‘s the maid 70
Whose lip mature is ever new?
Where ‘s the eye, however blue,
Doth not weary? Where ‘s the face
One would meet in every place?
Where ‘s the voice, however soft, 75
One would hear so very oft?
At a touch sweet Pleasure melteth
Like to bubbles when rain pelteth.
Let, then, wingèd Fancy find
Thee a mistress to thy mind: 80
Dulcet-eyed as Ceres’ daughter,
Ere the God of Torment taught her
How to frown and how to chide;
With a waist and with a side
White as Hebe’s, when her zone 85
Slipt its golden clasp, and down
Fell her kirtle to her feet,
While she held the goblet sweet,
And Jove grew languid.?Break the mesh
Of the Fancy’s silken leash; 90
Quickly break her prison-string,
And such joys as these she’ll bring.?
Let the wingèd Fancy roam,
Pleasure never is at home.

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libertà !! (2)

26 Febbraio 2007 Commenti chiusi


- Il mondo e` visto attraverso una pozione che fa sognare..

JOHN KEATS.

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la zia amelie!

14 Febbraio 2007 Commenti chiusi

?Francesca che sorpresa mi hai fatto, tu non sai, sempre qui da sola?
?Zia sono felice, ma sai il lavoro e tutto il resto, ma ora basta, per un po? non ho impegni, solo per te?
Eh, le zie sono la più bella cosa.
?Ti piace le Cassoulet vero Francesca, oh tuo padre era un vero malandrino, nel senso buono, lo sai vero, ma ti ha scelto un nome bellissimo?
?Si? disse Frances.
?Aspetta faccio io?
Frances prese il coltello per tagliare le verdure, ora si sentiva bene, positiva, a casa, la zia Amelie era un tesoro, un?artista?
Le Cassoulet è una gran ?mazzata?, pensò Frances, ma è così buono.
?E Garrigues??
?Ma, a volte passa? le rispose la zia Amelie.
?Le rose te le cura sempre??
?Oh si è tanto caro, ma ora viene senza preavviso, le pota, le bagna, poi se ne va, sai come sono gli uomini?
?E si? disse Frances.
?Ma è passato tanto tempo che pensavo avesse rinunciato, invece mi lascia sempre piccoli regalini?
la zia Amelie le ammiccò.
?Tu mi capisci eh!?
?Si zia ti capisco, ma a volte sono talmente noiosi, che vorresti partire, che so, per marte una settimana?
?Ah ah ah? la zia rise.
Frances la guardò malinconicamente.
?Io Pierre non lo reggo più?
La zia le sorrise.
Frances si levò la maglia e la guardò.
?E i dipinti?? le chiese
?Si, vieni?
La zia Amelie si avviò nell?altra stanza.
?Vieni!? le disse.
Salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l?atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.
?Bello!?
Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.
?Sai cos?è?? chiese.
?Mmmmm, no? disse Frances.
?L?apocalisse!?
La zia la guardò.
?Aspetta c?è una data qui, 17 AGOSTO 1893? notò Frances.
?Una gran brutta storia? disse la zia Amelie
?Gli italiani alla fine dell?ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline?
?Bene!? disse Frances.
?Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell?era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere?
Frances la guardava.
?Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais?
?E? subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina?osservò Frances.
?Si, subito qua fuori?
Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra
?E? là, vedi!?
Frances si avvicinò e guardò fuori.
Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.
?Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.
Allora l? italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell?acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.
Oh non l?avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l?acqua potabile era preziosa, alchè l?italiano esausto gli si avvicinò.
Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo me ne fotto di te e di tutta la tua razza?
La zia Amelie si azzittì un?attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.
?L?episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva
I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la francia, chiedesse a gran voce l?espulsione degli italiani?
Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate?
?Dai zia vai avanti, e poi ??
?All?alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.
Iniziò una vera e propria caccia all?italiano?
?Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?? chiese Frances indignata.
?Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.
Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.
Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.
Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno?
La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.
STOC!
Aprì una boccia di vino.
Ne versò più a Frances che a lei.
?Buono, dolce!? disse Frances.
?Li annegarono tutti nel rodano?
?Caspita?
Frances rimase a bocca aperta.
?Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto?
Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.
?Ma dove finirono poi ??
?Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall?Alto Monferrato, alle pendici dell?Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l?Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.
Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.
La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l?Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall? Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici?
?Caspita!?
?Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po? di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l?Europa per tutto il XX secolo?
?Che casino?.?.
Sibilò Frances.

?Bene, dopo tutta sta tristezza ci sono anche dipinti meno atroci, questa è la torre al tramonto, è uno dei miei preferiti?
?E? bello anche questo!? Frances indicò un altro dipinto.
?Ma dimmi Francesca, i tuoi amici sono fuggiti così potevano fermarsi per cena?
Frances guardò la zia e sgranò gli occhi.
?Uuh, che stronza non gli ho detto nulla, sono stati così gentili?
?Eh quando vedi la tua zia?.?
?Ah ah ah, si zia è così, Floyd l?ho incontrato ad Arles?
?Ma che ci sei andata a fare fino ad Arles ?? disse la zia Amelie
?In treno mi sono addormentata?
Frances la guardò.
?Mmmm, e l?hai vista l?arena ?? chiese la zia Amelie
?Si, ma il giorno dopo, quando siamo andati a vendere l?uva che abbiamo raccolto.
Hanno una cascina vicino a Saint Marie de la mer?
?Dovrai portargli una torta!?
?Oh si grazie zia, ma ora mi fermo un po? da te ho tante cose da raccontarti?
La zia Amelie la guardò.
?E così con Pierre??
?Oh zia, non lo sopporto più, non si fa mai nulla di divertente, sempre cene di lavoro, lavoro suo perché alle mie non viene mai, un po? di cinema e basta, ho iniziato ad odiare anche Parigi.?
?Era quello che volevo sentirti dire Francesca, fermati qui, vicino c?è Montpellier, c?è Nimes, non dovrebbe essere un problema trovare lavoro per te, ricordi la gita che feci anni fa con le mie amiche a Beziere, mi innamorai subito di questo posto, da non lasciarlo più?
?Ma, ci ho pensato sai, ma ora non voglio tanto pensare al futuro, mi godo la vacanza?

La campanella del giardino suonò.
Frances corse alla finestra.
?E? Garrigues?.
Disse girandosi verso la zia.
Scese di corsa saltando fuori dall?uscio.
?Ma chi abbiamo qua, mademoiselle Francesca, benvenuta in Camargue?
?Ciao Garrigues!?
Frances lo abbracciò, Garrigues aveva con se dell?uva che le porse.
La zia Amelie fece capolino dall?uscio.
Frances prese per mano Garrigues.
?Zia abbiamo ospiti a cena?
?Ma veramente mi aspetta Jean Paul?
?Jean Paul aspetterà, stiamo preparando le cassoulet?
Concluse Frances.
?Beh, quand?è così?
Garrigues accettò di buon grado, la zia Amelie sorrideva, sarebbe stata una bella serata.

Infatti la serata passò allegramente.
La zia Amelie dopo che Garrigues e Frances sazi della cena, approfittarono forse un po? in abbondanza dei dolcetti della zia e del dolce vino di Garrigues, suo pegno d?amore alla zia pensò Frances, li portò tutti e due nell?atelier e scoprì un dipinto che teneva in un angolo coperto da un telo.
Rappresentava il mare all?alba, la luce era impressionantissima, si vedeva un canale sfociare in mare e delle minuscole figure in lontananza?pescatori.
?Bello!?
Esclamò Frances.
?Ci sono anche le persone!?
?Già, di solito non le dipingo mai? disse la zia Amelie.
?Questo è il mio preferito? osservò Garrigues.
?Quale?? chiesero in coro Frances e la zia.
Garrigues si alzò prese quello sotto alla finestra.
?Ma è ancora lì, non l?avevi preso?? chiese la zia Amelie.
?E? per te!?
Disse la zia a Garrigues.
?Eh no, mi spiaceva, portarlo via da qui?
?Ah che sciocco!? disse la zia voltandosi verso Frances.
?Ma è casa tua!? disse Frances a Garrigues.
?Si, è il mio preferito?
La casa era dipinta guardandola da nord, si vedevano le vacche nel recinto, l?orto, la casa in ombra ma con un angolo illuminato dal sole, i mucchi di sale oltre la casa e il mare all?orizzonte.
La zia Amelie era veramente brava, aveva un debole per i lunghi paesaggi e difficilmente ritraeva persone.
?Chissa perché!?
Si chiese Frances.
La cena era stata buona e Garrigues era esausto.
?Io andrei verso casa? disse.
?Ti accompagno? disse Frances.
?Vieni zia??
?No, andate pure, ti lascio la porta aperta?
Garrigues salutò la zia Amelie prese il dipinto che lei gli porse e uscirono.
La luna illuminava la sera, i vicoli silenziosi li osservavano incuriositi.
Ogni vicolo aveva un nome, naturalmente, ma i nomi erano curiosi.
Oltre a nomi importanti come rue Zolà, rue Hugo e Diderot, altri erano curiosi.
Ruelle du fer, ruelle des empester.
?Strano stò nome vero Garrigues?
?I nomi delle vie raccontano storie lontane?
Garrigues si fermò.
?Guarda Francesca, il selciato quanto è consumato, è molto antico, dicono che l?abbia fatto costruire nell?anno 1250 Louis IX con tutto il borgo.
Fece costruire anche un porto profondo da cui partirono la settima e l?ottava crociata in Terrasanta, pensa un tempo qui c?era il mare, poi si ritirò e il porto morì insabbiato.
?Caspita!? esclamò Frances.
?Qui sono passati i romani? continuò Garrigues.
?Ovunque in Camargue si avverte il passato Romano.
Dagli acquedotti alle arene di Nimes ed Arles, Cesare diceva spesso che Arles era la più bella città Romana, dopo Roma naturalmente.
Pensa che la cultura della vite la portarono loro, in pochi anni ricoprirono le paludi di vigneti, che crebbero velocemente, in quanto la vicinanza del mare e quindi l?alta presenza di sale nell?aria e nella terra, uccidevano le uova dei parassiti che in altri posti sterminavano i raccolti.
Ma i nomi delle vie sono Francesi?
Frances continuò a passeggiare con lo sguardo rivolto in su.
?Ruelle de l?amour parfait?
Questo nome la colpì, che si fermò.
?Vicolo dell?amor perfetto? lesse Garrigues.
?Che bel nome!? disse Frances.
?Tu sai che non mi sono mai sposato??
?No!?.
Rispose Frances.
?Anch?io non mi sono mai sposata!? risero forte.
?Che strano nome, bello però? disse Frances e guardando Garrigues gli chiese.
?Beviamo qualcosa??.
Si sedettero al bar, ai tavolini all?esterno.
?Garrigues!?
Frances si avvicino facendo stridere la sedia in metallo sul selciato.
?Tu conosci la storia degli italiani?
Guardò Garrigues.
?Mmm, il secolo scorso??
?Si, il 17 agosto 1893?
?Certo che la conosco, tutti qui la conoscono?
Garrigues prese il bicchiere e bevve.
?Ma le storie sono complicate in certi casi, è andata così, bien, voilà!?
Frances lo guardò, capì che a lui non faceva piacere parlarne.
Finiti i bicchieri si alzarono.
Camminarono in silenzio per alcuni minuti.
Frances guardò le targhe delle vie ma non le piacquero più, erano nomi così, normali, insipidi.
Percorsero boulevard Gambetta, che attraversa tutta la cittadina fino alle mura, arrivati all?altezza di rue Paul Bert Frances si fermò.
?Ascolta Garrigues facciamo due passi in su, voglio vedere la Chapelle de Penitent Gris?
?Oui mademoiselle? rispose.
Fecero poi il giro sotto le mura e uscirono dalla città vecchia.
Garrigues abitava oltre l?antica porta, poco fuori le mura, in un antica casa con tutto un grande giardino davanti.
La pianta di uva americana, arrampicata attorno alla porta, aveva cominciato a lasciar cadere i frutti che Garrigues non raccoglieva.
Garrigues si fermò e guardò Frances.
?Eccomi arrivato?
Frances lo baciò.
?Ci vedremo domani?? chiese a Garrigues.
?Naturalment, mademoiselle Francesca?
?Bonne nuit!? gli augurò Frances.
?Bonne nuit!?.

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