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CAPITOLO XII………..”L’alba del quinto giorno”.

3 Luglio 2008

 

                                L’ALBA DEL QUINTO GIORNO

 

 

 

 

"Bonjour, come ti senti oggi?"

"Ma in realtà non mi sento ancora ho il risveglio un po’ lento"

"Già, lo vedo…."

"Perché non passi più tardi"

"Ok!"

Floyd sbarrò gli occhi, non vide nulla, beh era ancora buio…buio.

Accese l’abat-jour ma nulla.

Si alzò, andò quindi in cucina, si versò un bicchiere di tea e guardò fuori.

La luna illuminava tutto.

L’alba era ancora lontana e Sichè era ancora lì che dormiva.

Tornò a letto.

"Assaggi questo dolce?"

"No, non amo i dolci"

"Cosa preferisci?"

"Qualcosa di amaro!"

"Un caffè"

"Si, un caffè"

"Ma…."

Floyd aprì gli occhi.

Un sottile brividò lo sfiorò.

Guardò il soffitto, vedeva il disegno che aveva fatto Sichè.

L’alba illuminava tutto di azzurro.

Andò verso la cucina, Sichè non c’era più, era partito.

 

Sichè si svegliò di soprassalto prima dell’alba, i gabbiani urlavano, guardò fuori, si combattevano il cibo.

Si sciacquò la faccia in silenzio, prese la sua roba e uscì.

Fece qualche passo verso la spiaggia e rimase alcuni minuti immobile con lo sguardo all’orizzonte.

Quando salì sull’erre 4 i gabbiani erano scomparsi, era tornato il silenzio.

"Grande Sichè" pensò Floyd.

 

Uscì, la veranda era umida e l’alba ancora lontana.

Si sedette sulla poltroncina in vimini della veranda e guardò l’orizzonte.

"Solo…in silenzio respiro sul sottile ghiaccio ove cammino da solo e penso solo, agito il mio io…credo di amarti.

Non pensare, non ascoltare, non mi ricordare, non credere in me, ma…"

 

Il silenzio lo avvolse e il fresco dell’aria gli tenne compagnia, non era solo.

Le lunghe passeggiate sulla spiaggia di San Sebastian erano lontane, anche la Nicla era lontana, anche lei era lontana.

Possa il vento possa il vento…

"I ricordi a che servono, delle cose passate viene sempre fuori solo la malinconia del bello che non c’è più e del brutto che invece inesorabile ti accompagna…..per sempre.

Nei sogni vivi ma poi difficilmente ricordi, appiattisci il ricordo in sogni e incubi, ricordi solo questa differenza, perdi tutte le sfumature, è così che deve essere ?

Un lontano orizzonte vedo lontano, gli correrò incontro, ma cosa sarà, che ci sarà laggiù, è come la fine dell’arcobaleno?

 

Dai dieci ai quindici anni facevo un sogno ricorrente di cui ricordo solo il finale.

Il sogno sarà stato anche bello o un incubo, o chissa che ma il finale era comunque tremendo.

Iniziavo a correre, correre, correre, fuggivo ma non ho mai visto da che.

Poi il vuoto, precipitavo verso l’abisso.

Non ne sono sicuro, né lo sarò mai, né nessuno me lo potrà mai raccontare, io però sono più o meno convinto di questo, che per la maggior parte il sogno si sviluppasse solo nella parte dell’incubo, cioè nella caduta, io me la ricordo interminabile, non finiva mai.

La fine, la fine, e mi svegliavo di soprassalto, un bagno di sudore, ogni volta, ehi faticosa stà discesa libera…

Poi un giorno non l’ho più fatto, mai più.

 

Lascio scorrere la lenza a cui io sono legato.

Lascia scorrere la lenza a cui tu sei legata.

Voglio vedere quanto è grande questo mare, vedere se ti ritroverò.

Ombre luminose, candido, assorto, bianco…

Vedo un colore, un colore tu sei.

Notte, fredda notte, atmosfera ovattata.

Un colore tu sei, un colore tu sei.

 

E’ ricorrente, come i sogni sono ricorrenti anche la vita…..è.

Le facce che incontri già hai conosciuto e ricordano sempre qualcosa, ma non sempre si riesce a focalizzare, è come ricordare dei sogni.

Tutte le diatribe legate alle questioni di pelle non sono altro che la trasposizione di questo.

Io so chi sei….non lo ricordo ma so!

Questo è vero, ma è nell’amore il meglio che possiamo essere, e questo esiste.

Esiste nel senso che tutti noi abbiamo una musa, che cerchiamo in questo mare immenso perché assomiglia a lei…..solo a lei."

 

Si alzò e camminò per un po’.

Le canne suonavano al vento come un coro di fiati, questo era il miglior posto che esistesse, un silenzio che lentamente ti avvolge.

Si sedette e si accese una sigaretta, Floyd fumava raramente.

Passò tutta la giornata a pesca e il mare era stato generoso, anche un branzino aveva catturato.

Il sole era caldo e quindi aveva passato la giornata fra bagni e pesca.

 

Verso le cinque entrò in casa e si vestì, decise di fare una gita a Saint Marie de la mer.

Si incamminò verso il mare.

Arrivò alla spiaggia e si fermò un po’.

Proseguì verso levante e in mezz’ora vide le barche da pesca nel porto.

Saltò sul molo e si guardò tutte le barche.

"Le barche da pesca sono più belle delle altre" disse ad alta voce.

"Oui, je pense aussi!" gli rispose un vecchio affaccendato con le reti.

"Parte ora?" chiese Floyd.

"Preparo per stasera, sa bisogna essere pronti quando si va a pesca!"

"Vero" disse Floyd.

"Que va a buscar?"

"Olà tu es espanol?"

"Si, di San Sebastian"

"Voilà, grande mare quello, altro che qui in queste paludi!"

"Già ci sono ostriche e muscoli, qui non mi sembra"

il vecchio lo guardò con un occhio a mezz’asta, un po’ più gonfio dell’altro

"Qui ci sono le vongole, la sabbia ne è piena, prova!"

Floyd annuì convinto e gli chiese.

"Comme tu t’appel?"

"Louis" rispose fiero.

" Io pesco con le reti, all’alba queste reti saranno colme di pesce"

"Te lo auguro Louis, adieu!"

"Adieu!"

 

Floyd saltò sulla strada asfaltata.

Saint Marie ha le case basse e rade e il piccolo bar della piazza fa bella mostra di se, con tutte le sedie sparpagliate, ombrelloni ce ne sono pochi, un tavolo si e due o tre no.

Floyd scelse il tavolo su cui troneggiava un giornale, comandò una birra alla ragazza e sprofondò nella lettura.

Due ragazze litigavano e ad un certo punto iniziarono a menarsi, il tavolo volò in terra con l’ombrellone che precipitò sul caffè di due fidanzati.

Il garcon uscì correndo dal bar con la ragazza e la birra di Floyd dietro.

La ragazza appoggiò la birra davanti a Floyd, e corse dalle ragazze.

Il garcon le aveva divise e si erano calmate.

La ragazza disse loro qualcosa, si guardarono poi se ne andarono.

Il garcon si scusò con i fidanzati, guardò Floyd e rientrò nel bar.

Verso le sei Floyd si alzò e si avviò verso il negozio di alimentari.

Prese pane, due pomodori e qualche chilo di sale.

Passeggiò in circolo per la piazza, i marciapiedi in pietra erano consumati, dall’altra parte della piazza c’era la chiesa, una piccola chiesa romanica, dedicata alle tre Marie che erano sbarcate dalla Terrasanta.

Attraversò la strada e si avvicinò al porto.

Louis era ancora affaccendato, Floyd si fermò e il vecchio gli gridò.

"Beve una birra?"

"Merci beaucoup"

Il vecchio aprì un gavone e ne tirò fuori due birre ben ghiacciate.

"Louis" disse Floyd dopo una lunga sorsata.

"Volevo chiederti, la pesca a canna la fai?"

"Certament, alla traina con la barca"

"Bello!" esclamò Floyd.

"Se vai al largo ci sono anche i tonnetti ma solo in primavera"

"Oggi ho preso un branzino!"

"Una spigola!" precisò Louis.

"Una spigola" ripetè Floyd.

"A che ora parti questa sera"

"Ma…." guardò il mare.

Louis fece una lunga pausa, Floyd lo guardò.

"Al tramonto quando il sole si tuffa nell’acqua"

"E stanotte che si pesca?"

"Speriamo bene, triglie, sogliole, mormore"

"E beh, non male"

"Già, non male" concluse Louis.

La barca di Louis era un grosso gozzo, colorato a celestino e bianco, pieno di reti, si chiamava "LOURDES", dalla madonna di Lourdes spiegò.

"Verso casa tua"

Floyd annuì.

"E come esca con la canna che metti?"

"I migliori sono i vermi della sabbia"

Louis si alzò e prese nuovamente la rete era quasi ora, disse.

Anche Floyd si alzò, lo ringraziò per la birra, e saltò sul molo.

"Adieu!" disse Floyd.

Louis fece un cenno con la mano.

Floyd si incamminò sulla spiaggia verso casa, lento sale l’odore del mare…..

Il  sole stava cadendo in mare, Louis stava partendo pensò, e si fermò.

Lo vide in lontananza che usciva dal porto.

Quando il sole scomparve all’orizzonte riprese il cammino.

Alle sette e mezza arrivò a casa ed era ormai buio.

Si sedette un po’ fuori, sotto al salice.

Improvvisamente, come sempre saltò fuori dal canneto Pascal.

"Bonsoir, mon amì!"

"Pascal!"

"Ti ho portato questa"

Pascal posò la bottiglia sul tavolo.

"Questa la assaggi poi dopo, da solo"

"Allora offro io!"

Floyd prese il bordeaux che aveva in cucina sul tavolo.

Bevvero un po’, poi Floyd chiese.

"Ascolta un po’ Pascal, ma prima della danza dell’ampolla ne hai bevuto un po’ ?"

"Certo il segreto sta anche lì"

Verso le otto Pascal si alzò, lo salutò gli raccomandò ancora il vino

"Mercì bien Pascal, merci bien, e a che brinderò ?"

"All’alba del quinto giorno!!!" rispose Pascal.

"All’alba del quinto giorno" ripetè e se ne andò scomparendo nel canneto.

Floyd rimase come incantato, come se fosse una apparizione da un sogno.

Entrò in casa e come prima cosa prese il cavatappi

"All’alba del quinto giorno"

STOC!

Si versò un bicchiere, bevve e sussurrò.

"All’alba del quinto giorno!"

 

 

 

 

 

 

 

                                               

 

 

                                           

 

 

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