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Archivio Ottobre 2012

La diga sul fiume Orba! (2ND)

21 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

Ho aperto le mappe di internet, ho cercato la gigantesca Quercia sul ponte della Badia di Tiglieto e l’ho unita con una linea retta con la Punta dell’Olmo.

La linea retta misura circa 20 chilometri, ho calcolato la metà e ci ho piantato una bandierina.

La bandierina così ho visto che si trova in località “Prà Riundo”, che in ligure significa prato rotondo ed è in prossimità della vetta altimetrica del monte Beigua, vicinissimo vi è uno dei due alberghi che ci sono sul Beigua così ho spento il PC, ho legato le canne da pesca, ho acceso la moto e sono partito.

Per salire sul Beigua ci sono diverse strade, carrabili asfaltate o sterrate e miliardi di sentieri.

Ma partendo da Molare le principali sono due.

Una partendo da Molare porta al Santuario delle Rocche e sale verso Olbicella fiancheggiando tutto il corso dell’Orba.

Arrivati a Olbicella ci si avventura lungo un tratto sterrato che percorre molto in alto la costa rocciosa che sovrasta il torrente, qui cade il confine amministrativo tra la provincia di Genova e quella di Alessandria e quindi il confine regionale di Liguria e Piemonte ed è buffo perchè tra il cartello che indica la fine della provincia di allessandria e quello che indica l’ingresso in quella Genovese vi è un tratto lungo un paio di chilometri di strada sterrata come ad avvertire che si stà percorrendo un tratto di terra di nessuno.

Dicono che i lavori di asfaltatura e messa in sicurezza della strada siano sempre stati sabotati da ignoti, ma anche questa a parer mio è un’altra leggenda

Poco dopo l’ingresso in terra Ligure, vi è il tratto di torrente che più amo e che ho scelto come mia riserva personale di pesca, ovviamente può andarci chiunque ma in realtà non è molto frequentata da pescatori o campeggiatori, forse qualche cercatore di funghi.

Il tratto è lungo circa cinque chilometri e pescando in solitudine e silenzio me la spasso proprio e svoltata l’ultima curva che fa il fiume si vede in lontananza il ponte della Badia di Tiglieto dopo una passeggiata meravigliosa di cinque, sei ore, dipende dalla pesca come và.

Il ponte della Badia, quello della grande Quercia.

Ma tornando sulla strada, che è molto meglio curata che non quella in provincia di Alessandria, raggiunta la fine delle rocche il paesaggio si apre in una bella vallata e in lontananza si vede il campanile dell’ Abazzia di Tiglieto.

Si arriva infine sul ponte dell’Orba e guardando a sinistra si vede l’antico ponte Romano sul cui lato si erga la Quercia.

Siamo aTiglieto e qui si incontrano le due principali direttrici che portano ai 1287 metri del monte Beigua.

L’altra strada, che ultimamente io preferisco, parte da Molare e in direzione opposta alla prima si dirige verso Ovada..

Poco dopo la piana, si sale a destra sulla strada Requaglia, una valle ombrosa umida e silenziosa, si raggiunge quindi la costa di Ovada, ma si passa fuori dal paese e si imbocca la strada del Termo, da poco tempo asfaltata e che io preferivo quando non lo era.

Comunque qui il paesaggio è molto bello si passa in mezzo a strepitosi boschi di castagni e poi pini, raggiungendo quando la vegetazione si fà più rada il versante ligure del lago di Ortiglieto.

Da qui scendendo per un po’ ci si immette sulla strada che collega Rossiglione a Tiglieto e piano piano si raggiunge il ponte della badia ma dall’altro lato dell’Orba.

Come ho detto qui le due strade si incontrano e qui inizia la salita vera e propria alla montagna, salendo di fianco all’orba verso Martina e Urbe, ma le strade possibili ancora sono due.

Entriamo nella provincia di Savona.

Il torrente Orba è lungo circa 70 chilometri nasce sul monte faiallo in provincia di Savona, entra in provincia di Genova all’altezza di Martina e poi in provincia di Alessandria a valle del lago di Ortiglieto, in realta il lago per non far torto a nessuno e sulla sponda di destra ligure e su quella di sinistra piemontese.

Il torrente Orba conclude la sua corsa alle porte di Alessandria gettandosi nella Bormida.

 

Arrivati a Urbe dalla diga di Vara ci si allontana leggermente dal corso principale, salendo lungo quello dell’Orbarina, affluente di sinistra dell’Orba, la sinistra e destra dei fiumi, si valuta tenendo alle spalle la sorgente e percorrendolo idealmente seguendo la sua naturale discesa al mare.

La strada in salita è molto ripida e porta a Pianpaludo, punto in cui si incontrano nuovamente i due tragitti e diventano uno solo fino alla vetta.

Dal ponte della Badia però posso prendere la direttrice che porta a Tiglieto e poi verso Acquabianca, allontanandosi dal corso del torrente per poi incontrarlo nuovamente a Vara Inferiore.

Lungo il tragitto si arriva ad un ponticello dove mi fermo sempre un po’.

E’ quello sul Rio Baracca, affluente di destra dell’Orba, da qui vedo il sentiero che si allontana nel bosco lungo il Rio e che in una mezz’ora di cammino porta alla strepitosa cascata sul Rio Baracca.

Mi fermo quindi un po’ così in contemplazione, raggiungendo la cascata nei ricordi e poi proseguo.

Arrivo a Vara Superiore che è quasi mezzogiorno, così scendo a Vara Inferiore, parcheggio la moto ed entro al Ristorante Vara.

Subito mi compare davanti Benito, il simpatico anziano proprietario che conduce ancora il locale in compagnia delle figlie.

Ho conosciuto Benito qualche anno fa.

Un giorno che ho accompagnato Tex a consegnare il vino ai bar e ristoranti lungo la valle dell’Orba.

Ad un certo punto Tex mi dice.

Ora ti porto a mangiare i ravioli fatti in casa più buoni della provincia di Savona Genova e Alessandria messe insieme.”

Tex conosce Benito da diversi anni, la sua cucina è semplice ma eccezionale e alla fine arriva al tavolo, si accomoda con te e ti versa un bicchierino della sua grappa di prugne, ma solo uno, dice che poi dobbiamo guidare, ma secondo me è perchè è molto preziosa.

Oggi però prenderò linguine ai funghi o tagliatelle che siano, che sono ugualmente una libidine.

Così, dopo la grappa alle prugne di rito, i saluti e auguri vari, riprendo la mia scalata al monte Beigua.

Scendendo di fianco alla chiesa di Vara Inferiore raggiungo il ponticello che attraversa l’Orba che in questo punto è ormai proprio piccolo piccolo, come un torrentello, le sorgenti ormai distano poche centinaia di metri.

E’ curioso come l’Orba non abbia una sola fonte come si potrebbe pensare ma alla sua sommità, sul monte Faiallo, si perda in tre, quattro piccoli rivoli che magicamente scompaiono.

Così salgo all’ombra degli alberi alti di un bosco di castagni e raggiungo Pianpaludo, dove la strada divente unica.

Sale ripida e alla sua destra c’è una vecchia torbiera, una specie di aquitrino nerastro e odoroso per il carbon fossile che lì si forma.

Ci si accorge di esser ormai prossimi alla vetta perchè si entra in un grande bosco di faggi, i faggi in liguria nascono intorno ai mille metri, ma continuando a salire i faggi si fanno più piccoli, bassi e si allungano in orizzontale come ulivi, questo perchè ormai siamo in cima e il vento qui è violento.

Esco dal bosco e arrivo nel piazzale dell’albergo.

Passerò la notte qui.

 

L’indomani mattina di buon’ora mi sono alzato, ho sistemato le canne da pesca sulla moto ma prima di partire per Celle ligure, ho passeggiato per un po’ in questa radura che alle spalle dell’albergo per un chilometro circa come dai calcoli fatti sulle mappe, ho raggiunto una collina e mi sono seduto a contemplare il mare, sì, da qui si vede questa immensa distesa blu che non è la stessa cosa che guardare il mare dalla spiaggia, da qui sembra veramente infinito, quando l’atmosfera è tersa si vede addirittura la Corsica, ma oggi no, c’è un pochino di foschia che appanna l’infinito dell’orizzonte.

Sono rimasto così in silenzio a guardare il mare, con il vento a massaggiarmi le tempie per un bel po’, poi mi sono alzato, ho salutato tutti e me ne sono andato, diretto alla Punta dell’olmo, a pesca, da solo.

 

 

 

 

La diga sul fiume Orba! (1ST)

19 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

La triste vicenda qui narrata è ambientata tra i boschi dell’appennino ligure e mescola vicende di fantasia a tragici fatti realmente avvenuti, la zona è il vasto territorio di confine tra Liguria e Piemonte, più precisamente nelle zone tra le province di Genova, Savona e Alessandria.

 

Breve stralcio tratto da “Il demone e la dea” by Riccardo Lucchesi.

 

Il 13 agosto 1935 alle 13 e 15 la diga di Molare collassò sotto il peso delle acque, che in seguito alla precipitazione torrenziale che si abbattè sul torrente Orba a monte della diga dalle 6 della mattina riempì fino all’orlo l’invaso del lago di Ortiglieto.

Si scaricarono a valle 25.000.000 di metri cubi d’acqua che provocarono morte e distruzione.

In realtà non fù la diga a cedere ma la diga secondaria di Sella dello Zerbino, una sbarramento ideato durante la costruzione della diga principale per elevare la capacità di invaso di altri 14 metri e frettolosamente portato a termine.

La diga di Ortiglieto quindi è tutt’ora in piedi e si erge come una cattedrale nel deserto sbarrando un inesistente bacino, in quanto l’attuale lago e il corso del fiume sono oltre il bric dello zerbino, mentre ai suoi piedi scorre silenzioso “l’Arijan della Brigne” al tempo affluente del gigantesco lago insieme al Rio Meri.

Del disastro di Molare non se ne è mai parlato abbastanza e tanti non ne sono neppure a conoscienza.

Infatti nel tempo anche i nomi delle località sono cambiati e sostituiti da nomi banali, come se la norma odierna di rottamare le cose vecchie non risparmi proprio nulla.

Gli antichi nomi delle località sul fiume nei pressi di Molare, dai nomi a volte poetici come lago “Tana” o lago del “Signorino”, sono stati sostituiti da nomi insignificanti e a parer mio anche offensivi.

Il lago sotto al ponte ora è chiamato primo lago, la “Salve Regina”, poi “Teleferica” è il secondo lago, il mitico lago “Tana” è stato trasformato in uno sterile terzo lago, la “Pisa” è il quarto e la rocca del “Cascinotto” immagino che secondo l’attuale nomenclatura sia il quinto lago e così via, resiste ancora il Canyon che sicuramente negli anni diverrà il diciannovesimo o ventesimo lago, come il Signorino diventerà il lago “prima del primo lago” e di conseguenza per andar a trovare Bruno e l’Antonella, o Il Lilla e la Enza, non ci si recherà più in Marciazza ma tra il quarantanovesimo e il cinquantaquattresimo lago!!!

E il lago del ponte della Badia di Tiglieto…

Sarà il trecentoquindicesimo lago.

 

Che amarezza queste cose mi sfiancano mi lasciano esausto.

 

Al “Ponte vecchio”, poi “Diga bassa” e secondo la nuova nomenclatura credo sedicesimo lago, iniziai da bambino con il mi’ babbo ad andare a pesca.

Il mi’ babbo aveva la fissa di pescare con l’uva bianca che un giorno gli dissi.

Ma coll’uva babbo?”

Si capisce!” mi rispose.

Infatti non si prese mai nulla!

Poi continuai ad andare, ma da solo.

Ancora oggi preferisco andar da solo e come allora non prendo quasi mai nulla.

Ma ho deciso di risparmiare il mio amato fiume e così ultimamente vado solo al mare.

A volte però si fa squadra, con Ugo, il Lantè, Lucky, Aure, Ivan e Albert e io insisto sempre per andare a Celle Ligure, il mio posto preferito, a volte mi assecondano come si farebbe con bambino o un vecchio rincoglionito.

Le prime volte che dovevo spiegare dove si trovasse il posto, mi perdevo in descrizioni chilometriche.

Allora, esci a Celle Ligure, scendi tutta la discesa dall’autostrada fino all’Aurelia, in fondo c’è un baretto e lasci la macchina lì.

Attraversi la strada e lì puoi scegliere dove andare, o subito sugli scogli lì sotto o laggiù in fondo a sinistra là dal promontorio, lì lo chiamano “La Nave”, è un buon posto, ma il mio preferito è un’altro.

Attraversata l’Aurelia, prendi a destra e fai quattro passi verso Celle, percorri la curva, guardi giù ed è lì, gli scogli prima della spiaggia libera e dei bagni a pagamento.”

Ma poi mi sono chiesto, possibile che un posto così bello non abbia un suo nome come le località del mio amato fiume?

Allora ho fatto un po’ di ricerche, ho chiesto al baretto e così ho scoperto che quel posto si chiama “Punta dell’olmo.”

 

PUNTA DELL’OLMO!!!”

 

Sono volato a casa e ho acceso il PC……

 

 

…CONTINUA.