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Archivio Novembre 2013

Siyaband e Khajeh.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Siyaband, siyaband, non parlare.

Chi avrebbe predetto una fine così triste?

E non dovrei piangere, non dovrei versar lacrime calde, di sangue?

Dormi, amor mio, dormi.

I tuoi lamenti tristi e profondi sono lamenti di morte.

Come resistere, come non piangere, se i tuoi sospiri per me arrivano dritti al mio cuore?

Cadono lacrime sul mio dolore.

Dormi, amor mio, dormi.

Perchè piangi, Siyaband, perchè piangi ancora?

Mi hai lasciato, sei corso lungo l’abisso, sapevi che senza di te non ho protezione, sostegno.

Come potrebbe la mia ferita guarire?

Dormi, amor mio, dormi.

Oh Sipan, oh rocce di Sipan! Non fermatemi!

Apritemi la via, portatemi da Siyaband!

Oh Sipan, apri un sentiero, un passaggio, fa che io passi, che vada, sarò di Siyaband la tomba, non solo la sposa. “

Siyaband e Khajeh.

Canto popolare del Kurdistan.

Agosto 1935 !

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Portate via i ragazzi, portateli via!”

Oh Mio Dio, chiamate i soccorsi, i carabinieri.”

Capo li porti qui, forza, sbrighiamoci.”

Forza ragazzi, seguite il Capo.”

Visto Cesco, ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo fermato, l’abbiamo fermato.”

Ma come abbiamo fatto Rentolo.”

Ci ha aiutato lei, la nostra Dea, è grazie a lei se ci siamo riusciti, aveva ragione Bombay, glielo ha detto Beppe il Toscano, gli ha dato la pozione magica e lui ce l’ha fatta, la pozione, la pozione magica ci ha aiutato a fermarlo, Bombay l’ha fermato, hai visto Cesco, ci siamo riusciti, ci siamo riusciti.”

Sorrisi a Rentolo esausto mentre i due carabinieri mi sollevavano per le braccia per adagiarmi sulla barella che portavano, Rentolo continuava ad urlare che ce l’avevamo fatta mentre alzavano anche lui, di Bombay e gli altri non c’era traccia, lo guardai ancora una volta e caddi in un sonno senza sogni…

La capanna della banda della “Fucina”.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

E fù così che tutti i pomeriggi dopo esser stati al fiume alla nostra capanna, in silenzio passavamo davanti al mulino della Gigia e percorrendo il “Sentiero del Signorino”, raggiungevamo la capanna della banda della “Fucina” e ben nascosti osservavamo i loro movimenti.

Capimmo dopo varie settimane di appostamenti, che Arci la domenica arrivava prima degli altri, perchè sua mamma lo lasciava solo a pranzo per andare col treno a Genova da una sua vecchia zia ed insieme recarsi alle funzioni della cattedrale Anglicana della città.

Così una domenica all’inizio di agosto entrammo in azione.

Io e Rentolo ci incontrammo nel piazzale del convento delle suore, subito dopo la messa delle undici e correndo infilammo il voltino che porta giù al “Casello” dove ci aspettavano Bombay e Ignazio, arrivati lungo il binario del treno lo percorremmo per un centinaio di metri verso il ponte della ferrovia e arrivati al voltino su cui correva la strada che porta alla “Coccolina” saltammo nella boscaglia per raggiungere la radura dove c’era la capanna della banda della “Fucina” .

Verso mezzogiorno Arci arrivò e tutti noi lo fronteggiammo uscendo nella radura.

Il suo sguardo meravigliato e terrorizzato a tempo stesso fece scoppiare Bombay in una risata forte e strana e gli si lanciò addosso.

Arci cercò di dimenarsi a più non posso ma Bombay era più forte e lo immobilizzò al terreno.

Forza ragazzi fuori le corde!”

Rentolo prese le corde dalla borsa e io e Ignazio prendendo Arci sotto le braccia mentre Bombay gli teneva strette le gambe, lo mettemmo contro un’albero e mentre Rentolo lo legava Bombay gli accese il fuoco sotto i piedi.

Vedi esser razzisti a cosa porta!?” gli urlò in faccia Bombay.

La disperazione dipinse lo sguardo di Arci con un espressione tremenda e terrorizzato iniziò ad urlare.

Aiuto!!!

Aiutatemi, dove siete amici miei?”

Il fumo circondava Arci ormai completamente e le fiamme iniziarono a divampare, Rentolo intanto aveva incendiato la capanna le cui fiamme erano già alte quando accadde una cosa che ci lasciò tutti a bocca aperta, in pochi minuti il cielo si rabbuiò e un acquazzone fortissimo cadde dal cielo salvando Arci dal rogo e in parte anche la capanna.

Nel frattempo arrivò Cestaio tutto trafelato dal suo posto di guardia.

Stanno arrivando, andiamo via!”

Iniziammo a correre velocissimi giù per il boschetto, verso il fiume, eravamo ormai lontani quando sentimmo Arci che urlava aiuto agli altri che imprecavano violentemente.

Attraversammo a nuoto il fiume sotto il ponte di ferro della ferrovia e arrivati all’altra sponda ci sedemmo tutti esausti, Rentolo ed io guardavamo il cielo scaricarsi dell’acqua e Bombay e Ignazio il fumo che lentamente stava scomparendo schiacciato dalla pioggia.

Era l’undici agosto e continuò a piovere per i quattro giorni successivi…

 

tratto da “Il demone e la dea”