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“Tra l’olmo e la quercia!”

28 Dicembre 2013

 

La primavera arrivò improvvisamente da un giorno all’altro, annunciata dal vento sempre più forte proveniente dal mare che scendeva impetuoso lungo la valle del nostro fiume.

Con l’inizio delle belle giornate e l’avvicinarsi della fine della scuola, i pomeriggi passati al fiume erano sempre più lunghi.

Quel giorno decidemmo di scendere verso il mulino e incamminarci lungo il sentiero del “Signorino”, che in inverno non facevamo mai perchè con il ghiaccio e la terra bagnata era molto pericoloso, con il rischio di fare un bel volo nel sottostante lago del “Signorino”.

Percorrendo tutto il sentiero sbucammo sotto il ponte della ferrovia, risalimmo il terrapieno e raggiunta la strada ferrata Ignazio prese una moneta e la depose sul binario.

Ora aspettiamo!”

In lontananza sentimmo il fischio del treno, vedemmo gli sbuffi della locomotiva avvicinarsi, scendemmo il terrapieno e al suo passaggio vedemmo la moneta saltare in aria e ricadere dall’altra parte dei binari.

Ci avvicinammo per cercarla.

Eccola!”

Rentolo sorridendo ci mostrò la moneta ora appiattita e leggermente oblunga, osservando la faccia impressa sul retro che ora sembrava ingrassata di molto.

Attenzione!” Bombay richiamò l’attenzione, sotto la ferrovia sulla strada sterrata si stavano avvicinando Arci e Cannatà, seguiti da Filippo e Riccardo che portavano delle assi di legno.

Seguiamoli” disse Bombay.

Scendemmo in silenzio dall’altro lato della ferrovia e ci acquattammo dietro i rovi, la strada per la “Coccolina” passava sul ponticello e poi si inerpicava ripida ma tutta dritta per un buon centinaio di metri e ci avrebbero visto.

Appena furono scomparsi dietro la curva saltammo fuori dai rovi e ci affrettammo lungo la salita.

C’è un sentiero, c’è un sentiero.”

Arrivati alla curva di loro non c’era più traccia ma Rentolo notò un sentierino che scendeva nella boscaglia sulla destra della strada e scendeva verso il fiume.

Pian pianino in fila indiana scendemmo il sentiero, arrivammo poi in una radura e vedemmo Arci e gli altri che avevano accatastato le assi e altro materiale, avevamo trovato la loro capanna.

Ci guardammo in faccia sorridendo e al cenno di Bombay ci incamminammo via lungo il sentiero.

Arrivati sulla strada ci fermammo.

Ok ragazzi, ora che sappiamo dov’è la loro capanna alla fine dell’armistizio gli faremo una bella festa!” disse Bombay.

Quanto manca alla fine dell’armistizio?”

Alla fine della scuola mancano quattro giorni, oggi è domenica e l’ultimo giorno sarà giovedì, poi usciranno i risultati e ci incontreremo tutti davanti a scuola e lì dichiareremo concluso l’armistizio” dissi Io.

Bombay annuì, Cestaio e Ignazio sorrisero e tutti correndo verso la piazza ce ne andammo verso casa.

Il lunedì seguente la maestra Martina con nostra immensa sorpresa e gratitudine annunciò che le lezioni sarebbero finite quel giorno stesso, che i quadri con i risultati sarebbero stati esposti il mercoledì e che dall’indomani sarebbero iniziate così le vacanze e lei avrebbe letto per noi ancora un passo del libro che narrava della storia del paese.

Così tutti più rilassati dopo vari brusii e commenti di sorpresa, ci accomodammo in ordine ai nostri banchi e la maestra Martina prese il famoso libro dalla borsa.

Con la morte di Isnardo III, ultimo dei Marchesi Malaspina di Genova avvenuta improvvisamente nel 1467, senza aver fatto alcun testamento e senza lasciar eredi, le terre del marchesato divennero ben presto preda dei vicini.

Alchè dopo lunghe consultazioni le più importanti personalità del paese decisero di recarsi a Casale per giurar fedeltà e ottenere così protezioni da Guglielmo, Marchese di Monferrato che avendo lui stesso investito del feudo il Marchese Isnardo III aveva ogni diritto di proprietà sul castello e sul borgo.

Con la dinastia dei Paleologi, il Marchesato del Monferrato ottenne grande potenza e prestigio, sia per il valore dei suoi Marchesi sia per la parentela con gli Imperatori di Costantinopoli, in quanto i Paleologi erano succeduti agli Aleramici nel Marchesato di Monferrato dopo la morte senza eredi del Marchese Giovanni con Teodoro, figlio di Andronico Imperatore di Costantinopoli, e di Irene, sorella del Marchese Giovanni…..”

Il racconto si faceva sempre più ingarbugliato e così il mio sguardo corse alla solita finestra perdendosi sognante nei lunghi pomeriggi al fiume che si sarebbero aperti improvvisamente con quasi una settimana di anticipo.

Bene, continueremo la lettura l’anno prossimo, con la venuta dei Gonzaga di Mantova, poi dei Savoia, dei Francesi fino ai tempi moderni. Ora però oltre ad alcune letture che vi consiglierò per l’estate avrete come tema un riassunto scritto su quanto avete imparato da questo racconto sulla storia del vostro paese.”

La campanella suonò e tutti noi naturalmente di corsa fuggimmo da quella che era stata la nostra prigione per quasi un anno.

All’uscita dalla classe Arci e gli altri si avvicinarono e Bombay prese la parola per noi tutti, Arci e gli altri compresi.

Mercoledì alle dieci ci incontreremo qui per vedere i quadri con i risultati e dichiareremo finito l’armistizio, tutti daccordo?”

E fummo tutti daccordo.

Verso le tre ci incontrammo alla capanna e mentre Rentolo e Cestaio si tolsero la camicia e si tuffarono nel fiume e visto che La Gigia e Bombay non si vedevano ancora decisi di addentrarmi nel bosco della Dea.

Camminai più del solito prima di trovare il trono della Dea e dopo averlo raggiunto mi ci sedetti.

Sentii un caldo improvviso assalirmi e caddi nuovamente in quella specie di sogno…

Vidi nuovamente gli strani personaggi con la croce rossa, alcuni scavavano ed altri ponevano nella buca la quercia di cui mi parlò l’Abate, ma non c’era più il tempio Greco con i ventiquattro sacerdoti e dell’Abate Trismegisto non vi era traccia.

Appena ebbero finito di sistemare la quercia salirono tutti a cavallo e si allontanarono lungo un antico ponte in pietra seguiti da un carro che trasportava un’altra pianta.

Quello è l’olmo!”

Improvvisamente comparve L’Abate Trismegisto.

Lo porteranno lontano e in un posto ai più sconosciuto lo porranno nel terreno, dopodichè solcheranno il mare e una volta raggiunto il tesoro lo porteranno indietro con loro e lo nasconderanno tra l’olmo e la quercia, come recita la tradizione.”

Seguii con lo sguardo l’Abate che correndo verso il ponte in fretta si allontanava.

Ricorda Cesco, il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!!!”

Alzai il braccio per salutarlo quando tutto scomparve nuovamente e mi ritrovai seduto sul trono e in fronte il fiume che scorreva silenzioso.

Rimasi seduto in attesa un’altro po’ poi mi alzai e raggiunsi la capanna.

Nel frattempo Bombay era arrivato e mi chiese dov’ero stato come sempre.

Ho fatto una passeggiata per il bosco tutto qua!” risposi.

Nel frattempo arrivarono Rentolo e Cestaio di ritorno dal bagno e Bombay allora si alzò in piedi.

Ragazzi, La Gigia mi ha detto che non può più venire con noi alla capanna, i suoi genitori non le permetteranno più di frequentarci e soprattutto perchè ci sono io, dicono che sono un selvaggio e casinista come il mio povero nonno che è per colpa mia se Arci ha colpito La Gigia con il sasso, Arci ha detto loro che il sasso era diretto a me, Arci ha detto ai genitori della Gigia che tutti voi dovreste schierarvi con lui perchè è inglese e non con me che ne vengo dall’India e che finchè voi sarete miei amici neppure voi frequenterà più.”

Ma tutto questo non ha senso, noi siamo ragazzi, siamo cresciuti insieme, io mi rifiuto di sentire discorsi simili, finito l’armistizio daremo una bella lezione a quel buffone di Arci”, e alzando le braccia al cielo giurammo che l’avrebbe pagata per tutti.

Il mercoledì seguente alle dieci ci trovammo tutti in piazza davanti ai quadri, tutti promossi tranne Cannatà che però non se ne curava più di tanto perchè uno si e uno no, ripeteva l’anno.

Bombay affrontò frontalmente Arci.

Tu Archibald sei uno sporco razzista e la pagherai per tutte le menzogne che vai a dir in giro, oggi finisce ufficialmente l’armistizio e inizia la battaglia più lunga, a presto!”

Tutti noi in piedi accanto a Bombay fissavamo negli occhi i nostri avversari.

Daccordo a presto!” rispose Arci.

Iniziammo la nostra battaglia silenziosa sfilando all’andata e al ritorno dalla capanna davanti al mulino della Gigia salutandola a grandi bracciate e salutando anche i suoi se li vedevamo, ma vidi che Bombay era sempre più tristemente convinto che quella tattica non portasse a nulla, infatti i genitori della Gigia ci urlavano di andarcene ogni volta che ci vedevano nei dintorni della loro casa e di lasciar perdere “l’indiano”, ora loro lo chiamavano solo “l’indiano”.

Così un pomeriggio dopo il bagno nel nostro fiume, Bombay ci radunò tutti all’interno della capanna per studiare l’attacco ad Arci e gli altri.

Ragazzi, ragazzi!”

Guardammo fuori della capanna e vedemmo che La Gigia, stremata e tutta sudata arrivava correndo lungo il sentiero nel bosco della Dea.

Sono scappata di casa per sempre, voglio stare con voi, mi nasconderò qui e farò la guardiana durante la notte.”

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