“IL DEMONE…”

20 Ottobre 2015

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto e finalmente vedo fuori e tutto mi è improvvisamente chiaro…

Dopo aver dato una lezione ad Arci e alla loro capanna ce ne tornammo tutti a casa.

Il giorno seguente continuò a piovere forte, Io rimasi così a casa, in tarda mattinata sentii Bombay chiamarmi dalla strada, mi affacciai alla finestra.

“Oggi che fai?”.

“Nulla, stò a casa ad aiutar il babbo a lavar le bottiglie per il vino, tanto diluvia, ci si vede domattina alla capanna.”

“Daccordo, a domani, penso io ad avvertire gli altri.”

Ci salutammo e rientrai in casa.

Il babbo mi chiamava dalla cantina e così passai in cucina a prender la cassa di bottiglie e scesi.

Bombay fece il giro del paese e passò sotto casa ad avvertire tutti gli altri per l’indomani.

Il giorno seguente la pioggia aveva dato una leggera tregua, arrivai per ultimo alla capanna entrai nel bosco della dea ma non andai subito alla capanna, mi avventurai invece nel suo profondo alla ricerca del trono.

Dopo alcuni minuti come sempre lo vidi, mi ci avvicinai e mi sedetti.

 

“Ora guarda.”

 

Disse l’Abate sedendosi accanto a me.

 

“I cavalieri stanno arrivando e come puoi vedere sul carro non c’è più l’olmo, significa che l’hanno interrato qua in giro, e ora si avvicineranno al porto laggiù per imbarcarsi, vedi?”

 

Guardai dove indicava l’Abate, vidi il porto della città di Savona con la torretta e la croce disegnata, il porto era pieno di navi con la grande bandiera bianca e la croce rossa dei Cavalieri, tutt’intorno il mare immenso, una distesa immensa d’acqua che non avevo mai visto prima e rimasi a bocca aperta, mi voltai ma l’Abate non c’era più.

 

Mi destai dal sogno e mi alzai.

Avvicinandomi alla capanna sentii le voci degli altri ma non scesi subito, salii invece la rocca del “Cascinotto” e arrivato proprio sopra la capanna mi sedetti.

La leggera pioggerellina che scendeva in quella calda mattinata mi rinfrescava e piaceva, così rimasi sulla rocca tranquillamente e il mio sguardo corse lungo il corso del fiume fino alla curva che fa dal guado delle “Caminate” e si nasconde su per la valle.

Mentre osservavo mi colpì in pieno volto un forte e freddo vento che mi spaventò e dopo alcuni secondi all’orizzonte vidi comparire dalla curva il fiume come impazzito in piena e con onde altissime.

“Ragazzi correte su, presto, arriva la piena, il fiume è in piena e vi travolgerà, correte sopra la rocca”.

Bombay e Rentolo guardarono verso le “Caminate”, afferrarono la Gigia sotto le braccia e presero a correre verso la sommità della rocca.

Fecero appena in tempo a raggiungermi quando il Fiume impazzito arrivò sotto la rocca allagando parte del bosco della Dea e travolgendo la capanna.

“Al paese, dobbiamo avvisare tutti!” disse Bombay.

Non si poteva attraversare il bosco allagato e così scalammo la rocca che era pericolosamente scivolosa e arrivati in cima sbucammo dagli orti e iniziammo a correre velocissimi verso i due pozzi e il paese.

Arrivati dal borgo “San Giorgio” lo spettacolo fu impressionante, il ponte della strada era crollato in parte e di quello della ferrovia  non c’era più traccia.

“Dobbiamo fermare il treno!” disse Bombay.

Bombay ebbe una lucidità immediata sulla tragedia che sarebbe avvenuta se il treno per Genova arrivando non avesse più trovato il ponte gettandosi nelle fauci del fiume indemoniato.

Il sentiero del “Signorino” non si vedeva più, sommerso dall’acqua che arrivava a metà costa della rocca.

Così corremmo verso il castello per scendere alla ferrovia dalla “Fucina.”

In piazza sotto i portici del comune c’erano Arci e gli altri, Rentolo corse verso di loro urlando.

“Ragazzi tutti alla ferrovia, dobbiamo fermare il treno.”

Così Arci e gli altri senza pensarci un attimo ci corsero dietro giù per la “Fucina”.

Correndo a perdifiato giù per la discesa Rentolo e La Gigia inciamparono e caddero, Bombay e Riccardo ci stavano seminando mentre Io, Arci e Filippo stremati rallentammo la corsa.

“FIIIII!!!”

Il fischio del treno ci gelò il sangue nelle vene, Bombay e Riccardo saltarono sui binari, Riccardo inciampò e cadde.

“Bombay aspetta, come farai a fermarlo!”

Bombay si fermò e lo guardò.

“Questa ormai è la mia gente, questo è il mio paese io non sono più indiano, devo far qualcosa per loro.”

“NO ASPETTA!” urlò Riccardo.

Bombay allargò le braccia e continuò a correre sui binari incontro al treno.

 

“NOOO!!!”

 

La Gigia urlò fortissimo mentre Bombay veniva travolto, Io caddi in ginocchio e in quel momento la vidi che si mise a correre giù per la “Fucina” con gli occhi pieni di pianto.

Il treno urlando con i freni si fermò a pochi metri dal baratro, mi alzai e rincorrendo La Gigia piangendo gridai a Riccardo di fermarla, La Gigia raggiunti i binari guardò il corpo straziato di Bombay.

“MIO AMORE PERCHE’ MI HAI ABBANDONATA!”

La Gigia guardò prima me e poi Riccardo che le stavamo correndo incontro, si voltò verso il ponte ormai distrutto, in silenzio si mise a correre verso il demone, scomparendo tra le onde del fiume impazzito.

…da “Il demone e la dea”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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