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Archivio per la categoria ‘Società’

Ottobre 2012

23 Gennaio 2016 Commenti chiusi

Ora che finalmente sono seduto sopra la rocca e un arcobaleno bellissimo corre sopra di me, da una curva all’altra che vedo del fiume, dalla rocca del lago “Tana” al guado delle “Caminate”, mi tornano in mente tante cose passate alcune belle altre meno.

Erano tanti anni che non tornavo al paese e credo che a questo punto mi fermerò qui per un bel po’.

Ora che sono vecchio fatico molto a viaggiare e per un po’ non tornerò in Spagna.

Alcuni giorni dopo la tragedia della diga, di Bombay e della Gigia, con la mamma partimmo per Cadice.

“E’ meglio così” disse solo.

Andammo ospiti da sua sorella, che viveva là da molti anni.

“Solo per qualche tempo” disse.

Ma poi venne il periodo della scuola e la mamma pensò di mandarmi in una scuola di là, vicino al Parco dei Genovesi di Cadice.

Il babbo ci raggiunse l’anno seguente e così non tornai pìù al paese per molti anni.

Solo quando raggiunsi il diciottesimo anno d’età, senza il babbo, che non c’era più da qualche tempo, insieme alla mamma e anche alla zia, un estate ci imbarcammo a Cadice su un battello diretto a Barcellona, da lì poi ne prendemmo un’altro e sbarcammo poi a Genova.

Genova vista arrivando dal mare è meravigliosa.

Anche quest’anno ho preso un battello da Cadice per Genova perchè l’aereo non mi piace, preferisco viaggiare più lentamente e dal mare Genova fa sempre la sua figura.

Dal terminal traghetti raggiunta facilmente la stazione di Principe, mi sono seduto sulla panchina ad aspettare il primo treno diretto ad Acqui Terme.

Arrivato in stazione e sceso dal treno, ho subito guardato verso la rocca del “Signorino” e il paese è ancora tutto là, arroccato su quell’altura.

Ho passeggiato lentamente verso la stazione che è chiusa con porte e finestre sbarrate, ora è tutto automatizzato, infatti la timbratrice per i biglietti non da segno di vita, la bacheca con gli orari ha il vetro in frantumi e si riescono a leggere chiaramente solo gli orari del mattino presto, forse è quella la fascia oraria consigliata.

Un brontolio esce dall’altoparlante annunciando qualcosa, parlerà da molto lontano penso, perche si sente poco e non si capisce nulla, forse addirittura da un paese straniero.

Uscendo dalla stazione guardo il muro coperto da graffiti e scritte.

Ce n’è una che dice:

“Sono scesa per sbaglio a Molare e devo dire che è proprio un posto di merda.”

Beh, come darle torto, il primo spettacolo che propone non è certo esaltante e il paese non si vede quasi se non sai da che parte guardare, sembra di scendere in una di quelle stazioni nel deserto dell’Arizona che si vedono nei film.

Ma anche nel deserto nascono i fiori, infatti poco più in basso ce n’è un’altra che ho letto più volte sorridendo, che dice, “Ciao Molare, ti abbiamo voluto bene!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

 

 

 

“IL DEMONE…”

20 Ottobre 2015 Commenti chiusi

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto e finalmente vedo fuori e tutto mi è improvvisamente chiaro…

Dopo aver dato una lezione ad Arci e alla loro capanna ce ne tornammo tutti a casa.

Il giorno seguente continuò a piovere forte, Io rimasi così a casa, in tarda mattinata sentii Bombay chiamarmi dalla strada, mi affacciai alla finestra.

“Oggi che fai?”.

“Nulla, stò a casa ad aiutar il babbo a lavar le bottiglie per il vino, tanto diluvia, ci si vede domattina alla capanna.”

“Daccordo, a domani, penso io ad avvertire gli altri.”

Ci salutammo e rientrai in casa.

Il babbo mi chiamava dalla cantina e così passai in cucina a prender la cassa di bottiglie e scesi.

Bombay fece il giro del paese e passò sotto casa ad avvertire tutti gli altri per l’indomani.

Il giorno seguente la pioggia aveva dato una leggera tregua, arrivai per ultimo alla capanna entrai nel bosco della dea ma non andai subito alla capanna, mi avventurai invece nel suo profondo alla ricerca del trono.

Dopo alcuni minuti come sempre lo vidi, mi ci avvicinai e mi sedetti.

 

“Ora guarda.”

 

Disse l’Abate sedendosi accanto a me.

 

“I cavalieri stanno arrivando e come puoi vedere sul carro non c’è più l’olmo, significa che l’hanno interrato qua in giro, e ora si avvicineranno al porto laggiù per imbarcarsi, vedi?”

 

Guardai dove indicava l’Abate, vidi il porto della città di Savona con la torretta e la croce disegnata, il porto era pieno di navi con la grande bandiera bianca e la croce rossa dei Cavalieri, tutt’intorno il mare immenso, una distesa immensa d’acqua che non avevo mai visto prima e rimasi a bocca aperta, mi voltai ma l’Abate non c’era più.

 

Mi destai dal sogno e mi alzai.

Avvicinandomi alla capanna sentii le voci degli altri ma non scesi subito, salii invece la rocca del “Cascinotto” e arrivato proprio sopra la capanna mi sedetti.

La leggera pioggerellina che scendeva in quella calda mattinata mi rinfrescava e piaceva, così rimasi sulla rocca tranquillamente e il mio sguardo corse lungo il corso del fiume fino alla curva che fa dal guado delle “Caminate” e si nasconde su per la valle.

Mentre osservavo mi colpì in pieno volto un forte e freddo vento che mi spaventò e dopo alcuni secondi all’orizzonte vidi comparire dalla curva il fiume come impazzito in piena e con onde altissime.

“Ragazzi correte su, presto, arriva la piena, il fiume è in piena e vi travolgerà, correte sopra la rocca”.

Bombay e Rentolo guardarono verso le “Caminate”, afferrarono la Gigia sotto le braccia e presero a correre verso la sommità della rocca.

Fecero appena in tempo a raggiungermi quando il Fiume impazzito arrivò sotto la rocca allagando parte del bosco della Dea e travolgendo la capanna.

“Al paese, dobbiamo avvisare tutti!” disse Bombay.

Non si poteva attraversare il bosco allagato e così scalammo la rocca che era pericolosamente scivolosa e arrivati in cima sbucammo dagli orti e iniziammo a correre velocissimi verso i due pozzi e il paese.

Arrivati dal borgo “San Giorgio” lo spettacolo fu impressionante, il ponte della strada era crollato in parte e di quello della ferrovia  non c’era più traccia.

“Dobbiamo fermare il treno!” disse Bombay.

Bombay ebbe una lucidità immediata sulla tragedia che sarebbe avvenuta se il treno per Genova arrivando non avesse più trovato il ponte gettandosi nelle fauci del fiume indemoniato.

Il sentiero del “Signorino” non si vedeva più, sommerso dall’acqua che arrivava a metà costa della rocca.

Così corremmo verso il castello per scendere alla ferrovia dalla “Fucina.”

In piazza sotto i portici del comune c’erano Arci e gli altri, Rentolo corse verso di loro urlando.

“Ragazzi tutti alla ferrovia, dobbiamo fermare il treno.”

Così Arci e gli altri senza pensarci un attimo ci corsero dietro giù per la “Fucina”.

Correndo a perdifiato giù per la discesa Rentolo e La Gigia inciamparono e caddero, Bombay e Riccardo ci stavano seminando mentre Io, Arci e Filippo stremati rallentammo la corsa.

“FIIIII!!!”

Il fischio del treno ci gelò il sangue nelle vene, Bombay e Riccardo saltarono sui binari, Riccardo inciampò e cadde.

“Bombay aspetta, come farai a fermarlo!”

Bombay si fermò e lo guardò.

“Questa ormai è la mia gente, questo è il mio paese io non sono più indiano, devo far qualcosa per loro.”

“NO ASPETTA!” urlò Riccardo.

Bombay allargò le braccia e continuò a correre sui binari incontro al treno.

 

“NOOO!!!”

 

La Gigia urlò fortissimo mentre Bombay veniva travolto, Io caddi in ginocchio e in quel momento la vidi che si mise a correre giù per la “Fucina” con gli occhi pieni di pianto.

Il treno urlando con i freni si fermò a pochi metri dal baratro, mi alzai e rincorrendo La Gigia piangendo gridai a Riccardo di fermarla, La Gigia raggiunti i binari guardò il corpo straziato di Bombay.

“MIO AMORE PERCHE’ MI HAI ABBANDONATA!”

La Gigia guardò prima me e poi Riccardo che le stavamo correndo incontro, si voltò verso il ponte ormai distrutto, in silenzio si mise a correre verso il demone, scomparendo tra le onde del fiume impazzito.

…da “Il demone e la dea”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“il demone e la dea”, l’intervista di Simonetta di kiwiki-radio-blog.

29 Aprile 2014 Commenti chiusi

-Sintesi impressionante, tre storie in 100 pagine

Quali sono queste storie?

-Il racconto principale narra di una leggenda di paese, accennata nel libro di Paolo Albertelli.

La seconda storia è la storia di Molare, una storia millenaria, mentre la terza racconta di un tesoro. Si tratta del mitico tesoro di Re Salomone, trafugato dai cavalieri Templari in Terrasanta e portato in Occidente. Ho solo accennato questi fatti, non volevo certo narrare del Graal… Esistono migliaia di libri sull’argomento, raccontati da signori molto preparati. Volevo solo dare una mia interpretazione, soprattutto per le coincidenze che ho trovato.

-Chi è l’abate Trismegisto?

-L’abate Trismegisto è il gran maestro degli alchimisti vissuto nel 3000 A.C. in Egitto, un personaggio leggendario che Cesco incontra nel bosco della Dea Cerere.

-Ah, queste storie mi piacciono, continua…

-L’incontro che Cesco fa nel bosco con l’abate Trismegisto che gli racconta della città del sole, era per enfatizzare quell’aura di magia che si crea nel bosco della Dea.

L’abate nei successivi incontri gli racconterà altre cose, fino alla rivelazione che farà su un tesoro, nientemeno che quello dei Templari. Prima di scomparire per l’ennesima volta gli dice “Ricorda Cesco il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!” come recita la tradizione templare.

-Parliamo di Alchimia…

-In un famoso libro di Paracelso si dice che il primo comandamento dell’Alchimista è non rivelare cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia riporta subito alla mente la pietra filosofale e cioè quella che tramuta il piombo in oro. E’ la trasformazione da uno stato basso, poco nobile, ad uno elevato e nobile che si applica ad ogni arte o disciplina. In poche parole l’Alchimia è questo: una trasformazione, un’elevazione. Il suo più alto insegnamento è l’elevazione personale durante la nostra vita terrena e soprattutto spirituale, infine il processo Alchemico porta all’incontro con Dio.

-Perché scrivere?

-Questa è la domanda a cui non c’è risposta, o meglio, le risposte sono infinite.

Una scrittrice in un film giallo alla domanda del detective sul perché scrivesse, lei rispondeva:

“Per imparare a mentire!”. Risposta interessante ma non è la mia preferita, d’altronde lei era un’assassina. Camilleri dice che gli piace raccontarsi storie, c’è chi lo fa perché ama la solitudine, De Andrè scriveva perché aveva paura di perdere il ricordo dei suoi personaggi o per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile…Naturalmente prima che uno scrittore io sono un lettore, ma un po’ atipico, nel senso che leggo tutto quello che vedo. Ad esempio se si va in pizzeria leggerò sicuramente tutte le etichette, dell’olio, acqua, birra, vino, grissini, la marca della tovaglia e tutta la lista delle pizze, ingredienti compresi, anche se poi prenderò una 4 stagioni come sempre. Tempo fa sul SecoloXIX, lessi un’intervista ad Antonio Tabucchi, una delle ultime poco prima della sua morte, e alla domanda del giornalista sul perché scrivesse lui rispose: “Bene, semplicemente perché non c’era più nulla da leggere!!!”. Ecco, questa è la mia preferita. Ovviamente la risposta era elusiva, ci sarà sempre qualcosa da leggere, vuoi mettere, con tutte le etichette che ci sono… ma nella fattispecie e cioè su Molare, le cose scritte sono veramente poche ed è un vero peccato, perché è un paese con una storia millenaria piena di eventi. Oltre a quelli sul fatto tragico del crollo della diga di Molare (tra l’altro anche il mio racconto ci ruota intorno) non esistono racconti diciamo di narrativa ambientati a Molare.

Quando ho trovato accennata nel libro fotografico “Gli anni lontani”, tra l’altro molto bello, la leggenda dei ragazzi che fermarono il treno, ho fatto qualche ricerca perché mi aveva molto impressionato. Non trovando nulla ho deciso che la leggenda me la sarei inventata io. Da lì nasce “Il demone e la dea”.

-Il tesoro è veramente sul monte Beigua?

-Questa serie di coincidenze sui nomi delle località del nostro territorio e quelle dei Catari nella linguadoca francese è curiosissima. Tanti anni fa, a Genova, passeggiavo in piazza Colombo dove ci sono le bancarelle dei libri usati, e ad un certo punto mi fermai a caso davanti a una bancarella. In bella vista c’era “Il santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln, un racconto straordinario di 500 pp che ripercorre tutta la storia dell’occidente dalla nascita di Gesù Cristo in avanti. Una storia di 2000 anni. Alcune cose le avevo già sentite ma rimasi incantato dal racconto e incuriosito. Anni dopo, e per due volte, mi recai in “pellegrinaggio” a Rennes le Chateau, dove si dice sia nascosto il tesoro dei Templari. Lì si erano insediati i Catari, loro eredi materiali e soprattutto spirituali.

Tanti luoghi della nostra meravigliosa valle Orba e zone circostanti richiamano più di un nome delle località intorno a Rennes le Chateau. Un’ altra coincidenza strana è che, ormai da decenni, sul Beigua, dentro la montagna, esiste veramente un gigantesco tesoro e cioè una miniera di titanio. Si dice,però, che debba rimanere così, “nascosta!”. Io ho fatto i miei calcoli e, secondo questi, il tesoro sarebbe nascosto sul monte Beigua, tra un olmo e una quercia, in un punto preciso che nel racconto descrivo durante una mia gita estiva . Ho immaginato, dopo esser rimasto in contemplazione seduto nella radura, di aver salutato tutti prima di andarmene, ma “TUTTI CHI?” se ero da solo…

Sai perché nella tradizione occidentale il giorno più funesto è il venerdì 13?

-No, perché?

-All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, furono sterminati tutti i templari della Francia per ordine di Filippo IV detto “il bello” in accordo con il papato che poi concluse la sua terribile opera comandando la famigerata crociata contro gli albigesi e sterminò tutti i Catari. Filippo il bello della dinastia dei Capetingi usurpò il potere ai Merovingi discendenti diretti di Gesù Cristo.

Da noi si dice che sia il venerdì 17, secondo me per volere del cattolicesimo, che lo ha deliberatamente cambiato per distogliere l’attenzione dal venerdì 13 in maniera che nessuno se ne chiedesse la ragione. Infatti il venerdì 17 non ha alcun significato e nessun collegamento storico. Ne hanno occultato il significato e la verità come solitamente hanno usato fare nei secoli, ma questa è un’altra storia.

-Un’ultima domanda, chi sono il demone e la dea?

-Semplicemente dal dualismo cataro che mette in contrapposizione gli opposti da cui tramite il processo alchemico si raggiunge la perfezione e si incontra Dio, posso dire che il demone e la dea sono la stessa cosa…il nostro amato fiume.

A proposito Simonetta, sai che giorno è oggi?

-Venerdì 13.

-Già!

“Tra l’olmo e la quercia!”

28 Dicembre 2013 Commenti chiusi

 

La primavera arrivò improvvisamente da un giorno all’altro, annunciata dal vento sempre più forte proveniente dal mare che scendeva impetuoso lungo la valle del nostro fiume.

Con l’inizio delle belle giornate e l’avvicinarsi della fine della scuola, i pomeriggi passati al fiume erano sempre più lunghi.

Quel giorno decidemmo di scendere verso il mulino e incamminarci lungo il sentiero del “Signorino”, che in inverno non facevamo mai perchè con il ghiaccio e la terra bagnata era molto pericoloso, con il rischio di fare un bel volo nel sottostante lago del “Signorino”.

Percorrendo tutto il sentiero sbucammo sotto il ponte della ferrovia, risalimmo il terrapieno e raggiunta la strada ferrata Ignazio prese una moneta e la depose sul binario.

Ora aspettiamo!”

In lontananza sentimmo il fischio del treno, vedemmo gli sbuffi della locomotiva avvicinarsi, scendemmo il terrapieno e al suo passaggio vedemmo la moneta saltare in aria e ricadere dall’altra parte dei binari.

Ci avvicinammo per cercarla.

Eccola!”

Rentolo sorridendo ci mostrò la moneta ora appiattita e leggermente oblunga, osservando la faccia impressa sul retro che ora sembrava ingrassata di molto.

Attenzione!” Bombay richiamò l’attenzione, sotto la ferrovia sulla strada sterrata si stavano avvicinando Arci e Cannatà, seguiti da Filippo e Riccardo che portavano delle assi di legno.

Seguiamoli” disse Bombay.

Scendemmo in silenzio dall’altro lato della ferrovia e ci acquattammo dietro i rovi, la strada per la “Coccolina” passava sul ponticello e poi si inerpicava ripida ma tutta dritta per un buon centinaio di metri e ci avrebbero visto.

Appena furono scomparsi dietro la curva saltammo fuori dai rovi e ci affrettammo lungo la salita.

C’è un sentiero, c’è un sentiero.”

Arrivati alla curva di loro non c’era più traccia ma Rentolo notò un sentierino che scendeva nella boscaglia sulla destra della strada e scendeva verso il fiume.

Pian pianino in fila indiana scendemmo il sentiero, arrivammo poi in una radura e vedemmo Arci e gli altri che avevano accatastato le assi e altro materiale, avevamo trovato la loro capanna.

Ci guardammo in faccia sorridendo e al cenno di Bombay ci incamminammo via lungo il sentiero.

Arrivati sulla strada ci fermammo.

Ok ragazzi, ora che sappiamo dov’è la loro capanna alla fine dell’armistizio gli faremo una bella festa!” disse Bombay.

Quanto manca alla fine dell’armistizio?”

Alla fine della scuola mancano quattro giorni, oggi è domenica e l’ultimo giorno sarà giovedì, poi usciranno i risultati e ci incontreremo tutti davanti a scuola e lì dichiareremo concluso l’armistizio” dissi Io.

Bombay annuì, Cestaio e Ignazio sorrisero e tutti correndo verso la piazza ce ne andammo verso casa.

Il lunedì seguente la maestra Martina con nostra immensa sorpresa e gratitudine annunciò che le lezioni sarebbero finite quel giorno stesso, che i quadri con i risultati sarebbero stati esposti il mercoledì e che dall’indomani sarebbero iniziate così le vacanze e lei avrebbe letto per noi ancora un passo del libro che narrava della storia del paese.

Così tutti più rilassati dopo vari brusii e commenti di sorpresa, ci accomodammo in ordine ai nostri banchi e la maestra Martina prese il famoso libro dalla borsa.

Con la morte di Isnardo III, ultimo dei Marchesi Malaspina di Genova avvenuta improvvisamente nel 1467, senza aver fatto alcun testamento e senza lasciar eredi, le terre del marchesato divennero ben presto preda dei vicini.

Alchè dopo lunghe consultazioni le più importanti personalità del paese decisero di recarsi a Casale per giurar fedeltà e ottenere così protezioni da Guglielmo, Marchese di Monferrato che avendo lui stesso investito del feudo il Marchese Isnardo III aveva ogni diritto di proprietà sul castello e sul borgo.

Con la dinastia dei Paleologi, il Marchesato del Monferrato ottenne grande potenza e prestigio, sia per il valore dei suoi Marchesi sia per la parentela con gli Imperatori di Costantinopoli, in quanto i Paleologi erano succeduti agli Aleramici nel Marchesato di Monferrato dopo la morte senza eredi del Marchese Giovanni con Teodoro, figlio di Andronico Imperatore di Costantinopoli, e di Irene, sorella del Marchese Giovanni…..”

Il racconto si faceva sempre più ingarbugliato e così il mio sguardo corse alla solita finestra perdendosi sognante nei lunghi pomeriggi al fiume che si sarebbero aperti improvvisamente con quasi una settimana di anticipo.

Bene, continueremo la lettura l’anno prossimo, con la venuta dei Gonzaga di Mantova, poi dei Savoia, dei Francesi fino ai tempi moderni. Ora però oltre ad alcune letture che vi consiglierò per l’estate avrete come tema un riassunto scritto su quanto avete imparato da questo racconto sulla storia del vostro paese.”

La campanella suonò e tutti noi naturalmente di corsa fuggimmo da quella che era stata la nostra prigione per quasi un anno.

All’uscita dalla classe Arci e gli altri si avvicinarono e Bombay prese la parola per noi tutti, Arci e gli altri compresi.

Mercoledì alle dieci ci incontreremo qui per vedere i quadri con i risultati e dichiareremo finito l’armistizio, tutti daccordo?”

E fummo tutti daccordo.

Verso le tre ci incontrammo alla capanna e mentre Rentolo e Cestaio si tolsero la camicia e si tuffarono nel fiume e visto che La Gigia e Bombay non si vedevano ancora decisi di addentrarmi nel bosco della Dea.

Camminai più del solito prima di trovare il trono della Dea e dopo averlo raggiunto mi ci sedetti.

Sentii un caldo improvviso assalirmi e caddi nuovamente in quella specie di sogno…

Vidi nuovamente gli strani personaggi con la croce rossa, alcuni scavavano ed altri ponevano nella buca la quercia di cui mi parlò l’Abate, ma non c’era più il tempio Greco con i ventiquattro sacerdoti e dell’Abate Trismegisto non vi era traccia.

Appena ebbero finito di sistemare la quercia salirono tutti a cavallo e si allontanarono lungo un antico ponte in pietra seguiti da un carro che trasportava un’altra pianta.

Quello è l’olmo!”

Improvvisamente comparve L’Abate Trismegisto.

Lo porteranno lontano e in un posto ai più sconosciuto lo porranno nel terreno, dopodichè solcheranno il mare e una volta raggiunto il tesoro lo porteranno indietro con loro e lo nasconderanno tra l’olmo e la quercia, come recita la tradizione.”

Seguii con lo sguardo l’Abate che correndo verso il ponte in fretta si allontanava.

Ricorda Cesco, il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!!!”

Alzai il braccio per salutarlo quando tutto scomparve nuovamente e mi ritrovai seduto sul trono e in fronte il fiume che scorreva silenzioso.

Rimasi seduto in attesa un’altro po’ poi mi alzai e raggiunsi la capanna.

Nel frattempo Bombay era arrivato e mi chiese dov’ero stato come sempre.

Ho fatto una passeggiata per il bosco tutto qua!” risposi.

Nel frattempo arrivarono Rentolo e Cestaio di ritorno dal bagno e Bombay allora si alzò in piedi.

Ragazzi, La Gigia mi ha detto che non può più venire con noi alla capanna, i suoi genitori non le permetteranno più di frequentarci e soprattutto perchè ci sono io, dicono che sono un selvaggio e casinista come il mio povero nonno che è per colpa mia se Arci ha colpito La Gigia con il sasso, Arci ha detto loro che il sasso era diretto a me, Arci ha detto ai genitori della Gigia che tutti voi dovreste schierarvi con lui perchè è inglese e non con me che ne vengo dall’India e che finchè voi sarete miei amici neppure voi frequenterà più.”

Ma tutto questo non ha senso, noi siamo ragazzi, siamo cresciuti insieme, io mi rifiuto di sentire discorsi simili, finito l’armistizio daremo una bella lezione a quel buffone di Arci”, e alzando le braccia al cielo giurammo che l’avrebbe pagata per tutti.

Il mercoledì seguente alle dieci ci trovammo tutti in piazza davanti ai quadri, tutti promossi tranne Cannatà che però non se ne curava più di tanto perchè uno si e uno no, ripeteva l’anno.

Bombay affrontò frontalmente Arci.

Tu Archibald sei uno sporco razzista e la pagherai per tutte le menzogne che vai a dir in giro, oggi finisce ufficialmente l’armistizio e inizia la battaglia più lunga, a presto!”

Tutti noi in piedi accanto a Bombay fissavamo negli occhi i nostri avversari.

Daccordo a presto!” rispose Arci.

Iniziammo la nostra battaglia silenziosa sfilando all’andata e al ritorno dalla capanna davanti al mulino della Gigia salutandola a grandi bracciate e salutando anche i suoi se li vedevamo, ma vidi che Bombay era sempre più tristemente convinto che quella tattica non portasse a nulla, infatti i genitori della Gigia ci urlavano di andarcene ogni volta che ci vedevano nei dintorni della loro casa e di lasciar perdere “l’indiano”, ora loro lo chiamavano solo “l’indiano”.

Così un pomeriggio dopo il bagno nel nostro fiume, Bombay ci radunò tutti all’interno della capanna per studiare l’attacco ad Arci e gli altri.

Ragazzi, ragazzi!”

Guardammo fuori della capanna e vedemmo che La Gigia, stremata e tutta sudata arrivava correndo lungo il sentiero nel bosco della Dea.

Sono scappata di casa per sempre, voglio stare con voi, mi nasconderò qui e farò la guardiana durante la notte.”

Siyaband e Khajeh.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Siyaband, siyaband, non parlare.

Chi avrebbe predetto una fine così triste?

E non dovrei piangere, non dovrei versar lacrime calde, di sangue?

Dormi, amor mio, dormi.

I tuoi lamenti tristi e profondi sono lamenti di morte.

Come resistere, come non piangere, se i tuoi sospiri per me arrivano dritti al mio cuore?

Cadono lacrime sul mio dolore.

Dormi, amor mio, dormi.

Perchè piangi, Siyaband, perchè piangi ancora?

Mi hai lasciato, sei corso lungo l’abisso, sapevi che senza di te non ho protezione, sostegno.

Come potrebbe la mia ferita guarire?

Dormi, amor mio, dormi.

Oh Sipan, oh rocce di Sipan! Non fermatemi!

Apritemi la via, portatemi da Siyaband!

Oh Sipan, apri un sentiero, un passaggio, fa che io passi, che vada, sarò di Siyaband la tomba, non solo la sposa. “

Siyaband e Khajeh.

Canto popolare del Kurdistan.

Agosto 1935 !

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

Portate via i ragazzi, portateli via!”

Oh Mio Dio, chiamate i soccorsi, i carabinieri.”

Capo li porti qui, forza, sbrighiamoci.”

Forza ragazzi, seguite il Capo.”

Visto Cesco, ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo fermato, l’abbiamo fermato.”

Ma come abbiamo fatto Rentolo.”

Ci ha aiutato lei, la nostra Dea, è grazie a lei se ci siamo riusciti, aveva ragione Bombay, glielo ha detto Beppe il Toscano, gli ha dato la pozione magica e lui ce l’ha fatta, la pozione, la pozione magica ci ha aiutato a fermarlo, Bombay l’ha fermato, hai visto Cesco, ci siamo riusciti, ci siamo riusciti.”

Sorrisi a Rentolo esausto mentre i due carabinieri mi sollevavano per le braccia per adagiarmi sulla barella che portavano, Rentolo continuava ad urlare che ce l’avevamo fatta mentre alzavano anche lui, di Bombay e gli altri non c’era traccia, lo guardai ancora una volta e caddi in un sonno senza sogni…

La capanna della banda della “Fucina”.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

E fù così che tutti i pomeriggi dopo esser stati al fiume alla nostra capanna, in silenzio passavamo davanti al mulino della Gigia e percorrendo il “Sentiero del Signorino”, raggiungevamo la capanna della banda della “Fucina” e ben nascosti osservavamo i loro movimenti.

Capimmo dopo varie settimane di appostamenti, che Arci la domenica arrivava prima degli altri, perchè sua mamma lo lasciava solo a pranzo per andare col treno a Genova da una sua vecchia zia ed insieme recarsi alle funzioni della cattedrale Anglicana della città.

Così una domenica all’inizio di agosto entrammo in azione.

Io e Rentolo ci incontrammo nel piazzale del convento delle suore, subito dopo la messa delle undici e correndo infilammo il voltino che porta giù al “Casello” dove ci aspettavano Bombay e Ignazio, arrivati lungo il binario del treno lo percorremmo per un centinaio di metri verso il ponte della ferrovia e arrivati al voltino su cui correva la strada che porta alla “Coccolina” saltammo nella boscaglia per raggiungere la radura dove c’era la capanna della banda della “Fucina” .

Verso mezzogiorno Arci arrivò e tutti noi lo fronteggiammo uscendo nella radura.

Il suo sguardo meravigliato e terrorizzato a tempo stesso fece scoppiare Bombay in una risata forte e strana e gli si lanciò addosso.

Arci cercò di dimenarsi a più non posso ma Bombay era più forte e lo immobilizzò al terreno.

Forza ragazzi fuori le corde!”

Rentolo prese le corde dalla borsa e io e Ignazio prendendo Arci sotto le braccia mentre Bombay gli teneva strette le gambe, lo mettemmo contro un’albero e mentre Rentolo lo legava Bombay gli accese il fuoco sotto i piedi.

Vedi esser razzisti a cosa porta!?” gli urlò in faccia Bombay.

La disperazione dipinse lo sguardo di Arci con un espressione tremenda e terrorizzato iniziò ad urlare.

Aiuto!!!

Aiutatemi, dove siete amici miei?”

Il fumo circondava Arci ormai completamente e le fiamme iniziarono a divampare, Rentolo intanto aveva incendiato la capanna le cui fiamme erano già alte quando accadde una cosa che ci lasciò tutti a bocca aperta, in pochi minuti il cielo si rabbuiò e un acquazzone fortissimo cadde dal cielo salvando Arci dal rogo e in parte anche la capanna.

Nel frattempo arrivò Cestaio tutto trafelato dal suo posto di guardia.

Stanno arrivando, andiamo via!”

Iniziammo a correre velocissimi giù per il boschetto, verso il fiume, eravamo ormai lontani quando sentimmo Arci che urlava aiuto agli altri che imprecavano violentemente.

Attraversammo a nuoto il fiume sotto il ponte di ferro della ferrovia e arrivati all’altra sponda ci sedemmo tutti esausti, Rentolo ed io guardavamo il cielo scaricarsi dell’acqua e Bombay e Ignazio il fumo che lentamente stava scomparendo schiacciato dalla pioggia.

Era l’undici agosto e continuò a piovere per i quattro giorni successivi…

 

tratto da “Il demone e la dea”

 

 

“L’incontro con l’abate Trismegisto!”

21 Aprile 2013 Commenti chiusi

  1. Finalmente l’inverno stava volgendo al termine, si capiva dal vento che sempre più forte scendeva dai monti lungo la valle del fiume.

Le nostre giornate alla capanna, erano sempre più frequenti e più lunghe.

Attraversavamo il bosco della Dea con confidenza, non ci metteva più l’angoscia e la paura dei primi tempi, forse perché era ormai tutto verde e fiorito, il canto degli uccellini era a volte assordante e tutto intorno centinaia di Iris selvatici spuntavano ogni giorno sempre più numerosi.

Ricordo che la prima volta che ci avventurammo nella sua profondità era dicembre, non c’era neve, ma tutto era grigio nebbioso e silenzioso, Beppe il toscano non ci aveva ancora raccontato la storia della Dea Cerere e devo ammettere che una volta conosciutane la leggenda, la nostra voglia di trovare un posto tranquillo per la nuova capanna e il fascino di far parte di una banda dal nome così bello ci aiutò a vincere le paure iniziali.

Eravamo ormai convinti che la Dea ci avesse accettato e all’interno del suo bosco ci sentivamo quasi protetti e la nostra capanna al termine, alla rocca del “Cascinotto”, ci pareva sicura ed inespugnabile, protetta dal suo bosco e da lei.

Quasi ogni giorno mentre gli altri cuocevano patate, pescavano o erano in contemplazione del fiume, il nostro fiume, senza dire nulla mi allontanavo e mi addentravo nel bosco non più timoroso ma curioso.

Capitò dopo alcune volte una cosa sorprendente, vagando a caso in silenzio nel bosco vidi in lontananza una strana, come dire, una strana scultura, alcune pietre poste a dimora come una posa per sedersi come un trono pensai poi.

La prima volta che lo vidi, rimasi come incantato, ci girai attorno e poi mi sedetti.

Le successive volte che mi addentrai nel bosco non senza fatica ritrovavo quello strano trono di pietra nel suo profondo, ma non seguivo mai uno stesso tragitto, come se la sua posizione si spostasse ogni volta che lo cercavo.

Era come un trono, sì era forse il suo, delle nostra Dea Cerere?

Però lo ritrovai ogni volta, mi appariva laggiù, illuminato da un raggio di sole, sorridendo lo raggiunsi e come ogni volta mi sedetti, contemplando in silenzio il fiume che si intravedeva in fondo tra la fitta vegetazione.

Improvvisamente si oscurò tutto come per il passaggio di una grossa nuvola, non vedevo più bene il fiume e mi apparvero dinnanzi in lontananza delle mura, mura antiche.

Dall’ alto della collina vidi le sette cerchia di mura concentriche che difendevano un’antica città, le mura avevano impressi dipinti colorati e curiosi, così scesi la collina avvicinandomi alla porta d’ingresso.

Salut Messer Cesco, benvenuto alla nostra città, la città del sole, dell’uguaglianza e della giustizia, la santa città di ADOCENTYN.”

La sorpresa che mi portò il fatto che questo buffo personaggio con un cappello ornato da lunghe piume colorate conoscesse il mio nome fu forte.

Salut a te amico, ma tu chi sei?”

Io sono l’Abate Trismegisto e stò di guardia alla porta di accesso.

Ma tu Cesco sei il benvenuto e io ti condurrò in visita alla città sel sole.

Come avrai già notato osservando dalla collina, la città è circondata da sette mura concentriche su cui sono dipinte scene che raccontano dell’arte e delle scienze, il personaggio che ci guida è il navigatore Genovese che percorrendo le strade che si aprono un varco nelle mura e scendono verso il centro della città ci farà osservare le illustrazioni dei pianeti cosmici conosciuti, da Mercurio a Saturno, le stelle e il paradiso celeste tutto.

Ogni cosa conosciuta qui è rappresentata, ora alla tua destra vi sono tutte le terre e le città conosciute e abitate dagli uomini, passata le seconda porta puoi ora vedere, tutte le forme di minerali e pietre preziose.

Ora attraversiamo la terza porta e vediamo rappresentate tutte le forme vegetali della natura, oltre la quarta tutte le specie di animali che vivono sulla terra, proseguendo e oltrepassando la quinta vi sono dipinti gli antichi matematici e scienziati che ci hanno spiegato tutto quello che abbiamo visto finora e sono raccontate le immagini degli inventori delle cose meccaniche.

Oltre la sesta porta vi sono illustrate cose quasi magiche, come vascelli che navigano velocemente senza vento e senza marinai o come si possano cavalcare destrieri senza governarli sotto la stretta di mani e piedi.

Giunti oltre l’ultima porta si apre questa grande piazza e sui suoi muri laterali si distinguono chiaramente le figure dei grandi del passato, puoi vedere Mosè, Osiride, Zeus, Mercurio e Maometto.

Nell’ultima scena, il navigatore Genovese vediamo che incontra Gesù Cristo e i Dodici Apostoli.”

Rimasi incantato da tali meraviglie.

Perchè tutto questo?”

La ragione perchè esiste tutto ciò, la sua più potente energia è che tutto è raccontato per le strade e non rinchiuso in qualche libro nascosto e consultabile da pochi. che ogni essere vivente ogni ragazzo o ragazza, giovane o vecchio, mussulmano o cristiano, bianco, nero o giallo, accompagnato come io ho fatto con te lungo il sentiero corretto può vedere ed imparare tutto ciò che occorre sapere, tramite la forza evocativa delle immagini, perchè ogni cosa che esiste ha un suo perchè per esserci e deve essere conosciuta al pari delle altre.”

Al centro della piazza vi è un tempio con colonnati come nell’Antica Grecia e vi sono alcune persone che rivolte verso l’esterno della piazza alzano lo sguardo al cielo e parlano tra loro ed il brusio che creano si sente fin qua.

E quelli chi sono?”

Loro sono i ventiquattro saggi e osservano con scrupolo le indicazioni celesti per trasmettere a tutti gli uomini i momenti più propizi per la cura della terra e delle coltivazioni e la cura delle nuove generazioni.”

A lato del tempio alcuni uomini stanno scavando una profonda buca, ora altri si avvicinano portando un’alberello che mettono nella buca, tutti hanno tuniche bianche vergate da una croce rossa.

E loro che stanno facendo?”

Loro sono i prescelti per la posa in terra della quercia che segnerà il tragitto alle generazioni future, ma ora ti saluto, è tempo di tornare ognuno alle proprie cose, arrivederci Cesco!”

ma…”

Non finii neppur di salutare che una potente luce mi accecò la vista e appena mi ripresi non ero più nella piazza del tempio ma nuovamente ad osservare lo scorrere del fiume.

Dov’eri?”, mi chiese Bombay appena mi vide al mio ritorno alla capanna.

Ho fatto una passeggiata per il bosco, tutto qua!”

Bombay mi guardò per un po’, poi facendo spallucce si mise a ravvivare il fuoco.

Me lo chiese ogni volta che tornavo da questi miei giri solitari e stava diventando sospettoso, me ne accorgevo.

Però io non dissi nulla di più anche le volte seguenti.

Ho fatto una passeggiata per il bosco, tutto qua!”

Ogni volta rispondevo così, forse per tenere un segreto tra me e la Dea, forse sì, però un giorno mi accorsi che Bombay e Rentolo stavano confabulando qualcosa mentre mi allontanavo, li vidi con la coda dell’occhio e infatti mi seguirono.

Il mio giro seguiva al solito il suo percorso improvvisato ed ero sicuro che il trono improvvisamente a un certo punto mi sarebbe apparso.

Invece quel giorno non lo trovai e dopo un po’ mi nascosi dietro un cespuglio di Iris e attesi….

tratto da “IL DEMONE E LA DEA”

Il demone e la dea!!!

9 Dicembre 2012 Commenti chiusi

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto dal vetro appannato o dalla neve che gli si appiccica e di lì finalmente vedo fuori…

 

L’angolo in basso a destra è libero e inspiegabilmente sempre terso.

 

Si vede il nuovo ponte del treno che hanno costruito e mi viene da pensare che era più bello quando non c’erano ponti, neppure quello in mattoni, che secondo me, ci ha negato quel dolce isolamento che abbiamo difeso per secoli.

 

Noi, al paese siamo un po’ così, ma è la storia che ci ha fatto così, a noi non sarebbe importato difenderci dal mondo, ma per certi versi forse sarebbe stato meglio.

 

Davanti a me è seduto Cestaio, tira palline di carta alla Gigia, alcune arrivano fino a me, quelle che riesco a raccogliere le rispedisco verso Cenerentolo che si gira, Bombay lo guarda con il dito sollevato in una sorta di mulinello sfottente.

 

Il nonno di Cestaio vendeva cesti di vimine alla piazza del paese e così noi l’abbiamo chiamato da sempre, a lui non piace molto come nome ma a noi non importa.

 

Il nonno di Bombay è indiano, arrivato qui Dio solo sa come e i suoi genitori fanno da contadini e custodi del castello per i Conti, i quali danno comunque lavoro a tanti in paese.

 

Il nonno di Bombay ora che è vecchio ha lasciato il lavoro dai Conti ma noi lo incontriamo a volte quando andiamo al bosco seduto con Beppe il toscano che parlano gesticolando in modo strano e bevono da una brocca un liquido verdastro e dall’odore pungente.

 

Cenerentolo è il più piccolo di noi, e lo chiamiamo così per canzonarlo e se non fa’ come vogliamo son botte, però glielo abbiamo abbreviato perché ci sembrava un po’ troppo crudele e così ora è solo Rentolo.

 

La Gigia è Luigina, la figlia del mugnaio, il mulino è in fondo al paese, prima del lago del “Signorino”.

 

Il signorino era un nipote dei Conti che lì annegò e quindi così si chiama.

 

Poi c’è Ignazio, i suoi sono padroni di tutti i terreni della “Piana”, lui va in una scuola per ricchi a Genova, in inverno abita nella grande città e così non sempre viene con noi, ora infatti non c’è.

 

Io sono Cesco, e noi tutti insieme siamo la banda della Dea Cerere.

 

I fatti di Aigues mortes!

3 Novembre 2012 Commenti chiusi

 

…salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l’atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.

Bello!”

Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.

Sai cos’è?” chiese.

Mmmmm, no” disse Frances.

L’apocalisse!”

La zia la guardò.

Aspetta c’è una data qui, 17 AGOSTO 1893” notò Frances.

Una gran brutta storia” disse la zia Amelie

Gli italiani alla fine dell’ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline”

Bene!” disse Frances.

Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell’era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere”

Frances la guardava.

Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais”

E’ subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina”osservò Frances.

Si, subito qua fuori”

Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra

E’ là, vedi!”

Frances si avvicinò e guardò fuori.

Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.

Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.

Allora l’ italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell’acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.

Oh non l’avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l’acqua potabile era preziosa, alchè l’italiano esausto gli si avvicinò.

Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo, me ne fotto di te e di tutta la tua razza”

La zia Amelie si azzittì un’attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.

L’episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva

I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la Francia, chiedesse a gran voce l’espulsione degli italiani”

Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate…

Dai zia vai avanti, e poi ?”

All’alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.

Iniziò una vera e propria caccia all’italiano”

Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?” chiese Frances indignata.

Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.

Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.

Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.

Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno”

La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.

STOC!

Aprì una boccia di vino.

Ne versò più a Frances che a lei.

Buono, dolce!“ disse Frances.

Li annegarono tutti nel rodano”

Caspita”

Frances rimase a bocca aperta.

Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto”

Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.

Ma dove finirono poi ?”

Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall’Alto Monferrato, alle pendici dell’Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l’Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.

Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.

La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l’Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall’ Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici”

Caspita!”

Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po’ di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l’Europa per tutto il XX secolo”

Che casino….”.

Sibilò Frances.

 

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La diga sul fiume Orba! (2ND)

21 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

Ho aperto le mappe di internet, ho cercato la gigantesca Quercia sul ponte della Badia di Tiglieto e l’ho unita con una linea retta con la Punta dell’Olmo.

La linea retta misura circa 20 chilometri, ho calcolato la metà e ci ho piantato una bandierina.

La bandierina così ho visto che si trova in località “Prà Riundo”, che in ligure significa prato rotondo ed è in prossimità della vetta altimetrica del monte Beigua, vicinissimo vi è uno dei due alberghi che ci sono sul Beigua così ho spento il PC, ho legato le canne da pesca, ho acceso la moto e sono partito.

Per salire sul Beigua ci sono diverse strade, carrabili asfaltate o sterrate e miliardi di sentieri.

Ma partendo da Molare le principali sono due.

Una partendo da Molare porta al Santuario delle Rocche e sale verso Olbicella fiancheggiando tutto il corso dell’Orba.

Arrivati a Olbicella ci si avventura lungo un tratto sterrato che percorre molto in alto la costa rocciosa che sovrasta il torrente, qui cade il confine amministrativo tra la provincia di Genova e quella di Alessandria e quindi il confine regionale di Liguria e Piemonte ed è buffo perchè tra il cartello che indica la fine della provincia di allessandria e quello che indica l’ingresso in quella Genovese vi è un tratto lungo un paio di chilometri di strada sterrata come ad avvertire che si stà percorrendo un tratto di terra di nessuno.

Dicono che i lavori di asfaltatura e messa in sicurezza della strada siano sempre stati sabotati da ignoti, ma anche questa a parer mio è un’altra leggenda

Poco dopo l’ingresso in terra Ligure, vi è il tratto di torrente che più amo e che ho scelto come mia riserva personale di pesca, ovviamente può andarci chiunque ma in realtà non è molto frequentata da pescatori o campeggiatori, forse qualche cercatore di funghi.

Il tratto è lungo circa cinque chilometri e pescando in solitudine e silenzio me la spasso proprio e svoltata l’ultima curva che fa il fiume si vede in lontananza il ponte della Badia di Tiglieto dopo una passeggiata meravigliosa di cinque, sei ore, dipende dalla pesca come và.

Il ponte della Badia, quello della grande Quercia.

Ma tornando sulla strada, che è molto meglio curata che non quella in provincia di Alessandria, raggiunta la fine delle rocche il paesaggio si apre in una bella vallata e in lontananza si vede il campanile dell’ Abazzia di Tiglieto.

Si arriva infine sul ponte dell’Orba e guardando a sinistra si vede l’antico ponte Romano sul cui lato si erga la Quercia.

Siamo aTiglieto e qui si incontrano le due principali direttrici che portano ai 1287 metri del monte Beigua.

L’altra strada, che ultimamente io preferisco, parte da Molare e in direzione opposta alla prima si dirige verso Ovada..

Poco dopo la piana, si sale a destra sulla strada Requaglia, una valle ombrosa umida e silenziosa, si raggiunge quindi la costa di Ovada, ma si passa fuori dal paese e si imbocca la strada del Termo, da poco tempo asfaltata e che io preferivo quando non lo era.

Comunque qui il paesaggio è molto bello si passa in mezzo a strepitosi boschi di castagni e poi pini, raggiungendo quando la vegetazione si fà più rada il versante ligure del lago di Ortiglieto.

Da qui scendendo per un po’ ci si immette sulla strada che collega Rossiglione a Tiglieto e piano piano si raggiunge il ponte della badia ma dall’altro lato dell’Orba.

Come ho detto qui le due strade si incontrano e qui inizia la salita vera e propria alla montagna, salendo di fianco all’orba verso Martina e Urbe, ma le strade possibili ancora sono due.

Entriamo nella provincia di Savona.

Il torrente Orba è lungo circa 70 chilometri nasce sul monte faiallo in provincia di Savona, entra in provincia di Genova all’altezza di Martina e poi in provincia di Alessandria a valle del lago di Ortiglieto, in realta il lago per non far torto a nessuno e sulla sponda di destra ligure e su quella di sinistra piemontese.

Il torrente Orba conclude la sua corsa alle porte di Alessandria gettandosi nella Bormida.

 

Arrivati a Urbe dalla diga di Vara ci si allontana leggermente dal corso principale, salendo lungo quello dell’Orbarina, affluente di sinistra dell’Orba, la sinistra e destra dei fiumi, si valuta tenendo alle spalle la sorgente e percorrendolo idealmente seguendo la sua naturale discesa al mare.

La strada in salita è molto ripida e porta a Pianpaludo, punto in cui si incontrano nuovamente i due tragitti e diventano uno solo fino alla vetta.

Dal ponte della Badia però posso prendere la direttrice che porta a Tiglieto e poi verso Acquabianca, allontanandosi dal corso del torrente per poi incontrarlo nuovamente a Vara Inferiore.

Lungo il tragitto si arriva ad un ponticello dove mi fermo sempre un po’.

E’ quello sul Rio Baracca, affluente di destra dell’Orba, da qui vedo il sentiero che si allontana nel bosco lungo il Rio e che in una mezz’ora di cammino porta alla strepitosa cascata sul Rio Baracca.

Mi fermo quindi un po’ così in contemplazione, raggiungendo la cascata nei ricordi e poi proseguo.

Arrivo a Vara Superiore che è quasi mezzogiorno, così scendo a Vara Inferiore, parcheggio la moto ed entro al Ristorante Vara.

Subito mi compare davanti Benito, il simpatico anziano proprietario che conduce ancora il locale in compagnia delle figlie.

Ho conosciuto Benito qualche anno fa.

Un giorno che ho accompagnato Tex a consegnare il vino ai bar e ristoranti lungo la valle dell’Orba.

Ad un certo punto Tex mi dice.

Ora ti porto a mangiare i ravioli fatti in casa più buoni della provincia di Savona Genova e Alessandria messe insieme.”

Tex conosce Benito da diversi anni, la sua cucina è semplice ma eccezionale e alla fine arriva al tavolo, si accomoda con te e ti versa un bicchierino della sua grappa di prugne, ma solo uno, dice che poi dobbiamo guidare, ma secondo me è perchè è molto preziosa.

Oggi però prenderò linguine ai funghi o tagliatelle che siano, che sono ugualmente una libidine.

Così, dopo la grappa alle prugne di rito, i saluti e auguri vari, riprendo la mia scalata al monte Beigua.

Scendendo di fianco alla chiesa di Vara Inferiore raggiungo il ponticello che attraversa l’Orba che in questo punto è ormai proprio piccolo piccolo, come un torrentello, le sorgenti ormai distano poche centinaia di metri.

E’ curioso come l’Orba non abbia una sola fonte come si potrebbe pensare ma alla sua sommità, sul monte Faiallo, si perda in tre, quattro piccoli rivoli che magicamente scompaiono.

Così salgo all’ombra degli alberi alti di un bosco di castagni e raggiungo Pianpaludo, dove la strada divente unica.

Sale ripida e alla sua destra c’è una vecchia torbiera, una specie di aquitrino nerastro e odoroso per il carbon fossile che lì si forma.

Ci si accorge di esser ormai prossimi alla vetta perchè si entra in un grande bosco di faggi, i faggi in liguria nascono intorno ai mille metri, ma continuando a salire i faggi si fanno più piccoli, bassi e si allungano in orizzontale come ulivi, questo perchè ormai siamo in cima e il vento qui è violento.

Esco dal bosco e arrivo nel piazzale dell’albergo.

Passerò la notte qui.

 

L’indomani mattina di buon’ora mi sono alzato, ho sistemato le canne da pesca sulla moto ma prima di partire per Celle ligure, ho passeggiato per un po’ in questa radura che alle spalle dell’albergo per un chilometro circa come dai calcoli fatti sulle mappe, ho raggiunto una collina e mi sono seduto a contemplare il mare, sì, da qui si vede questa immensa distesa blu che non è la stessa cosa che guardare il mare dalla spiaggia, da qui sembra veramente infinito, quando l’atmosfera è tersa si vede addirittura la Corsica, ma oggi no, c’è un pochino di foschia che appanna l’infinito dell’orizzonte.

Sono rimasto così in silenzio a guardare il mare, con il vento a massaggiarmi le tempie per un bel po’, poi mi sono alzato, ho salutato tutti e me ne sono andato, diretto alla Punta dell’olmo, a pesca, da solo.

 

 

 

 

La diga sul fiume Orba! (1ST)

19 Ottobre 2012 Commenti chiusi

 

La triste vicenda qui narrata è ambientata tra i boschi dell’appennino ligure e mescola vicende di fantasia a tragici fatti realmente avvenuti, la zona è il vasto territorio di confine tra Liguria e Piemonte, più precisamente nelle zone tra le province di Genova, Savona e Alessandria.

 

Breve stralcio tratto da “Il demone e la dea” by Riccardo Lucchesi.

 

Il 13 agosto 1935 alle 13 e 15 la diga di Molare collassò sotto il peso delle acque, che in seguito alla precipitazione torrenziale che si abbattè sul torrente Orba a monte della diga dalle 6 della mattina riempì fino all’orlo l’invaso del lago di Ortiglieto.

Si scaricarono a valle 25.000.000 di metri cubi d’acqua che provocarono morte e distruzione.

In realtà non fù la diga a cedere ma la diga secondaria di Sella dello Zerbino, una sbarramento ideato durante la costruzione della diga principale per elevare la capacità di invaso di altri 14 metri e frettolosamente portato a termine.

La diga di Ortiglieto quindi è tutt’ora in piedi e si erge come una cattedrale nel deserto sbarrando un inesistente bacino, in quanto l’attuale lago e il corso del fiume sono oltre il bric dello zerbino, mentre ai suoi piedi scorre silenzioso “l’Arijan della Brigne” al tempo affluente del gigantesco lago insieme al Rio Meri.

Del disastro di Molare non se ne è mai parlato abbastanza e tanti non ne sono neppure a conoscienza.

Infatti nel tempo anche i nomi delle località sono cambiati e sostituiti da nomi banali, come se la norma odierna di rottamare le cose vecchie non risparmi proprio nulla.

Gli antichi nomi delle località sul fiume nei pressi di Molare, dai nomi a volte poetici come lago “Tana” o lago del “Signorino”, sono stati sostituiti da nomi insignificanti e a parer mio anche offensivi.

Il lago sotto al ponte ora è chiamato primo lago, la “Salve Regina”, poi “Teleferica” è il secondo lago, il mitico lago “Tana” è stato trasformato in uno sterile terzo lago, la “Pisa” è il quarto e la rocca del “Cascinotto” immagino che secondo l’attuale nomenclatura sia il quinto lago e così via, resiste ancora il Canyon che sicuramente negli anni diverrà il diciannovesimo o ventesimo lago, come il Signorino diventerà il lago “prima del primo lago” e di conseguenza per andar a trovare Bruno e l’Antonella, o Il Lilla e la Enza, non ci si recherà più in Marciazza ma tra il quarantanovesimo e il cinquantaquattresimo lago!!!

E il lago del ponte della Badia di Tiglieto…

Sarà il trecentoquindicesimo lago.

 

Che amarezza queste cose mi sfiancano mi lasciano esausto.

 

Al “Ponte vecchio”, poi “Diga bassa” e secondo la nuova nomenclatura credo sedicesimo lago, iniziai da bambino con il mi’ babbo ad andare a pesca.

Il mi’ babbo aveva la fissa di pescare con l’uva bianca che un giorno gli dissi.

Ma coll’uva babbo?”

Si capisce!” mi rispose.

Infatti non si prese mai nulla!

Poi continuai ad andare, ma da solo.

Ancora oggi preferisco andar da solo e come allora non prendo quasi mai nulla.

Ma ho deciso di risparmiare il mio amato fiume e così ultimamente vado solo al mare.

A volte però si fa squadra, con Ugo, il Lantè, Lucky, Aure, Ivan e Albert e io insisto sempre per andare a Celle Ligure, il mio posto preferito, a volte mi assecondano come si farebbe con bambino o un vecchio rincoglionito.

Le prime volte che dovevo spiegare dove si trovasse il posto, mi perdevo in descrizioni chilometriche.

Allora, esci a Celle Ligure, scendi tutta la discesa dall’autostrada fino all’Aurelia, in fondo c’è un baretto e lasci la macchina lì.

Attraversi la strada e lì puoi scegliere dove andare, o subito sugli scogli lì sotto o laggiù in fondo a sinistra là dal promontorio, lì lo chiamano “La Nave”, è un buon posto, ma il mio preferito è un’altro.

Attraversata l’Aurelia, prendi a destra e fai quattro passi verso Celle, percorri la curva, guardi giù ed è lì, gli scogli prima della spiaggia libera e dei bagni a pagamento.”

Ma poi mi sono chiesto, possibile che un posto così bello non abbia un suo nome come le località del mio amato fiume?

Allora ho fatto un po’ di ricerche, ho chiesto al baretto e così ho scoperto che quel posto si chiama “Punta dell’olmo.”

 

PUNTA DELL’OLMO!!!”

 

Sono volato a casa e ho acceso il PC……

 

 

…CONTINUA.

via rolando.

30 Settembre 2012 Commenti chiusi

ADDIO GRANDE MAESTRO!!!

1 Aprile 2012 Commenti chiusi

A volte mi chiedono quale sia la mia musica preferita e non so che rispondere, direi tutta, e quando mi si chiede quali siano le mie letture preferite é lo stesso, ma ci sono alcuni che ho letto e mi hanno insegnato e indirizzato, Tabucchi è uno di loro e ora se mi si chiede quale sia la mia musica preferita non so ancora rispondere, ma sulla letteratura non ho più dubbi,… sono i libri di viaggio, quei meravigliosi racconti che Tabucchi ha prodotto, che ho letto e riletto sempre con immenso stupore e piacere e che ora che tu non ci sei più non saprei dove trovare e sono disperato perché la mia attesa di un tuo nuovo racconto ora si interrompe e non mi rimarrà altro che ricercare tutti i tuoi scritti editi e inediti accontentandomi così, e continuare a scrivere con un motivo e una risposta in più, a chi mi chiederà d’ora in avanti “perché scrivi?” avrò di che rispondere….”perché non c’era più nulla da leggere!”….la filosofia si occupa della verità ma forse dice solo fantasie e la letteratura si occupa solo di fantasie ma forse dice la verità. A. Tabucchi.

SHIVA e PARVATI

9 Marzo 2012 Commenti chiusi

Ogni volta che accendo la TV dopo pochi minuti mi viene il nervoso, per le minchiate che sento.

Ora, c’è un altro casino in corso, per i due militari che hanno ucciso due pescatori, e loro dicono che erano pirati e per il governo indiano erano pescatori etc. etc, siamo alle solite.

L’unione europea ora intervenuta perché non potrebbe fare altrimenti non sa che pesci pigliare, perché siamo sempre noi italiani che non siamo coerenti e inevitabilmente creiamo casino.

L’incidente è avvenuto in acque internazionali?

1) quindi il problema non esiste perché non è sotto la giurisdizione indiana.

2) quindi la nave è italiana e quindi è territorio italiano e quindi non è sotto la giurisdizione indiana.

Perché il comandante ha permesso che i due marinai venissero letteralmente catturati dalle autorità indiane??

Ora il casino è creato e avanti….

 

Ma mi fanno incazzare quegli idioti di giornalisti o politici da 4 soldi che aprono bocca perché evidentemente non hanno di meglio da fare che vomitare fiumi di stronzate!

Ora si dice che è una strumentalizzazione politica, in quanto la candidata Sonia Gandhi, nata in italia, non piacerebbe a una buona parte del paese, pensando che la meschinità tutta italiana di arrampicarsi sui vetri o aggrapparsi ad ogni più inverosimile idiozia sia esportabile nel mondo.

Ma è l’idiota di turno che non mi metto neppure a chiamar per nome che mi fece sbroccare….

 

…testuale

 

“….un paese (l’India) che si proclama democratico, quando ancora si divide in “CASTE” stride notevolmente con i principi della democrazia..”

 

Le “CASTE” con la democrazia non c’entrano una beata fava!!!

 

Democrazia e il sistema per cui il popolo sovrano tramite libere elezioni decide da chi farsi governare!!

 

Le “CASTE” sono la divisione a gradini della varie classi sociali e sono fortemente legate alla filosofia religiosa INDUISTA della “SAMSARA” e cioè il ciclo delle rinascite, ogni induista durante la propria vita segue più che può il “DHARMA” insegnatogli, cioè una condotta morale comportamentale ma in realtà la sua vita sarà poi riassunta secondo il suo “KHARMA” cioè il reale andamento della sua vita nel bene e nel male.

 

Da questo ogni essere vivente sarà soggetto alla rinascita in un essere migliore o peggiore di quello che è stato nella vita precedente fino al raggiungimento della purezza alla fine dell’ultima rinascita e il conseguente incontro con DIO.

 

Quindi la divisione in caste è fortemente legata ai principi basici della religione induista che è la più antica del mondo e NON DEVE ASSOLUTAMENTE ESSER MESSA IN DUBBIO DA NESSUNO, tantomeno da ignoranti occidentali.

Ma ora è scoppiato l’ennesimo casino, l’inghilterra ha effettuato un blitz per liberare gli ingegneri in ostaggio in nigeria, l’intervento è andato male con l’uccisione degli ostaggi da parte dei sequestratori, il primo ministro si è infuriato perchè dice che l’italia è stata messa al corrente a blitz già in corso, gli inglesi ribattono che è perchè gli italiani di solito pagano il riscatto…..mi sorge spontaneo un dubbio, non è che ora lo stato indiano ci chiederà il riscatto per i due marinai imprigionati!!!

AHHH…VOGLIO ESSERE COME IL BELGIO!!!

19 Novembre 2011 Commenti chiusi

…silenziosamente rientrerò nel mondo dei miei “BLOG”, un posto più piacevole, in cui c’è meno chiasso, meno gente che strilla, dove mi trovo più a mio agio e ora che sono nuovamente qui cari blogger vi racconterò questa. Dopo aver completato il cablaggio CAT5 alla frigogenova (NDR) verso le 4 saluto tutti e me ne vado. Arrivato alla stazione vedo che il primo treno utile sarà alle 17 e 30.In fronte alla stazione di Bolzaneto c’è un bar “MAFFISSIMO” (ho un debole per i bar “MAFFISSIMI”), quindi entro.IL SECOLO XIX è già occupato, mannaggia, ma LA STAMPA è libera, prendo la mia CERES e sprofondo nella lettura. In prima c’è un incipt di Massimo Gramellini (GRANDISSIMO), che continua a pagina 16, naturalmente volo a pagina 16, trovo un bell’articolone di due pagine, do una bella GOLATA alla CERES e…”OK, MAX a noi due!” L’articolo parla del lungo addio di B.e simpaticamente io lo avrei intitolato “I MIEI PRIMI 40 ANNI, 20 DEI QUALI CON BERLUSCONI TRA I COGLIONI!!!” Quasi alla fine trovo un passaggio che ho riletto più volte perchè ogni volta “mi veniva in mente una cosa diversa”: “Durante un trasloco uno degli operai a un certo punto mi chiede”, racconta Gramellini. “A dotto’, lei pensa che il presidente venderà le sue TV?” “Me lo auguro, così assomiglieremo a un paese normale!” “Ahh io spero di no, sennò diventerà più povero e inizierà a rubare come gli altri” “Mi è venuta una tristezza infinita, a chi mi chiederà com’è l’italiano medio d’ora in avanti risponderò che l’italiano medio è un B. ma più povero!” Una goccia è caduta sulla pagina, credevo fosse una mia lacrima perchè anche a me è venuta una tristezza infinita ma era solo CERES. Quindi tra le tante che mi sono venute in mente, ricordo alcuni anni fa che gente che conosco anche bene, amici più o meno, non gli si poteva rivolgere commento su B. senza cadere in un ginepraio di stronzate tipo: “Ah l’Italia aveva bisogno di uno come lui, uno che ce l’ha fatta, uno che non ruberà perchè tanto ne ha, uno che piace a tutti, pieno di donne, di fascino etc etc”.e ora questi ne dicono peste e corna, ah quanta pazienza, la gente pensa che stare a destra faccia fico perchè è l’intraprendenza, la rettitudine, donne, potere etc. per PAR CONDICIO l’essere di sinistra fa da sempre fico perchè e la patria degli intellettuali, artisti etc etc.IO NON MI SCHIERO, LA MIA BANDIERA é UN’ALTRA DA SEMPRE e oramai che non c’è più destra e sinistra, la soluzione è un’altra…. Alla prima volta che verrà fuori il discorso sento già la frase madre, che recita più o meno così: “Solo i cretini non cambiano idea!”, già, ma secondo me è anche vero che: “Solo i cretini non la imbroccano mai alla prima!!!”.

“LA NOIA”

6 Novembre 2011 Commenti chiusi

“Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti, era un tempo sufficiente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza perché le cose cambiassero colore, con il rischio di trasformarsi, materializzarsi in uno degli otto peccati capitali, La NOIA”.

È UN ASTRATTO!!!

Poche righe più avanti dice: “Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non so se capite, ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd”.

“La NOIA” è l’ottavo peccato capitale , per lui è così, lui la pensa così e nessuno potrà mai farci nulla.

 Come tutti ben sanno (?), i peccati capitali sono sette e “La NOIA” in un certo qualmodo è già uno di questi.

DANTE nella commedia  parla di ACCIDIA, gli accidiosi, cioè coloro che vivono nell’inerzia, nella perenne condizione di indifferenza all’azione, ma l’accidia è l’azione di non compiere azioni, cioè è un attivo, mentre “La NOIA” è un passivo, cioè ti capita addosso e non te ne scrolli più.

 DANTE nei primi passi della commedia appena varcate le porte dell’INFERNO, quando VIRGILIO gli rivolge la celebre frase “NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA…” Si riferisce ai PUSILLANIMI, che si trovano tra le porte dell’INFERNO e l’ACHERONTE, il primo dei 3 fiumi infernali, costretti eternamente a correre dietro una BANDIERA, punti da vespe e mosconi, grondanti SANGUE e LAGRIME raccolte da schifosi vermi appena toccata terra. I PUSILLANIMI sono la FECCIA degli ACCIDIOSI, coloro che non si schierarono mai con nessuno, (infatti la loro pena è correre in eterno dietro una bandiera), i VILI, coloro che nulla lasciarono nel loro passaggio terreno, nell’oltremondo DIO non li degna nè della sua misericordia e neppure della sua giustizia, relegandoli ai margini dell’INFERNO.

 I “NOIOSI”, potremmo definirli per cui “La NOIA” è per Floyd…..e anche per me l’OTTAVO PECCATO CAPITALE. ….ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd ..see you!!!

 

VoIP by ildegrass

4 Aprile 2011 Commenti chiusi

Capitolo XV “Basilico pomodoro e zizzania”

29 Settembre 2008 Commenti chiusi

 

"Siamo in tre, Io, Sichè e Martino, ma di Martino non sono proprio sicuro.

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…nessun avvenire!!!

30 Gennaio 2008 Commenti chiusi

 

La donna circuisce un piccolo uomo collerico

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capitolo X…….”mercoledì”

25 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Garrigues era intento a sellare il cavallo quando Frances arrivò a metà mattinata.

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La leggenda di Aleramo

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi


La leggenda d’Aleramo si perde nella notte dei tempi narrata la prima volta da messer Jacopo da Acqui.

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girasoli

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Di sere estive ricordo i silenzi

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il fior d’aleramo

9 Dicembre 2007 Commenti chiusi

 

Sono i fiori dell’ orto, in cucina un mazzo di "ARTICIOCCHE" sulla tavola rievoca sollievi ed emozioni ancestrali…

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Oh entelechìa, oh entelechìa…

12 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Sostiene Francesco Riccardo detto Lucio che poi sono io, come sostiene Vittorio Sgarbi che sostiene quello che sostiene Andy Warhol (quando dice che ognuno avrebbe diritto ai suoi minuti di celebrità), come sicuramente sostiene anche Zooey!?che l’Entelechia esiste, e cioè chi è stato famoso anche minimamente, anche per poco lo sarà in eterno…

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E buona Pasqua!!!

15 Aprile 2006 Commenti chiusi


Sottile confine tra l’essere e l’apparire…ogni qualvolta ci viene chiesto, togliere, aggiungere, lasciar scomparire a poco a poco!
Riferimenti: currriosissimissimamente

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