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Archivio per la categoria ‘Viaggi’

Ottobre 2012

23 Gennaio 2016 Commenti chiusi

Ora che finalmente sono seduto sopra la rocca e un arcobaleno bellissimo corre sopra di me, da una curva all’altra che vedo del fiume, dalla rocca del lago “Tana” al guado delle “Caminate”, mi tornano in mente tante cose passate alcune belle altre meno.

Erano tanti anni che non tornavo al paese e credo che a questo punto mi fermerò qui per un bel po’.

Ora che sono vecchio fatico molto a viaggiare e per un po’ non tornerò in Spagna.

Alcuni giorni dopo la tragedia della diga, di Bombay e della Gigia, con la mamma partimmo per Cadice.

“E’ meglio così” disse solo.

Andammo ospiti da sua sorella, che viveva là da molti anni.

“Solo per qualche tempo” disse.

Ma poi venne il periodo della scuola e la mamma pensò di mandarmi in una scuola di là, vicino al Parco dei Genovesi di Cadice.

Il babbo ci raggiunse l’anno seguente e così non tornai pìù al paese per molti anni.

Solo quando raggiunsi il diciottesimo anno d’età, senza il babbo, che non c’era più da qualche tempo, insieme alla mamma e anche alla zia, un estate ci imbarcammo a Cadice su un battello diretto a Barcellona, da lì poi ne prendemmo un’altro e sbarcammo poi a Genova.

Genova vista arrivando dal mare è meravigliosa.

Anche quest’anno ho preso un battello da Cadice per Genova perchè l’aereo non mi piace, preferisco viaggiare più lentamente e dal mare Genova fa sempre la sua figura.

Dal terminal traghetti raggiunta facilmente la stazione di Principe, mi sono seduto sulla panchina ad aspettare il primo treno diretto ad Acqui Terme.

Arrivato in stazione e sceso dal treno, ho subito guardato verso la rocca del “Signorino” e il paese è ancora tutto là, arroccato su quell’altura.

Ho passeggiato lentamente verso la stazione che è chiusa con porte e finestre sbarrate, ora è tutto automatizzato, infatti la timbratrice per i biglietti non da segno di vita, la bacheca con gli orari ha il vetro in frantumi e si riescono a leggere chiaramente solo gli orari del mattino presto, forse è quella la fascia oraria consigliata.

Un brontolio esce dall’altoparlante annunciando qualcosa, parlerà da molto lontano penso, perche si sente poco e non si capisce nulla, forse addirittura da un paese straniero.

Uscendo dalla stazione guardo il muro coperto da graffiti e scritte.

Ce n’è una che dice:

“Sono scesa per sbaglio a Molare e devo dire che è proprio un posto di merda.”

Beh, come darle torto, il primo spettacolo che propone non è certo esaltante e il paese non si vede quasi se non sai da che parte guardare, sembra di scendere in una di quelle stazioni nel deserto dell’Arizona che si vedono nei film.

Ma anche nel deserto nascono i fiori, infatti poco più in basso ce n’è un’altra che ho letto più volte sorridendo, che dice, “Ciao Molare, ti abbiamo voluto bene!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

 

 

 

“il demone e la dea”, l’intervista di Simonetta di kiwiki-radio-blog.

29 Aprile 2014 Commenti chiusi

-Sintesi impressionante, tre storie in 100 pagine

Quali sono queste storie?

-Il racconto principale narra di una leggenda di paese, accennata nel libro di Paolo Albertelli.

La seconda storia è la storia di Molare, una storia millenaria, mentre la terza racconta di un tesoro. Si tratta del mitico tesoro di Re Salomone, trafugato dai cavalieri Templari in Terrasanta e portato in Occidente. Ho solo accennato questi fatti, non volevo certo narrare del Graal… Esistono migliaia di libri sull’argomento, raccontati da signori molto preparati. Volevo solo dare una mia interpretazione, soprattutto per le coincidenze che ho trovato.

-Chi è l’abate Trismegisto?

-L’abate Trismegisto è il gran maestro degli alchimisti vissuto nel 3000 A.C. in Egitto, un personaggio leggendario che Cesco incontra nel bosco della Dea Cerere.

-Ah, queste storie mi piacciono, continua…

-L’incontro che Cesco fa nel bosco con l’abate Trismegisto che gli racconta della città del sole, era per enfatizzare quell’aura di magia che si crea nel bosco della Dea.

L’abate nei successivi incontri gli racconterà altre cose, fino alla rivelazione che farà su un tesoro, nientemeno che quello dei Templari. Prima di scomparire per l’ennesima volta gli dice “Ricorda Cesco il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!” come recita la tradizione templare.

-Parliamo di Alchimia…

-In un famoso libro di Paracelso si dice che il primo comandamento dell’Alchimista è non rivelare cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia riporta subito alla mente la pietra filosofale e cioè quella che tramuta il piombo in oro. E’ la trasformazione da uno stato basso, poco nobile, ad uno elevato e nobile che si applica ad ogni arte o disciplina. In poche parole l’Alchimia è questo: una trasformazione, un’elevazione. Il suo più alto insegnamento è l’elevazione personale durante la nostra vita terrena e soprattutto spirituale, infine il processo Alchemico porta all’incontro con Dio.

-Perché scrivere?

-Questa è la domanda a cui non c’è risposta, o meglio, le risposte sono infinite.

Una scrittrice in un film giallo alla domanda del detective sul perché scrivesse, lei rispondeva:

“Per imparare a mentire!”. Risposta interessante ma non è la mia preferita, d’altronde lei era un’assassina. Camilleri dice che gli piace raccontarsi storie, c’è chi lo fa perché ama la solitudine, De Andrè scriveva perché aveva paura di perdere il ricordo dei suoi personaggi o per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile…Naturalmente prima che uno scrittore io sono un lettore, ma un po’ atipico, nel senso che leggo tutto quello che vedo. Ad esempio se si va in pizzeria leggerò sicuramente tutte le etichette, dell’olio, acqua, birra, vino, grissini, la marca della tovaglia e tutta la lista delle pizze, ingredienti compresi, anche se poi prenderò una 4 stagioni come sempre. Tempo fa sul SecoloXIX, lessi un’intervista ad Antonio Tabucchi, una delle ultime poco prima della sua morte, e alla domanda del giornalista sul perché scrivesse lui rispose: “Bene, semplicemente perché non c’era più nulla da leggere!!!”. Ecco, questa è la mia preferita. Ovviamente la risposta era elusiva, ci sarà sempre qualcosa da leggere, vuoi mettere, con tutte le etichette che ci sono… ma nella fattispecie e cioè su Molare, le cose scritte sono veramente poche ed è un vero peccato, perché è un paese con una storia millenaria piena di eventi. Oltre a quelli sul fatto tragico del crollo della diga di Molare (tra l’altro anche il mio racconto ci ruota intorno) non esistono racconti diciamo di narrativa ambientati a Molare.

Quando ho trovato accennata nel libro fotografico “Gli anni lontani”, tra l’altro molto bello, la leggenda dei ragazzi che fermarono il treno, ho fatto qualche ricerca perché mi aveva molto impressionato. Non trovando nulla ho deciso che la leggenda me la sarei inventata io. Da lì nasce “Il demone e la dea”.

-Il tesoro è veramente sul monte Beigua?

-Questa serie di coincidenze sui nomi delle località del nostro territorio e quelle dei Catari nella linguadoca francese è curiosissima. Tanti anni fa, a Genova, passeggiavo in piazza Colombo dove ci sono le bancarelle dei libri usati, e ad un certo punto mi fermai a caso davanti a una bancarella. In bella vista c’era “Il santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln, un racconto straordinario di 500 pp che ripercorre tutta la storia dell’occidente dalla nascita di Gesù Cristo in avanti. Una storia di 2000 anni. Alcune cose le avevo già sentite ma rimasi incantato dal racconto e incuriosito. Anni dopo, e per due volte, mi recai in “pellegrinaggio” a Rennes le Chateau, dove si dice sia nascosto il tesoro dei Templari. Lì si erano insediati i Catari, loro eredi materiali e soprattutto spirituali.

Tanti luoghi della nostra meravigliosa valle Orba e zone circostanti richiamano più di un nome delle località intorno a Rennes le Chateau. Un’ altra coincidenza strana è che, ormai da decenni, sul Beigua, dentro la montagna, esiste veramente un gigantesco tesoro e cioè una miniera di titanio. Si dice,però, che debba rimanere così, “nascosta!”. Io ho fatto i miei calcoli e, secondo questi, il tesoro sarebbe nascosto sul monte Beigua, tra un olmo e una quercia, in un punto preciso che nel racconto descrivo durante una mia gita estiva . Ho immaginato, dopo esser rimasto in contemplazione seduto nella radura, di aver salutato tutti prima di andarmene, ma “TUTTI CHI?” se ero da solo…

Sai perché nella tradizione occidentale il giorno più funesto è il venerdì 13?

-No, perché?

-All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, furono sterminati tutti i templari della Francia per ordine di Filippo IV detto “il bello” in accordo con il papato che poi concluse la sua terribile opera comandando la famigerata crociata contro gli albigesi e sterminò tutti i Catari. Filippo il bello della dinastia dei Capetingi usurpò il potere ai Merovingi discendenti diretti di Gesù Cristo.

Da noi si dice che sia il venerdì 17, secondo me per volere del cattolicesimo, che lo ha deliberatamente cambiato per distogliere l’attenzione dal venerdì 13 in maniera che nessuno se ne chiedesse la ragione. Infatti il venerdì 17 non ha alcun significato e nessun collegamento storico. Ne hanno occultato il significato e la verità come solitamente hanno usato fare nei secoli, ma questa è un’altra storia.

-Un’ultima domanda, chi sono il demone e la dea?

-Semplicemente dal dualismo cataro che mette in contrapposizione gli opposti da cui tramite il processo alchemico si raggiunge la perfezione e si incontra Dio, posso dire che il demone e la dea sono la stessa cosa…il nostro amato fiume.

A proposito Simonetta, sai che giorno è oggi?

-Venerdì 13.

-Già!

La capanna della banda della “Fucina”.

17 Novembre 2013 Commenti chiusi

 

E fù così che tutti i pomeriggi dopo esser stati al fiume alla nostra capanna, in silenzio passavamo davanti al mulino della Gigia e percorrendo il “Sentiero del Signorino”, raggiungevamo la capanna della banda della “Fucina” e ben nascosti osservavamo i loro movimenti.

Capimmo dopo varie settimane di appostamenti, che Arci la domenica arrivava prima degli altri, perchè sua mamma lo lasciava solo a pranzo per andare col treno a Genova da una sua vecchia zia ed insieme recarsi alle funzioni della cattedrale Anglicana della città.

Così una domenica all’inizio di agosto entrammo in azione.

Io e Rentolo ci incontrammo nel piazzale del convento delle suore, subito dopo la messa delle undici e correndo infilammo il voltino che porta giù al “Casello” dove ci aspettavano Bombay e Ignazio, arrivati lungo il binario del treno lo percorremmo per un centinaio di metri verso il ponte della ferrovia e arrivati al voltino su cui correva la strada che porta alla “Coccolina” saltammo nella boscaglia per raggiungere la radura dove c’era la capanna della banda della “Fucina” .

Verso mezzogiorno Arci arrivò e tutti noi lo fronteggiammo uscendo nella radura.

Il suo sguardo meravigliato e terrorizzato a tempo stesso fece scoppiare Bombay in una risata forte e strana e gli si lanciò addosso.

Arci cercò di dimenarsi a più non posso ma Bombay era più forte e lo immobilizzò al terreno.

Forza ragazzi fuori le corde!”

Rentolo prese le corde dalla borsa e io e Ignazio prendendo Arci sotto le braccia mentre Bombay gli teneva strette le gambe, lo mettemmo contro un’albero e mentre Rentolo lo legava Bombay gli accese il fuoco sotto i piedi.

Vedi esser razzisti a cosa porta!?” gli urlò in faccia Bombay.

La disperazione dipinse lo sguardo di Arci con un espressione tremenda e terrorizzato iniziò ad urlare.

Aiuto!!!

Aiutatemi, dove siete amici miei?”

Il fumo circondava Arci ormai completamente e le fiamme iniziarono a divampare, Rentolo intanto aveva incendiato la capanna le cui fiamme erano già alte quando accadde una cosa che ci lasciò tutti a bocca aperta, in pochi minuti il cielo si rabbuiò e un acquazzone fortissimo cadde dal cielo salvando Arci dal rogo e in parte anche la capanna.

Nel frattempo arrivò Cestaio tutto trafelato dal suo posto di guardia.

Stanno arrivando, andiamo via!”

Iniziammo a correre velocissimi giù per il boschetto, verso il fiume, eravamo ormai lontani quando sentimmo Arci che urlava aiuto agli altri che imprecavano violentemente.

Attraversammo a nuoto il fiume sotto il ponte di ferro della ferrovia e arrivati all’altra sponda ci sedemmo tutti esausti, Rentolo ed io guardavamo il cielo scaricarsi dell’acqua e Bombay e Ignazio il fumo che lentamente stava scomparendo schiacciato dalla pioggia.

Era l’undici agosto e continuò a piovere per i quattro giorni successivi…

 

tratto da “Il demone e la dea”

 

 

Il demone e la dea!!!

9 Dicembre 2012 Commenti chiusi

 

Scivolando con lo sguardo lungo il vetro della finestra scendo lungo il battente di legno a quell’angolo che non è nascosto dal vetro appannato o dalla neve che gli si appiccica e di lì finalmente vedo fuori…

 

L’angolo in basso a destra è libero e inspiegabilmente sempre terso.

 

Si vede il nuovo ponte del treno che hanno costruito e mi viene da pensare che era più bello quando non c’erano ponti, neppure quello in mattoni, che secondo me, ci ha negato quel dolce isolamento che abbiamo difeso per secoli.

 

Noi, al paese siamo un po’ così, ma è la storia che ci ha fatto così, a noi non sarebbe importato difenderci dal mondo, ma per certi versi forse sarebbe stato meglio.

 

Davanti a me è seduto Cestaio, tira palline di carta alla Gigia, alcune arrivano fino a me, quelle che riesco a raccogliere le rispedisco verso Cenerentolo che si gira, Bombay lo guarda con il dito sollevato in una sorta di mulinello sfottente.

 

Il nonno di Cestaio vendeva cesti di vimine alla piazza del paese e così noi l’abbiamo chiamato da sempre, a lui non piace molto come nome ma a noi non importa.

 

Il nonno di Bombay è indiano, arrivato qui Dio solo sa come e i suoi genitori fanno da contadini e custodi del castello per i Conti, i quali danno comunque lavoro a tanti in paese.

 

Il nonno di Bombay ora che è vecchio ha lasciato il lavoro dai Conti ma noi lo incontriamo a volte quando andiamo al bosco seduto con Beppe il toscano che parlano gesticolando in modo strano e bevono da una brocca un liquido verdastro e dall’odore pungente.

 

Cenerentolo è il più piccolo di noi, e lo chiamiamo così per canzonarlo e se non fa’ come vogliamo son botte, però glielo abbiamo abbreviato perché ci sembrava un po’ troppo crudele e così ora è solo Rentolo.

 

La Gigia è Luigina, la figlia del mugnaio, il mulino è in fondo al paese, prima del lago del “Signorino”.

 

Il signorino era un nipote dei Conti che lì annegò e quindi così si chiama.

 

Poi c’è Ignazio, i suoi sono padroni di tutti i terreni della “Piana”, lui va in una scuola per ricchi a Genova, in inverno abita nella grande città e così non sempre viene con noi, ora infatti non c’è.

 

Io sono Cesco, e noi tutti insieme siamo la banda della Dea Cerere.

 

I fatti di Aigues mortes!

3 Novembre 2012 Commenti chiusi

 

…salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l’atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.

Bello!”

Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.

Sai cos’è?” chiese.

Mmmmm, no” disse Frances.

L’apocalisse!”

La zia la guardò.

Aspetta c’è una data qui, 17 AGOSTO 1893” notò Frances.

Una gran brutta storia” disse la zia Amelie

Gli italiani alla fine dell’ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline”

Bene!” disse Frances.

Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell’era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere”

Frances la guardava.

Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais”

E’ subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina”osservò Frances.

Si, subito qua fuori”

Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra

E’ là, vedi!”

Frances si avvicinò e guardò fuori.

Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.

Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.

Allora l’ italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell’acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.

Oh non l’avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l’acqua potabile era preziosa, alchè l’italiano esausto gli si avvicinò.

Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo, me ne fotto di te e di tutta la tua razza”

La zia Amelie si azzittì un’attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.

L’episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva

I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la Francia, chiedesse a gran voce l’espulsione degli italiani”

Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate…

Dai zia vai avanti, e poi ?”

All’alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.

Iniziò una vera e propria caccia all’italiano”

Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?” chiese Frances indignata.

Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.

Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.

Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.

Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno”

La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.

STOC!

Aprì una boccia di vino.

Ne versò più a Frances che a lei.

Buono, dolce!“ disse Frances.

Li annegarono tutti nel rodano”

Caspita”

Frances rimase a bocca aperta.

Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto”

Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.

Ma dove finirono poi ?”

Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall’Alto Monferrato, alle pendici dell’Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l’Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.

Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.

La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l’Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall’ Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici”

Caspita!”

Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po’ di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l’Europa per tutto il XX secolo”

Che casino….”.

Sibilò Frances.

 

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ADDIO GRANDE MAESTRO!!!

1 Aprile 2012 Commenti chiusi

A volte mi chiedono quale sia la mia musica preferita e non so che rispondere, direi tutta, e quando mi si chiede quali siano le mie letture preferite é lo stesso, ma ci sono alcuni che ho letto e mi hanno insegnato e indirizzato, Tabucchi è uno di loro e ora se mi si chiede quale sia la mia musica preferita non so ancora rispondere, ma sulla letteratura non ho più dubbi,… sono i libri di viaggio, quei meravigliosi racconti che Tabucchi ha prodotto, che ho letto e riletto sempre con immenso stupore e piacere e che ora che tu non ci sei più non saprei dove trovare e sono disperato perché la mia attesa di un tuo nuovo racconto ora si interrompe e non mi rimarrà altro che ricercare tutti i tuoi scritti editi e inediti accontentandomi così, e continuare a scrivere con un motivo e una risposta in più, a chi mi chiederà d’ora in avanti “perché scrivi?” avrò di che rispondere….”perché non c’era più nulla da leggere!”….la filosofia si occupa della verità ma forse dice solo fantasie e la letteratura si occupa solo di fantasie ma forse dice la verità. A. Tabucchi.

“LA NOIA”

6 Novembre 2011 Commenti chiusi

“Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti, era un tempo sufficiente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza perché le cose cambiassero colore, con il rischio di trasformarsi, materializzarsi in uno degli otto peccati capitali, La NOIA”.

È UN ASTRATTO!!!

Poche righe più avanti dice: “Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non so se capite, ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd”.

“La NOIA” è l’ottavo peccato capitale , per lui è così, lui la pensa così e nessuno potrà mai farci nulla.

 Come tutti ben sanno (?), i peccati capitali sono sette e “La NOIA” in un certo qualmodo è già uno di questi.

DANTE nella commedia  parla di ACCIDIA, gli accidiosi, cioè coloro che vivono nell’inerzia, nella perenne condizione di indifferenza all’azione, ma l’accidia è l’azione di non compiere azioni, cioè è un attivo, mentre “La NOIA” è un passivo, cioè ti capita addosso e non te ne scrolli più.

 DANTE nei primi passi della commedia appena varcate le porte dell’INFERNO, quando VIRGILIO gli rivolge la celebre frase “NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA…” Si riferisce ai PUSILLANIMI, che si trovano tra le porte dell’INFERNO e l’ACHERONTE, il primo dei 3 fiumi infernali, costretti eternamente a correre dietro una BANDIERA, punti da vespe e mosconi, grondanti SANGUE e LAGRIME raccolte da schifosi vermi appena toccata terra. I PUSILLANIMI sono la FECCIA degli ACCIDIOSI, coloro che non si schierarono mai con nessuno, (infatti la loro pena è correre in eterno dietro una bandiera), i VILI, coloro che nulla lasciarono nel loro passaggio terreno, nell’oltremondo DIO non li degna nè della sua misericordia e neppure della sua giustizia, relegandoli ai margini dell’INFERNO.

 I “NOIOSI”, potremmo definirli per cui “La NOIA” è per Floyd…..e anche per me l’OTTAVO PECCATO CAPITALE. ….ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd ..see you!!!

 

CAPITOLO XII………..”L’alba del quinto giorno”.

3 Luglio 2008 Commenti chiusi

 

                                L’ALBA DEL QUINTO GIORNO

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what is important!!!

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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io ho……..

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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Capitolo XI……..”Giovedì”

8 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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Capitolo IX “Camminando sul ghiaccio sottile”…….

12 Ottobre 2007 Commenti chiusi

 

           

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"…lo sapevo che finiva così!!!"

19 Aprile 2007 Commenti chiusi


Eccoci qua, in quattro, l’abbiamo fatta, beh, questa è la foto ricordo, Enfry, Carlone, Davide e moi!
Week end di pasqua, zingarata sul PO, il grande fiume.
Si parte verso Cremona, ci aspetta Fabio, ci metterà lui in acqua.
Il gommone è pronto, motore da 25 cavalli, saremo delle schegge impazzite.
Ci si vede alle otto al “Porto belforte”, c’è sempre chi è in ritardo, io sono fra quelli, anche Carlone che avrà un risveglio alla trainspotting dirà lui.
Enfry non ci aspetta più, è partito ma lo fermiamo in tempo, prima di prendere l’autostrada.
Bene, ci siamo, prendiamo l’ autostrada.
Fabio è simpaticissimo, ci regala anche un salame gagliardo, l’acqua e una boccia di vino.
Si parte.
Da Cremona si risalirà il PO fino a Pavia, dove ci aspetta il Nando, amico di vecchia data, dei bei tempi.
Ha trasformato la sua tenuta in un agriturismo, gagliardo, nel bel mezzo della campagna pavese….il sogno, un silenzio…
Il PO è bellissimo, larghissimo, ci perdiamo in questo parallelo livello….silenzio.
Ok, grandiosi, la zingarata inizia, è tutto sospeso sull’acqua, mi sento in me.
Dopo un’oretta ci si ferma all’attracco di Regona per festeggiare un po’.
Si prosegue e più avanti ci fermiamo su una spiaggia a distillare il tempo.
Ripartiamo e sentiamo un bruttissimo rumore, Carlo dà molla al motore.
Boh!
“Abbiamo preso un sasso” dice Enfry.
Proseguiamo ma ci accorgiamo di aver rotto l’elica.
NAUFRAGIO!
Si, naufraghiaaamo su una spiaggia.
IO faccio un giro oltre l’argine per vedere che c’è.
“Siamo nel bel mezzo del nulla!” dico quando torno sulla spiaggia ma non mi caga nessuno, la masima preoccupazione è non bruciarsi con l’insolazione….
“Lo sapevo che sarebbe finita così, naufraghi nel bel mezzo del nulla…….

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…che allah ce la renda!!!

25 Marzo 2007 Commenti chiusi


?Che Allah ce la renda? era la formula rituale con la quale i geografi arabi del medioevo iniziavano la descrizione di una città passata (o tornata: questione di punti di vista) ai cristiani. Con l?Andalusia questa formula dovrebbe valere per l?intera regione, tanto è intrisa di spirito e di segni arabi, ma non solo: Fenici, Cartaginesi, Greci e Romani abitarono queste terre, e le dominarono segnandole con molte sanguinose guerre.
L?Andalusia rappresenta tutto il sud della Spagna, con la bellezza dei suoi paesaggi, la luce limpida e impetuosa che irradia gli ulivi secolari, le maestose città islamiche come Cordoba, Granada e Siviglia. Terra di flamenco, feste e tauromachia, di paesini costruiti in cima ai precipizi della Sierra infuocata e capolavori architettonici all?ombra di palme, cortili e fontane.

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LA FATa verde…….

1 Marzo 2007 Commenti chiusi


L?assenzio è un liquore verde molto forte che contiene l?erba amara chiamata assenzio maggiore, reso gradevole al palato bevendolo diluito con acqua ghiacciata e zucchero. L?assenzio è stato notato per i suoi potenti effetti e rimane una sostanza vietata in paesi come gli USA, ma è oggi disponibile in Italia ai sensi delle leggi dell?Unione Europea.*

L?assenzio venne alla ribalta nel XIX secolo come una bevanda culturale decantata nei caffè francesi, la scelta preferita di artisti e poeti famosi (Hemingway, Van Gogh, Picasso, Toulouse-Lautrec, Oscar Wilde) che la bevevano per trovarvi ispirazione ed era spesso usata anche come soggetto delle loro opere.

Per molti anni l?assenzio fu considerato una minaccia seria per il settore vinicolo in Francia!

Nel 1910 furono venduti in Francia trentasei milioni di litri di assenzio. Le cifre di vendita annuali salirono a duecentoventi milioni di litri nel 1912, ma entro il 1915 tale cifra crollò a zero, poiché l?assenzio divenne una sostanza proibita.

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Un luogo!

6 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Un’aperta campagna,ondulata, sinuosa, prospera. Mi fermo per ammirare. Il silenzio è tale che ti asciuga gli occhi… Entri come in un quadro, solo lì la si ammira veramente, e dopo le prime due curve ti ci ritrovi dentro. L’odore dell’ignoto…mi fermo e ascolto. Lontani sospiri di vento la muovono, vorrei urlare e lo faccio. La mia voce corre su ogni collina, rimbalza, si ferma per poi tornare… Poi tutto si apre lasciandomi a bocca aperta, in silenzio procedo, ha un colore magico questo luogo. Lascio la strada e scivolo lentamente sull’erba. Sono nel bel mezzo del prato, lontano da tutto, odo voci lontane che si perdono per poi ritornare…….

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Frances

10 Agosto 2006 Commenti chiusi


Parigi, è il tramonto.
Pierre ammira e si gusta il panorama sulla città, guarda l’orologio, domenica, ma la data…
“Il cinque…”
E’ sbagliata pensò.
“Frances quanti ne abbiamo?”
Pierre guardò fuori, poi si voltò verso la cucina.
“Ma dove sei?” alla TV c’è la reclame.
“Frances dove sei, quanti ne abbiamo oggi?”…nulla si mosse.
Pierre allora fece per alzarsi quando Frances piombò in sala.
“Oggi è il due, domenica due ottobre e io sono stufa.
Basta, basta, sono esasperata, mi sono stancata, non ho più voglia di marketing, abbonamenti vari di Parigi, cene di lavoro che non finiscono mai, della vicina con la fobia dei gatti piscianti ovunque, delle code, delle banche, della tua banca e anche di te, si di te!”
Pierre fissò Frances.
“Amour qu’est-ce que!”
“J’ai dit que la vie est una merde, almeno questa!”
“Dai mon amour, siediti, sei stanca”
Pierre la guardò, Frances non si mosse di un millimetro.
“Ahhh tutte le sere, ogni sera,che due palle, ma che hai, mi hai rotto!”
Frances lo inquadrò, si, si, inquadrò come il capitano il veliero nemico e fece fuoco.
“AHHH” urlando si scagliò verso di lui, Pierre riuscì a scansarsi precipitando sul divano.
“Merde, merde!!!”
Frances si catapultò in camera.
“Frances che diavolo fai?” urlò Pierre.
“Frances che diavolo stai facendo?”.
Tornò in cucina rossa in volto come un drago che sputa fuoco.
“Ma Frances” piagnucolò Pierre mentre affondava nel divano.
“Me ne vado, vado ad Aigues Mortes dalla zia Amelie”.
Urlando aprì la porta, si voltò verso Pierre ormai colato a picco…
“Addio!”
SBLAM!

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…non siamo ombre rosse, ma guerrieri di un popolo che non vuole morire.

29 Marzo 2006 Commenti chiusi


“Quando siete giunti in questa terra avete trovato un popolo dalla pelle rossa.
Era in armonia con tutti gli esseri viventi.
ma voi non avete visto la sua bellezza.
Al contrario lo avete considerato un animale, un selvaggio primitivo.
Poichè avete perduto la sua bellezza sul cammino della vostra civiltà, guardate ora la disperazione che gli ha dato l’avervi conosciuto.
E in quella disperazione ammirate quella che ogni giorno date a voi stessi.”

Nuvola azzurra, Sioux Lakota.