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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Ottobre 2012

23 Gennaio 2016 Commenti chiusi

Ora che finalmente sono seduto sopra la rocca e un arcobaleno bellissimo corre sopra di me, da una curva all’altra che vedo del fiume, dalla rocca del lago “Tana” al guado delle “Caminate”, mi tornano in mente tante cose passate alcune belle altre meno.

Erano tanti anni che non tornavo al paese e credo che a questo punto mi fermerò qui per un bel po’.

Ora che sono vecchio fatico molto a viaggiare e per un po’ non tornerò in Spagna.

Alcuni giorni dopo la tragedia della diga, di Bombay e della Gigia, con la mamma partimmo per Cadice.

“E’ meglio così” disse solo.

Andammo ospiti da sua sorella, che viveva là da molti anni.

“Solo per qualche tempo” disse.

Ma poi venne il periodo della scuola e la mamma pensò di mandarmi in una scuola di là, vicino al Parco dei Genovesi di Cadice.

Il babbo ci raggiunse l’anno seguente e così non tornai pìù al paese per molti anni.

Solo quando raggiunsi il diciottesimo anno d’età, senza il babbo, che non c’era più da qualche tempo, insieme alla mamma e anche alla zia, un estate ci imbarcammo a Cadice su un battello diretto a Barcellona, da lì poi ne prendemmo un’altro e sbarcammo poi a Genova.

Genova vista arrivando dal mare è meravigliosa.

Anche quest’anno ho preso un battello da Cadice per Genova perchè l’aereo non mi piace, preferisco viaggiare più lentamente e dal mare Genova fa sempre la sua figura.

Dal terminal traghetti raggiunta facilmente la stazione di Principe, mi sono seduto sulla panchina ad aspettare il primo treno diretto ad Acqui Terme.

Arrivato in stazione e sceso dal treno, ho subito guardato verso la rocca del “Signorino” e il paese è ancora tutto là, arroccato su quell’altura.

Ho passeggiato lentamente verso la stazione che è chiusa con porte e finestre sbarrate, ora è tutto automatizzato, infatti la timbratrice per i biglietti non da segno di vita, la bacheca con gli orari ha il vetro in frantumi e si riescono a leggere chiaramente solo gli orari del mattino presto, forse è quella la fascia oraria consigliata.

Un brontolio esce dall’altoparlante annunciando qualcosa, parlerà da molto lontano penso, perche si sente poco e non si capisce nulla, forse addirittura da un paese straniero.

Uscendo dalla stazione guardo il muro coperto da graffiti e scritte.

Ce n’è una che dice:

“Sono scesa per sbaglio a Molare e devo dire che è proprio un posto di merda.”

Beh, come darle torto, il primo spettacolo che propone non è certo esaltante e il paese non si vede quasi se non sai da che parte guardare, sembra di scendere in una di quelle stazioni nel deserto dell’Arizona che si vedono nei film.

Ma anche nel deserto nascono i fiori, infatti poco più in basso ce n’è un’altra che ho letto più volte sorridendo, che dice, “Ciao Molare, ti abbiamo voluto bene!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

 

 

 

“il demone e la dea”, l’intervista di Simonetta di kiwiki-radio-blog.

29 Aprile 2014 Commenti chiusi

-Sintesi impressionante, tre storie in 100 pagine

Quali sono queste storie?

-Il racconto principale narra di una leggenda di paese, accennata nel libro di Paolo Albertelli.

La seconda storia è la storia di Molare, una storia millenaria, mentre la terza racconta di un tesoro. Si tratta del mitico tesoro di Re Salomone, trafugato dai cavalieri Templari in Terrasanta e portato in Occidente. Ho solo accennato questi fatti, non volevo certo narrare del Graal… Esistono migliaia di libri sull’argomento, raccontati da signori molto preparati. Volevo solo dare una mia interpretazione, soprattutto per le coincidenze che ho trovato.

-Chi è l’abate Trismegisto?

-L’abate Trismegisto è il gran maestro degli alchimisti vissuto nel 3000 A.C. in Egitto, un personaggio leggendario che Cesco incontra nel bosco della Dea Cerere.

-Ah, queste storie mi piacciono, continua…

-L’incontro che Cesco fa nel bosco con l’abate Trismegisto che gli racconta della città del sole, era per enfatizzare quell’aura di magia che si crea nel bosco della Dea.

L’abate nei successivi incontri gli racconterà altre cose, fino alla rivelazione che farà su un tesoro, nientemeno che quello dei Templari. Prima di scomparire per l’ennesima volta gli dice “Ricorda Cesco il tesoro è nascosto tra l’olmo e la quercia!” come recita la tradizione templare.

-Parliamo di Alchimia…

-In un famoso libro di Paracelso si dice che il primo comandamento dell’Alchimista è non rivelare cosa sia l’Alchimia. L’Alchimia riporta subito alla mente la pietra filosofale e cioè quella che tramuta il piombo in oro. E’ la trasformazione da uno stato basso, poco nobile, ad uno elevato e nobile che si applica ad ogni arte o disciplina. In poche parole l’Alchimia è questo: una trasformazione, un’elevazione. Il suo più alto insegnamento è l’elevazione personale durante la nostra vita terrena e soprattutto spirituale, infine il processo Alchemico porta all’incontro con Dio.

-Perché scrivere?

-Questa è la domanda a cui non c’è risposta, o meglio, le risposte sono infinite.

Una scrittrice in un film giallo alla domanda del detective sul perché scrivesse, lei rispondeva:

“Per imparare a mentire!”. Risposta interessante ma non è la mia preferita, d’altronde lei era un’assassina. Camilleri dice che gli piace raccontarsi storie, c’è chi lo fa perché ama la solitudine, De Andrè scriveva perché aveva paura di perdere il ricordo dei suoi personaggi o per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile…Naturalmente prima che uno scrittore io sono un lettore, ma un po’ atipico, nel senso che leggo tutto quello che vedo. Ad esempio se si va in pizzeria leggerò sicuramente tutte le etichette, dell’olio, acqua, birra, vino, grissini, la marca della tovaglia e tutta la lista delle pizze, ingredienti compresi, anche se poi prenderò una 4 stagioni come sempre. Tempo fa sul SecoloXIX, lessi un’intervista ad Antonio Tabucchi, una delle ultime poco prima della sua morte, e alla domanda del giornalista sul perché scrivesse lui rispose: “Bene, semplicemente perché non c’era più nulla da leggere!!!”. Ecco, questa è la mia preferita. Ovviamente la risposta era elusiva, ci sarà sempre qualcosa da leggere, vuoi mettere, con tutte le etichette che ci sono… ma nella fattispecie e cioè su Molare, le cose scritte sono veramente poche ed è un vero peccato, perché è un paese con una storia millenaria piena di eventi. Oltre a quelli sul fatto tragico del crollo della diga di Molare (tra l’altro anche il mio racconto ci ruota intorno) non esistono racconti diciamo di narrativa ambientati a Molare.

Quando ho trovato accennata nel libro fotografico “Gli anni lontani”, tra l’altro molto bello, la leggenda dei ragazzi che fermarono il treno, ho fatto qualche ricerca perché mi aveva molto impressionato. Non trovando nulla ho deciso che la leggenda me la sarei inventata io. Da lì nasce “Il demone e la dea”.

-Il tesoro è veramente sul monte Beigua?

-Questa serie di coincidenze sui nomi delle località del nostro territorio e quelle dei Catari nella linguadoca francese è curiosissima. Tanti anni fa, a Genova, passeggiavo in piazza Colombo dove ci sono le bancarelle dei libri usati, e ad un certo punto mi fermai a caso davanti a una bancarella. In bella vista c’era “Il santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln, un racconto straordinario di 500 pp che ripercorre tutta la storia dell’occidente dalla nascita di Gesù Cristo in avanti. Una storia di 2000 anni. Alcune cose le avevo già sentite ma rimasi incantato dal racconto e incuriosito. Anni dopo, e per due volte, mi recai in “pellegrinaggio” a Rennes le Chateau, dove si dice sia nascosto il tesoro dei Templari. Lì si erano insediati i Catari, loro eredi materiali e soprattutto spirituali.

Tanti luoghi della nostra meravigliosa valle Orba e zone circostanti richiamano più di un nome delle località intorno a Rennes le Chateau. Un’ altra coincidenza strana è che, ormai da decenni, sul Beigua, dentro la montagna, esiste veramente un gigantesco tesoro e cioè una miniera di titanio. Si dice,però, che debba rimanere così, “nascosta!”. Io ho fatto i miei calcoli e, secondo questi, il tesoro sarebbe nascosto sul monte Beigua, tra un olmo e una quercia, in un punto preciso che nel racconto descrivo durante una mia gita estiva . Ho immaginato, dopo esser rimasto in contemplazione seduto nella radura, di aver salutato tutti prima di andarmene, ma “TUTTI CHI?” se ero da solo…

Sai perché nella tradizione occidentale il giorno più funesto è il venerdì 13?

-No, perché?

-All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, furono sterminati tutti i templari della Francia per ordine di Filippo IV detto “il bello” in accordo con il papato che poi concluse la sua terribile opera comandando la famigerata crociata contro gli albigesi e sterminò tutti i Catari. Filippo il bello della dinastia dei Capetingi usurpò il potere ai Merovingi discendenti diretti di Gesù Cristo.

Da noi si dice che sia il venerdì 17, secondo me per volere del cattolicesimo, che lo ha deliberatamente cambiato per distogliere l’attenzione dal venerdì 13 in maniera che nessuno se ne chiedesse la ragione. Infatti il venerdì 17 non ha alcun significato e nessun collegamento storico. Ne hanno occultato il significato e la verità come solitamente hanno usato fare nei secoli, ma questa è un’altra storia.

-Un’ultima domanda, chi sono il demone e la dea?

-Semplicemente dal dualismo cataro che mette in contrapposizione gli opposti da cui tramite il processo alchemico si raggiunge la perfezione e si incontra Dio, posso dire che il demone e la dea sono la stessa cosa…il nostro amato fiume.

A proposito Simonetta, sai che giorno è oggi?

-Venerdì 13.

-Già!

I fatti di Aigues mortes!

3 Novembre 2012 Commenti chiusi

 

…salirono la scaletta a chiocciola ed entrarono, quello era l’atelier della zia, tele, pennelli, colore ovunque, sul pavimento, sulle pareti, ovunque.

Bello!”

Frances fissò il dipinto, era pieno di colore, rosso, giallo, degli uomini nel fiume.

Sai cos’è?” chiese.

Mmmmm, no” disse Frances.

L’apocalisse!”

La zia la guardò.

Aspetta c’è una data qui, 17 AGOSTO 1893” notò Frances.

Una gran brutta storia” disse la zia Amelie

Gli italiani alla fine dell’ottocento arrivarono qui per lavorare nelle saline”

Bene!” disse Frances.

Si bene, ma per lavorare chiedevano meno soldi di noi, non avevano nessuna salvaguardia sindacale, erano diciamo così , tra i primi emigranti dell’era moderna, e pur di lavorare sottostavano a umiliazioni di ogni genere”

Frances la guardava.

Tutto cominciò il 15 agosto 1893 nella salina di Peccais”

E’ subito prima di arrivare in paese, ho visto il cartello, stamattina”osservò Frances.

Si, subito qua fuori”

Così dicendo la zia Amelie scostò la tenda alla finestra

E’ là, vedi!”

Frances si avvicinò e guardò fuori.

Mucchi di sale grandi e piccoli si perdevano fino al mare.

Il 15 agosto mentre italiani e francesi facevano la pausa del mattino mangiando in silenzio la zuppa, accadde che per sfregio o forse scherzo un francese diede uno spintone ad un italiano a cui cadde la pagnotta a terra nel sale.

Allora l’ italiano senza dare alcun peso alla cosa, si avvicinò al recipiente dell’acqua potabile che la compagnia concedeva giornalmente e la sciacquò.

Oh non l’avesse mai fatto, un francese lo apostrofò offensivamente diverse volte, l’acqua potabile era preziosa, alchè l’italiano esausto gli si avvicinò.

Tiro fuori il suo coltello a serramanico e gli disse, francese di merda io ti sgozzo, me ne fotto di te e di tutta la tua razza”

La zia Amelie si azzittì un’attimo e tornando alla tavola a preparare la cena continuò.

L’episodio si concluse lì, ma il giorno dopo, per vendicare il compagno offeso, gli italiani organizzarono una spedizione punitiva

I giornali parlarono di due morti e alcuni feriti, ma si dice anche che la notizia fu montata perché tutta la Francia, chiedesse a gran voce l’espulsione degli italiani”

Frances alzò lo sguardo dalle carote ormai sminuzzate…

Dai zia vai avanti, e poi ?”

All’alba del 17 agosto i francesi inferociti attaccarono i capanni dove dormivano les italiennes.

Iniziò una vera e propria caccia all’italiano”

Ma come mai nessuno ha mai parlato di queste cose, non le sa nessuno queste cose?” chiese Frances indignata.

Mah, tante cose non ci vengono dette e vengono dimenticate.

Quindi ci fu un vero e proprio linciaggio, intervenne poi la gendarmerie che fece sfollare gli italiani alla stazione.

Ma mentre se ne andavano furono accerchiati da bande armate di forconi, bastoni, ci furono anche dei colpi di pistola, nel bailamme più totale un francese percosse un cavallo di un gendarme che senza tanti complimenti gli sparò uccidendolo.

Naturalmente la morte fu accreditata agli italiani, così ormai la cosa aveva preso una piega da punto di non ritorno”

La zia Amelie a quel punto si zittì, il silenzio calò nella stanza.

STOC!

Aprì una boccia di vino.

Ne versò più a Frances che a lei.

Buono, dolce!“ disse Frances.

Li annegarono tutti nel rodano”

Caspita”

Frances rimase a bocca aperta.

Li annegarono nel rodano mentre ormai fuggivano attraverso le paludi, è questo che ho dipinto”

Frances guardò il dipinto, ora che sapeva la storia, le sembrò ancora più cruento.

Ma dove finirono poi ?”

Tornarono verso le terre da cui erano partiti, dall’Alto Monferrato, alle pendici dell’Appennino Ligure, ma come capita a volte non furono subito ben accolti perché erano anni che mancavano da casa e tornati con meno soldi di prima fecero fatica a reintegrarsi, ci pensarono poi le autorità a dar loro i primi aiuti, ma molti continuarono a vagare per l’Alto Monferrato portandosi dietro i fantasmi di una vera rivolta xenofoba.

Era scoppiato un vero caso nazionale con manifestazioni in tutta Italia, coinvolgimenti anche a livello politico.

La questione in verità era assai più complicata, i francesi che erano più degli italiani preparati sulle vicende politiche che animavano allora l’Europa, avevano da subito mal digerito questa invasione dall’ Italia per cercar lavoro, in quanto lo stato italiano era legato ad austriaci e tedeschi con la triplice alleanza, i quali storicamente nemici”

Caspita!”

Tutto questo caos portò a una crisi di governo in italia, la destra attaccò Giolitti ed i suoi brutalmente in quanto lo stato non fece nulla per mostrare un po’ di polso, erano a mio avviso le prime avvisaglie del bailamme che sconvolse l’Europa per tutto il XX secolo”

Che casino….”.

Sibilò Frances.

 

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ADDIO GRANDE MAESTRO!!!

1 Aprile 2012 Commenti chiusi

A volte mi chiedono quale sia la mia musica preferita e non so che rispondere, direi tutta, e quando mi si chiede quali siano le mie letture preferite é lo stesso, ma ci sono alcuni che ho letto e mi hanno insegnato e indirizzato, Tabucchi è uno di loro e ora se mi si chiede quale sia la mia musica preferita non so ancora rispondere, ma sulla letteratura non ho più dubbi,… sono i libri di viaggio, quei meravigliosi racconti che Tabucchi ha prodotto, che ho letto e riletto sempre con immenso stupore e piacere e che ora che tu non ci sei più non saprei dove trovare e sono disperato perché la mia attesa di un tuo nuovo racconto ora si interrompe e non mi rimarrà altro che ricercare tutti i tuoi scritti editi e inediti accontentandomi così, e continuare a scrivere con un motivo e una risposta in più, a chi mi chiederà d’ora in avanti “perché scrivi?” avrò di che rispondere….”perché non c’era più nulla da leggere!”….la filosofia si occupa della verità ma forse dice solo fantasie e la letteratura si occupa solo di fantasie ma forse dice la verità. A. Tabucchi.

“LA NOIA”

6 Novembre 2011 Commenti chiusi

“Floyd lo scorrere del tempo lo contava a mezz’ore, ma abbondanti, era un tempo sufficiente per godersi qualcosa di divertente, ma non abbastanza perché le cose cambiassero colore, con il rischio di trasformarsi, materializzarsi in uno degli otto peccati capitali, La NOIA”.

È UN ASTRATTO!!!

Poche righe più avanti dice: “Floyd aveva una visione dell’orizzonte della vita secondo alcuni del tutto piatta, invece potremmo dire molto astratta, come se ogni colore dovesse essere sempre presente, sempre, non so se capite, ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd”.

“La NOIA” è l’ottavo peccato capitale , per lui è così, lui la pensa così e nessuno potrà mai farci nulla.

 Come tutti ben sanno (?), i peccati capitali sono sette e “La NOIA” in un certo qualmodo è già uno di questi.

DANTE nella commedia  parla di ACCIDIA, gli accidiosi, cioè coloro che vivono nell’inerzia, nella perenne condizione di indifferenza all’azione, ma l’accidia è l’azione di non compiere azioni, cioè è un attivo, mentre “La NOIA” è un passivo, cioè ti capita addosso e non te ne scrolli più.

 DANTE nei primi passi della commedia appena varcate le porte dell’INFERNO, quando VIRGILIO gli rivolge la celebre frase “NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA…” Si riferisce ai PUSILLANIMI, che si trovano tra le porte dell’INFERNO e l’ACHERONTE, il primo dei 3 fiumi infernali, costretti eternamente a correre dietro una BANDIERA, punti da vespe e mosconi, grondanti SANGUE e LAGRIME raccolte da schifosi vermi appena toccata terra. I PUSILLANIMI sono la FECCIA degli ACCIDIOSI, coloro che non si schierarono mai con nessuno, (infatti la loro pena è correre in eterno dietro una bandiera), i VILI, coloro che nulla lasciarono nel loro passaggio terreno, nell’oltremondo DIO non li degna nè della sua misericordia e neppure della sua giustizia, relegandoli ai margini dell’INFERNO.

 I “NOIOSI”, potremmo definirli per cui “La NOIA” è per Floyd…..e anche per me l’OTTAVO PECCATO CAPITALE. ….ma d’altronde in tanti non hanno capito Floyd ..see you!!!

 

io ho……..

28 Febbraio 2008 Commenti chiusi
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